
| A cura di: | equipe giovani |
| Data | 2009/10/19 |
| Descrizione | incontro con Gesu' |
Incontrare Gesù Figlio dell’Uomo, che offre la sua compagnia nel cammino di realizzazione dell’ umanità di tutti coloro che si interrogano sulla propria vita e sono disponibili a lasciarsi toccare e liberare da un amore gratuito.
| Destinatari dell'intervento educativo | |||||||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Numero | Da 3 a 20 ragazzi. | ||||||||||||
| Età |
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| Livello di esperienza del gruppo | |||||||||||||
| Durata | 45minuti | |
| Animatori richiesti | 2 | |
Nell’A.T. il “lievito”, come tutto ciò che era fermentato, conteneva qualcosa di impuro (per questo nella immediata preparazione alla Pasqua si consumava pane azzimo). Nel giudaismo era l’immagine di una forza che agisce interiormente, per lo più in senso cattivo, applicata agli uomini indicava un “istinto perverso”; anche nel mondo greco-romano aveva questo significato.
Le parole “non vedere” e “non udire” si ritrovano anche in Ger 5,21 (dove il profeta rimprovera il popolo ottuso e stolto che “ha occhi e non vede ha orecchi e non ascolta”), in Ez 12,2 (cha parla di una “casa ribelle che ha occhi per vedere e non vede…”) e in Is 6,9s . Nel N.T.: Mc. colloca il brano tra l’episodio in cui i farisei chiedono un segno (8,11-13) e la guarigione del cieco di Betsaida (8,22-26). Sembra quasi che la presente pericope serva in qualche modo a preparare il miracolo del cieco che assume, così, un significato simbolico. Il riferimento ai farisei e agli erodiani è presente in Mc già al cap. 3, 6 dove erano stati nominati insieme. Anche in altri brani si fa riferimento ad entrambi: Gesù mette in guardia contro le insidie tese dagli uni ( 2,1-3, 6; 7,1-13…) e contro la cattiva fede dell’altro (6,14-19). Mc. 8, 14-21
Il punto di partenza della pericope è la dimenticanza del pane e la successiva constatazione che sulla barca ve ne è un solo pezzo: l’episodio dà l’occasione ai discepoli di discutere tra di loro, e a Gesù di rimproverarli.
Egli li mette in guardia dal “lievito” dei farisei e di Erode: nel brano precedente i farisei avevano chiesto a Gesù un segno dal cielo, una prova; Erode Antipa considerava Gesù come Giovanni Battista resuscitato: entrambi non comprendono chi sia veramente Gesù e mostrano diffidenza e malafede nel fare domande. Entrambi erano accomunati dall’odio verso Gesù, dall’ipocrisia e dall’attesa di un Messia nazionalista, un politico.
Gesù rimprovera i discepoli in quel modo perché con la loro preoccupazione per il pane sembrano anch’essi lontani dalla comprensione di Gesù.
“Capire” e “intendere” nell’A.T. significano “accettare o afferrare qualcosa”, quindi conoscenza e comprensione sono un dono di Dio e hanno la loro sede nel cuore e per oggetto le opere di Dio.
Gesù mette i discepoli nella condizione di ricordare l’episodio della moltiplicazione dei pani perché il loro compito sarebbe stato quello di annunciare ciò che avevano visto, pertanto il fatto che non avessero compreso era grave. I discepoli hanno bisogno di avere alcuni punti fermi: colui che riesce a “far vedere e a fare sentire” è Gesù, l’unica sicurezza che loro possono avere è il sapere che Gesù è lì con loro. Tutte le altre preoccupazioni non hanno motivo di esistere. Per questo il riferimento iniziale all’”unico pane” ha un carattere cristologico: è Gesù quell’”unico pane” di cui i discepoli si erano accorti , dopo aver detto che non ne avevano.
A.T.= Dt 6,4 ss (“Shema’ Israel” = “ascolta Israele” era la preghiera quotidiana che normalmente gli ebrei recitavano almeno tre volte al giorno; Lv 19,18b (in cui si dà una definizione di “prossimo” che si limita alla cerchia familiare o del gruppo etnico); Torah (613 prescrizioni ripartite in vario modo con una gerarchia interna).
Nell’A.T. il “prossimo” era il correligionario o colui che assumeva in pieno la religione ebraica.
N.T. = in Mt e in Lc vengono sottolineati aspetti diversi.
Nell’N.T. il concetto di “prossimo” è quello delineato da Gesù nella parabola del “Buon Samaritano” (Lc. 10.30-37)
Mc fa precedere il brano da Mc. 12,28-34
Lo scriba si rivolge a Gesù non per metterlo alla prova ma per sottoporgli una questione importante che riguardava tutti gli studiosi della Legge: vista la molteplicità dei precetti nella Torah, quale fra tutti deve essere considerato i primo per importanza.
Gesù non dà una risposta nuova rispetto alla Torah, ma cita semplicemente l’A.T., cercando di dare unità a due comandamenti fondamentali. Non si mette in contrasto con i giudei
Gesù cita due comandamenti dal Dt e dal Lv che gli danno l’occasione di riferirsi sia alla preghiera quotidiana degli ebrei (lo “Shema”=ascolta Israele), sia di allargare il concetto di “prossimo” della legge ebraica.
Anche se distinti, i due comandamenti vengono portati da Gesù come unico, perché legati dall’amore

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