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L'iniziativa

La vita di ogni cristiano trova la sua fonte ed il suo vertice nella liturgia domenicale: "nell'Eucarestia Cristo ci mostra il suo amore senza misura" (Giovanni Paolo II).

Ogni settimana don Salvatore, prete salesiano, ci aiuta ad approfondire il Vangelo della domenica e ci offre spunti per la nostra riflessione e per la nostra preghiera.

 I testi della domenica vengono di norma pubblicati il sabato precedente la festività.

 

2018  

Domeniche del Tempo Ordinario (Anno B)
 (dal Battesimo del Signore al tempo di Quaresima)

Domeniche di Quaresima  (Anno B)

Domeniche di Pasqua (Anno B)

Domeniche del Tempo Ordinario (Anno B)
 (da Pentecoste al tempo di Avvento)

Domeniche di Avvento (Anno C)

Tempo di Natale

  

 


  

ANNO 2018

Tempo di Natale

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Domeniche di Avvento (Anno C)

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Domeniche del tempo ordinario (Anno B)

 (da Pentecoste al tempo di Avvento)

XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - 17 giugno 2018

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco  4, 26-34

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura». Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra». Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Parola del Signore.

 

Commento

La Chiesa, al tempo in cui Marco scriveva il suo vangelo, aveva conosciuto uno sviluppo notevole insieme alle persecuzioni. Le due parabole sul Regno di questa domenica si possono comprendere leggendole in questo contesto.
La prima parabola è molto complessa: c’è un uomo (è Dio, Gesù? Ma possono dormire e non sapere come il seme cresce? È soltanto un uomo che ‘dorme o veglia’? Ma un uomo può gettare il seme del Regno?), un terreno, il tempo che scorre, la crescita spontanea, la maturazione e la mietitura. Per non perderci dietro domande troppo particolareggiate che non rispettano il genere letterario della parabola (ha un significato unitario e i singoli particolari servono ad illustrarlo, mentre nell’allegoria si dà un significato simbolico particolare anche ad alcuni dettagli significativi del racconto) dobbiamo leggerla nel suo significato unitario: il Regno è stato ‘gettato’ nel mondo e cresce per l’intervento costante e progressivo di Dio. Quindi nessuna forza umana o cosmica potrà fermare questa crescita, fino alla fine dei tempi, quando ci sarà la mietitura e il Regno sarà realizzato nell’eternità. Marco, con questo, intende risvegliare nei cristiani della sua comunità la fiducia piena nell’azione di Dio, anche nelle difficoltà della persecuzione, che sembra mettere a rischio lo sviluppo del Regno e la fecondità della predicazione apostolica.
Un simile incoraggiamento viene anche dalla seconda parabola. Il Regno alla partenza è piccolo, ma crescerà, per opera di Dio, e diventerà capace di accogliere e dare una casa a tutti i popoli. La comunità non deve quindi affliggersi per la sua piccolezza, ma confidare nel Signore, perché proprio questo è lo stile dell’azione di Dio: prendere ciò che è piccolo e debole e renderlo grande e forte per lo sviluppo del Regno e la salvezza degli uomini.
Qui in gioco c'è il modo cristiano di leggere la storia e gli avvenimenti. Le parabole di Gesù capovolgono il modo di ragionare degli uomini di questo mondo. Essi sono attratti da ciò che è grande, famoso, potente. Dio invece preferisce ciò che è piccolo, insignificante e proprio lì immette la sua potenza, che porta frutti di salvezza per tutti i popoli.
A volte nel leggere il vangelo anche noi possiamo sentirci come la folla che non capisce ciò che il Signore insegna e provare un senso di frustrazione, che può spingerci ad allontanarci dalla Parola. Ma il Signore ai suoi discepoli ha spiegato ogni cosa e ha donato loro il suo Spirito, perché potessero comprendere fino in fondo e annunciare il vangelo al mondo. Noi cristiani, quindi, se ci lasciamo istruire dallo Spirito e dall’insegnamento degli apostoli, che hanno dato origine a tutto il Nuovo Testamento, non abbiamo difficoltà insuperabili per comprendere il vangelo di Gesù.
Le persecuzioni non sono finite. Oggi la Chiesa è sotto assedio, in molte parti del mondo con una vera e propria persecuzione, in altre, come da noi, con movimenti culturali e campagne denigratorie che hanno come scopo la sua delegittimazione. La Chiesa è consapevole di avere delle responsabilità oggettive, soprattutto nei suoi figli che si lasciano sopraffare dalle tentazioni tipiche del possesso, del successo e del potere. Ma è anche consapevole che appartiene a Dio, che il suo capo è Cristo e il suo modello è Maria e anche che tra i suoi figli sono di più quelli che credono davvero e vivono la loro fede, alcuni fino alla testimonianza del sangue.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Il Regno di Dio cresce, in ogni caso e in ogni situazione, perché Dio agisce per la salvezza di ogni uomo e quindi di ciascuno di noi. A volte sapere questo non ci basta; vorremmo vedere e toccare la bellezza del Regno e allora non ci restano che la preghiera, l'Eucaristia e la carità fraterna.

  • Quanto pesa la piccolezza e quanti timori suscita in chi è abituato a pensare a un 'paese cattolico', che non esiste più. Ma i semi del Regno ci sono e sono piccoli, ci vuole fede per coglierli e per avere la pazienza di vederli crescere con i tempi del Signore.

  • Fare il nido all'ombra del Regno. Un modo carino per dire che è bello avere una casa in cui lo spirito si nutre, riposa e ritempra le energie, per tornare a volare nel mondo e testimoniare la gioia, la pace e l'amore. Noi abbiamo questa casa, anche se qualche volta ci perdiamo.

  • Gesù spiega. Ci piacerebbe ascoltarlo direttamente, ma lui ha affidato la missione di istruire agli apostoli e ai loro successori. Lui stesso ci invita a fidarci.

 

Proposta di impegno

  • Ricordiamo una parola di Gesù che non abbiamo capito bene e rivolgiamoci a chi è in grado di spiegarcela.

 

X DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - 10 giugno 2018

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco  3,20-35

In quel tempo, Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé».
Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni».
Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa.
In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna». Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».
Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano». Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

Parola del Signore.

 

Commento

Marco già dal primo versetto del suo vangelo ha presentato Gesù come Messia e Figlio di Dio. Ma tutto il percorso, dalla prima predicazione alla morte in croce, riporta le difficoltà di chi lo incontra a dare una risposta alla domanda: chi è costui?
In questo brano sono presenti tre gruppi di persone che gravitano attorno a Gesù che annuncia il Regno.
Partiamo dai parenti: sono preoccupati. Gesù ha già predicato, ha guarito molte persone e scacciato demoni. Ha trovato il modo di farsi dei nemici, che hanno già deciso di ucciderlo. Le voci sono arrivate a Nazaret e i parenti, compresa la madre, hanno pensato che è arrivato il momento di intervenire. Questo gruppetto per Marco rappresenta il vecchio Israele, che con le buone vuole convincere Gesù a fare un passo indietro e a tornare alle 'sane' tradizioni dei padri e al rispetto di tutta la Legge mosaica. Sono animati da buone intenzioni, ma non hanno capito chi è Gesù. Può metterci in difficoltà la presenza di Maria, ma qui Marco non la chiama per nome, ma solo 'madre', quindi rappresenta la tradizione familiare, che rimane sconcertata dalle prese di posizione di Gesù sulla Legge.
Questo gruppo familiare si scontra con un altro gruppo, quello dei discepoli, che è in ascolto attento della parola di Gesù. I parenti non riescono a passare e avanzano la pretesa che Gesù lasci i discepoli e vada verso di loro. Marco gioca sul termine 'fuori', per indicare che c'è un modo per essere dentro, nel gruppo di Gesù, che quando Marco scrive è ormai la Chiesa. Per essere 'dentro' non conta la parentela, ma l'ascolto della parola, che porta a realizzare la volontà di Dio. Gesù prende le distanze dalla parentela di sangue ed esalta la parentela dello spirito: chi obbedisce a Dio è per lui fratello, sorella e madre. Tutti i Padri, commentando questo brano, sottolineano che non costituisce un rimprovero di Gesù a Maria, anzi, lei è modello di ascolto e di obbedienza a Dio.
Il terzo gruppo è quello degli scribi. I capi a Gerusalemme hanno studiato come fare a screditare Gesù di fronte al popolo. Hanno mandato alcuni ad attaccarlo in pubblico, ed essi lo accusano di operare prodigi perché è alleato di Beelzebul, capo dei demòni, anzi di essere posseduto da lui. Registriamo attentamente la pazienza con cui Gesù risponde loro. Le due parabole sulla casa, che non sta in piedi, e sull'uomo forte, che viene sconfitto, dicono agli scribi che non solo non hanno capito niente, ma che, per mettere in cattiva luce Gesù, che sta minando il loro potere sul popolo, hanno inventato una calunnia perversa.
Esaminiamo ora una frase che ci dà da pensare: «In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna». A una prima lettura sembra che questa bestemmia contro lo Spirito Santo, non meglio definita, non possa ricevere il perdono. Ma Gesù ha anche detto che ai figli degli uomini tutto sarà perdonato. Tenendo presente la infinita misericordia di Dio e la debolezza degli uomini, possiamo pensare che questa espressione costituisca l'estremo tentativo di Gesù per invitare tutti, anche coloro che lo hanno assimilato ai demòni, a pentirsi. È chiaro che chi continua pervicacemente a bestemmiare, non può ricevere il perdono di Dio, e non perché il Signore sia adirato, ma perché il suo cuore è chiuso all'azione misericordiosa del Padre.
Le due risposte sbagliate sull'identità di Gesù non devono occupare i nostri pensieri e la nostra preghiera. Il brano di oggi diventa un buon alimento della vita spirituale, se, riconoscendo di ascoltare con impegno la parola del Signore e di appartenere al gruppo di chi fa la volontà di Dio, entriamo in un rapporto di famigliarità affettuosa con Gesù, come suoi fratelli, sorelle e madri.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Molti santi sono stati presi per pazzi, anche don Bosco. Pare che chi si impegna con semplicità e fedeltà a fare la volontà di Dio trovi sempre avversari e spettatori che lo considerano stupido o pazzo. A voi è capitato?

  • Qui Gesù viene tacciato di essere alleato dei demòni. In tutta la storia ci sono anche uomini posseduti dal male, che spargono falsità e violenze, i quali si presentano come messia. Lo Spirito ci aiuta a riconoscerli e a evitarli.

  • I familiari pretendono che Gesù vada loro incontro. Gesù si muove sempre per primo verso chi ha bisogno di essere salvato, ma non si sposta di un millimetro verso chi pretende che lui cambi idee e modo di agire.

  • Le parole di Gesù e la sua morte e risurrezione non ci permettono nessun dubbio sulla sua infinita misericordia. Chiediamo il dono dello Spirito che ci tenga sempre sulla strada della conversione.

 

Proposta di impegno

  • Realizziamo qualcosa che certamente il Signore desidera da noi.

 

SOLENNITÀ DEL SS. CORPO E SANGUE DI CRISTO - 3 giugno 2018

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco  14, 12-16.22-26

Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua. Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio». Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

Parola del Signore.

 

Commento

Marco, riferendo una semplice predizione, ci tiene a sottolineare che Gesù è un autentico profeta, perché realizza il criterio del Primo Testamento, per distinguere i veri profeti dai falsi: se quello che dice si avvera, allora è stato mandato da Dio. È anche una introduzione alla realizzazione delle profezie di Gesù sulla sua passione, morte e risurrezione, gli eventi centrali della storia di Gesù, di ciascuno di noi e di tutto l’universo.
Per tre volte è usato il verbo preparare, con gli apostoli per soggetto. Sarà la Pasqua nuova di Gesù, protagonista divino, ma essi devono preparare, per adesso, l’ambiente e l’occorrente, ma ancora non riescono a preparare lo spirito; per questo, di fronte al Messia sofferente, scapperanno.
L’istituzione dell’Eucaristia è tutta nelle parole di Gesù sul pane e sul vino, che sono all’origine della fede dei cristiani nella presenza reale di Gesù nel pane e nel vino consacrati.
Il brano si conclude con un impegno e una profezia: la rinuncia al vino indica, sulla base del PT, la preparazione immediata a una scelta o a un avvenimento decisivo, Gesù infatti sta entrando nella sua passione; la profezia: la morte non sarà la fine, con la risurrezione sarà inaugurato il banchetto eterno della salvezza nel quale il Signore, insieme ai salvati, berrà il vino nuovo della vita eterna.
Gli apostoli hanno interpretato le parole di Gesù nell’ultima cena come l’inizio di una Pasqua nuova che doveva diventare la celebrazione settimanale della salvezza nella comunione ‘fisica’ con il risorto. Molti cristiani hanno perso il senso del desiderio espresso di Gesù di realizzare una comunione piena nell’amore con ogni persona che crede in lui all’interno di una comunità di fratelli. La responsabilità della Chiesa e dei presbiteri nella perdita di questo senso è grave, viene da lontano e continua ancora oggi. Tanti cristiani non vanno a Messa a causa dei preti con cui hanno, o hanno avuto, a che fare. Ma la celebrazione dell’Eucaristia per i cristiani non è sostituibile con niente altro, non con la preghiera personale e neanche con la carità verso gli altri, le quali proprio nella comunione personale e comunitaria con la parola e il corpo di Cristo trovano la fonte e la meta.
“Fate questo in memoria di me”. Molti preti e laici interpretano queste parole nel senso della celebrazione, per cui chi celebra l’Eucaristia ha obbedito al comando di Cristo. Ma non è così semplice. Quello che il Signore ci ordina non è solo di imitarlo nelle parole e nei gesti eucaristici, ma nell’offrire il proprio corpo e il proprio sangue, cioè tutto se stesso e la propria vita, per la salvezza dei fratelli, come ha fatto lui nella passione e ha anticipato nell’ultima cena. Se non si imita Gesù in questo, la ripetizione dei gesti eucaristici rimane un rito vuoto di contenuto spirituale e salvifico. Credo sia questo il motivo per cui tante comunità ‘cristiane’ non sono davvero cristiane e nemmeno comunità.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Gli apostoli devono 'preparare', noi, invece, non prepariamo niente... in chiesa è già tutto pronto. Spesso dimentichiamo la preparazione più vera: quella del cuore e della vita. Senza questa preparazione, che anticipa e permette la 'partecipazione', il dono di Gesù non trova dove posarsi.

  • “Corpo e sangue di Cristo”. Anche noi siamo corpo e sangue. Gesù è diventato realmente per noi cibo e bevanda di vita. E noi, grazie a Gesù, possiamo far diventare cibo il nostro corpo e bevanda il nostro sangue per i fratelli... basta amare davvero e visibilmente, anche con 'sacrificio'.

