
Non riesco proprio a capire cosa dice l’Apocalisse: cieli nuovi, Gerusalemme sposa, il trono… Sembra un racconto di fantasy. San Giovanni non poteva essere un po’ più semplice e chiaro?
Non sei l’unico a non capire l’Apocalisse. Non è per niente un libro facile e i commentatori hanno detto di tutto lungo i secoli. Ma i contemporanei di Giovanni la capivano molto meglio di noi. Comunque, mi hai provocato su un libro difficile e ora dovrai avere un po’ di pazienza.
Per comprendere il messaggio del brano che hai letto ci dobbiamo riferire al Primo Testamento e al linguaggio simbolico. Non si tratta di fantasy, ma il paragone non è del tutto sbagliato, perché i simboli utilizzati sono molto numerosi. Inoltre devi tenere presente che questo libro veniva letto nell’assemblea liturgica ed è esso stesso una grande liturgia celeste.
Andiamo in ordine.
Siamo alla fine del libro e san Giovanni riferisce la visione che ha avuto del Paradiso alla fine dei tempi e parla di un cielo e di una terra nuovi, cioè diversi da quelli che noi conosciamo e enormemente più belli. Ma perché il mare non c’è più? Perché nell’Apocalisse rappresenta il male e quindi in Paradiso non ci può stare.
La Gerusalemme celeste rappresenta la Chiesa e in particolare l’assemblea liturgica che sulla terra è la fidanzata del Signore risorto, mentre in cielo è pronta per le nozze eterne. Nota che non sale dalla terra ma scende dal cielo, perché il Padre l’ha purificata da ogni contatto con il male per le nozze con Gesù e quindi il suo vestito, certamente bianco, rappresenta la sua purezza e la sua santità.
La voce potente è quella dell’angelo che spiega quello che sta succedendo: la Chiesa è la tenda (e qui c’è il riferimento all’arca dell’Alleanza che simboleggiava la presenza di Dio in mezzo al popolo di Israele mentre marciava verso la terra promessa) in cui Dio abita. Lungo la storia Dio ha abitato nella Chiesa che ha sostituito la tenda dell’Esodo e il tempio di Gerusalemme, ma alla fine della storia Dio abiterà per sempre con tutti i popoli; infatti essi apparterranno a lui e lui a loro e non si separeranno mai più.
Si capisce allora che non ci sarà più nessuna sofferenza (e qui Giovanni riprende una profezia del profeta Isaia) e la morte sarà eliminata per sempre, come si è visto nella risurrezione di Gesù, che è l’inizio della sconfitta della morte.
Questa visione si conclude con una solenne dichiarazione di Dio (che è seduto sul trono per indicare che è il Signore dell’universo): «Ecco, io faccio nuove tutte le cose», e vuol dire che in Paradiso non ci saranno più le cose che rendevano problematica la vita degli uomini lungo la storia, perciò nuove qui significa anche perfette.
Forse hai fatto un po’ di fatica a seguire, ma in sintesi questo brano dice che Dio dona ai suoi amici la sua stessa vita, che è eterna e incredibilmente bella, e che l’assemblea che celebra l’eucaristia è l’anticipazione della Gerusalemme celeste. Difficile ma bello, no?
Buona domenica.

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