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VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco 1, 40-45

IIn quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Parola del Signore.

 

Commento

 

Anche oggi ci sono molti 'lebbrosi' per i motivi più diversi; sono gli emarginati, gli esclusi dalla vita. Gesù ha toccato il lebbroso, si è fatto vicino per compassione. Oggi tocca alla Chiesa e a ogni cristiano avvicinare con compassione i deboli, i bisognosi di ogni tipo, i migranti... per offrire loro una speranza di vita. Anche oggi ci sono molti 'lebbrosi' per i motivi più diversi; sono gli emarginati, gli esclusi dalla vita. Gesù ha toccato il lebbroso, si è fatto vicino per compassione. Oggi tocca alla Chiesa e a ogni cristiano avvicinare con compassione i deboli, i bisognosi di ogni tipo, i migranti... per offrire loro una speranza di vita. Nella vita e nella riflessione della Chiesa oggi si intrecciano in vari modi la libertà, le regole e la carità e a volte assistiamo, oppure ne siamo coinvolti, a dispute senza soluzioni. San Paolo ci offre due criteri che non risolvono tutti i contrasti, ma chiedono una profonda conversione interiore a tutti e a ciascuno: il primo è quello di pensare e agire, con il desiderio e la scelta di somigliare a Gesù; il secondo ribadisce il primato della carità, che si fa misericordia e compassione verso i più deboli, senza che si arrivi a credersi superiori agli altri.Ascoltiamo un brano scarno ed essenziale, ma significativo nel vangelo di Marco. La lebbra era una malattia strana. In Israele poteva riguardare anche diverse malattie della pelle che non erano lebbra, per cui poteva anche esserci qualche guarigione spontanea. In ogni caso era regolata dalla Legge: chi veniva riconosciuto lebbroso doveva essere allontanato dalla comunità civile, per la paura del contagio, e da quella religiosa, per il suo legame stretto con il peccato. Il lebbroso era ritenuto una persona ‘punita’ da Dio per chissà quale terribile colpa (Maria, sorella di Mosè, insieme ad Aronne, aveva mormorato contro di lui, ed era stata punita con la lebbra, da cui fu risanata per l’intercessione di Mosè stesso, dopo essere stata sette giorni fuori dall'accampamento). Il lebbroso era considerato un morto ambulante e contagioso. Il brano presenta un lebbroso, probabilmente inguaribile, che ha sentito parlare di Gesù e si presenta con una fiducia chiara: Gesù può guarirlo. Egli crede nella potenza di Gesù, ma forse non conosce bene la sua misericordia, perché pensa che Gesù possa pretendere delle condizioni: “se vuoi”. Potrebbe Gesù non volere? L'evangelista risponde al dubbio, sottolineando la compassione di Gesù e la sua decisione immediata, seguita da un gesto non consentito, ma che esprime il passaggio della vita nuova da Gesù al lebbroso: lo tocca. La morte civile e religiosa è vinta. La purificazione (guarigione dello spirito, prima che del corpo) è quindi frutto prima della compassione di Gesù e poi della sua potenza.L'ex-lebbroso deve presentarsi al sacerdote, il quale, secondo la Legge, aveva il compito di verificare l’avvenuta guarigione e di consegnare il documento che consentiva il rientro nella comunità civile e religiosa, da cui era stato escluso.Così Gesù fa rispettare la Legge al guarito, ma rende questo miracolo anche un segno per i sacerdoti. Infatti tutti sapevano che solo Dio ha il potere di guarire e purificare un lebbroso. Fin qui tutto bene, ma ci sono due verbi che sicuramente ci suonano strani: “ammonendolo severamente, lo cacciò via…”. Come si legano alla compassione e come si spiegano? Possiamo immaginare l’esultanza del guarito che mette in allarme Gesù: non vuole assolutamente che la gente lo veda solo come guaritore potente e anche come colui che può impadronirsi del potere politico e militare. Sembra quasi che qui Gesù voglia essere obbedito, ricorrendo alla severità. Marco però, raccontando la disobbedienza del lebbroso purificato, può dare l’impressione di stare dalla sua parte: potremmo pensare che voglia dire ai suoi lettori cristiani, i quali col battesimo sono stati guariti dalla lebbra del peccato, che dovrebbero imitarlo nel proclamare la bontà del Signore. Ma la disobbedienza è chiara. Allora forse più giustamente possiamo ritenere che anche l'evangelista, dopo Gesù, non approvi la propaganda della potenza di Gesù e, ancora di più, non condivida le iniziative individuali nell'evangelizzazione. Difatti poco dopo Gesù, manderà gli apostoli in missione non da soli, ma a due a due con indicazioni precise.E comunque questa disobbedienza, nota ancora Marco, procura a Gesù non pochi fastidi pratici e interiori: non può entrare in città e ha la netta sensazione che molti lo cerchino non per il vangelo, ma per ottenere o vedere i miracoli. È sicuro che Gesù non cerca la fama, ma la fede.