  • «...una grande sala, arredata e già pronta». Le nostre chiese..., che tristezza quando non sono piene la domenica. Coltiviamo un grande desiderio: riuscire a favorire la presenza di chi, pur cercando il Signore, non sa o non ha capito che nell'Eucaristia lo trova veramente.

  • La Sindone. Molti l'hanno vista. Ma quando pensiamo che Gesù non ci ha lasciato una fotografia, ma se stesso nell'Eucaristia, possiamo rammaricarci per quanto poco ci lasciamo afferrare da questa verità così carica di valore affettivo e vitale..

 

Proposta di impegno

  • Prendere l'abitudine di prepararsi all'Eucaristia, leggendo prima le letture.

 

SOLENNITÀ DELLA SS. TRINITÀ - 27 maggio 2018

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo  28, 16-20

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Parola del Signore.

 

Commento

Matteo non racconta l’Ascensione e la Pentecoste e affida la conclusione del suo vangelo all’ultimo incontro di Gesù con gli undici apostoli.
È una piccola sintesi del vangelo. Gesù ha realizzato la sua missione, si è rivolto al popolo di Israele e ha promulgato la nuova legge sul monte delle beatitudini, è stato rifiutato e ucciso, ma è risorto, ha vinto la morte e, per la sua obbedienza, ha ricevuto dal Padre il potere di salvare tutti gli uomini. Ora deve tornare al Padre e affida agli apostoli il compito di continuare la sua missione.
Anche per questo il saluto avviene in Galilea, che è la regione in cui sono mescolati ebrei e pagani. È il posto più indicato per allargare l’annuncio del vangelo e la salvezza a coloro che non appartengono a Israele.
Il compito è quello di rendere discepoli tutti i popoli attraverso due azioni costitutive della Chiesa: insegnare il vangelo, perché sia vissuto, e battezzare, cioè ‘immergere’ le persone nella Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo.
A chi viene affidata questa missione? Agli apostoli… che dubitano!
L’evangelista non dice di cosa dubitano. L’ipotesi che mi convince di più è quella che lega l’atto di prostrarsi all’adorazione che si può dare solo a Dio; probabilmente gli undici, mentre si inginocchiavano, non avevano ancora chiaro nella mente (nel cuore invece sì), se dovevano trattare Gesù in tutto e per tutto alla pari di Dio.
In ogni caso, ciò che conta è che Matteo non ha remore nell’attribuire agli apostoli dei dubbi nello stesso momento in cui vengono investiti della missione che li rende inizio della Chiesa e continuatori visibili della missione di Gesù stesso. Sono uomini che portano sempre con sé i loro limiti umani, ma che non esitano ad offrire la loro vita per Cristo, rischiando la persecuzione e il martirio. Il dubbio quindi non contraddice la fede, ma la spinge a diventare sempre più forte, più profonda e consapevole.
Gesù parla anche di potere. È quello che gli serve per salvare l’umanità. È questo il senso ultimo e il valore intrinseco di ogni potere che gli uomini ricevono da Dio o dalla comunità umana, anche nella democrazia. Trasformare il potere in strumento di affermazione di sé e di oppressione degli altri è opera demoniaca. Il padre della menzogna si sforza di deformare tutto ciò che di bello e buono ha realizzato il Creatore nell’umanità, e purtroppo trova chi lo asseconda.
Il volto del potere che Gesù presenta, cambierebbe la vita di tutti i popoli.
In conclusione, quel potere gli consente di fare e mantenere una promessa sublime: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.
Quando scrive, Matteo ha già sperimentato la realizzazione di questa promessa e l’ha sperimentata anche la sua comunità. Se conclude il suo vangelo con questa promessa, è per dare coraggio e fiducia ad ogni comunità e ad ogni credente in Cristo.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • «Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Fosse anche solo per questa frase il vangelo di Matteo ci sarebbe molto caro. Possiamo sentirla rivolta proprio a ciascuno di noi, in ogni momento, specialmente quando le cose non ci vanno bene. Potremmo rispondere a Gesù: «Anch'io sono con te tutti i giorni, fino all'ultimo respiro e per l'eternità».

  • «Andate...». Ma noi siamo qui e non possiamo andare... E poi ci accorgiamo che basta fare anche solo un passo per 'andare' verso i familiari, i vicini, le persone che ci passano accanto. Non conta quanti passi dobbiamo fare per andare, ma quanto i passi che facciamo siano pieni di carità, di misericordia, di premura, di comunicazione di vita e di fede.

  • Forse non abbiamo dubbi di fronte al Signore, ma, quando ci mettiamo di fronte alla morte e al 'dopo', ce ne vengono tanti..., e domande anche senza risposta. Possiamo solo tuffarci nell'oceano della passione, morte e risurrezione di Gesù. E ci basta.

  • «...insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato». Ahi! Per insegnare non dobbiamo vivere noi per primi il vangelo? Andiamo avanti con umiltà e impegno, fidandoci della misericordia del Signore.

 

Proposta di impegno

  • Nella preghiera personale ripetiamoci spesso la promessa finale di Gesù.

 

PENTECOSTE - 20 maggio 2018

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni  15,26-27; 16,12-15

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Parola del Signore.

 

Commento

Queste espressioni di Gesù, prese da due capitoli diversi, raccolgono le promesse del Signore sul dono dello Spirito Santo e sulla sua azione.
È facile pensare che gli apostoli non abbiano capito molto, ma il Signore dice chiaramente che non ne sono ancora capaci. Gesù ha annunciato la sua partenza e le persecuzioni, causate dall’odio del mondo, che essi dovranno affrontare. Inoltre la loro fede non è ancora matura e fra poco si scontrerà con lo scandalo della croce, entrerà in crisi e causerà fughe e rinnegamento.
Ma quando lo vedranno risorto e riceveranno il dono dello Spirito, allora la loro fede diventerà roccia ed essi saranno in grado non solo di capire tutto ciò che Gesù è, ha detto e realizzato, ma avranno anche il coraggio e la forza, per affrontare il mondo intero, per portare il vangelo ad ogni creatura e per subire anche il martirio.
L’opera dello Spirito è iniziata nell’eternità, toccando tutti i popoli e le persone, si è espressa in modo particolare in Israele, successivamente nell’accompagnare Gesù nella sua missione. Nessuno lo ha conosciuto, ma la sua opera diventerà visibile e riconoscibile dopo il ritorno di Gesù al Padre. Il compito dello Spirito è quello di far comprendere interamente ciò che il Padre ha progettato e voluto e che il Figlio ha realizzato, di mettere alla portata di tutti e di ciascuno la salvezza, che consiste nel renderli figli nel Figlio, infine, di sostenere con la sua luce e la sua forza l’impegno di ogni credente per vivere da figlio di Dio. Questo dice Gesù quando afferma che lo Spirito non parla da se stesso; infatti egli comunica solo l’amore del Padre e del Figlio per l’umanità, oltre questo non c’è altro, è tutto, ed è la verità tutta intera, cioè la verità che è Cristo Gesù, Verbo eterno, inviato, incarnato, morto e risorto per noi.
Nella vita quotidiana sperimentiamo che non c’è solo lo Spirito Santo in azione nel mondo e nel cuore degli uomini. Ci sono anche spiriti nemici di Dio e dell’uomo. Ma chi crede non teme, perché lo Spirito di Cristo e del Padre è la potenza stessa di Dio. Chi liberamente sceglie di lasciarsi guidare dallo Spirito Santo non si fa ingannare da altri spiriti. Ma non basta essere battezzati, frequentare la parrocchia, essere catechisti, religiosi o preti; l’unica garanzia che possiamo avere è nelle nostre mani: una fede vera e un amore concreto. Chi crede e ama è mosso dallo Spirito di Dio e non cade nella menzogna e nel peccato.
Nello Spirito è urgente riscoprire e vivere l'umiltà, parola poco familiare oggi nel mondo e anche nella Chiesa. La persona umile conosce i propri limiti e le proprie forze, i propri difetti e le proprie virtù. Sa bene di non bastare a se stessa, tanto meno di salvarsi da sola. Sa bene che tutto le è stato dato per imparare ad amare. Sa che le spinte egoistiche sono sempre in agguato dentro di lei. E allora si mette alla scuola dello Spirito per comprendere l’essenziale della vita, nella preghiera chiede la sua luce e la sua forza per resistere al male e fare il bene in ogni occasione, non presume di essere migliore degli altri, ma sa di avere bisogno di una comunità di fratelli e sorelle, infine non crede mai di essere arrivata, ma accetta che il cammino è lungo e faticoso e finisce solo nell’abbraccio del Padre.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Lo Spirito non è visibile, la sua opera sì, per chi ha gli occhi della fede. Quale azione dello Spirito riconosciamo nella nostra vita di questi ultimi tempi? Lodiamo e ringraziamo.

  • A volte, di fronte a situazioni o a scelte significative, vengono a galla dalla profondità del nostro cuore atteggiamenti, prospettive e proposte di azione, che non avevamo mai visto e provate in noi e non tutte evangeliche. Ci chiediamo da dove provengano. Riconosciamo in noi la lotta tra lo Spirito Santo e lo spirito del male? Quando non riusciamo a distinguere, cosa facciamo?

  • Lo Spirito abita la profondità del nostro essere. Se vogliamo essere persone libere e responsabili, capire noi stessi e gli altri, individuare le scelte giuste..., dobbiamo imparare a dialogare con lo Spirito, dandoci il tempo e la tranquillità per raggiungerlo nell'intimo del cuore e della vita.

  • A volte pensiamo di non farcela a vincere alcune tentazioni o abitudini. È un sottile imbroglio dell'avversario, per farci smettere di lottare. Lo Spirito è la forza di Dio, messa a nostra disposizione, proprio per vincere ogni tentazione e abitudine al male.

 

Proposta di impegno

  • Chiedendo aiuto allo Spirito, individuare e combattere una tentazione ricorrente o un’abitudine da cambiare.

 

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Domeniche di Pasqua (Anno B)

ASCENSIONE DEL SIGNORE - 13 maggio 2018

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco   16,15-20

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

Parola del Signore.

 

Commento

Secondo gli studiosi, questa conclusione del vangelo non appartiene a Marco, è un’aggiunta voluta dalla comunità, perché il testo non finisse con la paura e la fuga delle donne dal sepolcro. In ogni caso per noi è autentica parola del Signore.
In pratica questo brano presenta attraverso la parola di Gesù ciò che le comunità cristiane avevano già sperimentato nella predicazione degli apostoli.
Condizione necessaria per la salvezza è la fede, che nasce dall’accoglienza e dall’adesione alla predicazione e raggiunge la sua maturazione nel battesimo. Invece il rifiuto del vangelo è già un’autoesclusione non solo dalla comunità dei salvati ma dal regno di Dio.

Anche i segni distintivi della presenza di Gesù, che Giovanni e Luca attribuiscono all’azione dello Spirito Santo, fanno parte dell’esperienza delle prime comunità.
È interessante notare come i cristiani hanno inteso l’ascensione di Gesù, infatti dichiarano indifferentemente che Gesù è salito al cielo o ‘fu elevato’ (anche per la risurrezione i verbi attivi e passivi sono usati indifferentemente). Per noi significa che il Padre e il Figlio agiscono insieme in perfetta unità.
Ma la cosa più notevole è che mentre si dice che Gesù sale al cielo e siede alla destra del Padre, nello stesso tempo candidamente si dichiara che Gesù agisce con i discepoli e conferma la predicazione con i miracoli. È chiaro allora che il vangelo annuncia che l’Ascensione non è un allontanamento dal mondo, ma sancisce semplicemente la fine della visibilità fisica di Gesù e l’inizio della sua azione invisibile, ma ugualmente efficace, per la salvezza di ogni uomo, attraverso il dono dello Spirito Santo e l'azione della Chiesa.

E i miracoli promessi dove sono, oggi?
È difficile spiegare i segni della presenza salvifica di Gesù nel mondo e in particolare nella Chiesa ed è ricorrente la tentazione di desiderare nostalgicamente i segni miracolosi dei primi tempi o di restare delusi per la loro ‘scarsissima’ presenza.
Una comunità cristiana che vive nella fede e cresce in essa, da una parte, con una fede autentica può sperimentare gli interventi straordinari del Signore, dall’altra, e ancora di più, è chiamata a dare i segni dei miracoli dello Spirito, che si rivelano anzitutto nell'amore fraterno, visibile e sperimentabile da tutti, dentro una fede incrollabile, capace di affrontare le persecuzioni, nella speranza sicura, generatrice di forza e di gioia anche nelle difficoltà della vita quotidiana.

Noi viviamo in un tempo in cui la potenza del male si fa sempre più violenta per opera dell’avversario e di coloro che se ne lasciano catturare. Chi ha fede possiede la potenza di Cristo e dello Spirito ed è capace, anche se non se ne accorge e non pratica esorcismi, di difendere e proteggere i fratelli dall’influenza del male. La fede e l’amore sono la forza che mette in fuga l’avversario e sono anche l’antidoto contro il veleno dell'orgoglio e dell'egoismo che paralizza e uccide molti. Tanti fratelli hanno bisogno di 'vedere' la nostra fede e il nostro amore.

Infine, la Chiesa oggi ha bisogno del miracolo delle lingue: è alto il rischio che parli in un modo incomprensibile per gli uomini e le donne di oggi. Soprattutto i pastori hanno bisogno di invocare il dono dello Spirito che, animando lo loro fede, li renda capaci di parlare una lingua che tocchi non solo le orecchie, ma i cuori delle persone, specialmente dei giovani.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Siamo interpellati sulla fede. Possiamo darla per scontata, ma così non è. Il Signore ci invita a verificare se e quanto leggiamo con la fede le situazioni che viviamo nella vita personale e nel lavoro pastorale, specialmente con i giovani.

  • Il Signore Gesù, invisibile, è presente e attivo nella vita di ciascuno di noi, della comunità e della Chiesa. A volte possiamo essere tentati di pensare di essere soli di fronte alle difficoltà e alle persecuzioni.

  • Abbiamo ricevuto il potere di scacciare i demoni. Non abbiamo l'incarico di esorcisti, ma il dono dello Spirito ci rende capaci di lottare e vincere contro ogni forma di male che assale la nostra vita e quella delle persone che il Signore ci affida.

  • Gli apostoli hanno ricevuto il dono delle lingue per parlare al cuore delle persone e farsi comprendere nell'annuncio del vangelo. Siamo invitati a chiederci se e quanto parliamo la lingua del cuore e usiamo parole e gesti comprensibili alle persone che incontriamo.

 

Proposta di impegno

  • Facciamo il 'miracolo' di continuare ad amare concretamente una persona 'difficile'.

 

VI DOMENICA DI PASQUA - 6 maggio 2018

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni  15, 9-17

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Parola del Signore.

