
In quel tempo, un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?». Costui rispose: « Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». E Gesù: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai». Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?». Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ lo stesso». Lc 10, 25-37
Carissimo Roberto,
al tuo paese la situazione sta diventando delicata: ci sono molti extracomunitari, litigi in piazza la sera, ubriachi il venerdì e sabato sera, ragazze importunate per strada. In parrocchia voi giovani vi state interrogando e vorreste coinvolgere gli adulti per vedere cosa si può fare, anche perché il disagio aumenta, le autorità non fanno molto e sta crescendo una specie di razzismo strisciante. Come dici bene tu, è un problema molto complicato, e già, perché è nello stesso tempo politico, sociale, economico, religioso, umano… Per risolverlo c’è bisogno dell’impegno e della collaborazione di tutte le forze, cose che attualmente non si vedono. Che fa un cristiano in questa situazione?
Un tale aveva capito che ciò che conta nella vita è amare sinceramente Dio e i fratelli, ma, come tutti gli ebrei, pensava che i fratelli fossero solo gli appartenenti al suo popolo. Allora Gesù gli racconta la stupenda parabola del buon samaritano, che tu hai ascoltato tante volte. Un poveretto derubato e ferito sulla strada, due concittadini illustri e impegnati che lo scansano, uno straniero sospende i propri affari, lo cura, lo affida a un albergatore e si accolla le spese. È una bella immagine di quello che Gesù stesso ha fatto per l’umanità intera, moribonda a causa del peccato. Quel tale ha capito bene il significato della parabola e Gesù conclude con una frase chiarissima: “Va’ e anche tu fa’ lo stesso”. Con questo comando di Gesù dobbiamo confrontarci anche noi.
Il problema degli extracomunitari ha diversi aspetti e nessuna persona o gruppo da solo li può risolvere tutti, però c’è un punto centrale che dipende soprattutto da noi cristiani: solo l’amore può creare le condizioni per inquadrare correttamente tutte le dimensioni del problema e per suggerire le soluzioni più idonee. Lo straniero che viene da noi è normalmente un ferito che cerca chi lo curi e i feriti, per salvarsi, a volta fanno cose sbagliate. L’indifferenza, l’ostilità, lo sfruttamento a cui spesso sono sottoposti certamente non migliorano le cose. Se oggi possiamo essere noi i ‘samaritani’ che li aiutano, domani potremmo essere salvati noi da questi ‘stranieri’ che il Signore considera suoi e nostri fratelli.
Ti auguro una domenica con la possibilità di aiutare uno sconosciuto.
Il tuo DonS
Proposta per questa settimana (puoi anche pensarne un’altra più adatta a te): se ti capita di parlare con qualcuno di questo argomento, prendi le difese degli extracomunitari.

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