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Siamo invitati a metterci nei panni del lebbroso e ci chiediamo: perché andiamo da Gesù? Cerchiamo la sua potenza che ci risolva i problemi o il suo amore che trasforma il nostro cuore?Siamo invitati a metterci nei panni del lebbroso e ci chiediamo: perché andiamo da Gesù? Cerchiamo la sua potenza che ci risolva i problemi o il suo amore che trasforma il nostro cuore?

  • Il lebbroso teme che il Signore possa mettere delle condizioni per la guarigione. Non siamo noi a mettere delle condizioni alla nostra fede e al nostro amore verso Gesù, del tipo: “crederò e amerò, se tu...”?

  • L'ex-lebbroso non obbedisce a Gesù e fa tutto da solo. Noi cristiani apparteniamo a una comunità di fede e di amore. Possiamo pensare di essere testimoni di Cristo, prendendo le distanze dalla Chiesa, da qualche punto del suo insegnamento o dalle sue scelte pastorali?

  • I lebbrosi di oggi hanno bisogno di qualcuno che abbia compassione. I messia di oggi possono essere un po' i singoli cristiani, ma molto di più le parrocchie, le comunità, i gruppi, le associazioni e i movimenti.

 

Proposta di impegno

  • Conosco forse un 'lebbroso' nel quartiere, nel condominio, tra i miei familiari? Il Signore ci invita a risvegliare la nostra compassione.

 

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco 1, 29-39

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Parola del Signore.

 

Commento

 