 

Commento

Mettiamoci di fronte a queste parole del vangelo con il cuore aperto, per accogliere la rivelazione del desiderio più profondo di Gesù nella relazione con i suoi discepoli e con noi.
Il Figlio eterno è venuto per fare di noi i figli di Dio come lui, la sua famiglia, ma non è un’opera che rimane fuori di lui, è una missione che introduce nella sua vita una novità: l’amicizia con noi.
Il centro di tutto il brano sono l’amore e l’amicizia nominati dodici volte.
Guardiamoli un po’ più da vicino.
Anzitutto Gesù dice che il suo amore per noi è modellato sull’amore del Padre per lui; quel “come” è di una ricchezza infinita e inesauribile; significa che se il Padre ama il Figlio, comunicando tutto se stesso a lui, così Gesù comunica tutto se stesso a noi. C’è un comandamento da osservare ed è interno all’amore: bisogna amare davvero, senza riserve e senza limiti. Questo rende le persone davvero simili: il Padre si specchia nel Figlio e nel Figlio riconosce se stesso come Padre; il Figlio si specchia nel Padre e guardando lui si riconosce come Figlio. Tutto questo avviene nello Spirito Santo. La stessa cosa succede tra Gesù e noi, se viviamo fino in fondo l’amore filiale, fraterno e di amicizia. La casa dell’amore è la Trinità e noi siamo invitati ad abitarla.
Quindi Gesù passa a mostrare l'amore reciproco più alto, quello che dura per tutta l’eternità, insieme all’amore paterno/materno e filiale/fraterno: l’amicizia. La misura di questo amore è dare la vita, ogni giorno, fino all’ultimo respiro, magari sulla croce.
L’amicizia con Gesù nasce per iniziativa sua e non può essere diversamente; difatti è lui che per primo ci comunica la sua vita e cioè tutto se stesso e tutto ciò che ha di più suo: l’amore e la conoscenza di suo Padre. Di fronte a questo ‘dono da Dio’ la nostra risposta è libera: dipende da noi accettare e vivere questa amicizia divina.
Anche qui c’è un comando, che non diminuisce la libertà e la reciprocità: per essere amici di Gesù bisogna somigliargli e quindi amare i fratelli, come lui li ama. Il suo, quindi, è un comandamento che non viene da fuori di noi, non ci schiaccia come un’imposizione dall'esterno, ma tende e vuole liberare tutta la ricchezza del nostro essere e le potenzialità di amore che il Padre ha depositato in noi, dandoci la vita di figli suoi.
Siamo stati creati a immagine del Figlio, quindi tutti siamo stati ‘costituiti’, cioè strutturati nel corpo e nello spirito, per portare il frutto dei figli: l’amore filiale e fraterno. Questo frutto non è passeggero, ma attraversa la morte e rimane in eterno. Chi vive questo amore, chiede al Padre tutto ciò che è amore e lo riceve nella misura in cui è capace di accoglierlo.

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • La gioia vera, quella che niente e nessuno ci possono togliere, è frutto della conoscenza intima di Gesù e di ciò che ci ha rivelato su Dio e sull'uomo. Chi ha sete di Gesù, già nella ricerca appassionata, è pieno di gioia.

  • L'amore vero, quello che abbiamo visto in Gesù, riempie la vita, ma rimane misterioso nell'origine, nelle motivazioni, nelle sue espressioni concrete e nei frutti che porta. Ma l'abbiamo ricevuto in dono ed è nelle nostre mani. Quando ci lasciamo guidare dall'amore, ci meravigliamo di noi stessi e tocchiamo il cielo con un dito, anche se siamo sulla croce.

  • Arriva l'estate e sogniamo il mare. C'è un altro mare in cui possiamo immergerci ogni momento per vivere in pienezza: l'amore della Trinità che Gesù ci ha comunicato.

  • C'è chi non crede all'amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, perché non lo vede. Ci sono battezzati che non ne fanno esperienza. Solo l'amore fraterno lo rende visibile e palpabile. Se l'altro non vede e non tocca il nostro amore fraterno, ha diritto di dubitare del nostro amore per Dio

 

Proposta di impegno

  • Rivediamo il nostro modo di trattare i fratelli alla luce del comandamento di Gesù.

 

V DOMENICA DI PASQUA - 29 aprile 2018

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni  15, 1-8

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Parola del Signore.

 

Commento

In questi pochi versetti l’evangelista Giovanni raccoglie le dimensioni fondamentali della vita spirituale di un cristiano. Gesù parla a cuore aperto ai suoi amici e a noi.
La metafora della vite e dei tralci affonda le sue radici nel Primo Testamento, ma qui il Signore la rende personale, intima.
All’origine c’è il Padre che invia il Figlio perché si incarni nel mondo, quello degli altri figli che si sono dispersi. Veramente Gesù, diventando carne come noi, ha affondato le sue radici in questo mondo, le ha affondate tanto da raggiungere l’estrema profondità del peccato, per purificare così l’umanità e portarle la vita stessa di Dio.
Ogni uomo è stato creato per mezzo del Verbo e ad immagine di lui, per questo nasce innestato in Cristo, altrimenti non potrebbe neanche esistere. Il Padre stesso ha cura di questo rapporto tra gli uomini e Cristo, perché il tralcio sia quello che deve essere, cioè il credente che, ricevendo vita ed energia dalla vite, porta il frutto. La cura da parte del Padre, vignaiolo che ha piantato Cristo-vite nel mondo, comprende la potatura, perché gli uomini facilmente si lasciano sedurre dal mondo e disperdono le energie di amore in ciò che non vale, non dura e fa male.
Tutto questo per portare il frutto, che è uno solo: l’amore fraterno. Un amore come quello del Figlio, fino a dare la vita per gli amici.
Sette volte usa il verbo ‘rimanere’ che significa anche ‘abitare’. È questa la realtà più insondabile della vita spirituale: Cristo abita in noi e noi in lui. La casa dice sicurezza, rifugio, riposo, intimità, ospitalità, accoglienza incondizionata, amore fraterno e filiale, convivialità, scambio di vita e di amore… Gesù ci offre tutto questo, ma chiede che anche noi l’offriamo a lui. Il rapporto di coppia è un’immagine piccola ma forte di questa immensa realtà che tanti mistici hanno vissuto in modo travolgente, ma anche incomprensibile per chi non sperimenta la vita spirituale.
“Senza di me non potete far nulla”: è il risvolto negativo della rivelazione di chi siamo e perché viviamo. Senza Gesù non siamo più noi, non siamo più figli, non siamo più fecondi: diventiamo inutili a noi stessi e agli altri. Preferisco pensare che non possa essere una scelta diretta, ma una conseguenza tragica di chi decide di non credere in lui.

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Noi siamo innestati in Cristo, è la nostra natura di figli di Dio nel Figlio. La linfa che scorre dalla vite ai tralci è la stessa vita di Dio che ci fa vivere e ci rende fecondi.

  • Il Padre pota i tralci. La potatura non è un danno, ma un dono fatto al tralcio, perché non disperda vita ed energia e così porti frutto. Le nostre resistenze alla potatura si verificano ogni volta che non vogliamo rinunciare a ciò che ci danneggia, ci indebolisce, ci distrae.

  • Il frutto per il quale riceviamo vita ed energia da Cristo è l'amore fraterno, quello che Gesù ha vissuto e ci ha comandato. Senza di lui non siamo capaci di amare i fratelli come lui ha amato noi.

  • Gesù in noi e noi in lui, noi la sua casa e lui la nostra: questo è il paradiso che è già iniziato. A volte ce ne dimentichiamo e diventiamo tristi; quando ce ne ricordiamo il sole dell'anima torna a splendere.

 

Proposta di impegno

  • Scegliere una frase di Gesù che ci interpella e abbiamo trascurato, e viverla.

 

IV DOMENICA DI PASQUA - 22 aprile 2018

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni  10, 11-18

In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

Parola del Signore.

 

Commento

Il Primo Testamento aveva annunciato, soprattutto con il profeta Ezechiele, la venuta di un pastore che si sarebbe preso cura del popolo di Dio, anzi, questo pastore sarebbe stato Dio stesso.
Giovanni, partendo dalla figura del pastore ‘bello’, perché ‘buono’, rivela il cuore della missione di Gesù, il modo con cui essa si realizza e il frutto della sua opera, che consiste nella salvezza di tutti coloro che il Padre gli ha affidati e nella costituzione del nuovo popolo di Dio.
Anzitutto, Gesù, dicendo “io sono il ‘pastore’, quello ‘bello’”, mentre realizza la profezia di Ezechiele, collega se stesso a Dio, prendendo il suo stesso nome.
Subito ne dà anche la prova: “sono il buon pastore, perché io do la mia vita”.
Per sottolineare la verità di ciò che rivela, evidenzia la diversità con i pastori prezzolati, che si mettono alla guida degli altri solo per i propri interessi e che di fronte all’assalto dell’avversario, Satana, fuggono. Non sono cattivi e nemici del gregge, perché il lupo è uno solo, Satana, ma sono soltanto mercenari, cioè, pensano solo a sé e ai propri interessi. Lui invece non solo non fuggirà, ma affronterà il nemico degli uomini e di Dio e si consegnerà alla morte, per raccogliere i figli di Dio dispersi e riunirli in un solo popolo. Il paragone con i mercenari per l’evangelista ha valore in tutto il tempo della Chiesa: chiunque ha il compito nella Chiesa di guidare un fratello o una comunità ha permanentemente come modello concreto del suo servizio Gesù, buon pastore. Il dare la vita significa semplicemente da una parte spenderla ogni giorno per le persone che il Signore gli affida, dall’altra non arretrare di fronte a nessun pericolo e a nessuna persecuzione, fino alla morte.
Perché il buon pastore si comporta in questo modo? Perché il Padre ama gli uomini, li vuole rendere suoi figli ad immagine del Figlio unigenito, per questo ha mandato proprio lui nel mondo, per salvarlo, e ha messo nelle sue mani tutti gli uomini da riscattare, i quali per questo gli appartengono, sono parte di lui, suoi fratelli. E lui li conosce, li ama, condivide con loro la sua vita, quella che il Padre gli ha dato.
Non basta. Gesù stabilisce un paragone tra il rapporto che lui ha con il Padre e quello che ha con i suoi fratelli: è un rapporto della stessa natura, un rapporto di amore che condivide tutto, anzi il rapporto di amore di Gesù con il Padre è anche la causa dell’amore per i fratelli.
I primi appartenenti alla famiglia di Dio provengono dal recinto di Israele, ma anche i pagani appartengono a Gesù: lui ha il compito di rivelarsi anche a loro, affinché essi credano in lui, lo seguano ed entrino così a far parte del nuovo popolo di Dio, che è unico, perché ha un solo pastore. Penso si capisca allora che l’unità della Chiesa non sarà frutto di accordi teologici o politici tra le varie Chiese e Confessioni cristiane. L’unica possibilità di unità è data dal riferimento diretto e pieno a Cristo. Tutte le comunità cristiane del mondo sono chiamate ad ascoltare la voce di Cristo e a seguirlo, e questo non vuol dire, né solo né principalmente, avere lo stesso ‘credo’, ma anzitutto entrare in un dialogo di amore e diventare una sola cosa con lui, vivendo la sua stessa vita, e spendendola come lui l’ha spesa.
Il Signore Gesù opera tutto questo in obbedienza al Padre e in piena libertà personale di fronte agli uomini: non sono essi a ‘consegnare’ Gesù alla morte (come preferiscono dire i sinottici), ma è lui stesso che 'consegna' la sua vita per poi ‘riprenderla’, passando attraverso la croce, e per farne dono ai suoi fratelli.

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • L'immagine del pastore può essere piacevole, di meno quella del gregge e della pecora. Ma noi facciamo l'esperienza di lasciarci guidare da Gesù?

  • Il Signore dice di conoscerci. E chi appartiene a lui lo conosce. Noi crediamo di conoscere il Signore, ma san Giovanni ci mette in guardia: “Chi dice: «Lo conosco», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo...” (1Gv 2,4). Solo chi ama i fratelli conosce Gesù e gli appartiene.

  • Non tutti gli uomini sono nella Chiesa, ma tutti appartengono al Signore. Gesù desidera che noi gli prestiamo mente, cuore, mani e piedi, per condurre a lui quelli che non lo conoscono.

  • “In questo abbiamo conosciuto l’amore, nel fatto che egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli” (1Gv 3,16). Ce ne dobbiamo ricordare quando abbiamo la tentazione di pensare: “ho già fatto fin troppo... e quindi ora ho diritto di pensare a me”.

 

Proposta di impegno

  • Ogni cristiano ha Cristo buon pastore come modello concreto. Il Signore ci sta chiedendo di guidare a lui un nostro fratello?

 

III DOMENICA DI PASQUA - 15 aprile 2018

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Luca  24, 35-48

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Parola del Signore.

 

Commento

«Avete ucciso l’autore della vita». Accusa terribile, che Pietro rivolge alla folla radunata a causa della guarigione dello storpio alla porta Bella del tempio. Nella storia espressioni come questa hanno dato origine all'antisemitismo tra i cristiani. Ma è stata una cattiva interpretazione della parola di Dio. Coloro che hanno condotto materialmente il Signore Gesù sulla croce erano i rappresentanti di tutti i peccatori della storia, tra i quali ci siamo anche noi, perciò noi abbiamo ucciso “l'autore della vita”. Abbiamo “agito per ignoranza”, così ci scusa Pietro, ma ora per noi questa scusa non vale più, ci rimane più pressante l'invito alla conversione.
Ma noi non ci siamo convertiti già? È vero, ma restiamo peccatori. Oggi non è diffusa, come al tempo di Giovanni evangelista, la presunzione di essere immuni dal peccato, ma non manca tra di noi la superficialità di considerare il peccato quasi come cosa ‘normale’. Don Bosco riguardo ai suoi ragazzi era preoccupato delle confessioni ripetitive e senza impegno di correggersi. Ma, forse l'apostolo Giovanni ai cristiani del XXI secolo farebbe il rimprovero di essere bugiardi: diciamo di credere in Gesù, ma non viviamo come ci ha insegnato. È certo che la misericordia di Dio in Gesù non viene mai meno, ma questa certezza richiederebbe anche una crescita nell'impegno di convertirsi. Questo ci fa diventare autentici testimoni della fede.Luca nel brano evangelico racconta un'unica apparizione di Gesù risorto ai discepoli riuniti. All'inizio degli Atti ne racconterà un'altra prima dell'Ascensione, ma qui vuole dare fondamento alla testimonianza degli Apostoli, radice della fede della Chiesa.
Emerge anzitutto un obiettivo: far vedere che il Risorto è sempre quel Gesù che essi avevano frequentato fino alla morte in croce.
Ma c'è un secondo obiettivo: presentare la nuova condizione di Gesù; è lui, in carne ed ossa, ma è diverso, è risorto, non è più soggetto alla morte, quindi si muove con una libertà che ai mortali non è consentita. Nel frattempo emerge una reazione che ci sembra strana nei discepoli: sono sconvolti, pensano ad un fantasma, hanno dei dubbi; però tutta questa lentezza nella fede stranamente è legata alla gioia. Possiamo essere comprensivi con gli apostoli, che si trovano di fronte a un evento letteralmente 'incredibile', che però scatena fortissime emozioni e tra queste la gioia insperata di rivedere il Signore. Comunque sono confusi e non riescono a darsi una spiegazione razionale di quello che stanno vivendo.
Emerge allora il terzo obiettivo dell'evangelista: far capire a noi, suoi lettori, che passione, morte e risurrezione di Gesù sono l'opera 'finale' di Dio per la salvezza di tutti gli uomini; che tutto questo era stato annunciato in maniera velata nel Primo Testamento; che ciò che hanno annunciato la Legge e i Profeti si può vedere e capire solo attraverso la morte e risurrezione di Gesù. È lui dunque l'unica chiave che apre i tesori nascosti della rivelazione, che Dio ha seminato lungo la storia del popolo eletto.
I discepoli, che di fronte alla risurrezione non hanno fatto finora una bella figura, hanno però mente e cuore disposti ad accogliere il Risorto e la sua parola. Per questo Gesù rivela e consegna loro il nuovo titolo di riconoscimento: non solo discepoli, ma 'testimoni'. A questo nuovo tratto di identità è strettamente legata la missione: annunciare a tutto il mondo la salvezza realizzata da Gesù.

