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Allegato n.2

La solitudine di Gesù e il senso della morte della missione.

A C’è in Gesù la solitudine propria di ogni uomo in quanto singolarità, identità originale, irripetibile, inafferrabile; questa dimensione può essere vissuta drammaticamente, irrigidendo i confini e soffocando in essa, oppure può essere vissuta profondamente, dilatandone gli spazi, dando il via alla comunicazione di sé.

 

B In Lui c’è più che la nostra solitudine, per la sua condizione di uomo-Dio la  sua solitudine è intensa e totale, come si avverte nella nota di Lc 9, 36 dopo la manifestazione e la bellezza di un dialogo con il Padre, Mosè e Elia. Questa solitudine è irrinunciabile, ma in Lui c’è pure quella:

1.      cercata per la preghiera, quando si mette totalmente nelle mani di Uno più grande

2.      voluta per capire, per scegliere, per decidere. E’ la solitudine che Gesù difende con la fuga in Gv 6 per difendere la propria identità e la propria missione dalle immagini ambigue e dagli interessi particolari.

3.      costosa vissuta fra gente che capisce e non capisce, che segue a modo suo, come fanno anche i dodici che sono generosi, sconcertati e timorosi allo stesso tempo. E’ la solitudine richiesta ai suoi ma non avuta quando la folla, strumentalizzata si muove contro.

Questa solitudine oggi fa paura perché siamo in una società che tutto può gratificare, dove tutto è comprabile, siamo in una società ricca, permissiva, gaudente, dove tutto è possibile, anche rimanere immobili ed essere vecchi a trent’anni o ancora bambini. In questo contesto la solitudine della missione appare ancora più spaventosa se si pensa che è una prospettiva anche da conquistare.

Ma chi nella vita vuole qualcosa di definitivo (un amore, una prestazione…) e vuole esprimersi al massimo per far esistere ciò che vale, deve sacrificarsi, pagare con se stesso quello che vuole comprare, abbandonare le 1001 possibilità e operare una scelta seria concentrandosi su ciò che è necessario.

Solo in questo si può racchiudere la serietà della vita e il suo valore. In questa tensione tipicamente umana rimane vivissima la contraddizione del dover compiere qualcosa di definitivo nel transitorio.

Come è possibile? Vediamo come ci è riuscito Gesù.

Gesù:

-          nella passività e negatività della morte porta a compimento la sua attività perché continua a vivere l’Amore che sopporta, perdona, trasforma

-          è abbandonato su una strada che porta ad un vicolo cieco dove sono possibili solo il grido e l’interrogativo

-          inserisce anche la propria morte nel lavoro della sua vita, non trattiene lo Spirito della sua missione, così l’abbandono è lasciarsi prendere (Gv 10,18)

-          alla sua morte non segue la Pasqua ma la discesa agli inferi dove, come dice il Salmo 66, non si ha neppure la forza di lodare Dio

-          il regno dei morti è la privazione di tutta la vita, delle sue funzioni, ma questo non è il nulla

-          solo Dio, Signore della vita, può infondere nuova vita che è e rimane sempre vita dalla morte.

 

Vita che ha il potere sulla morte.

Vita segnata interiormente dalla morte.

Neppure la ferita più mortale si chiude nella vita definitiva.:

-          non esiste una fuga verso l’eternità

-          c’è il seminare il seme dell’eternità nel terreno del mondo e far germogliare il regno di Dio perché la roccia della morte non resiste all’attacco dell’amore (cfr Ct)

-          niente di ciò che è stato offerto e versato viene raccolto

-          Dio può alleviare la nostra morte per la pesantezza di quella del Figlio e può benevolmente renderci un po’ partecipi di questa pesantezza.

 

NOTE PER UNA POSSIBILE VISIONE COMUNITARIA

Agire in comunità per realizzare una missione comporta:

-          riportare sempre gli altri alla verità della loro missione (manifestano l’amore di Dio? E’ importante cercare il confronto con chi è più lontano, arrivare a richieste esplicite)

-          lasciare la famiglia (per vivere la solitudine e la piena responsabilità, perché occorre mantenersi da soli e instaurare relazioni adulte con la casa d’origine)

-          vivere in modo responsabile e attivo il volontariato, assumendo uno sguardo decentrato da sé e rivolto all’insieme, allargando le proprie competenze e interessi, preparandosi e qualificandosi per i propri compiti.

