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Ritorno al futuro

 

A cura di: Gruppo Yonà - scuola superiore biennio
Data 2003-06-27
Descrizione L'identità personale da costruire e progettare

Progetto

Obiettivi dell'attività

Da una crescita nella identità non curata, attraverso l'esperienza di ricostruzione del passato e del futuro di due adolescenti, capire che l'identità va costruita intenzionalmente ed imparare i passi necessari per costruirla.

Analisi

Destinatari dell'intervento educativo
Numero Da 20 a 40 ragazzi.
Età
Prima Infanzia (1-4 anni) Bambini (5-10 anni) Preadolescenti (10-14 anni) Itinerario indicato per Adolescenti (14-18 anni) Giovani (18-26 anni) Adulti (26 anni+)
      Adolescenti    
Livello di esperienza del gruppo
  • Iniziale
  • Intermedia
  • Avanzata
Particolarmente adatto per Natale

Metodo

Durata 10 ore
Animatori richiesti 4
Contenuto Idee ed esperienze
1. L'identità, realtà interiore da costruire: conoscerne le radici per progettare il futuro.
Tempo richiesto: 3 ore
  • Il proprio modo di essere nell'oggi, ha le sue radici in alcune esperienze 'vitali' passate: l'educazione in famiglia, gli interessi, le esperienze vissute.
  • Nel presente di ognuno, però, è necessario inserire una ragionevole presenza di novità.

I ragazzi vengono divisi in squadre da 10 elementi (tutte maschili o femminili) e si presenta il tema del giorno: 'Ritorno al futuro'. I gruppi gareggeranno, durante la giornata, fra loro nel ricostruire la vita, prima passata poi futura, di due adolescenti (Nando e Ines).

Lettura identikit del presente ragazzo (Nando) e della ragazza (Ines). Lavoro di gruppo su scheda costruire il passato di Nando e Ines:

  • Qual è l'esperienza familiare vissuta?
  • Quali frasi tipiche su: scuola, amici, interessi, modo di stare a casa, erano usate a casa?
  • Quali pregi e difetti (fisici, caratteriali, abilità e interessi) ho preso da mamma? Quali da papà?

Visioni e interviste alla nonna, alla maestra e al mister di basket (dalle interviste vengono evidenziati alcuni elementi caratteristici di Ines e Nando)

Correzioni da apportare alle schede fatte dai ragazzi dopo la visione del filmato.

Riflessione personale: scheda personale da completare sul passato (uguale a quella dei personaggi) con una domanda in più: cosa hai di nuovo oggi che non viene dal tuo passato?

Tempo richiesto: 3 ore e trenta minuti
  • Il futuro è una realtà che si costruisce ogni giorno con delle scelte concrete nel presente.

In assemblea presentazione del lavoro da fare:costruire il futuro (fra cinque anni) di Nando e Ines. Parametri che assegniamo:

  • Necessità della coerenza con ciò che si è e che si è stati.
  • Raggionevole presenza di novità.

Caccia al tesoro in paese per conquistare i parametri su cui costruire il futuro di Nando e Ines. (Le cinque prove per conoscere i cinque elementi su cui costruire il loro futuro: interessi, modo di vivere, impegni e responsabilità, università o lavoro ecc.).

Lavoro in sottogruppi. Elaborazione della presentazione degli elaborati dei diversi gruppi: lettura scheda sul passato, collegamento col presente e rappresentazione (televendita degli oggetti della scrivania, radiocronaca della giornata, monologo...)

Visione delle realizzazioni, e dopo ognuna, discussione: Cosa è irreale?Perché?

Tempo richiesto: 30 minuti
  • Idea conclusiva: La fatica o l'esperienza fatta oggi, è metafora della costruzione della propria vita. Ognuno può conoscere le proprie reali possibilità e costruire in parte il proprio futuro. Se conosciamo meglio come siamo, abbiamo più possibilità di realizzare quello che desideriamo. Se abbiamo progetti per il futuro, dobbiamo valutarli con realismo e nelle disponibilità a mettere delle novità nel nostro presente (quotidiano).

Consegna a ciascun ragazzo di una tessera con i passi per progettare il proprio futuro.