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • «Pace a voi!» è il saluto/dono di Gesù risorto ai discepoli e a ciascuno di noi. Chi riceve questa pace con cuore aperto rinnova la fede nel Risorto ed è pronto a offrire la pace ricevuta a tutti i fratelli.

  • «Perché sorgono dubbi nel vostro cuore?» è un leggero rimprovero che nasce dal cuore di Gesù. Il crocifisso-risorto e l'Eucaristia sono il luogo in cui i dubbi sull'amore e sulla presenza di Gesù si sciolgono come neve al sole.

  • Gesù risorto appare per far sperimentare il nuovo modo della sua presenza. Gli apostoli ricorderanno per sempre questo incontro. Ci fa bene ricordare e rivivere i momenti e le situazioni speciali in cui il Signore si è manifestato nella nostra vita.

  • I primi testimoni hanno svolto la loro missione fino al dono della vita e non sono più in questo mondo. Ma noi vediamo attorno a noi testimoni che spendono la vita per Cristo e testimoni ai quali questa vita è tolta per la loro fede. Questa è la Chiesa viva, oggi. La testimonianza della Chiesa passa attraverso noi per raggiungere i nostri fratelli e quelli che non conoscono Gesù risorto.

 

Proposta di impegno

  • Facciamo stare insieme di più la nostra professione di fede con la vita concreta di ogni giorno.

 

II DOMENICA DI PASQUA - 8 aprile 2018

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni  20, 19-31

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Parola del Signore.

 

Commento

Tutti gli evangelisti, e anche Giovanni, ci tengono a dire due cose, altrettanto decisive, sulla risurrezione di Gesù: è sempre lui in carne ed ossa, per questo lo si può toccare, mangia, mostra le ferite, cammina…; ma è in una condizione nuova e diversa, per questo si presenta all’improvviso, entra a porte chiuse, scompare… È risorto alla vita definitiva, la morte non può più toccarlo. A Giovanni, però, non interessano tanto i segni materiali, ma vuole farci vedere come il Signore realizza le promesse fatte nell'ultima cena, affinché i discepoli credano in lui e condividano la sua vita.Tutti gli evangelisti, e anche Giovanni, ci tengono a dire due cose, altrettanto decisive, sulla risurrezione di Gesù: è sempre lui in carne ed ossa, per questo lo si può toccare, mangia, mostra le ferite, cammina…; ma è in una condizione nuova e diversa, per questo si presenta all’improvviso, entra a porte chiuse, scompare… È risorto alla vita definitiva, la morte non può più toccarlo. A Giovanni, però, non interessano tanto i segni materiali, ma vuole farci vedere come il Signore realizza le promesse fatte nell'ultima cena, affinché i discepoli credano in lui e condividano la sua vita.Infatti nello stesso giorno di Pasqua Gesù viene e affida agli apostoli la missione di continuare a rendere visibile l’amore del Padre nel mondo; per questo dona loro lo Spirito Santo, che li sosterrà nella missione; essi avranno a disposizione gli stessi poteri di Gesù, di cui il perdono dei peccati è un’espressione tipica.Gesù lega il perdono alla comunità dei discepoli. Perché? Non bastano la sua presenza di risorto e l'azione dello Spirito Santo? Lui ha perdonato visibilmente i peccatori che ha incontrato. Questo perdono deve continuare ad essere sperimentabile, perché noi uomini non viviamo solo nella dimensione spirituale e abbiamo bisogno di segni visibili della presenza misericordiosa di Gesù in mezzo a noi. Per questo esistono i sacramenti, che sono segni visibili di una realtà spirituale, e per questo invisibile, che è l’amore di Dio che ci salva, attraverso Gesù. E allora, è il dono dello Spirito del Padre e del Figlio che rende la Chiesa capace di continuare visibilmente la missione di Gesù sulla terra e quindi di perdonare i peccati, in maniera esperienziale. Data la delicatezza e l'importanza del perdono dei peccati, commessi dai fedeli dopo il battesimo, si capisce facilmente perché la Chiesa ha avuto bisogno di darsi una regola. Il potere di rimettere i peccati è di tutta la Comunità, ma, nel sacramento della Riconciliazione, è esercitato prima dai Vescovi, successori degli apostoli, e poi dai presbiteri, loro collaboratori. E veniamo a Tommaso: è 'dìdimo', cioè, gemello di tutti noi che abbiamo difficoltà a credere. Egli aveva deciso di seguire Gesù fino alla morte (cfr Gv 11,16), però, quando gli amici gli dicono di aver visto Gesù, ha una reazione comprensibile, ma di poca fede. In realtà aveva diritto di vedere Gesù, come gli altri, perché doveva essere anche lui testimone diretto della risurrezione, e per questo il Signore lo accontenta. La risposta di Tommaso, «Mio Signore e mio Dio!», è di una fede totale e perfetta, ma ha attraversato il dubbio sulla testimonianza dei suoi amici. Gesù riconosce la fede di Tommaso, però dichiara beati coloro che crederanno senza aver visto, cioè tutti i credenti che poggiano la loro fede sui testimoni del risorto. Io ritengo che Tommaso non abbia messo le mani nelle ferite di Gesù, gli è bastato vederlo per prostrarsi ai suoi piedi. Ma noi lo ringraziamo lo stesso, per aver fatto la nostra parte di fronte all’avvenimento più grande e più incredibile della storia, che abbraccia e supera tutta la storia e si immerge nell’eternità.

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Gesù realizza le sue promesse e noi possiamo gustarle nella comunità. Anche noi abbiamo fatto delle promesse al Signore e le facciamo ai nostri fratelli. Proviamo a verificare la realizzazione delle nostre promesse al Signore e ai fratelli.Gesù realizza le sue promesse e noi possiamo gustarle nella comunità. Anche noi abbiamo fatto delle promesse al Signore e le facciamo ai nostri fratelli. Proviamo a verificare la realizzazione delle nostre promesse al Signore e ai fratelli.

  • Gesù offre la pace ai suoi amici, che nella passione lo avevano lasciato solo. Facendo il primo passo, magari faticoso, siamo capaci di offrire la pace a chi ci ha fatto un torto?

  • Il perdono è una questione comunitaria, perché il nostro peccato non offende solo Dio, ma anche i fratelli. Oltre che ricevere il perdono del Signore nella Riconciliazione, ci tocca anche chiedere perdono alla comunità e ai fratelli che abbiamo offeso.

  • La nostra fede è fondata sulla testimonianza degli apostoli. Abbiamo occhi attenti e cuore aperto di fronte alla testimonianza di fede dei nostri fratelli? Abbiamo il coraggio e la gioia di offrire ai fratelli la testimonianza della nostra fede, anche se piccola?

 

Proposta di impegno

  • Abbiamo ricevuto in molti modi la misericordia di Dio, impegniamoci ad essere misericordiosi con chi ci fa un torto.

 

DOMENICA DI PASQUA - 1 aprile 2018

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni  20, 1-9

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.  Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Parola del Signore.

 

Commento

Con la morte di Gesù, è sepolta anche la fede dei discepoli, uomini e donne. Pensano di avere a che fare solo con un cadavere e con dei ricordi. Le promesse di Gesù sono nascoste nel subconscio, ma torneranno alla coscienza; per ora prevalgono la paura dei Giudei e lo smarrimento: non sanno cosa fare, come difendersi, se e come salvare il patrimonio di ciò che hanno vissuto e imparato con Gesù. È il buio in cui è immersa la Maddalena, quando va al sepolcro e in cui sono immersi tutti gli altri.Con la morte di Gesù, è sepolta anche la fede dei discepoli, uomini e donne. Pensano di avere a che fare solo con un cadavere e con dei ricordi. Le promesse di Gesù sono nascoste nel subconscio, ma torneranno alla coscienza; per ora prevalgono la paura dei Giudei e lo smarrimento: non sanno cosa fare, come difendersi, se e come salvare il patrimonio di ciò che hanno vissuto e imparato con Gesù. È il buio in cui è immersa la Maddalena, quando va al sepolcro e in cui sono immersi tutti gli altri.Giovanni  tralascia le altre donne, di cui parlano i sinottici, e nomina solo Maria di Magdala. La prepara così ad assumere il ruolo di simbolo della comunità messianica, che diventa la 'donna' che collabora con il nuovo Adamo alla creazione nuova, frutto della risurrezione di Gesù. Ma all'inizio ella cerca il cadavere del Signore e, quando vede la pietra tolta, il primo pensiero che la assale è: qualcuno ha portato via “il Signore” dal sepolcro.È sua la prima corsa di questo mattino di Pasqua: dal sepolcro vuoto alla comunità. È agitata perché non trova il Signore e non sa dove cercarlo. Si rivolge ai discepoli, perché condividano la sua preoccupazione e la sua ricerca. La seconda corsa è dei due discepoli, dalla comunità al sepolcro vuoto. Può farci sorridere l'annotazione scontata che il più giovane corra più veloce, ma per Giovanni ha un valore simbolico: l'amore è più veloce e arriva prima dell'autorità; l'amore vero è anche umile e sa di avere bisogno dell'autorità, per avere la conferma che ciò che ha compreso e sperimentato è vero e autentico, anche davanti a Dio. Il senso del rapporto tra Pietro e il discepolo che Gesù amava all'interno della comunità, sarà chiarito dopo, in riva al lago; qui ne vediamo solo un'anticipazione.Il primo discepolo vede il sepolcro vuoto e i teli, ma non entra, lascia il primato a Pietro; anche lui vede la stessa scena, ma non conosciamo la sua reazione. Invece l'evangelista ci tiene a evidenziare come reagisce l'altro discepolo, che, entrato dopo Pietro, vede e subito crede. Il testo non dice che cosa crede il discepolo, ma il verbo credere in Giovanni ha un significato forte. Questo ci permette di pensare che questo discepolo vive già la beatitudine che Gesù affermerà davanti a Tommaso: «...beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Egli è sicuro che il corpo non è stato trafugato, non ha visto il Signore risorto, ma già crede nella sua glorificazione. Entrambi non avevano compreso le Scritture, ma al discepolo che Gesù amava è bastata la visita al sepolcro vuoto per credere.

Piccola meditazione sulla corsa verso un sepolcro.
I discepoli corrono verso il sepolcro. Dappertutto e sempre il sepolcro è visto come il luogo del trionfo della morte. Mentre essi corrono, certamente non credono, ma possiamo pensare che nel profondo del cuore avessero almeno una piccola speranza di trovare un segno speciale dell’azione di Dio. Dopo quella corsa, le tombe in cui dormono e dormiranno tutti gli uomini sono diventate solo luoghi di passaggio. Gli uomini e le donne di oggi verso dove corrono? Sembra che corrano verso un luogo che segna una fine di tutto e nel tragitto che rimane cercano di 'rubare' gocce di vita. Pietro e Giovanni oggi devono gridare più che mai che Cristo è risorto e c’è vita eterna in abbondanza per tutti. Gv 20,1-9 sembra dire ai cristiani di oggi che la fede non passa tanto attraverso la forza dell’autorità o anche della verità oggettiva, la quale si impone da sé, quanto, invece, passa attraverso l’amore. La Chiesa è nello stesso tempo autorità e amore, ma nell’evangelizzazione e nella vita comunitaria il primato è certamente dell’amore (Gv 13,35). Anche oggi l’annuncio della Pasqua può trovare ascolto presso la gente che ama la vita, la verità e la fraternità. Una Chiesa obbediente alla verità che è Cristo, amante della vita e splendente di vita fraterna, è certamente capace di toccare il cuore delle persone e svegliare il desiderio di credere in colui che non solo ha dato la propria vita ma è stato capace di riprenderla per estenderla a chiunque la accetti in dono.Un sepolcro vuoto e delle bende che non avvolgono più un cadavere. Piccoli segni dell’evento che inaugura una creazione nuova, più ‘divina’ della prima. Sappiamo con certezza sperimentata e vissuta che il Signore non lascia nessuno senza segni del suo amore? Chiediamo a lui l’intelligenza spirituale e l’amore vivo che ci permettano non solo di riconoscere i piccoli segni per ciascuno di noi, ma anche di aiutare altri a vedere i miracoli 'invisibili' miracoli "invisibili" che toccano la loro vita.

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Anche noi corriamo il rischio di considerare Gesù come il ricordo di un passato che non torna. Invece Cristo è risorto, è vivo ed entra nella storia di ciascuno di noi. Arrivare a credere che è risorto, cambia la vita di ogni giorno.Anche noi corriamo il rischio di considerare Gesù come il ricordo di un passato che non torna. Invece Cristo è risorto, è vivo ed entra nella storia di ciascuno di noi. Arrivare a credere che è risorto, cambia la vita di ogni giorno.

  • Maria di Magdala fa due annunci ai discepoli: hanno portato via il Signore; ho visto Gesù risorto. Il primo manifesta un amore senza fede; il secondo un amore illuminato dalla fede e da una gioia incontenibile. Gesù è il centro della sua vita.

  • Il sepolcro è vuoto, l'universo invece è pieno della presenza del Risorto, invisibile, ma instancabilmente all'opera per la salvezza di tutti.

 

Proposta di impegno

  • Il Signore è risorto e vivo. Esprimiamogli la riconoscenza e la gioia per la sua presenza nella nostra vita quotidiana.

 

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Domeniche di Quaresima (Anno B)

DOMENICA DELLE PALME: PASSIONE DEL SIGNORE - 25 marzo 2018

 

VANGELO

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco 15, 1-39

Al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò: «Tu sei il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito. A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. Pilato rispose loro: «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo: «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Ma essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo. Costrinsero a portare la croce di lui un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra. Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano. Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!».

Parola del Signore.