 

 

 

Allegato n.1

La missione ha bisogno di essere sostenuta dalla fortezza.

-          Solo così la tenerezza non si scioglie in sentimentalismi ambigui ma si espande. La tenerezza radicandosi nella fortezza genera comunicazione.

-          E’ la capacità di affrontare le situazioni con generosità, andando oltre i rischi, non lasciandosi fermare dal calcolo dei pro e dei contro: così Gesù sconfigge ogni prospettiva di efficienza pagata poco, ogni orizzonte di fecondità a basso prezzo. (Mt 4)

-          Mt 8, 28-29 Gesù è passato per una strada resa impraticabile dalla paura, è passato senza parlare e il coraggio della sua presenza sostenuta dalla forza interiore provoca una reazione feconda. Anche noi ci troviamo di fronte a strade rese poco percorribili a motivi dell’indifferenza, dell’ironia, del rifiuto, della paura. Qui si richiede l’esorcismo della presenza, pura testimonianza liberatrice di libertà.

Missione è camminare davanti agli altri in qualcosa che è dato a noi di compiere: Mt 10, 32

Gesù è deciso: occorre restare Gv. 6, occorre sforzarsi Lc. 16,16, occorre pregare Ef .6,10. Nella preghiera , con la pazienza della perseveranza, guarda all’origine di un sì e gli obbedisce. La preghiera consente la fedeltà tenuta desta ogni giorno contro il terribile quotidiano. C’è solo in chi, come Gesù, è consapevole di portare la novità di Dio.

 

 

Mi ami tu?

 

A cura di: Animatori gruppo giovanile
Data 2008-02-18
Descrizione Per chi vuole ritornare alle radici del proprio impegno da cristiano confrontandosi con il modo di Gesu’ di vivere la propria missione.

Progetto

Obiettivi dell'attività

Dal vivere il proprio servizio e le realtà della propria vita (lavoro, famiglia, apertura agli altri…) con impegno, al riconoscersi chiamati, come Gesù, alla costruzione del Regno compito che chiede di dare tutto.

Analisi

Destinatari dell'intervento educativo
Numero Da 10 a 30 ragazzi.
Età
Prima Infanzia (1-4 anni) Bambini (5-10 anni) Preadolescenti (10-14 anni) Adolescenti (14-18 anni) Itinerario indicato per Giovani (18-26 anni) Adulti (26 anni+)
        Giovani  
Livello di esperienza del gruppo
  • Iniziale
  • Intermedia
  • Avanzata
Particolarmente adatto per Pasqua

Metodo

Durata 8 ore
Animatori richiesti 2
Contenuto Idee ed esperienze
1. Gesu’ ci propone di essere suoi discepoli
Tempo richiesto: 1 ora e mezzo
 

L’animatore, in cappella, fa passare un cestino dove vi sono dei bigliettini che riportano, ognuno, il nome di un apostolo e invita a prenderne uno. Poi chiede:

  • somigli a quell’apostolo?
  • Ti senti parte del gruppo di Gesu’?

Invita i partecipanti ad esprimersi e poi legge Mt10, 16-25.
Idee per il commento:
I discepoli sono paragonati a delle pecore che sono in mezzo ai lupi. Che cosa può succedere loro? Chi le manda sa che vanno incontro all’ostilità, a trame omicide perché lui ha avuto lo stesso trattamento, anzi, secondo Gesù ci sarà una crescita evidente di ostilità. Di fronte a ciò che rischia di mettere in crisi i discepoli, Gesù propone:

  • la saggia semplicità = cuore integro sull’esempio del maestro, non l’astuzia insidiosa né l’ingenuità istintiva.
  • Coerenza integra e sano realismo.