Dice il saggio: L'animatore si preoccuperà per tempo di dividere i ragazzi in sottogruppi

Dice il saggio: Fare degli esempi per far cogliere ai ragazzi il nesso fra causa ed effetto.

Dice il saggio: La caccia al tesoro in città dovrebbe svolgersi possibilmente in un luogo non conosciuto dai partecipanti e deve essere strutturata semplicemente (es:trovare un luogo sulla carta, raggiungerlo e qui superare una piccola prova) per contenere i tempi.

 

 

Maschere e filtri comunicativi

Ritiro

A cura di: Pierangelo Leone
Data 2003-03-15
Descrizione Il comune desiderio di compagni ostacolato dalle maschere e dai filtri comunicativi

Progetto

Obiettivi dell'attività

Dal dare voce ad un comune desiderio di compagnia alla scoperta delle esigenze di una comunicazione libera.

Analisi

Destinatari dell'intervento educativo
Numero Da 8 a 15 ragazzi.
Età
Prima Infanzia (1-4 anni) Bambini (5-10 anni) Preadolescenti (10-14 anni) Itinerario indicato per Adolescenti (14-18 anni) Giovani (18-26 anni) Adulti (26 anni+)
      Adolescenti    
Livello di esperienza del gruppo
  • Iniziale
  • Intermedia
  • Avanzata
Particolarmente adatto per Tempi forti dell'anno.

Metodo

Durata 3 ore
Animatori richiesti 2
Contenuto Idee ed esperienze
1. La bugia: un tunnel senza uscita
Tempo richiesto: 1 ora
  • La solitudine
  • I diversi motivi per essere soli
  • Differenza tra solitudine e isolamento

Visione di una sequenza dal film "Preferisco il rumore del mare" di M. Calopresti e ascolto della canzone "Siamo soli nell'immenso vuoto che c'è" di Raf.
Discussione su ciò che emerge da questi contributi.
Riflessione personale: Quali sono i motivi della solitudine? C'è una solitudine positiva? Ne hai fatto esperienza?

Dice il saggio: E' importante mantenere un clima comunicativo positivo

Contenuto Idee ed esperienze
2. Le maschere ostacolano il desiderio di compagnia oppure lo fanno sembrare immediatamente realizzabile
Tempo richiesto: 1 ora
  • La comunicazione può essere facilmente mascherata
  • E' necessario andare oltre le maschere per scoprire che ognuno di noi cerca amicizia

Simulazione di una comunicazione in chat: ognuno scrive al computer un messaggio immaginando che vada in chat usando un nickname per esprimere una richiesta, per sfogarsi, per stimolare un incontro dal vivo o per qualsiasi altro motivo ritenuto interessante. Gli animatori fanno lo stesso simulando messaggi scritti da adolescenti. I messaggi vengono stampati e affissi.
Discussione: cerchiamo di smascherare i messaggi falsi; cerchiamo il filo che unisce i messaggi; a chi vorrei rispondere personalmente?

Dice il saggio: E' importante che i messaggi scritti siano anonimi (per questo sono scritti al computer e stampati).

Contenuto Idee ed esperienze
3. La solitudine degli altri è invito ad essere veri e a prendere l'iniziativa
Tempo richiesto: 1 ora
  • Uno dei "filtri" nella comunicazione è mentire per presentarsi come l'altro ci vuole
  • Ce ne sono altri
  • Da amici si può provare a vincerli

Lettura espressiva di un brano tratto da "Il giovane Holden"
Commento e discussione per individuare i "filtri" comunicativi e che i propri amici usano
Riflessione personale: come posso aiutare i miei amici a vincere queste maschere?
Comunicazione

Materiale necessario:

  • Cartellone, pennarelli, computer, stampante, fogli, penne

 

A cura di: èquipe scuola media 2003
Data 2004/04/03
Descrizione Una giornata insieme per riflettere sul proprio modo di vivere la sconfitta a confronto con quello di Gesù.

Progetto

Obiettivi dell'attività

Sperimentando l'esperienza della sconfitta e della vittoria conoscere il proprio modo di vivere e riflettere sul proprio limite.

