• +39 3333242941
  • Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • Lun-Dom 20:30-22:30

III DOMENICA DI PASQUA

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni21,1-19

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla. Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano in fatti lontani da terra se non un centinaio di metri. Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti. Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

Commento

Siamo di fronte ad un brano tutto particolare. Gli studiosi sono concordi nell’affermare che il capitolo 21 è stato aggiunto da colui che ha redatto la stesura finale del vangelo, dopo la morte dell’apostolo ed evangelista Giovanni, usando materiali che circolavano nella comunità giovannea. La Chiesa comunque l’ha sempre considerato, fin dall’inizio, parte integrante del vangelo. Ci mettiamo dunque nella prospettiva di capire cosa ha voluto comunicare a noi l’autore.

Il tema possiamo esprimerlo così: Gesù, gli apostoli e la loro missione dopo la risurrezione. Il linguaggio utilizzato è altamente simbolico. Proviamo ad entrare nei simboli.

L’autore ci presenta un gruppo di apostoli incompleto, solo 7 su 11, quindi parziale. Pietro è il leader, che decide di andare a pescare, anche da solo, ma gli altri lo seguono. Il mare è il mondo e la pesca rappresenta la missione di evangelizzare. Il fallimento è totale perché essi lavorano al buio, senza la luce del risorto, e seguendo un’iniziativa personale di Pietro. È un vero leader e una persona che non sa stare con le mani in mano. Ha voglia di fare qualcosa di buono e riesce a coinvolgere i suoi amici. Ma non ha ancora capito che non è lui a salvare gli uomini, a tirarli fuori dal mare di una vita piena di tante cose, ma senza la speranza di vittoria sul male e sulla morte. È solo Cristo che salva, attraverso coloro che si fidano di lui e si affidano a lui, nell’obbedienza che nasce dall’amore, magari povero e fragile, ma sincero e autentico.

Così, quando l’alba, l’ora della risurrezione, porta la luce, è Gesù che si presenta, raccoglie la delusione dei discepoli e dà un’indicazione precisa: dalla parte destra, che è il lato del tempio da cui sgorga il fiume della salvezza, secondo Ezechiele, e soprattutto il lato della ferita di Gesù da cui sgorgano acqua e sangue, simbolo dei sacramenti. Obbediscono senza discussione e raccolgono una quantità miracolosa di pesci; la rete, che rappresenta la Chiesa, non si rompe, perché deve essere capace di contenere tutti gli uomini che crederanno in Gesù. Il fatto che nessuno riconosca il Risorto indica che non basta la vista e la memoria umana per riconoscerlo, ma è necessario l’amore che genera la fede, la quale a sua volta ravviva l’amore. Per questo è il discepolo prediletto, quello che nell’ultima cena ha posato il capo sul petto di Gesù, che per primo lo riconosce e lo dice a Pietro, il quale, aperti gli occhi della fede e con l’entusiasmo suo tipico, subito indossa la veste della dignità di discepolo, che, nudo, aveva smarrito, lavorando senza Gesù, e si getta a nuoto per arrivare per primo da lui. Gesù ha preparato il pasto eucaristico e lo offre ai discepoli, dopo aver chiesto di portare con sé alcuni dei pesci che, per il numero misteriosamente simbolico di 153, rappresentano tutti i salvati della storia. Così la comunità eucaristica è completa.

Il dialogo tra Gesù e Pietro, dopo il pasto, è un capolavoro spirituale e mistico. Gesù non sta rimproverando Pietro, gli sta dando la possibilità di riscattare il triplice rinnegamento, perché non rimanga nessun residuo di senso di colpa. E questo è tanto vero che già alla prima domanda: “Ami me più che i tuoi amici?”, dopo la risposta di Pietro, il Signore gli affida il compito di essere il suo vicario e di guidare la Chiesa a nome suo. Non tiene conto dei rinnegamenti, solo gli chiede di amarlo e di seguire le sue orme fino a dare la vita per lui e il vangelo. Cosa che Pietro farà con piena fedeltà, fino al sacrificio della vita.

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  1. Pietro trascina alcuni degli amici in una sua iniziativa, anche buona, ma il Signore non c'è. Il fallimento è totale. Imparerà che non è lui a salvare il mondo, ma il Signore risorto, che ha bisogno della collaborazione sua e degli altri.
  2. Gesù ha preparato sulla spiaggia l'eucaristia. La vita della Chiesa si svolge tra la celebrazione dell'eucaristia e l'evangelizzazione nel mondo. Essa è se stessa, solo vivendo la comunione con la Trinità e tra i fratelli, così trova motivazioni ed energia per il suo impegno missionario.
  3. Il ministero di Pietro è fondato sul suo rapporto personale con Gesù, attorno a tre parole: mi ami?, pasci, seguimi. Forse anche per tutti i preti e i laici possono tracciare il progetto di vita pastorale, famigliare e sociale.
  4. Tre rinnegamenti, tre attestazioni di amore, tre volte la missione. Gesù non si scoraggia per le nostre cadute, insiste perché ci conosce meglio di noi stessi e ha fiducia in noi. Se è così, non possiamo avere il diritto di scoraggiarci per le nostre cadute e di tirarci indietro.

Associazione C.A.SA.

Associazione di Volontariato - CF: 93037150757 - Iban: IT48G0103016009000063691886

LECCE

via Cosimo De Giorgi, 81
+39 3333242941
casa@animare.it
casa.associazione@pec.it

SANTERAMO

via Lecce, 45
+39 080 3022119
casa.santeramo@animare.it

BARI

via Dalmazia, 179
bari@animare.it

FANO

via Rinalducci, 30
fano@animare.it
© 2022 Associazione C.A.SA. All Rights Reserved.