• +39 3333242941
  • Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • Lun-Dom 20:30-22:30

XV DOMENICA

VANGELO

Dal Vangelo secondo Luca10,25-37

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai». Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: «Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno». Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

Commento

È una parabola da contemplare in ginocchio, perché è un cardine della vita cristiana e soprattutto perché il samaritano è Gesù e il poveretto mezzo morto, oltre che l’umanità intera, è proprio ciascuno di noi.

Il dottore della Legge vuole mettere alla prova Gesù, che invece lo smaschera, facendo dare a lui stesso la risposta giusta. Poi, invece di accogliere l’invito a vivere la verità, che già conosceva, e che Gesù gli ha confermato, egli lancia un'altra domanda, chiedendo a Gesù la definizione di prossimo, che per gli ebrei comprende gli appartenenti al popolo di Israele.

La parabola con cui Gesù risponde ha quattro nuclei: il quasi morto, il sacerdote e il levita, il samaritano, l’albergo e l’albergatore.

Il ferito è, semplicemente, un uomo, e tanto basta; è chiunque, senza alcuna etichetta o distinzione; rappresenta l’umanità, e ogni uomo, che rischia di perdere la vita, temporale o eterna.

Il sacerdote e il levita sono 'uomini di chiesa', incarnano coloro che conoscono la Legge, servono Dio nel tempio, insegnano a distinguere il bene dal male, ma considerano la purità legale più importante della vita di un fratello. Non si fanno prossimo di nessuno e sono chiusi nel loro ruolo, incapaci di provare compassione, misericordia e amore, sentimenti e scelte che caratterizzano il cuore stesso di Dio.

Il samaritano, straniero ed eretico, quindi disprezzato da tutti, è colui che salva il malcapitato, spendendo amore compassionevole, tempo e denaro, cioè la sua vita. Anche lui ha i suoi impegni, le sue convinzioni, i suoi progetti. Ma di fronte a un uomo ferito, mette tutto da parte.

Lo porta all’albergo e lo cura, lui personalmente, magari passando la notte al suo capezzale.

Il samaritano è Gesù: nella sua vita terrena si è preso cura di noi, ha passato per noi la notte della passione, durante la quale ci ha salvati. Il mattino di Pasqua risorge e torna al Padre. Ci ha condotti all’albergo-comunità cristiana, che accoglie tutti i bisognosi, e ci ha affidati ai pastori, che si curano di noi nel suo nome. Il conto l’ha già pagato lui. I due denari di anticipo sono il dono del Risorto che ascende al cielo e che invia il nuovo Paraclito, il quale anima la sua Chiesa e sostiene i pastori, che a loro volta si fanno prossimo di tutti. Il ritorno del samaritano sarà la festa della pienezza della vita, che ricompenserà in maniera sovrabbondante l’amore speso per i fratelli.

Alla conclusione Gesù rovescia la domanda: non “chi è il mio prossimo?”, ma “chi si è fatto prossimo?”.

La prima domanda porterebbe la risposta che tutti sono il mio prossimo e quindi devo aiutare tutti. Un compito che può sembrare ed è eccessivo, angosciante, ma anche generico.

La seconda domanda, quella più coerente col vangelo, ci chiede di chi noi vogliamo e decidiamo di farci prossimo e ci invita a guardare attentamente e concretamente le persone che incontriamo ogni giorno lungo la nostra strada e a domandarci se hanno bisogno di noi e cosa possiamo fare per loro. Il vangelo, quindi, chiede che noi ci facciamo ‘prossimo’, cioè colmiamo la distanza che ci separa da loro, e ce ne prendiamo cura, secondo le nostre possibilità.

Il «Va’ e anche tu fa’ così» non è un peso moralistico, ma l’offerta di una strada già tracciata da Cristo, la quale progressivamente, passo dopo passo, conduce alla somiglianza con lui.

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  1. Siamo noi l'uomo derubato della vita che il Signore ha raccolto, curato e salvato. Nella nostra superficialità spesso ce ne dimentichiamo e non ringraziamo abbastanza della vita nuova che ci è stata donata.
  2. Alcuni battezzati, che si dicono cristiani e partecipano ai sacramenti, derubano i fratelli e le sorelle della dignità, del salario dovuto per il lavoro, della buona fama, e lasciano loro soltanto una briciola di vita. Hanno una coscienza addormentata, drogata o corrotta.
  3. Siamo stati salvati, quindi è giusto che anche noi diventiamo un po' 'salvatori'. Non è tanto difficile, basta avere compassione, farsi 'prossimo' di chi soffre, caricarlo sulle spalle e spendere tempo e denaro per curarlo. Nessuno è così povero da non poter aiutare un bisognoso. Anzi, i poveri spesso sono i più capaci di compassione attiva.
  4. L'albergo è la comunità cristiana. I vescovi, i preti e i diaconi hanno maggiore responsabilità, ma non sono da soli. Insieme non solo possiamo fare molto di più, ma diventiamo una vera e autentica comunità di fratelli, come la voleva Gesù.

Associazione C.A.SA.

Associazione di Volontariato - CF: 93037150757 - Iban: IT48G0103016009000063691886

LECCE

via Cosimo De Giorgi, 81
+39 3333242941
casa@animare.it
casa.associazione@pec.it

SANTERAMO

via Lecce, 45
+39 080 3022119
casa.santeramo@animare.it

BARI

via Dalmazia, 179
bari@animare.it

FANO

via Rinalducci, 30
fano@animare.it
© 2022 Associazione C.A.SA. All Rights Reserved.