L'abbiamo incontrata così la prima volta: i tratti rigidi della postura e gli occhi rossi di pianto lasciavano intravedere in Ida, madre di una bambina ricoverata nel reparto di lunga degenza di malattie infettive, la rassegnazione di chi pensa di non avere molte vie d'uscita. Ida e la sua piccola erano nell’ospedale pediatrico già da alcuni giorni: la loro permanenza sembrava destinata a durare a lungo e a compromettere la normalità della vita quotidiana trascorsa fino a quel momento in un piccolo paese di provincia. In un primo approccio al dialogo, ecco emergere da lei una domanda: “Quando riavrò una vita normale?”...una domanda che partiva da una certezza acquisita interiormente, inchiodante: una vita così non è vita.

“Ma com'è una vita normale?” le ha suggerito qualcuno, poi. Accogliere questo spunto di riflessione ha significato per Ida aprire uno spiraglio di speranza: anche in questa inattesa esperienza, l’ospedalizzazione della figlia, era possibile vivere e vivere bene.

Nel corso dei giorni l'abbiamo vista cercare modi nuovi per dare un nuovo senso alla sua “normalità familiare”, sia nella cura della piccola che in quella degli altri due figli, e comparirle il sorriso sul volto.

Cosa è successo realmente? Per noi Ida ha accettato di non fuggire dalla situazione pesante che stava vivendo, ha smesso di pensare che aveva solo da perdere e ha provato a cercare cosa poteva immettere di nuovo per vivere pienamente come donna, madre, moglie, amica.

Siamo contenti di averla incontrata, perché in modo molto semplice ci ha testimoniato un tratto veritiero dell'essere uomini: il gusto del mantenere sempre viva la ricerca nella propria esistenza o di accettare altre domande prima di cercare risposte.

Sforzarsi di guardare le situazioni cogliendo le istanze e le provocazioni che ne vengono è il modo adulto di rimanere in piedi anche nelle situazioni più difficili, senza subirle o demandare ad altri le soluzioni.

È questo che un adulto può testimoniare ai piccoli ed è anche il compito di un educatore: non dare risposte, piuttosto comunicare il gusto della ricerca ed insegnare la pazienza e il coraggio per affrontare tutto ciò che questa comporta.

 

Emanuele, Annalisa, Ilaria

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