Forse da genitori non abbiamo riflettuto abbastanza sul senso profondo del distacco nella relazione con i nostri figli. Tutti sappiamo (o piuttosto temiamo?) che prima o poi arriverà un momento in cui il nostro bambino, che ancora viene la domenica mattina a saltare nel lettone, che fa i capricci perché non ama il minestrone e che a un certo punto comincia a trascorrere in bagno più tempo di un attore prima del ciak che gli varrà Oscar, ci saluterà e andrà per la sua strada.

Lo sappiamo davvero? Ne siamo, cioè, profondamente consapevoli?

E se dicessimo oggi che il fine ultimo dell’educazione è proprio il distacco, che tutto ciò che facciamo come padri, madri, verso in nostri figli è orientato, finalizzato, propedeutico a quel singolare momento, in un tempo di là da venire? Che è proprio per favorire il taglio di quel cordone ombelicale che oggi li sbaciucchiamo, rimproveriamo, stabiliamo per loro tempi e ritmi di vita, li spingiamo a fare il loro dovere, ci diamo premura di insegnar loro di tutto…?

Se guardiamo le cose da questo punto di vista, la prima cosa che viene in mente è che i soggetti più difficili da educare al distacco sono due e nessuno dei due è il bambino. Siamo noi genitori che dobbiamo, assolutamente, decisamente, educarci al distacco dai nostri figli.

Predisporre una culla, una loro stanzetta, affidarli a una baby sitter o alla maestra del nido, evitare di accompagnarli fin dentro l’aula scolastica, lasciarli passeggiare con amiche e amici, affidare loro una paghetta, rinunciare a quell’ultima telefonata al cellulare per chiedergli “che stai facendo?” sono le tappe essenziali, prima di tutto, della nostra educazione.

Gianni

Questo sito utilizza cookie atti a migliorare la navigazione degli utenti.
Chiudendo questo banner tramite il pulsante "ACCETTA" e proseguendo la navigazione sul sito se ne autorizza l'uso in conformità alla nostra Cookie Policy