
In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».
Carissimo Leonardo,
rispondo volentieri alla tua e-mail, proprio perché il tema su cui mi provochi è molto delicato da affrontare, soprattutto perché dici di non credere, anche se hai ricevuto <st1:personname productid="la Cresima. Uno" w:st="on">la Cresima. Uno</st1:personname> dei motivi per cui ti rifiuti di credere è che non ti piace affatto tutto il discorso sulla sofferenza e dici: “mica siamo nati per soffrire…”. Sono d’accordo con te su questo ed è d’accordo anche Gesù se pensi che a un certo punto nel vangelo dice: “vi dico queste cose perché la vostra gioia sia piena”. Ma la sofferenza c’è, nel vangelo e nella vita di ciascuno, e tutti noi dobbiamo fare i conti con lei. Per capire come la pensa Gesù diamo uno sguardo al vangelo.
Quando Gesù per la prima volta disse ai discepoli che doveva affrontare la passione, Pietro rimase scandalizzato. Poco prima l’aveva riconosciuto come Messia e Gesù aveva promesso di costruire <st1:personname productid="la Chiesa" w:st="on">la Chiesa</st1:personname> su di lui. Forse per questo si sentì autorizzato a rimproverarlo, dicendo che mai il Cristo doveva soffrire, che in ogni caso lui era il più forte e il Padre non l’avrebbe mai permesso. Gesù lo mette letteralmente ‘a posto’: “se ti metti davanti a me mi fai inciampare (Satana è il tentatore che fa cadere gli uomini); non sei tu che devi tracciare la mia strada, perché cerchi il successo in questo mondo; devi metterti dietro di me e seguirmi, fino sulla strada della croce, solo così potrai salvarti e gustare la vita eterna; altrimenti, credendo di trovare la felicità nelle cose che passano, perderai tutto”. Questo discorso vale per Pietro, per gli altri discepoli e anche per tutti i credenti futuri.
Per Gesù il verbo più importante non è soffrire ma amare, e lui non è venuto per soffrire, ma per amare. Però amare il Padre e tutti i fratelli richiederà di soffrire, fino alla morte in croce. Così Gesù mette in luce una cosa che chi ama davvero già sa: l’ amore si vede quando deve affrontare il dolore e la sofferenza per la persona amata. Molti giovani, condizionati dal modo di pensare e di vivere più diffuso oggi, da un lato rifiutano l’idea stessa di dolore dall’altro spesso fanno l’esperienza che di fronte alle difficoltà, alle fatiche, alle rinunce, tutte cose che comportano una dose di sofferenza, si ritrovano impreparati e deboli. Così, pur di non soffrire o per paura di soffrire, perdono o stravolgono le cose più belle della vita, come l’amore, appunto. Io credo che il vero nemico della gioia di vivere non sia la sofferenza ma l’incapacità di amare. Troppi, non solo giovani, vogliono ‘divertirsi’ senza amare, e si ritrovano sulla strada dell’egoismo, della solitudine e della noia.
Ti auguro di accorgerti che chi ti vuol bene ha già sofferto per te.
Il tuo DonS
Proposta per questa settimana (puoi anche pensarne un’altra più adatta a te): se devi affrontare un sacrificio per una persona a cui vuoi bene, fallo e assapora la gioia che ne deriva.

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