L'autore del libro di Giobbe cerca una risposta di senso per il dolore dell'innocente, ma riesce solo a chiedere di avere fiducia in Dio, che tutto sa, anche ciò che l'uomo non può comprendere. Gesù, a questo domanda drammatica degli uomini di ogni tempo, non offre una risposta teorica, ma, condividendo la condizione dell'innocente perseguitato e ucciso, mostra che il Figlio di Dio, innocente, soffre proprio come ogni uomo e con il suo sacrificio è causa di salvezza dell'umanità peccatrice.L'autore del libro di Giobbe cerca una risposta di senso per il dolore dell'innocente, ma riesce solo a chiedere di avere fiducia in Dio, che tutto sa, anche ciò che l'uomo non può comprendere. Gesù, a questo domanda drammatica degli uomini di ogni tempo, non offre una risposta teorica, ma, condividendo la condizione dell'innocente perseguitato e ucciso, mostra che il Figlio di Dio, innocente, soffre proprio come ogni uomo e con il suo sacrificio è causa di salvezza dell'umanità peccatrice.L'amore di Cristo è totalmente gratuito e non arretra di fronte alle difficoltà, alla persecuzione e alla morte. Da lui l'apostolo Paolo ha imparato la gratuità nel portare il vangelo ai pagani, perché non c'è dono più grande di questo: offrire a tutti la strada della conoscenza di Dio e della salvezza eterna.L'amore vero non aspetta momenti eccezionali, ma si diffonde nella vita quotidiana. È questo che prova a mostrare Marco, presentandoci una giornata-tipo di Gesù. La prima scena è familiare. Dopo l'ascolto della parola di Dio nella sinagoga, Gesù e i suoi primi discepoli si spostano in casa e lì trovano un problema: la suocera di Pietro ha la febbre. In quel tempo la febbre era considerata malattia in sé, non solo un sintomo. Probabilmente era lei che ‘governava’ la casa. Possiamo immaginare che, per la presenza di ospiti in casa, ci sia stato del disagio, per quanto piccolo e risolvibile diversamente. Ma Gesù la guarisce. Può sembrare un miracolo piccolo e semplice, invece è molto significativo: i discepoli, che non sanno come intervenire, pregano; Gesù si fa vicino all'inferma, la prende per mano e la 'risuscita' (il verbo usato è quello della risurrezione); la donna riacquista la piena salute. Quindi Marco sottolinea la conclusione: ella si mette a servire. Il legame tra il dono della guarigione e il servizio ai fratelli è un elemento di non piccola importanza per la vita spirituale e la carità quotidiana di una comunità cristiana.La seconda scena è collocata dopo il tramonto, quando, finiti gli obblighi del sabato, ci si poteva muovere liberamente. Gesù si reca nel luogo in cui la gente si raduna e così incontra ‘la città’ e si prende cura di chi ha bisogno. Non aspetta, va dove ci sono le persone bisognose della sua parola e del suo aiuto. Ma non accetta pubblicità, tanto meno dai demòni, che è venuto a scacciare, perché la conoscenza che hanno di lui non è legata alla fede e all'amore, ma alla paura. Egli vuole che la gente impari a riconoscerlo Messia da come lui parla e agisce e non dalla paura rabbiosa dell’avversario.La terza scena è più complessa. Gesù si alza di notte e si apparta per pregare. La preghiera per lui è il dialogo di amore con suo Padre, che gli serve come l’aria che respira e da cui trae chiarezza per la sua missione ed energia per portarla avanti. I discepoli invece non lo capiscono (è la prima di una lunga serie di incomprensioni), anzi sembra che lo rimproverino, dicendogli più o meno così: “Come mai sei qui, dal momento che tutti ti cercano? Ieri hai avuto molto successo, perché non ti preoccupi di utilizzarlo?” Ma Gesù, fresco di dialogo con il Padre, sa bene cosa deve fare: andare altrove per annunciare il vangelo, libero da qualunque legame o interesse personale.

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • La suocera. Il Signore ogni giorno ci fa dei doni, non principalmente per il nostro benessere psico-fisico, ma anzitutto per metterci in condizione di amare e servire i fratelli.La suocera. Il Signore ogni giorno ci fa dei doni, non principalmente per il nostro benessere psico-fisico, ma anzitutto per metterci in condizione di amare e servire i fratelli.

  • Gesù va dove si raduna la gente e dove chi ha bisogno può incontrarlo. Certamente questo atteggiamento di Gesù interpella tutta la Chiesa: i vescovi, i preti, i diaconi, i laici impegnati, e ciascuno di noi.

  • Gesù fa tacere i demòni, non vuole pubblicità da loro. Quanti, senza fede autentica, elogiano la Chiesa, i suoi insegnamenti e i suoi 'valori' per interesse politico o ideologico, somigliano a quei demòni. Gesù li farebbe tacere.

  • Gesù ha bisogno di pregare. Dall'incontro con il Padre riceve consapevolezza di sé, chiarezza per la missione e libertà assoluta da tutti i condizionamenti. Gli apostoli non sono ancora liberi dalla mentalità di questo mondo. E noi?

 

Proposta di impegno

  • Facciamoci vicini a parenti, amici e conoscenti che stanno soffrendo, per sostenerli e aiutarli.

 

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco 1, 14-20

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Parola del Signore.

 

Commento

 

