
Perché Gesù non parla chiaro? Perché ci chiama ‘pecore’? A scuola ci dicono di non essere pecore ma di pensare con la nostra testa. Forse Gesù ci vuole dominare, come tenta di fare la Chiesa?
La tua è una lettura preoccupata ma comprensibile. Di fatto alcune espressioni del vangelo appartengono a una cultura molto lontana e quindi diventano poco chiare, se non fuorvianti. Proprio come questa a cui ti riferisci.
Se hai un po’ di pazienza, cercherò di farti incontrare un Gesù e una Chiesa un po’ diversi.
Queste frasi fanno parte di una discussione che Gesù ha avuto con alcuni Giudei che gli vanno a chiedere: “vuoi dirci chiaramente se sei tu il Messia?” Gesù risponde che glielo ha detto e glielo ha dimostrato già molte volte, ma loro hanno scelto di non credere. A questo punto parla di pecore e stabilisce una differenza: voi non appartenete al mio gregge e quindi non credete, le mie pecore invece sì.
Poco prima nel vangelo Gesù si è presentato come il ‘buon pastore’. Ora devi sapere che nel Primo Testamento i profeti avevano parlato di Dio come pastore e del popolo d’Israele come il gregge di cui Dio si prende cura amorevolmente. Il buon pastore del vangelo non solo non tiene sottomesse le ‘pecore’, ma le guida ai ‘pascoli’ migliori, le difende dai ‘lupi’, fino a sacrificare la sua vita per loro. Ti sembra questo uno che vuole ‘dominare’ e impedire che le ‘sue pecore’ pensino con la loro testa? Niente affatto. Ma il discorso di Gesù va ancora oltre.
Giovanni dice che questa discussione è avventa durante la festa della dedicazione del tempio. Per i Giudei era una grande festa, che da 2000 anni non possono celebrare perché il tempio non c’è, ma allora esprimeva una convinzione forte per loro: abbiamo il tempio, perciò siamo sicuri che Dio è in mezzo a noi ed è per noi.
Gesù vuole sgretolare questa loro sicurezza e dice: il vero tempio sono io, il Padre è presente in me molto di più che in questo tempio, che anzi sarà distrutto, mentre io vivrò per sempre e sarò presente ogni giorno a tutti coloro che credono in me e li nutrirò con il mio corpo e il mio sangue; io do loro la vita eterna e lo posso fare perché il Padre ed io siamo così uniti da essere una cosa sola; non c’è nessun potere nell’universo più grande di Dio, perciò chi crede in me non sarà mai perduto, invece quelli che non credono perderanno tutto.
Scusa la lunghezza, ma era importante chiarire.
In conclusione: Gesù parla di pecore perché chi lo ascoltava poteva capire bene che lui si riferiva a tutti i discorsi dei profeti; è pastore non per dominare ma per donare la vita eterna, sacrificando la propria; noi siamo pecore, non perché seguiamo senza pensare, ma perché ascoltiamo attentamente la sua parola, crediamo in lui, lo seguiamo e facciamo esperienza che, seguendo lui, troviamo la vita vera ed eterna, mentre se ci allontaniamo da lui siamo preda di lupi rapaci.
La Chiesa, e tu pensi ai preti, ai vescovi…, con tutti i suoi limiti, cerca di fare quello che le ha insegnato Gesù e se qualche volta sbaglia, proviamo a darle una mano ad essere più fedele al vangelo.
Buona domenica.

© 1997-2007 Associazione C.A.SA. - Via C. De Giorgi 84-85, 73100 Lecce
Ogni uso di tipo commerciale deve essere autorizzato. Per ulteriori informazioni, contattare puntodialogo@animare.it.