 

Commento

Il contrasto stridente tra l’ingresso trionfale a Gerusalemme e il racconto della Passione di Marco segna in questa celebrazione l’apice della rivelazione del Figlio di Dio.Il contrasto stridente tra l’ingresso trionfale a Gerusalemme e il racconto della Passione di Marco segna in questa celebrazione l’apice della rivelazione del Figlio di Dio.A Gerusalemme entra il discendente di Davide e la folla lo acclama come il Messia, che ristabilirà il regno di Israele. È l’equivoco che Gesù ha cercato di non alimentare per tutto il tempo della sua azione e predicazione. Qui sembra avallarlo. Perché?Inizia per Gesù la settimana decisiva e sceglie di iniziarla con un'azione simbolica che lo presenta inequivocabilmente come il Messia, discendente di Davide, con la pretesa di diventare re. È quello che la gente capisce e acclama. È anche quello che Gesù provoca. Nei giorni successivi, però, egli darà gli elementi perché tutti comprendano che tipo di Messia egli sia: non restaurerà il regno di Davide, ma instaurerà il Regno di Dio. Sarà re, ma del regno dei cieli. Mostrerà di essere il Figlio di Dio non per come abbatte gli avversari, bensì per come affronta la passione e offre la sua vita.La passione di Marco sottolinea la debolezza dell’uomo Gesù, la sua umiliazione, gli insulti della gente e dei capi, il grido della solitudine. Ma lui è il Figlio di Dio, innocente, che prende dentro di sé il peccato del mondo e le sue conseguenze terribili, fino all’esperienza della lontananza da Dio. Tuttavia, sa bene che il Padre lo ama e per amore suo perdonerà a tutti gli uomini. Questa certezza lo sostiene nel sopportare tutto ciò che l’avversario di Dio e dell’uomo mette in campo per farlo crollare. Il grido che lancia nel momento della morte è nello stesso tempo segno di accettazione della sconfitta momentanea e di annuncio della vittoria eterna dell’uomo Gesù, che finalmente ha rivelato fino in fondo di essere il Figlio di Dio, l'amato, che ha realizzato il progetto salvifico del Padre: è sulla croce che tutti possono vedere quanto è grande l'amore di Gesù e quello del Padre.È ciò che Marco fa riconoscere a un pagano, centurione di cui non conosciamo il nome, colui che ha il privilegio di esprimere ciò che ogni uomo e ogni donna dovrebbe dire di fronte al crocifisso: «Davvero quest’uomo è il Figlio di Dio!».

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • La religiosità popolare in alcuni luoghi unisce la domenica delle Palme alla pace. Non si può celebrare l'Eucaristia senza la pace con i fratelli. La vicinanza della Pasqua esige la pace in maniera più pressante. Abbiamo da offrire la pace a qualcuno o anche da accettarla da un fratello?La religiosità popolare in alcuni luoghi unisce la domenica delle Palme alla pace. Non si può celebrare l'Eucaristia senza la pace con i fratelli. La vicinanza della Pasqua esige la pace in maniera più pressante. Abbiamo da offrire la pace a qualcuno o anche da accettarla da un fratello?

  • Gesù ha subito insulti atroci ed ha risposto dando la vita anche per chi lo insultava. Abbiamo subito qualche insulto ultimamente? Come abbiamo reagito? Possiamo controllare se su questo aspetto abbiamo ancora bisogno di imparare qualcosa da Gesù.

  • Gesù ha portato dentro di sé sulla croce le conseguenze dei nostri peccati e anche la lontananza da Dio. I mistici ci dicono che abbiamo il modo per alleviare la sofferenza di Gesù: riconoscere il nostro peccato, chiedere perdono, lottare contro i nostri peccati, vivere come lui ci ha insegnato.

  • Un pagano ha riconosciuto il Figlio di Dio. Noi siamo cristiani dalla 'nascita'. Immaginiamo di trovarci anche noi sotto la croce e proviamo a dirci cosa significa per noi riconoscere che Gesù è il Figlio di Dio. E poi preghiamo.

 

Proposta di impegno

  • Se abbiamo subito un'offesa, proviamo a fare noi per primi un passo verso chi ci ha offeso.

 

V DOMENICA DI QUARESIMA - 18 marzo 2018

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni  12, 20-33

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

Parola del Signore.

 

Commento

La ricchezza di questo brano giovanneo richiede un po’ di attenzione.La ricchezza di questo brano giovanneo richiede un po’ di attenzione.Qui all’improvviso compaiono “alcuni Greci” (probabilmente proseliti non ebrei), che chiedono di ‘vedere’ Gesù a un apostolo che porta un nome evidentemente greco, Filippo, il quale si rivolge ad un altro che pure ha un nome greco, Andrea. Che vuol dire? Al momento in cui scrive, il vangelo è già diffuso tra i ‘greci’. Il verbo ‘vedere’ in Giovanni ha un significato pregnante, vale anche per ‘conoscere’ e ‘credere’. Qui si dice che dalla risurrezione in poi non ci si può più rivolgere direttamente a Gesù, ma, per ‘vederlo’, bisogna passare necessariamente attraverso la testimonianza degli apostoli, attraverso la Chiesa. L’evangelista poi si ‘dimentica’ di dirci cosa ha risposto Gesù ai Greci e anche se li ha effettivamente incontrati, ma registra abbondantemente la sua risposta agli apostoli. Così noi possiamo comprendere che sta rispondendo a chiunque desidera davvero vederlo per conoscere il suo vero volto. Dice, quindi chiaramente a loro e a noi che, essendo arrivata la tanto attesa ‘ora’, quella della passione, il luogo in cui bisogna vederlo, per conoscere nella verità chi è e credere in lui, è la croce.Così, le parole di Gesù annunciano e danno il senso della croce, in una prospettiva molto diversa dai sinottici. In pratica Giovanni dice ai suoi lettori: “quello che hanno scritto i sinottici è vero, ma io voglio mostrarvi il senso profondo di ciò che è successo e lo spirito con il quale il Verbo incarnato ha affrontato la passione; la croce è il trono regale, verso il quale Gesù si reca volontariamente, per dare liberamente la sua vita in obbedienza al Padre e per rendere suoi figli tutti gli uomini”.Giovanni, dunque, vede la crocifissione come la glorificazione di Gesù e l’immagine del chicco, che porta ‘molto frutto’, passando attraverso la 'morte', dice la vittoria della vita che si esprime in Gesù e che il Padre vuole comunicare a tutta l'umanità. Quindi l'evangelista ci mette di fronte a Gesù che si rivolge direttamente a noi: coloro che credono devono stare con lui per gustare la vita piena, anche passando attraverso la croce. Chi sceglie di fare della propria vita un dono per gli altri, e non la consuma per se stesso, condividerà il modo di vivere e di donare la vita del Cristo e sarà onorato dal Padre, cioè condividerà la vita stessa di Gesù, per sempre.Segue un’altra integrazione dei sinottici. Giovanni non ha la drammatica preghiera di Gesù nel Getsemani, la sostituisce in questo brano con la consapevolezza di Gesù di essere giunto alla sua ‘ora’, per questo si è incarnato e ha rivelato con molti ‘segni’ il progetto di amore del Padre. È turbato, ma deciso, per questo la sua preghiera diventa una richiesta al Padre di glorificare il suo nome. La traduzione è: “Padre, mostra agli uomini attraverso di me fino a che punto arriva il tuo amore per loro”, e la risposta del Padre si può esprimere in questi termini: “L’ho mostrato, inviando te nel mondo e lo mostrerò fino al punto estremo, quando tu salirai sulla croce e donerai lo Spirito. Allora tutti potranno vedere che il mio e il tuo amore per loro è senza limiti”.Così si realizza la salvezza dell’umanità, così saranno sconfitti il regno delle tenebre e il padre della menzogna, così Gesù, innalzato sul trono della croce, donando il suo Spirito, sprigionerà l’energia divina che attirerà tutti gli uomini che vorranno guardare a lui e credere in lui.

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Anche noi abbiamo lo stesso desiderio di 'vedere' Gesù? Lo possiamo incontrare e conoscere dentro di noi, se lo contempliamo mentre fa della sua vita il dono all'umanità, e nei fratelli, se riconosciamo in loro il dono della vita divina che li rende figli di Dio.Anche noi abbiamo lo stesso desiderio di 'vedere' Gesù? Lo possiamo incontrare e conoscere dentro di noi, se lo contempliamo mentre fa della sua vita il dono all'umanità, e nei fratelli, se riconosciamo in loro il dono della vita divina che li rende figli di Dio.

  • Anche noi vogliamo 'seguire' e 'servire' Gesù? È la strada che egli ci offre per essere con lui e sperimentare l'amore del Padre (è questa la nostra 'onorificenza'). Per essere sicuri di essere con Gesù, verifichiamo quanto e come facciamo della nostra vita un dono per i fratelli.

  • Chi si concentra sulla 'morte' del chicco si spaventa. Ma il Signore da noi non vuole la 'morte', ma l'accoglienza della vita piena, che lui ci dona, e la capacità di portare vita agli altri, anche passando attraverso la croce. Così Gesù ha 'prodotto molto frutto', così anche noi rendiamo feconda la nostra vita e non la conserviamo egoisticamente per noi stessi, facendone un dono per i fratelli.

  • Il profumo dell'amore vero e totale che dalla croce si spande nel mondo ci attira verso Gesù. Noi, Chiesa e cristiani di oggi, non possiamo 'convincere' nessuno a credere. Solo se diffondiamo lo stesso profumo di Cristo, è possibile che uomini e donne del nostro mondo si lascino attirare verso Gesù.

 

Proposta di impegno

  • Accettiamo qualche sofferenza, offrendola al Signore, per un nostro fratello in difficoltà.

 

IV DOMENICA DI QUARESIMA - 11 marzo 2018

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni  3, 14-21

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:  «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

Parola del Signore.

 

Commento

Il modo con cui Giovanni evangelista fa annunciare a Gesù la propria passione è molto diverso da quello dei sinottici. Il modo con cui Giovanni evangelista fa annunciare a Gesù la propria passione è molto diverso da quello dei sinottici. Nella cacciata dei venditori, Gesù annuncia la distruzione del tempio, parlando del suo corpo, ma afferma che lui lo farà risorgere in tre giorni. In questo brano collega se stesso al serpente di bronzo, che Mosè innalzò nel deserto dell'Esodo, perché chi fosse stato morso dai serpenti velenosi, guardandolo, si salvasse. Qui presenta la crocifissione come un innalzamento, che permetterà agli uomini di guardarlo e di essere salvati, cioè di essere ammessi a condividere la vita stessa di Dio, che lui è venuto a donare. Sembra che Giovanni voglia spogliare la passione di tutti gli elementi umilianti (erano già scritti nei sinottici), per affermare che sulla croce, oltre la debolezza, si rivela in tutto il suo splendore l’amore del Padre attraverso quello del Figlio: la croce, dunque, è nello stesso tempo la debolezza e la forza di Cristo, è la sua umiliazione e la sua gloria!Per i cristiani (e per quelli che non credono), che si chiedono come mai il Padre ha permesso quella morte ignominiosa del Figlio, Giovanni proclama a voce alta e con forza che tutto quello che il Padre ha fatto ha una sola motivazione: il suo amore per il mondo, cioè per tutti gli uomini, che vuole salvare, rendendoli figli suoi, a immagine del Figlio eterno. E il Figlio è perfettamente d’accordo con il Padre e viene nel mondo proprio per realizzare il progetto di amore della Trinità, per fare di tutti gli uomini che credono la famiglia di Dio, radunando tutti i figli, dispersi, nell’unità della fede e dell’amore. Lo fa attraverso un segno di amore inimmaginabile: dona la sua vita sulla croce.L’amore donato chiede amore e l’amore non esiste senza libertà. Il Figlio, innalzato per amore, non impone la salvezza, ma la dona a chi la accetta, credendo in lui. È questo che determina una divisione tra gli uomini: quelli che credono nel Figlio e quelli che non credono. Giovanni ci tiene a chiarire a tutti che non è il Figlio a giudicare e condannare, ma sono gli uomini a scegliere da che parte stare.La metafora del contrasto tra la luce e le tenebre è tipica di Giovanni. Tutto ciò che viene da Dio è luce, tutto ciò che si oppone a lui è tenebra. La luce è vita, la tenebra è morte. La luce è bene, la tenebra è male. Il bene risplende, perché è verità, il male e il peccato si nascondono, perché sono menzogna. Più avanti Giovanni fa dire chiaramente a Gesù chi è il padre della menzogna e chi sono i suoi figli (8,44). Dall'altra parte, il compito dei credenti in Cristo è far risplendere il loro volto di figli di Dio, attraverso opere di bene, di verità e di misericordia, perché chi non crede ne sia illuminato, affascinato e anche conquistato.

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Essere innalzato. Per Gesù è il modo per dire che offre la sua vita, la spende tutta a servizio della vita e della felicità dei suoi fratelli. Tanti in questo mondo vogliono essere innalzati per stare al di sopra degli altri e sentirsi superiori. I santi sono stati, e sono ancora oggi, 'innalzati' come Gesù.Essere innalzato. Per Gesù è il modo per dire che offre la sua vita, la spende tutta a servizio della vita e della felicità dei suoi fratelli. Tanti in questo mondo vogliono essere innalzati per stare al di sopra degli altri e sentirsi superiori. I santi sono stati, e sono ancora oggi, 'innalzati' come Gesù.

  • Gesù ha fatto l'esperienza di essere condannato. Se solo ci impegniamo un po' a vivere il vangelo, certamente daremo fastidio a qualcuno. Chiediamo al Signore di aiutarci a sopportare le critiche, le derisioni, le piccole persecuzioni, con la costanza nel testimoniare la nostra fede e con la gioia di somigliare a lui.

  • Non per condannare ma per salvare. Noi siamo tra i cristiani che amano guardare agli altri per criticare, sparlare e condannare? Oppure ci mettiamo a servire nella comunità per contribuire a salvare ad ogni costo qualcuno?

  • Credere alla luce, vivere nella luce, diventare luce, significa: credere a Gesù, vivere in Gesù, diventare Gesù. Ci piace come progetto di vita?

 

Proposta di impegno

  • Scegliamo un ambiente di vita quotidiana in cui far risplendere la nostra fede attraverso le opere buone.

 

III DOMENICA DI QUARESIMA - 4 marzo 2018

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni  2, 13-25

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

Parola del Signore.