Cosa stimolare

 

 

 

 

Analisi

Destinatari dell'intervento educativo
Numero Da 15 a 40 ragazzi.
Età
Prima Infanzia (1-4 anni) Bambini (5-10 anni) Itinerario indicato per Preadolescenti (10-14 anni) Adolescenti (14-18 anni) Giovani (18-26 anni) Adulti (26 anni+)
    Preadolescenti      
Livello di esperienza del gruppo
  • Iniziale
  • Intermedia
  • Avanzata
Particolarmente adatto per Pasqua

Metodo

Durata 8 ore
Animatori richiesti 10
Contenuto Idee ed esperienze
1. Sconfitta e vittoria, esperienze da cui partire per riflettere sul limite.
Tempo richiesto: 15 minuti
 

All'inizio della giornata i ragazzi, a coppie, dovranno dare la definizione dei tre termini del tema: trafitti, sconfitti, confitti. Alla fine della giornata, quando sarà svelato il perchè del tema sarà premiata la coppia che ha dato al risposta più completa.

Tempo richiesto: 30 minuti
  • I diversi modi di vivere la sconfitta: distruggere se stessi, distruggere gli altri, riconoscere chi sono con capacità e limiti, negare il fallimento, fuggire per non vivere la sconfitta.
  • Gli animatori mettono in scena una piccola rappresentazione che ritrae i diversi modi di porsi dinanzi alla sconfitta.
    La scena è ambientata in uno spogliatoio e i personaggi si alternano sul palco e ognuno, parlando tra sé e sé, mostra la propria reazione alla sconfitta in campo. (I monologhi e le caratteristiche dei personaggi sono riportate in allegato).
  • Successivamente, i ragazzi, divisi in cinque gruppetti, annotano le caratteristiche del personaggio loro affidato, su un cartellone senza apporre il nome di questo. Quindi si gioca in squadre per associare il nome ai personaggi ritratti dagli altri gruppetti (come il gioco "Per chi suona la campana").
  • In assemblea, con la guida di un animatore, vengono brevemente presentati i personaggi e vengono sottolineate le loro caratteristiche peculiari.
Tempo richiesto: 2 ore
  • La sconfitta è una realtà da riconoscere e accogliere.
  • La sconfitta fa soffrire perchè mette a nudo il proprio limite.

Si formano squadre da cinque giocatori cercando di renderle il più equilibrate possibile, così che sia elevata la possibilità per tutte di essere sconfitte almeno una volta. Le squadre dovranno essere minimo tre e massimo sei. Si inizia quindi un torneo di calcetto, basket, palla meta e giochi di intelligenza. Supponendo che le squadre siano sei, mentre due si affronteranno in uno dei giochi di movimento, scelto tramite estrazione, altre due si affronteranno nei giochi di intelligenza. Le altre due squadre faranno da osservatori esterni, ciascuna su un campo, e dovranno, subito dopo la fine della partita, rispondere alle seguenti domande riguardo la squadra che ha perso:

  1. Chi e cosa ha causato la sconfitta?
  2. Durante e dopo la partita, come hanno reagito i giocatori nei confronti degli altri, dei compagni, dell'arbitro e di se stessi?

Il torneo finisce dopo che le squadre hanno fatto ciascuna due partite (giochi di movimento) e una sfida ai giochi di intelligenza. A questo punto ogni squadra si ferma, ciascuna per conto proprio, a leggere quello che è stato notato da coloro che li hanno osservati e l'animatore chiede cosa di quello che è stato detto hanno notato anche loro.

Tempo richiesto: 15 minuti
 

I ragazzi si fermano a fare una riflessione personale seguendo la pista di domande qui riportata.

  1. Nelle esperienze che vivi quotidianamente sei tra quelli che vincono o che perdono? (A scuola, a casa rispetto a fratelli/cugini, negli sport che pratichi e nel tifo per la tua squadra).
  2. Quando vivi una sconfitta ti viene di ... e vorresti ...
  3. Di tutto quanto è stato notato sulla tua squadra, ricopia tutte le cose che ti riguardano personalmente (le hai fatte proprio tu, oppure hai partecipato al modo di reagire degli altri).
  4. E tu di che segno sei? Trova tra i personaggi le tue caratteristiche e riconosciti.