La storia conosce tante guerre tra i popoli, originate o giustificate dalla religione. Anche il Primo Testamento le conosce e anche noi cristiani non ne siamo rimasti immuni. Il profeta Giona viene progressivamente educato dal Signore, perché arrivi a comprendere che il Dio d'Israele è misericordioso e vuole salvare tutti i popoli. Gesù ci ha fatto conoscere che Dio è Padre misericordioso per tutti. Lui è salito sulla croce per ottenere la salvezza per tutti. L'umanità sta soffrendo la strumentalizzazione del nome di Dio per uccidere. I cristiani, proprio in questo tempo, sono chiamati a mostrare al mondo che il Signore ama tutti, rispetta la libertà di tutti e vuole salvare tutti.
L'attaccamento ai beni di questo mondo è la radice di tutti i contrasti e le guerre. San Paolo indica una strada di pace interiore e di armonia tra le persone e i popoli: riconoscere che i beni terreni passano e che tutti siamo chiamati alla vita eterna, può aiutare persone, gruppi e popoli a trovare le strade della pace e della solidarietà.
Il vangelo porta la bella notizia della salvezza.
L'arresto di Giovanni, per Marco, non è cronaca ma teologia: è il segno che è finita la sua missione e inizia quella di Gesù. Il modo con cui il Battista esce di scena è pure una chiara indicazione di come terminerà anche la missione di Gesù.
La predicazione di Gesù, dopo il battesimo al Giordano e le tentazioni nel deserto, inizia in Galilea. Con questo Marco sottolinea che il vangelo è per tutti, anche per i pagani, presenti in Galilea e nei territori vicini. Infatti, le folle che seguono Gesù attorno al lago sono composte di ebrei e pagani.
Se il tempo è compiuto, vuol dire che l’attesa è finita, che colui che si attendeva è arrivato e così Dio ha mantenuto la sua promessa. Se il tempo è compiuto, vuol dire anche che non c’è tempo da perdere e bisogna decidere se credere e seguire Gesù o no, subito.
Il Regno di Dio si è fatto vicino, cioè è già presente, anche se non ancora compiuto; ma non è un territorio; invece, è un modo nuovo di esercitare la regalità, il modo proprio di Dio, che è molto diverso dal modo degli uomini; Gesù rappresenta proprio la regalità divina in azione: viene non per sottomettere gli uomini, ma per dare la propria vita per loro e salvarli.
“Convertitevi” è l’imperativo che dice l’assoluta necessità di cambiare modo di pensare e, di conseguenza, modo di agire e di vivere. È chiara la continuità con la predicazione del Battista, ma qui non è annunciato nessun castigo: la motivazione della conversione è positiva, è nella 'vicinanza' del Regno, cioè di Gesù.
Inoltre, l'ultima frase, “credete nel vangelo”, offre la motivazione più forte per una vera conversione: ci è annunciata la bella notizia della vita nuova, quella che Gesù porta per tutti, è la salvezza. Il garante di questa bella notizia è Gesù stesso, anzi è proprio lui la bella novità che è entrata nel mondo, perché gli uomini diventino nuovi anch’essi.
La chiamata dei primi quattro discepoli avviene lontano da Gerusalemme, dal centro della vita religiosa degli ebrei; i Galilei sono ebrei di serie B. I quattro sono gente comune, pescatori, senza nessun titolo, culturalmente e religiosamente significativo, non ricchi, ma neanche in miseria. Marco attribuisce loro un solo titolo di merito: immediatamente lasciano tutto e seguono Gesù che li chiama. La promessa che Gesù fa è certamente legata alla loro professione e già annuncia la missione: “vi farò diventare pescatori di uomini”. Ma la metafora è paradossale, infatti chi pesca i pesci li fa morire, gli apostoli invece pescheranno gli uomini per salvarli. È chiaro pure che per seguire Gesù bisogna lasciare qualcosa: i primi quattro apostoli lasciano lavoro e famiglia; Pietro in seguito dirà: “... abbiamo lasciato tutto...”.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • «Il tempo è compiuto». La sindrome dell'immortalità ci tocca. Viviamo questa vita come se avessimo a disposizione l'eternità e, quando ci si avvicina la vecchiaia o una malattia seria, restiamo stupiti che tocchi proprio a noi. Oggi ci chiediamo se al tempo compiuto del vangelo corrisponda una scelta 'compiuta' di seguire Cristo e lasciare ciò che ci ostacola.

  • «Il regno di Dio è vicino». Ci basta fare un passo e tocchiamo il Signore Gesù. Non dobbiamo andare lontano, né aspettare. Lui è qui. Ci chiediamo se crediamo davvero e se, in tutto ciò che facciamo e diciamo, è presente lui.

