
La lettera agli ebrei dice che abbiamo la piena libertà di entrare nel santuario. Cosa vuol dire? Qual è questo santuario? E poi, entrare o non entrare dipende da noi?
Effettivamente la lettera agli Ebrei è un po’ complicata perché l’autore usa un linguaggio molto legato alle teologia ebraica e alle celebrazioni liturgiche che si svolgevano nel tempio di Gerusalemme. Vediamo di capirci qualcosa insieme.
Gli Ebrei avevano il sommo sacerdote che ogni anno presiedeva nel tempio le liturgie più solenni. Una di queste era celebrata per chiedere a Dio il perdono dei peccati e venivano sacrificati degli animali. In particolare un capro, detto ‘espiatorio’, che nel rito veniva caricato di tutti i peccati, era abbandonato nel deserto, simboleggiando così il distacco del popolo dai propri peccati. Il sommo sacerdote quindi entrava nel tempio, chiedeva perdono anzitutto dei propri peccati e poi di quelli del popolo e offriva in sacrificio a Dio il sangue degli animali.
L’autore della lettera agli Ebrei spiega ai cristiani che la liturgia antica è stata superata di gran lunga da Gesù.
Anzitutto Gesù è il vero sommo sacerdote e dura in eterno; per chiedere perdono, non dei suoi ma dei nostri peccati, non entra nel tempio costruito dagli uomini ma direttamente in cielo al cospetto di Dio Padre; non offre sangue di animali ma il proprio sangue sulla croce; lo offre una volta sola perché il suo sacrificio ha un valore infinito e ottiene da Dio il perdono dei peccati di tutti gli uomini del passato, del presente e del futuro; ogni giorno Gesù è davanti al Padre per intercedere a nostro favore; dopo aver offerto se stesso in sacrificio ed essere entrato in cielo, Gesù tornerà non più per il perdono dei peccati ma per completare la salvezza e condurre con sé in paradiso tutti quelli che hanno creduto in lui.
In questa maniera Gesù ha aperto per noi una nuova via per entrare in cielo, la via è lui stesso. Questo significa che, per entrare in cielo noi dobbiamo essere uniti a Gesù attraverso la fede e la celebrazione dei sacramenti, specialmente il battesimo che ci purifica e l’eucaristia che ci unisce al corpo e sangue di Gesù.
È chiaro allora che la libertà di cui parla la lettera significa la possibilità che Gesù ci ha offerto gratuitamente di entrare in cielo e naturalmente dipende solamente da noi accettare questo dono liberamente o rifiutarlo.
Io spero che nessuno rifiuti il dono di Gesù, che a lui è costato tanto, e per noi è l’unica possibilità di ottenere la felicità senza fine in paradiso.
Buona domenica.

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