 

Commento

Leggendo di questo episodio nei sinottici, molti cristiani pensano: “Ecco, anche Gesù si arrabbiava, quindi…”. Ma è probabile che Giovanni non sia d’accordo, per lui non sarebbe uno scatto di ira. Leggendo di questo episodio nei sinottici, molti cristiani pensano: “Ecco, anche Gesù si arrabbiava, quindi…”. Ma è probabile che Giovanni non sia d’accordo, per lui non sarebbe uno scatto di ira. Anzitutto sposta questo avvenimento dalla fine del ministero all’inizio. Nei sinottici i contrasti con i Giudei nascono sull’osservanza della Legge e in particolare sul sabato; partendo da questo, Gesù si presenta come figlio di Dio e suscita l’ira dei suoi avversari, che decidono di eliminarlo. Giovanni invece pone come inizio della polemica una discussione sul tempio. Per i Giudei il tempio era il luogo dell’abitazione di Dio; chi lo voleva incontrare, pregare e ricevere i suoi doni, doveva andare a Gerusalemme. Ma ciò che avrebbe dovuto alimentare l’autentico rapporto religioso con Dio, si era trasformato in un commercio, quasi che l’incontro con il Signore fosse determinato da un'offerta materiale, anzi dal ‘valore’ dell’offerta. In questo modo il volto di Dio e il rapporto con lui venivano deformati. Gesù, di fronte a questo modo rapportarsi a ‘suo’ Padre, si indigna profondamente e reagisce con una certa violenza. Si tratta di ira? Per Giovanni no. Infatti tra lo sguardo sul ‘mercato’ e l’intervento clamoroso, l'evangelista introduce una piccola pausa: Gesù si siede e confeziona pazientemente una frusta di cordicelle. Questo semplice particolare ci orienta a cambiare l’arrabbiatura in azione profetica. Gesù agisce con piena consapevolezza, come i profeti del Primo Testamento, per dare un segno che non passi inosservato e che la gente ricordi. Vuole affermare qual è il genuino senso del tempio e presentare il vero volto di Dio, insieme al corretto rapporto degli uomini con lui. Che sia un gesto profetico lo hanno capito anche i Giudei, i quali non arrestano Gesù, ma gli chiedono un segno, che dimostri la sua qualifica di profeta. Inoltre, Giovanni si serve di questo episodio, per annunciare la sostituzione del tempio di Gerusalemme con il corpo di Gesù. Quando l'evangelista scrive, il tempio è già distrutto. I cristiani, ma anche i Giudei, devono sapere che quel tempio era solo il simbolo di una realtà molto più grande e più bella che l’avrebbe sostituito: Gesù stesso. Da quando si è fatto carne, è lui il vero tempio di Dio nel mondo e l’accesso al Padre non è condizionato né dal tempo né dal luogo. I Giudei distruggeranno questo vero tempio, ma lui lo ‘ricostruirà’ in tre giorni e nessuno potrà più  distruggerlo. Così l’accesso al Padre è sempre libero e ‘gratuito’ per tutti coloro che lo cercano “in spirito e verità”, passando attraverso Gesù, via, verità e vita.Gli apostoli capiranno dopo la risurrezione, i cristiani la risurrezione l’hanno già 'vista' e quindi hanno tutta la possibilità di accedere alla vera fede, ben diversa da quella di chi cerca i miracoli. Gesù non può fidarsi di chi lo segue per i miracoli, perché sa benissimo che la fede, che ha come radice il miracolo, alle prime difficoltà si dissolve. Con lui non abbiamo bisogno di raccomandazioni né di raccontargli mezze verità per giustificarci, lui ci conosce fino in fondo.

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Chi ancora oggi fa della casa di Dio un mercato? Tutti coloro che usano la religione, per arricchirsi, per avere potere sugli altri, per accaparrare voti, per discriminare i fratelli, per sentirsi migliori degli altri, per affermare se stessi...Chi ancora oggi fa della casa di Dio un mercato? Tutti coloro che usano la religione, per arricchirsi, per avere potere sugli altri, per accaparrare voti, per discriminare i fratelli, per sentirsi migliori degli altri, per affermare se stessi...

  • Gesù ci invita a un rapporto con Dio non basato su scambi di offerte e di favori, ma sull'amore filiale verso il Padre, fonte di ogni bene. La preghiera del cuore non ha bisogno di supporti materiali per essere accolta da Dio e per generare la pace interiore e la gioia profonda.

  • I Giudei chiedono un segno e Gesù annuncia la sua passione. Noi abbiamo bisogno ancora di altri segni, per riconoscere l'infinito amore misericordioso del Padre e di Gesù per noi e per tutti?

  • Gli apostoli ora non capiscono ma registrano e al momento opportuno ricordano e così possono interpretare correttamente gli avvenimenti. Noi abbiamo a disposizione il vangelo per leggere in profondità, alla luce dell'amore del Padre e di Gesù, tutto quello che succede nella nostra vita e nella vita dei nostri fratelli.

 

Proposta di impegno

  • Questa settimana al Signore non chiediamo nulla per noi stessi, ma solo per gli altri.

 

II DOMENICA DI QUARESIMA - 25 febbraio 2018

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco 9, 2-10

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Parola del Signore.

 

Commento

 

La pagina del cosiddetto sacrificio di Isacco suscita emozioni e reazioni molto forti dal punto di vista umano. Però è una pagina da leggere nella fede. Il Primo Testamento ha molte situazioni e simboli comprensibili solo alla luce di tutto quello che Gesù ha mostrato e rivelato nella pienezza dei tempi: l'infinito e incomparabile amore di Dio Padre, che ha accettato il sacrificio del Figlio unigenito per la nostra salvezza. La fede di Abramo, che si esprime in una obbedienza anche di fronte all'incomprensibile, allora può diventare rimprovero alla nostra fede debole e vacillante, che può somigliare a quella degli apostoli prima della risurrezione del Signore. Anche solo l'annuncio della passione li ha fatti entrare in crisi. Per questo Gesù ne ha portati solo tre sul Tabor. La pagina del cosiddetto sacrificio di Isacco suscita emozioni e reazioni molto forti dal punto di vista umano. Però è una pagina da leggere nella fede. Il Primo Testamento ha molte situazioni e simboli comprensibili solo alla luce di tutto quello che Gesù ha mostrato e rivelato nella pienezza dei tempi: l'infinito e incomparabile amore di Dio Padre, che ha accettato il sacrificio del Figlio unigenito per la nostra salvezza. La fede di Abramo, che si esprime in una obbedienza anche di fronte all'incomprensibile, allora può diventare rimprovero alla nostra fede debole e vacillante, che può somigliare a quella degli apostoli prima della risurrezione del Signore. Anche solo l'annuncio della passione li ha fatti entrare in crisi. Per questo Gesù ne ha portati solo tre sul Tabor. Il brano della trasfigurazione costituisce, in certo modo, una sintesi del vangelo di Marco; egli lo apre con la proclamazione che Gesù è il Figlio di Dio, annuncio confermato nel battesimo al Giordano da Dio Padre stesso; alla fine della passione, un centurione pagano, vedendo come era morto Gesù, dichiara: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!». E allora, il lettore, secondo Marco, non solo non si deve scandalizzare, come hanno fatto gli apostoli, della passione e della morte in croce, ma addirittura, proprio per come muore, senza neanche aspettare la risurrezione, può riconoscere in Gesù il Figlio di Dio. La risurrezione è la conferma definitiva.Proprio al centro del vangelo Pietro risponde a Gesù: «Tu sei il Cristo», che è la traduzione greca dell’ebraico ‘Messia’.Ma Gesù sa benissimo che l’idea di messia che hanno i suoi amici è molto lontana dalla sua. Così comincia a mettere in chiaro le cose: “sono il Messia, ma sarò tradito e ucciso... il terzo giorno risorgerò”.Gli apostoli, e Pietro per primo, non solo non capiscono, ma non accettano. La pazienza di Gesù nell’educare gli apostoli è davvero ‘divina’. Sa che non potranno capire, se non dopo la risurrezione, ma vuole incoraggiarli, per quanto è possibile.Ne prende solo tre, i più vicini, e dà loro un segno della sua identità 'intera': li porta sul monte (richiama il Sinai); il Padre lo rende luminoso (come sarà da risorto); Mosè, il condottiero legislatore, ed Elia, il profeta rapito in cielo, conversano con lui; la nube, che nel deserto indicava la presenza di Dio, li copre e la voce del Padre dichiara ai tre discepoli che Gesù è suo figlio e devono ascoltarlo, cioè imparare e lasciarsi guidare da lui.Gli apostoli si spaventano, perché, avendo visto una chiara manifestazione divina, temono di morire, ma l'esperienza è così bella che vorrebbero continuasse, come sarà in Paradiso. Ma la trasfigurazione è soltanto un segno che anticipa ciò che sarà nella risurrezione e nel Regno definitivo.E poi Gesù ordina di tacere. I suoi tre amici ricorderanno l’esperienza, ma conserveranno la discrezione necessaria, perché gli altri, forse, di fronte a una manifestazione così chiara della  figliolanza divina di Gesù, avrebbero potuto confermarsi nell’idea di un Messia trionfatore in questo mondo.Una scena ricchissima di significato e riferimenti biblici per dire che Gesù è uomo, è figlio di Dio, è il profeta definitivo che fa conoscere il vero volto di Dio, è il nuovo e ultimo legislatore, che passerà vittorioso attraverso la morte.

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Gli apostoli hanno 'visto' l'invisibile di Gesù. Anche in noi c'è l'invisibile: siamo figli di Dio. Abbiamo vissuto momenti e situazioni in cui gli altri hanno visto risplendere sul nostro volto la somiglianza con Gesù?Gli apostoli hanno 'visto' l'invisibile di Gesù. Anche in noi c'è l'invisibile: siamo figli di Dio. Abbiamo vissuto momenti e situazioni in cui gli altri hanno visto risplendere sul nostro volto la somiglianza con Gesù?

  • Sulla croce vediamo tutti la seconda trasfigurazione di Gesù. In ogni persona che soffre siamo chiamati a 'vedere' il volto del Figlio di Dio sofferente. Gesù lo ha detto fin troppo chiaramente: “tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me” (Mt 25,40).

  • Pietro vuole 'fermare' il momento di Paradiso. Gesù lo riporta nella quotidianità. I momenti di felicità piena hanno lo scopo di illuminare e renderci capaci di riempire di amore concreto la vita quotidiana e i sacrifici. Proverbio citato spesso da don Bosco: “In Paradiso non si va in carrozza”.

  • “Ascoltatelo”. Nel momento in cui pensiamo che ormai il vangelo lo sappiamo e non ci troviamo niente di nuovo per la nostra vita, se ci guardiamo dentro sinceramente, scopriamo di aver dato ascolto fin troppo ad altri maestri... Forse senza accorgercene abbiamo scelto di tenerci stretta la nostra vita, fuggendo dalla Parola che ci chiede di convertirci.

 

Proposta di impegno

  • Se stiamo vivendo un periodo difficile, ricordiamo i momenti, le persone e le situazioni in cui abbiamo sperimentato l'amore del Signore e la bellezza della vita.

 

I DOMENICA DI QUARESIMA - 18 febbraio 2018

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco 1, 12-15

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

Parola del Signore.

 

Commento

 

Sembra che Marco ci tenga a presentare Gesù in tutta la sua potenza, dato che Giovanni Battista aveva detto che stava aspettando “uno più forte”. Ma, scrivendo per i cristiani, chiede loro di leggere con attenzione, anche tra le righe. Cerchiamo di farlo anche noi.Sembra che Marco ci tenga a presentare Gesù in tutta la sua potenza, dato che Giovanni Battista aveva detto che stava aspettando “uno più forte”. Ma, scrivendo per i cristiani, chiede loro di leggere con attenzione, anche tra le righe. Cerchiamo di farlo anche noi.Le tentazioni sono raccontate in due versetti, ma richiedono un lettura su tre tempi: il Primo Testamento, la storia di Gesù, l’esperienza dei primi cristiani.Vediamo il contesto. Marco ha dichiarato che Gesù è Figlio di Dio fin dal primo versetto, poi fa dire la stessa cosa con solennità da Dio Padre nel battesimo al Giordano. Dopo la vittoria sul nemico, il Signore Gesù inizia la sua predicazione, sintetizzata in quattro frasi lapidarie ma ricchissime, che noi abbiamo già sentito qualche domenica fa.Così collocati, i due versetti svelano una significatività straordinaria.Nel Primo Testamento Israele, che Dio tratta come un figlio, è stato tentato nel deserto e non era rimasto fedele, aveva tolto la fiducia a Dio e si era lasciato guidare da altri spiriti. Per questo tutta una generazione non poté entrare nella Terra Promessa. Mosè per due volte aveva digiunato 40 giorni sul Sinai, quando ricevette le tavole della Legge, prima e dopo il peccato del vitello d’oro. Il profeta Elia aveva camminato e digiunato per 40 giorni per arrivare al Sinai, dove incontrò e conobbe Dio in maniera nuova, personale e intima. I Profeti, Isaia in particolare, avevano preannunziato con la venuta del Messia la pace fra cielo e terra e nella natura.L’esperienza di Gesù nel deserto si richiama a tutto questo: è lui il Figlio obbediente, che vince ogni tentazione con la forza dello Spirito; con lui inizia la pace nella natura e fra cielo e terra, per questo sta con le bestie selvatiche ed è servito dagli angeli; digiuna per quaranta giorni e, come Mosè, chiede perdono al Padre per i peccati dei suoi fratelli e riceve la Legge dell'amore che deve annunciare come vangelo; come Elia, incontra nell’intimità il Padre, che deve annunciare all’umanità, bisognosa di conoscere il vero volto di Dio e la sua misericordia paterna.In alternativa, qualche commentatore interpreta le fiere come figure dei poteri violenti con i quali Gesù si scontrerà e che lo condanneranno a morte; sono i potenti, i quali perseguiteranno i cristiani in ogni epoca. Per tutta la vita Gesù lotterà e la sua vittoria si realizza nella morte e risurrezione. Ma il Signore non è stato solo, così gli angeli, di cui parla Marco, rappresentano tutti coloro che lo hanno accompagnato, sostenuto e aiutato nel suo cammino messianico, non solo i suoi contemporanei, ma tutti coloro che nella storia hanno accolto, anche inconsapevolmente, l'amore di Dio e hanno vissuto da figli suoi. I primi cristiani stavano subendo varie tentazioni e persecuzioni. Guardando a Gesù nel deserto, potevano essere sicuri che, se si lasciavano condurre dallo Spirito Santo, avrebbero avuto anch’essi la sua luce e la sua forza per essere vittoriosi contro l’avversario; in questa maniera non avrebbero più avuto paura di nulla e avrebbero sperimentato l’aiuto concreto dello Spirito Santo e dei fratelli nella fede.Il digiuno, come lotta contro ogni forma di male interiore, e la preghiera, come colloquio filiale con Dio, avrebbero reso la Chiesa e ogni cristiano capaci di portare la bella notizia della salvezza a tutti gli uomini, di mostrare che il regno di Dio è davvero iniziato nel mondo e di invitare alla conversione del cuore tutti gli uomini di buona volontà.