  • «Convertitevi». Ma se siamo già battezzati, cresimati... ordinati...! Man mano che andiamo avanti nella vita spirituale, somigliamo a quegli scienziati che più sanno e più si accorgono che si allarga la loro ignoranza. Se seguiamo il Signore, sappiamo che non abbiamo finito di convertire i nostri pensieri, le nostre parole, azioni, sentimenti.

  • «Credete nel Vangelo». La bella notizia è sempre nella prima pagina del nostro giornale. Perciò qualunque tristezza, per la presenza del male in noi, nelle persone, che amiamo e frequentiamo, e nel mondo, non può durare a lungo.

 

Proposta di impegno

  • Quando ci rendiamo conto che il Signore ci chiede di fare qualcosa di buono, facciamolo subito.

 

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco 1, 21-28

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Parola del Signore.

 

Commento

 

Israele si chiedeva come distinguere i veri profeti dai falsi. Anche noi ce lo chiediamo. Pur sapendo che con il battesimo tutti noi siamo stati resi profeti, prima con la vita e poi con la parola, andiamo alla ricerca di chi ci parli a nome di Dio e ci indichi la strada della vita piena e della salvezza. Il nostro criterio è Gesù con il suo vangelo. Se chi ci parla somiglia a Gesù, traduce correttamente nel nostro tempo il vangelo e ha il dono di adattarlo alla nostra vita, allora possiamo fidarci.Israele si chiedeva come distinguere i veri profeti dai falsi. Anche noi ce lo chiediamo. Pur sapendo che con il battesimo tutti noi siamo stati resi profeti, prima con la vita e poi con la parola, andiamo alla ricerca di chi ci parli a nome di Dio e ci indichi la strada della vita piena e della salvezza. Il nostro criterio è Gesù con il suo vangelo. Se chi ci parla somiglia a Gesù, traduce correttamente nel nostro tempo il vangelo e ha il dono di adattarlo alla nostra vita, allora possiamo fidarci.Leggendo Paolo, riscopriamo che resistono dei pregiudizi duri a morire. Uno è quello che fa pensare, che i preti e i religiosi siano più vicini a Dio, per una sorta di superiorità spirituale, frutto della loro scelta di vita. In realtà, la santità non dipende dalla condizione e dal ruolo assunti nella Chiesa, ma dalla corrispondenza delle scelte e della vita quotidiana al vangelo di Gesù. E su questo i cristiani, davanti a Dio, partono tutti alla pari. In qualunque stato di vita, single, consacrati, sposati..., ciascuno è chiamato a vivere il vangelo e a crescere nella fede, nella speranza e nella carità, per conformarsi a Cristo e arrivare in Paradiso. Per questo Gesù è venuto e ha proclamato il vangelo.L'evangelista Marco finora, a parte le due affermazioni e i due imperativi di domenica scorsa, non ci ha detto cosa Gesù insegnasse, però ci tiene a dire subito, che il suo insegnamento era autorevole ed essenzialmente nuovo e diverso da quello degli scribi.  In cosa consiste questa autorità che emana da Gesù? Anzitutto, tenendo conto di ciò che leggiamo in seguito nel vangelo, possiamo pensare che fin dall’inizio nell’insegnamento di Gesù non ci fossero ipotesi soggette a interpretazioni soggettive, né idee prese da altri, ma semplice comunicazione di qualcosa che nasceva dal suo interno e portava impresso il sigillo della verità conosciuta e sperimentata solo da lui. Inoltre si presenta come una novità rispetto a ciò che gli scribi ripetevano ormai da troppo tempo (Gesù rispetta la Legge, ma la completa e la supera, libero dalle pastoie dei precetti e delle interpretazioni dei rabbini). Perché la gente è disponibile ad accogliere ciò che Gesù insegna? E qui possiamo collocare una caratteristica dell’insegnamento di Gesù, collegata alla sua potenza: quello che lui dice si verifica. È il criterio che il Primo Testamento dava per distinguere il vero profeta dal falso. E l’evangelista ci tiene a dimostrare subito l' autorità e la potenza del Figlio di Dio incarnato. Il demonio che va allo scontro con Gesù è chiamato spirito ‘impuro’, non in riferimento alla dimensione sessuale, ma in opposizione alla santità: ciò che viene da Dio è santo, quindi puro, luminoso; ciò che si allontana o si oppone a lui è impuro, quindi 'sporco' e tenebroso. Gli indemoniati non erano ammessi nella sinagoga, perciò possiamo pensare che il demonio si sia tenuto nascosto, ma di fronte alla parola di Gesù si sia sentito costretto ad uscire allo scoperto e a sfidarlo con le sue grida. Quello che dice è significativo per l’identità e la missione di Gesù. Marco ha fatto dire qualcosa dal Battista ma la proclamazione di Gesù come Figlio di Dio l’ha già fatta direttamente il Padre nel battesimo. Ora è l’avversario, Satana, che per bocca di un suo alleato, prima dice di conoscere la missione di Gesù, distruggere il potere del maligno, e poi  di trovarsi di fronte all’inviato di Dio, e quindi invincibile. Gesù però non vuole assolutamente una propaganda demoniaca, per questo gli ordina di tacere e di lasciare libera quella persona.Questa liberazione, mentre dà inizio alla sconfitta del maligno, è per la gente il segno che Gesù davvero viene da Dio e insegna la verità: sono queste le fonti della sua autorità e della novità che porta nel mondo.E oggi? I predicatori insegnano con autorità? È Gesù la fonte dell'autorità di chi annuncia il vangelo. Gli spiriti maligni, che spingono al male gli uomini e le donne di oggi non sopportano il vangelo, perché una predicazione che mostra la forza della Parola di Dio è capace di liberare i cuori dagli influssi dell'avversario. La Chiesa e ogni cristiano hanno la bella missione di proclamare ogni giorno questa Parola che libera e dà speranza e gioia.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Per Marco l'insegnamento di Gesù ha una parte rilevante nel vangelo. Gesù evangelizza per liberare dall'ignoranza su Dio, sull'uomo e sul senso della nostra vita. Questo dono raggiunge anche noi ogni giorno. Chi gusta la sua Parola è libero, gioioso e riconoscente.Per Marco l'insegnamento di Gesù ha una parte rilevante nel vangelo. Gesù evangelizza per liberare dall'ignoranza su Dio, sull'uomo e sul senso della nostra vita. Questo dono raggiunge anche noi ogni giorno. Chi gusta la sua Parola è libero, gioioso e riconoscente.