Il discepolo quindi:

  • non va in cerca fanaticamente della persecuzione
  • non cede all’istinto morboso della persecuzione
  • l’iniziativa della persecuzione viene da altri e l’unica motivazione per cui accettarla deve essere ben chiara: “per causa mia”, “a causa del mio nome”.

Gesù dice pure “fuggite”, l’invito non contrasta con quello di perseverare, rientra in quella logica di sapienza e libertà dei discepoli che non cedono al fanatismo del martirio.
Dopo il commento l’animatore propone un momento di silenzio nel quale ognuno possa pensare se ci sono dei luoghi esterni o delle esperienze interiori in cui incontra o prevede di incontrare lupi per la scelta di essere dalla parte di Gesù Cristo secondo lo stile della comunità in cui vive. Dopo c.ca 15/20 minuti l’animatore chiede di comunicare la riflessione.

Contenuto Idee ed esperienze
2. La chiamata: compito affidatoci.
Tempo richiesto: 1 ora e mezzo
  • Ognuno di noi ha ricevuto una chiamata i cui semi sono nascosti nella storia che abbiamo vissuto e che vanno riconosciuti e fatti germinare.

L’animatore sottolinea come ognuno dei presenti possieda una storia personale tessuta di esperienze in cui è possibile leggere i semi di una chiamata:

  • quella a manifestare l’amore di amicizia
  • quella ad essere cristiani, vivendo in uno stile riconoscibile e concreto la fede in Gesù
  • quella a servire
  • quella a vivere nella comunità
  • quella a lavorare per l’uomo
  • quella a manifestare l’amore di Dio in uno stato di vita scelto e vissuto

Invita quindi al silenzio e fornisce queste domande:

  • di quali di queste chiamate ci sono i semi nella tua vita? In quali segni li riconosci?
  • Cosa ha fatto il Signore? Come si è rivelato a te?
  • Da quale di queste chiamate ti senti davvero interpellato personalmente?
  • Su quale delle chiamate che hai riconosciuto ti stai muovendo? Come?

Terminato il silenzio l’animatore suddivide il gruppo in sottogruppi in cui ognuno:

  • parli di se, di quello che ha riflettuto
  • possa dare la testimonianza della visibilità del movimento di altri due membri del gruppetto
Tempo richiesto: 2 ore
  • Riconoscersi chiamati significa riconoscersi un compito.

Si ritorna in assemblea. L'animatore fa notare che riconoscersi chiamati significa riconoscere che ci è stato affidato un compito, che abbiamo una missione da portare a compimento, su cui poter dire, nel giorno in cui moriremo, tutto è compiuto. Comunicazione sul tema. (allegato 1) Dopo l’ascolto si propone una riflessione personale: confrontiamoci con le virtù presentate, quali sono nuove? Quale è importante coltivare in questo tempo? Poi si chiede di provare a formulare la propria missione, portando da quello che si è intuito fino ad oggi, grazie ai suggerimenti che sono venuti dagli altri e dall’ascolto della Parola….

Contenuto Idee ed esperienze
3. Il problema della solitudine nella missione.
Tempo richiesto: 3 ore
  • Gesù nella propria missione vive la solitudine, quella propria di ogni uomo, ma anche quella cercata, voluta, costosa. Solo vivendo la solitudine del compito come Gesù è possibile portare a compimento la propria missione e infondere nuova vita.

L’animatore presenta il contenuto partendo proprio dall’esperienza di solitudine vissuta dai partecipanti. Chiede ad ognuno di dire in che cosa si sente frenato proprio perché si sente solo, non sostenuto. Le cose dette possono essere riportate su un cartellone su cui disegnare un muro a mattoni che rappresenterà il muro della solitudine. Comunicazione sul tema della solitudine nel compito.

Dice il saggio: E’ un ritiro da proporre a giovani/giovani adulti che hanno un saldo cammino di fede alle spalle e che si sentono interpellati ad essere testimoni nelle realtà che frequentano.

Associazione di Volontariato C.A.Sa.

Aperta ogni giorno dal martedì al sabato dalle ore 20.30 alle ore 22.00

Lecce

via Cosimo De Giorgi, 81
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0832.394656
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