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Lo Spirito a sospingere Gesù nel deserto, per affrontare l'avversario. È lo Spirito che ci sospinge nel mondo, per condividere la vita con gli altri. Non possiamo desiderare né sperare di sfuggire a tutte le tentazioni. Abbiamo il compito di affrontarle, come Gesù, e vincerle con la potenza dello Spirito, che ci è stato donato e abita in noi.Lo Spirito a sospingere Gesù nel deserto, per affrontare l'avversario. È lo Spirito che ci sospinge nel mondo, per condividere la vita con gli altri. Non possiamo desiderare né sperare di sfuggire a tutte le tentazioni. Abbiamo il compito di affrontarle, come Gesù, e vincerle con la potenza dello Spirito, che ci è stato donato e abita in noi.

  • Nel deserto si vive dell'essenziale. Il luogo in cui viviamo è il nostro deserto. Una vita sobria ci permette di sperimentare come gli angeli e i fratelli ci offrano il loro servizio, perché il nostro spirito sia nutrito di ciò che è invisibile e che rimane per sempre.

  • Il digiuno quaresimale ci permette di sperimentare la libertà dello spirito, l'ascolto della Parola, la preghiera filiale e fervorosa, il desiderio e la scelta di amare e servire i fratelli. È questa la conversione a cui Gesù ci invita con parole pressanti e decise.

  • Tutti i nostri fratelli affrontano le prove della vita e molti, ancora oggi, anche la persecuzione. Noi, che crediamo e siamo tempio dello Spirito, possiamo essere gli angeli che sostengono i nostri fratelli bisognosi di aiuto, sostegno, consolazione, speranza.

 

Proposta di impegno

  • Combattiamo contro quella tentazione, anche "piccola", nella quale cadiamo più spesso.

 

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Domeniche del tempo Ordinario (Anno B)

 (dal Battesimo del Signore al tempo di Quaresima)

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - 11 febbraio 2018

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco 1, 40-45

IIn quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Parola del Signore.

 

Commento

 

Anche oggi ci sono molti 'lebbrosi' per i motivi più diversi; sono gli emarginati, gli esclusi dalla vita. Gesù ha toccato il lebbroso, si è fatto vicino per compassione. Oggi tocca alla Chiesa e a ogni cristiano avvicinare con compassione i deboli, i bisognosi di ogni tipo, i migranti... per offrire loro una speranza di vita. Anche oggi ci sono molti 'lebbrosi' per i motivi più diversi; sono gli emarginati, gli esclusi dalla vita. Gesù ha toccato il lebbroso, si è fatto vicino per compassione. Oggi tocca alla Chiesa e a ogni cristiano avvicinare con compassione i deboli, i bisognosi di ogni tipo, i migranti... per offrire loro una speranza di vita. Nella vita e nella riflessione della Chiesa oggi si intrecciano in vari modi la libertà, le regole e la carità e a volte assistiamo, oppure ne siamo coinvolti, a dispute senza soluzioni. San Paolo ci offre due criteri che non risolvono tutti i contrasti, ma chiedono una profonda conversione interiore a tutti e a ciascuno: il primo è quello di pensare e agire, con il desiderio e la scelta di somigliare a Gesù; il secondo ribadisce il primato della carità, che si fa misericordia e compassione verso i più deboli, senza che si arrivi a credersi superiori agli altri.Ascoltiamo un brano scarno ed essenziale, ma significativo nel vangelo di Marco. La lebbra era una malattia strana. In Israele poteva riguardare anche diverse malattie della pelle che non erano lebbra, per cui poteva anche esserci qualche guarigione spontanea. In ogni caso era regolata dalla Legge: chi veniva riconosciuto lebbroso doveva essere allontanato dalla comunità civile, per la paura del contagio, e da quella religiosa, per il suo legame stretto con il peccato. Il lebbroso era ritenuto una persona ‘punita’ da Dio per chissà quale terribile colpa (Maria, sorella di Mosè, insieme ad Aronne, aveva mormorato contro di lui, ed era stata punita con la lebbra, da cui fu risanata per l’intercessione di Mosè stesso, dopo essere stata sette giorni fuori dall'accampamento). Il lebbroso era considerato un morto ambulante e contagioso. Il brano presenta un lebbroso, probabilmente inguaribile, che ha sentito parlare di Gesù e si presenta con una fiducia chiara: Gesù può guarirlo. Egli crede nella potenza di Gesù, ma forse non conosce bene la sua misericordia, perché pensa che Gesù possa pretendere delle condizioni: “se vuoi”. Potrebbe Gesù non volere? L'evangelista risponde al dubbio, sottolineando la compassione di Gesù e la sua decisione immediata, seguita da un gesto non consentito, ma che esprime il passaggio della vita nuova da Gesù al lebbroso: lo tocca. La morte civile e religiosa è vinta. La purificazione (guarigione dello spirito, prima che del corpo) è quindi frutto prima della compassione di Gesù e poi della sua potenza.L'ex-lebbroso deve presentarsi al sacerdote, il quale, secondo la Legge, aveva il compito di verificare l’avvenuta guarigione e di consegnare il documento che consentiva il rientro nella comunità civile e religiosa, da cui era stato escluso.Così Gesù fa rispettare la Legge al guarito, ma rende questo miracolo anche un segno per i sacerdoti. Infatti tutti sapevano che solo Dio ha il potere di guarire e purificare un lebbroso. Fin qui tutto bene, ma ci sono due verbi che sicuramente ci suonano strani: “ammonendolo severamente, lo cacciò via…”. Come si legano alla compassione e come si spiegano? Possiamo immaginare l’esultanza del guarito che mette in allarme Gesù: non vuole assolutamente che la gente lo veda solo come guaritore potente e anche come colui che può impadronirsi del potere politico e militare. Sembra quasi che qui Gesù voglia essere obbedito, ricorrendo alla severità. Marco però, raccontando la disobbedienza del lebbroso purificato, può dare l’impressione di stare dalla sua parte: potremmo pensare che voglia dire ai suoi lettori cristiani, i quali col battesimo sono stati guariti dalla lebbra del peccato, che dovrebbero imitarlo nel proclamare la bontà del Signore. Ma la disobbedienza è chiara. Allora forse più giustamente possiamo ritenere che anche l'evangelista, dopo Gesù, non approvi la propaganda della potenza di Gesù e, ancora di più, non condivida le iniziative individuali nell'evangelizzazione. Difatti poco dopo Gesù, manderà gli apostoli in missione non da soli, ma a due a due con indicazioni precise.E comunque questa disobbedienza, nota ancora Marco, procura a Gesù non pochi fastidi pratici e interiori: non può entrare in città e ha la netta sensazione che molti lo cerchino non per il vangelo, ma per ottenere o vedere i miracoli. È sicuro che Gesù non cerca la fama, ma la fede.

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Siamo invitati a metterci nei panni del lebbroso e ci chiediamo: perché andiamo da Gesù? Cerchiamo la sua potenza che ci risolva i problemi o il suo amore che trasforma il nostro cuore?Siamo invitati a metterci nei panni del lebbroso e ci chiediamo: perché andiamo da Gesù? Cerchiamo la sua potenza che ci risolva i problemi o il suo amore che trasforma il nostro cuore?

  • Il lebbroso teme che il Signore possa mettere delle condizioni per la guarigione. Non siamo noi a mettere delle condizioni alla nostra fede e al nostro amore verso Gesù, del tipo: “crederò e amerò, se tu...”?

  • L'ex-lebbroso non obbedisce a Gesù e fa tutto da solo. Noi cristiani apparteniamo a una comunità di fede e di amore. Possiamo pensare di essere testimoni di Cristo, prendendo le distanze dalla Chiesa, da qualche punto del suo insegnamento o dalle sue scelte pastorali?

  • I lebbrosi di oggi hanno bisogno di qualcuno che abbia compassione. I messia di oggi possono essere un po' i singoli cristiani, ma molto di più le parrocchie, le comunità, i gruppi, le associazioni e i movimenti.

 

Proposta di impegno

  • Conosco forse un 'lebbroso' nel quartiere, nel condominio, tra i miei familiari? Il Signore ci invita a risvegliare la nostra compassione.

 

V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - 4 febbraio 2018

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco 1, 29-39

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Parola del Signore.

 

Commento

 

L'autore del libro di Giobbe cerca una risposta di senso per il dolore dell'innocente, ma riesce solo a chiedere di avere fiducia in Dio, che tutto sa, anche ciò che l'uomo non può comprendere. Gesù, a questo domanda drammatica degli uomini di ogni tempo, non offre una risposta teorica, ma, condividendo la condizione dell'innocente perseguitato e ucciso, mostra che il Figlio di Dio, innocente, soffre proprio come ogni uomo e con il suo sacrificio è causa di salvezza dell'umanità peccatrice.L'autore del libro di Giobbe cerca una risposta di senso per il dolore dell'innocente, ma riesce solo a chiedere di avere fiducia in Dio, che tutto sa, anche ciò che l'uomo non può comprendere. Gesù, a questo domanda drammatica degli uomini di ogni tempo, non offre una risposta teorica, ma, condividendo la condizione dell'innocente perseguitato e ucciso, mostra che il Figlio di Dio, innocente, soffre proprio come ogni uomo e con il suo sacrificio è causa di salvezza dell'umanità peccatrice.L'amore di Cristo è totalmente gratuito e non arretra di fronte alle difficoltà, alla persecuzione e alla morte. Da lui l'apostolo Paolo ha imparato la gratuità nel portare il vangelo ai pagani, perché non c'è dono più grande di questo: offrire a tutti la strada della conoscenza di Dio e della salvezza eterna.L'amore vero non aspetta momenti eccezionali, ma si diffonde nella vita quotidiana. È questo che prova a mostrare Marco, presentandoci una giornata-tipo di Gesù. La prima scena è familiare. Dopo l'ascolto della parola di Dio nella sinagoga, Gesù e i suoi primi discepoli si spostano in casa e lì trovano un problema: la suocera di Pietro ha la febbre. In quel tempo la febbre era considerata malattia in sé, non solo un sintomo. Probabilmente era lei che ‘governava’ la casa. Possiamo immaginare che, per la presenza di ospiti in casa, ci sia stato del disagio, per quanto piccolo e risolvibile diversamente. Ma Gesù la guarisce. Può sembrare un miracolo piccolo e semplice, invece è molto significativo: i discepoli, che non sanno come intervenire, pregano; Gesù si fa vicino all'inferma, la prende per mano e la 'risuscita' (il verbo usato è quello della risurrezione); la donna riacquista la piena salute. Quindi Marco sottolinea la conclusione: ella si mette a servire. Il legame tra il dono della guarigione e il servizio ai fratelli è un elemento di non piccola importanza per la vita spirituale e la carità quotidiana di una comunità cristiana.La seconda scena è collocata dopo il tramonto, quando, finiti gli obblighi del sabato, ci si poteva muovere liberamente. Gesù si reca nel luogo in cui la gente si raduna e così incontra ‘la città’ e si prende cura di chi ha bisogno. Non aspetta, va dove ci sono le persone bisognose della sua parola e del suo aiuto. Ma non accetta pubblicità, tanto meno dai demòni, che è venuto a scacciare, perché la conoscenza che hanno di lui non è legata alla fede e all'amore, ma alla paura. Egli vuole che la gente impari a riconoscerlo Messia da come lui parla e agisce e non dalla paura rabbiosa dell’avversario.La terza scena è più complessa. Gesù si alza di notte e si apparta per pregare. La preghiera per lui è il dialogo di amore con suo Padre, che gli serve come l’aria che respira e da cui trae chiarezza per la sua missione ed energia per portarla avanti. I discepoli invece non lo capiscono (è la prima di una lunga serie di incomprensioni), anzi sembra che lo rimproverino, dicendogli più o meno così: “Come mai sei qui, dal momento che tutti ti cercano? Ieri hai avuto molto successo, perché non ti preoccupi di utilizzarlo?” Ma Gesù, fresco di dialogo con il Padre, sa bene cosa deve fare: andare altrove per annunciare il vangelo, libero da qualunque legame o interesse personale.

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • La suocera. Il Signore ogni giorno ci fa dei doni, non principalmente per il nostro benessere psico-fisico, ma anzitutto per metterci in condizione di amare e servire i fratelli.La suocera. Il Signore ogni giorno ci fa dei doni, non principalmente per il nostro benessere psico-fisico, ma anzitutto per metterci in condizione di amare e servire i fratelli.

  • Gesù va dove si raduna la gente e dove chi ha bisogno può incontrarlo. Certamente questo atteggiamento di Gesù interpella tutta la Chiesa: i vescovi, i preti, i diaconi, i laici impegnati, e ciascuno di noi.

  • Gesù fa tacere i demòni, non vuole pubblicità da loro. Quanti, senza fede autentica, elogiano la Chiesa, i suoi insegnamenti e i suoi 'valori' per interesse politico o ideologico, somigliano a quei demòni. Gesù li farebbe tacere.

  • Gesù ha bisogno di pregare. Dall'incontro con il Padre riceve consapevolezza di sé, chiarezza per la missione e libertà assoluta da tutti i condizionamenti. Gli apostoli non sono ancora liberi dalla mentalità di questo mondo. E noi?

 

Proposta di impegno

  • Facciamoci vicini a parenti, amici e conoscenti che stanno soffrendo, per sostenerli e aiutarli.

 

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - 28 gennaio 2018

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco 1, 21-28

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Parola del Signore.