  • Gesù insegna alle folle, ma chi vuol diventare discepolo ascolta, accoglie nella mente e nel cuore la sua parola e la mette in pratica. Noi, cristiani dal battesimo, ci chiediamo se ci lasciamo istruire da Gesù o se nella pratica seguiamo altri maestri.

  • La missione di rovinare i piani di Satana è passata ai discepoli di Gesù, quindi anche a noi. Ma l'avversario si nasconde molto bene, non ha bisogno di mostrarsi troppo, ha molti alleati in carne e ossa. Chiediamo il dono dello Spirito per riconoscere le trame diaboliche e avere la forza per combatterle anzitutto in noi, poi negli altri e nel mondo.

  • La folla è stupita perché l'insegnamento di Gesù è 'nuovo'. Il vangelo ha 2000 anni. Ma chi vuole diventare una persona 'nuova', ogni giorno scopre nella Parola la novità capace di rinnovare la sua vita; chi ha una vita spirituale anche minima, ma vera, lo sa, lo sperimenta e ne gioisce.

 

Proposta di impegno

  • Ricordiamo un insegnamento di Gesù, particolarmente significativo per noi in questo momento della nostra vita, e impegniamoci a viverlo nella settimana.

 

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni 1, 35-42

In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

Parola del Signore.