 

Commento

 

Israele si chiedeva come distinguere i veri profeti dai falsi. Anche noi ce lo chiediamo. Pur sapendo che con il battesimo tutti noi siamo stati resi profeti, prima con la vita e poi con la parola, andiamo alla ricerca di chi ci parli a nome di Dio e ci indichi la strada della vita piena e della salvezza. Il nostro criterio è Gesù con il suo vangelo. Se chi ci parla somiglia a Gesù, traduce correttamente nel nostro tempo il vangelo e ha il dono di adattarlo alla nostra vita, allora possiamo fidarci.Israele si chiedeva come distinguere i veri profeti dai falsi. Anche noi ce lo chiediamo. Pur sapendo che con il battesimo tutti noi siamo stati resi profeti, prima con la vita e poi con la parola, andiamo alla ricerca di chi ci parli a nome di Dio e ci indichi la strada della vita piena e della salvezza. Il nostro criterio è Gesù con il suo vangelo. Se chi ci parla somiglia a Gesù, traduce correttamente nel nostro tempo il vangelo e ha il dono di adattarlo alla nostra vita, allora possiamo fidarci.Leggendo Paolo, riscopriamo che resistono dei pregiudizi duri a morire. Uno è quello che fa pensare, che i preti e i religiosi siano più vicini a Dio, per una sorta di superiorità spirituale, frutto della loro scelta di vita. In realtà, la santità non dipende dalla condizione e dal ruolo assunti nella Chiesa, ma dalla corrispondenza delle scelte e della vita quotidiana al vangelo di Gesù. E su questo i cristiani, davanti a Dio, partono tutti alla pari. In qualunque stato di vita, single, consacrati, sposati..., ciascuno è chiamato a vivere il vangelo e a crescere nella fede, nella speranza e nella carità, per conformarsi a Cristo e arrivare in Paradiso. Per questo Gesù è venuto e ha proclamato il vangelo.L'evangelista Marco finora, a parte le due affermazioni e i due imperativi di domenica scorsa, non ci ha detto cosa Gesù insegnasse, però ci tiene a dire subito, che il suo insegnamento era autorevole ed essenzialmente nuovo e diverso da quello degli scribi.  In cosa consiste questa autorità che emana da Gesù? Anzitutto, tenendo conto di ciò che leggiamo in seguito nel vangelo, possiamo pensare che fin dall’inizio nell’insegnamento di Gesù non ci fossero ipotesi soggette a interpretazioni soggettive, né idee prese da altri, ma semplice comunicazione di qualcosa che nasceva dal suo interno e portava impresso il sigillo della verità conosciuta e sperimentata solo da lui. Inoltre si presenta come una novità rispetto a ciò che gli scribi ripetevano ormai da troppo tempo (Gesù rispetta la Legge, ma la completa e la supera, libero dalle pastoie dei precetti e delle interpretazioni dei rabbini). Perché la gente è disponibile ad accogliere ciò che Gesù insegna? E qui possiamo collocare una caratteristica dell’insegnamento di Gesù, collegata alla sua potenza: quello che lui dice si verifica. È il criterio che il Primo Testamento dava per distinguere il vero profeta dal falso. E l’evangelista ci tiene a dimostrare subito l' autorità e la potenza del Figlio di Dio incarnato. Il demonio che va allo scontro con Gesù è chiamato spirito ‘impuro’, non in riferimento alla dimensione sessuale, ma in opposizione alla santità: ciò che viene da Dio è santo, quindi puro, luminoso; ciò che si allontana o si oppone a lui è impuro, quindi 'sporco' e tenebroso. Gli indemoniati non erano ammessi nella sinagoga, perciò possiamo pensare che il demonio si sia tenuto nascosto, ma di fronte alla parola di Gesù si sia sentito costretto ad uscire allo scoperto e a sfidarlo con le sue grida. Quello che dice è significativo per l’identità e la missione di Gesù. Marco ha fatto dire qualcosa dal Battista ma la proclamazione di Gesù come Figlio di Dio l’ha già fatta direttamente il Padre nel battesimo. Ora è l’avversario, Satana, che per bocca di un suo alleato, prima dice di conoscere la missione di Gesù, distruggere il potere del maligno, e poi  di trovarsi di fronte all’inviato di Dio, e quindi invincibile. Gesù però non vuole assolutamente una propaganda demoniaca, per questo gli ordina di tacere e di lasciare libera quella persona.Questa liberazione, mentre dà inizio alla sconfitta del maligno, è per la gente il segno che Gesù davvero viene da Dio e insegna la verità: sono queste le fonti della sua autorità e della novità che porta nel mondo.E oggi? I predicatori insegnano con autorità? È Gesù la fonte dell'autorità di chi annuncia il vangelo. Gli spiriti maligni, che spingono al male gli uomini e le donne di oggi non sopportano il vangelo, perché una predicazione che mostra la forza della Parola di Dio è capace di liberare i cuori dagli influssi dell'avversario. La Chiesa e ogni cristiano hanno la bella missione di proclamare ogni giorno questa Parola che libera e dà speranza e gioia.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Per Marco l'insegnamento di Gesù ha una parte rilevante nel vangelo. Gesù evangelizza per liberare dall'ignoranza su Dio, sull'uomo e sul senso della nostra vita. Questo dono raggiunge anche noi ogni giorno. Chi gusta la sua Parola è libero, gioioso e riconoscente.Per Marco l'insegnamento di Gesù ha una parte rilevante nel vangelo. Gesù evangelizza per liberare dall'ignoranza su Dio, sull'uomo e sul senso della nostra vita. Questo dono raggiunge anche noi ogni giorno. Chi gusta la sua Parola è libero, gioioso e riconoscente.

  • Gesù insegna alle folle, ma chi vuol diventare discepolo ascolta, accoglie nella mente e nel cuore la sua parola e la mette in pratica. Noi, cristiani dal battesimo, ci chiediamo se ci lasciamo istruire da Gesù o se nella pratica seguiamo altri maestri.

  • La missione di rovinare i piani di Satana è passata ai discepoli di Gesù, quindi anche a noi. Ma l'avversario si nasconde molto bene, non ha bisogno di mostrarsi troppo, ha molti alleati in carne e ossa. Chiediamo il dono dello Spirito per riconoscere le trame diaboliche e avere la forza per combatterle anzitutto in noi, poi negli altri e nel mondo.

  • La folla è stupita perché l'insegnamento di Gesù è 'nuovo'. Il vangelo ha 2000 anni. Ma chi vuole diventare una persona 'nuova', ogni giorno scopre nella Parola la novità capace di rinnovare la sua vita; chi ha una vita spirituale anche minima, ma vera, lo sa, lo sperimenta e ne gioisce.

 

Proposta di impegno

  • Ricordiamo un insegnamento di Gesù, particolarmente significativo per noi in questo momento della nostra vita, e impegniamoci a viverlo nella settimana.

 

III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - 21 gennaio 2018

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco 1, 14-20

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Parola del Signore.

 

Commento

 

La storia conosce tante guerre tra i popoli, originate o giustificate dalla religione. Anche il Primo Testamento le conosce e anche noi cristiani non ne siamo rimasti immuni. Il profeta Giona viene progressivamente educato dal Signore, perché arrivi a comprendere che il Dio d'Israele è misericordioso e vuole salvare tutti i popoli. Gesù ci ha fatto conoscere che Dio è Padre misericordioso per tutti. Lui è salito sulla croce per ottenere la salvezza per tutti. L'umanità sta soffrendo la strumentalizzazione del nome di Dio per uccidere. I cristiani, proprio in questo tempo, sono chiamati a mostrare al mondo che il Signore ama tutti, rispetta la libertà di tutti e vuole salvare tutti.
L'attaccamento ai beni di questo mondo è la radice di tutti i contrasti e le guerre. San Paolo indica una strada di pace interiore e di armonia tra le persone e i popoli: riconoscere che i beni terreni passano e che tutti siamo chiamati alla vita eterna, può aiutare persone, gruppi e popoli a trovare le strade della pace e della solidarietà.
Il vangelo porta la bella notizia della salvezza.
L'arresto di Giovanni, per Marco, non è cronaca ma teologia: è il segno che è finita la sua missione e inizia quella di Gesù. Il modo con cui il Battista esce di scena è pure una chiara indicazione di come terminerà anche la missione di Gesù.
La predicazione di Gesù, dopo il battesimo al Giordano e le tentazioni nel deserto, inizia in Galilea. Con questo Marco sottolinea che il vangelo è per tutti, anche per i pagani, presenti in Galilea e nei territori vicini. Infatti, le folle che seguono Gesù attorno al lago sono composte di ebrei e pagani.
Se il tempo è compiuto, vuol dire che l’attesa è finita, che colui che si attendeva è arrivato e così Dio ha mantenuto la sua promessa. Se il tempo è compiuto, vuol dire anche che non c’è tempo da perdere e bisogna decidere se credere e seguire Gesù o no, subito.
Il Regno di Dio si è fatto vicino, cioè è già presente, anche se non ancora compiuto; ma non è un territorio; invece, è un modo nuovo di esercitare la regalità, il modo proprio di Dio, che è molto diverso dal modo degli uomini; Gesù rappresenta proprio la regalità divina in azione: viene non per sottomettere gli uomini, ma per dare la propria vita per loro e salvarli.
“Convertitevi” è l’imperativo che dice l’assoluta necessità di cambiare modo di pensare e, di conseguenza, modo di agire e di vivere. È chiara la continuità con la predicazione del Battista, ma qui non è annunciato nessun castigo: la motivazione della conversione è positiva, è nella 'vicinanza' del Regno, cioè di Gesù.
Inoltre, l'ultima frase, “credete nel vangelo”, offre la motivazione più forte per una vera conversione: ci è annunciata la bella notizia della vita nuova, quella che Gesù porta per tutti, è la salvezza. Il garante di questa bella notizia è Gesù stesso, anzi è proprio lui la bella novità che è entrata nel mondo, perché gli uomini diventino nuovi anch’essi.
La chiamata dei primi quattro discepoli avviene lontano da Gerusalemme, dal centro della vita religiosa degli ebrei; i Galilei sono ebrei di serie B. I quattro sono gente comune, pescatori, senza nessun titolo, culturalmente e religiosamente significativo, non ricchi, ma neanche in miseria. Marco attribuisce loro un solo titolo di merito: immediatamente lasciano tutto e seguono Gesù che li chiama. La promessa che Gesù fa è certamente legata alla loro professione e già annuncia la missione: “vi farò diventare pescatori di uomini”. Ma la metafora è paradossale, infatti chi pesca i pesci li fa morire, gli apostoli invece pescheranno gli uomini per salvarli. È chiaro pure che per seguire Gesù bisogna lasciare qualcosa: i primi quattro apostoli lasciano lavoro e famiglia; Pietro in seguito dirà: “... abbiamo lasciato tutto...”.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • «Il tempo è compiuto». La sindrome dell'immortalità ci tocca. Viviamo questa vita come se avessimo a disposizione l'eternità e, quando ci si avvicina la vecchiaia o una malattia seria, restiamo stupiti che tocchi proprio a noi. Oggi ci chiediamo se al tempo compiuto del vangelo corrisponda una scelta 'compiuta' di seguire Cristo e lasciare ciò che ci ostacola.

  • «Il regno di Dio è vicino». Ci basta fare un passo e tocchiamo il Signore Gesù. Non dobbiamo andare lontano, né aspettare. Lui è qui. Ci chiediamo se crediamo davvero e se, in tutto ciò che facciamo e diciamo, è presente lui.

  • «Convertitevi». Ma se siamo già battezzati, cresimati... ordinati...! Man mano che andiamo avanti nella vita spirituale, somigliamo a quegli scienziati che più sanno e più si accorgono che si allarga la loro ignoranza. Se seguiamo il Signore, sappiamo che non abbiamo finito di convertire i nostri pensieri, le nostre parole, azioni, sentimenti.

  • «Credete nel Vangelo». La bella notizia è sempre nella prima pagina del nostro giornale. Perciò qualunque tristezza, per la presenza del male in noi, nelle persone, che amiamo e frequentiamo, e nel mondo, non può durare a lungo.

 

Proposta di impegno

  • Quando ci rendiamo conto che il Signore ci chiede di fare qualcosa di buono, facciamolo subito.

 

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - 14 gennaio 2018

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni 1, 35-42

In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

Parola del Signore.

 

Commento

 

La chiamata di Samuele è una bellissima icona della vocazione di ciascuno di noi. Una buona predisposizione all'ascolto e una aperta disponibilità a mettersi a servizio del Signore e dei fratelli aprono la strada alla voce del Signore, che chiama per nome, per affidare una missione. Il Signore conosce il vero nome di ciascuno di noi e in esso è scritto tutto ciò che noi possiamo compiere come veri figli di Dio. E quando il Signore ci chiama e rispondiamo di sì, noi abbiamo la luce interiore sufficiente per comprendere chi siamo e quale bene siamo capaci di realizzare nella nostra vita. L'esperienza dei primi discepoli chiamati da Gesù ci aiuta ad allargare ulteriormente il tema della vocazione.
La meditazione può correre e approfondirsi, concentrandosi sui verbi. Il Battista sta, ha ormai concluso la sua missione, ma fissa lo sguardo su Gesù, che invece passa e ha molta strada da percorrere, e lo riconosce come ‘Agnello di Dio’. L’evangelista, ponendo questo appellativo sulla bocca del Battista, anticipa l’opera salvifica di Gesù, che è chiamato a sostituire definitivamente gli agnelli pasquali degli ebrei, salvando l’umanità dalla schiavitù del peccato. I discepoli di Giovanni, accolto l’annuncio che il Messia atteso è ormai arrivato, senza indugio lasciano il Battista e seguono il vero e definitivo Maestro. Gesù, chiedendo “che cosa cercate?”, li aiuta a riconoscere il loro desiderio più profondo ed essi lo esprimono con una nuova domanda: “dove dimori?”. Questo verbo, che in greco suona ‘ménein”, è ripetuto qui tre volte (dimori, dimorava, rimasero), ma in Gv 15,4-10, è ripetuto dieci volte. Si traduce con abitare, dimorare, rimanere. È il verbo che Giovanni usa per dire che Gesù abita nel Padre e il Padre abita in lui..., che i discepoli devono abitare in lui..., che le sue parole devono abitare in loro..., che il Padre e lui abiteranno nei discepoli. Si capisce allora che i discepoli chiedono a Gesù di indicare non la sua casa di mattoni, ma la casa spirituale. E dal momento che escono da quell’incontro con la chiara convinzione che Gesù è il Messia, possiamo pensare che nelle ore passate con loro (Giovanni ricorda con precisione, e forse con un po’ di nostalgia, l’ora precisa dell’incontro) Gesù ha iniziato a farsi conoscere e a presentare loro il Padre.
Andrea appena vede suo fratello, che certamente condivideva con lui l’attesa, lo investe con una comunicazione esplosiva: abbiamo trovato. E Gesù, nel momento in cui vede Simone, fissa lo sguardo su di lui, come chi lo conosce profondamente, e gli dà un nome nuovo. Gesto che esprime il potere di Dio e del re, i quali nel Primo Testamento, dando un nome nuovo, conferivano una nuova identità e una nuova missione. È proprio quello che fa Gesù, che riassume in sé il potere del Figlio di Dio e del Messia-Re, nei confronti di Pietro. È chiaro che i cristiani che leggono il vangelo sanno benissimo che qui è prefigurata la missione di Pietro di guidare la Chiesa dopo la partenza di Gesù.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Il Battista indica Gesù e i suoi discepoli lo seguono. È bello indicare ad altri che la risposta alla loro ricerca di vita si trova in Gesù.

  • «Che cosa cercate?». È una domanda semplice e profonda. Proviamo a dire a noi stessi e al Signore cosa stiamo 'cercando' in questo momento della nostra vita, in che cosa riponiamo la fiducia per una vita più piena e 'utile' a noi e agli altri.

  • «Venite e vedrete». È l'invito di Gesù a noi, per farci sperimentare l'amore del Padre. È l'invito che dobbiamo fare a chi cerca il Signore e poi condurlo a sperimentare nella nostra comunità cristiana l'amore fraterno, frutto dell'amore di Dio.

  • «Tu sei Simone...; sarai chiamato Cefa». Pietro capirà questo nome, quando servirà la Chiesa. Il Signore ha un nome nuovo per noi, che indica la nostra vocazione e la nostra missione nella Chiesa e nel mondo. La strada per scoprirlo e per viverlo è il servizio ai fratelli.

 

Proposta di impegno

  • Individuiamo il più forte desiderio che abbiamo ora e verifichiamo se corrisponde al vangelo.

 

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