 

Commento

 

La chiamata di Samuele è una bellissima icona della vocazione di ciascuno di noi. Una buona predisposizione all'ascolto e una aperta disponibilità a mettersi a servizio del Signore e dei fratelli aprono la strada alla voce del Signore, che chiama per nome, per affidare una missione. Il Signore conosce il vero nome di ciascuno di noi e in esso è scritto tutto ciò che noi possiamo compiere come veri figli di Dio. E quando il Signore ci chiama e rispondiamo di sì, noi abbiamo la luce interiore sufficiente per comprendere chi siamo e quale bene siamo capaci di realizzare nella nostra vita. L'esperienza dei primi discepoli chiamati da Gesù ci aiuta ad allargare ulteriormente il tema della vocazione.
La meditazione può correre e approfondirsi, concentrandosi sui verbi. Il Battista sta, ha ormai concluso la sua missione, ma fissa lo sguardo su Gesù, che invece passa e ha molta strada da percorrere, e lo riconosce come ‘Agnello di Dio’. L’evangelista, ponendo questo appellativo sulla bocca del Battista, anticipa l’opera salvifica di Gesù, che è chiamato a sostituire definitivamente gli agnelli pasquali degli ebrei, salvando l’umanità dalla schiavitù del peccato. I discepoli di Giovanni, accolto l’annuncio che il Messia atteso è ormai arrivato, senza indugio lasciano il Battista e seguono il vero e definitivo Maestro. Gesù, chiedendo “che cosa cercate?”, li aiuta a riconoscere il loro desiderio più profondo ed essi lo esprimono con una nuova domanda: “dove dimori?”. Questo verbo, che in greco suona ‘ménein”, è ripetuto qui tre volte (dimori, dimorava, rimasero), ma in Gv 15,4-10, è ripetuto dieci volte. Si traduce con abitare, dimorare, rimanere. È il verbo che Giovanni usa per dire che Gesù abita nel Padre e il Padre abita in lui..., che i discepoli devono abitare in lui..., che le sue parole devono abitare in loro..., che il Padre e lui abiteranno nei discepoli. Si capisce allora che i discepoli chiedono a Gesù di indicare non la sua casa di mattoni, ma la casa spirituale. E dal momento che escono da quell’incontro con la chiara convinzione che Gesù è il Messia, possiamo pensare che nelle ore passate con loro (Giovanni ricorda con precisione, e forse con un po’ di nostalgia, l’ora precisa dell’incontro) Gesù ha iniziato a farsi conoscere e a presentare loro il Padre.
Andrea appena vede suo fratello, che certamente condivideva con lui l’attesa, lo investe con una comunicazione esplosiva: abbiamo trovato. E Gesù, nel momento in cui vede Simone, fissa lo sguardo su di lui, come chi lo conosce profondamente, e gli dà un nome nuovo. Gesto che esprime il potere di Dio e del re, i quali nel Primo Testamento, dando un nome nuovo, conferivano una nuova identità e una nuova missione. È proprio quello che fa Gesù, che riassume in sé il potere del Figlio di Dio e del Messia-Re, nei confronti di Pietro. È chiaro che i cristiani che leggono il vangelo sanno benissimo che qui è prefigurata la missione di Pietro di guidare la Chiesa dopo la partenza di Gesù.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Il Battista indica Gesù e i suoi discepoli lo seguono. È bello indicare ad altri che la risposta alla loro ricerca di vita si trova in Gesù.

  • «Che cosa cercate?». È una domanda semplice e profonda. Proviamo a dire a noi stessi e al Signore cosa stiamo 'cercando' in questo momento della nostra vita, in che cosa riponiamo la fiducia per una vita più piena e 'utile' a noi e agli altri.

  • «Venite e vedrete». È l'invito di Gesù a noi, per farci sperimentare l'amore del Padre. È l'invito che dobbiamo fare a chi cerca il Signore e poi condurlo a sperimentare nella nostra comunità cristiana l'amore fraterno, frutto dell'amore di Dio.

  • «Tu sei Simone...; sarai chiamato Cefa». Pietro capirà questo nome, quando servirà la Chiesa. Il Signore ha un nome nuovo per noi, che indica la nostra vocazione e la nostra missione nella Chiesa e nel mondo. La strada per scoprirlo e per viverlo è il servizio ai fratelli.

 

Proposta di impegno

  • Individuiamo il più forte desiderio che abbiamo ora e verifichiamo se corrisponde al vangelo.

 

Associazione di Volontariato C.A.Sa.

Aperta ogni giorno dal martedì al sabato dalle ore 20.30 alle ore 22.00

Lecce

via Cosimo De Giorgi, 81
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Santeramo

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