Ogni ragazzo, dopo essersi riconosciuto, indossa il simbolo corrispondente.

Tempo richiesto: 1 ora
  • Ogni sconfitta, anche la morte, non è l'ultima parola.
  • Dalla sconfitta può nascere qualcosa di nuovo: scoprire qualcosa di sè, desiderare di andare oltre, chiudersi alla disperazione, diventare violenti.

Si prepara una stanza in modo che sembri uno studio televisivo e si invitano i ragazzi a partecipare ad un talk show dal titolo: "trafitti, sconfitti o confitti?".
La trasmissione deve essere registrata, nel suo svolgimento, in modo da poter riprendere, più avanti nel tempo, il discorso affrontato.
All'inizio della trasmissione viene proiettata un'intervista a tre personaggi, precedentemente registrata. I personaggi incarnano i tre modi diversi di vivere la sconfitta presentati nel tema:

  1. Giuda (sconfitto): per lui dopo la morte di Gesù non c'è più niente da fare, tutto è perduto. E' deluso, si sente abbandonato. Non ci sono altre strade oltre quella di uccidersi.
  2. Pietro (trafitto): sta male, emotivamente non accetta l'evento della morte, piange. Si ferma, si lascia prendere dallo sconforto, solo dopo si rimette in movimento.
  3. Giovanni (confitto):si scontra con un limite che non comprende, ma non si ferma. Sta male, ma riesce ad andare avanti nonostante la sofferenza grazie all'intervento di qualcun Altro a cui si affida.


Dopo aver visto il filmato, gli animatori, che svolgono la funzione di conduttori del programma, ricostruiscono insieme ai ragazzi il profilo dei personaggi. Quindi si passa alla lettura delle definizioni date dai ragazzi ad inizio giornata dei tre termini e alla spiegazioe corretta.
A questo punto si chiede la disponibilità del pubblico a raccontare il proprio modo di vivere la sofferenza ponendo due domande:

  1. di fronte ad un'esperienza di scofitta io mi sento sconfitto, trafitto o confitto?
  2. Quali possibilità ho?

La trasmissione si conclude con la comunicazione dell'idea centrale della giornata: Giuda, Pietro e Giovanni vivono un'esperienza comune la delusione per un risultato che desideravano e che non si è verificato, ma le risposte che hanno dato sono state diverse. Il primo si ferma e rinuncia a vivere, il secondo riconosce di aver fallito, sta male, si ferma ma poi riprende a camminare, il terzo sta male e riconosce che l'unica cosa che può fare è affidarsi al Padre.

Per la vita comunitaria: E' consigliabile pranzare dopo la riflessione personale e lasciare un tempo di gioco libero prima di riprendere con il momento finale.

Allegati al ritiro

Allegato Trafitti Sconfitti

Interviste a Pietro, Giuda, Giovanni

 

A cura di: equipe scuola superiore
Data 2008/04/04
Descrizione L’esperienza, breve e contenuta, si propone di favorire il confronto tra il modo di vivere il tempo dei ragazzi e il modo di intenderlo e viverlo di Gesù.

Progetto

Obiettivi dell'attività

Approfondire il modo di intendere e vivere il tempo di Gesù.

Cosa stimolare

 

Analisi

Destinatari dell'intervento educativo
Numero Da 8 a 30 ragazzi.
Età
Prima Infanzia (1-4 anni) Bambini (5-10 anni) Preadolescenti (10-14 anni) Adolescenti (14-18 anni) Itinerario indicato per Giovani (18-26 anni) Adulti (26 anni+)
        Giovani  
Livello di esperienza del gruppo
  • Iniziale
  • Intermedia
  • Avanzata
Particolarmente adatto per Pasqua

Metodo

Durata 3 ore
Animatori richiesti 2
Contenuto Idee ed esperienze
1. Gesù ci invita a “stare con Lui”.
Tempo richiesto: 30 minuti.
  • Conoscere Gesù richiede la disponibilità a stare con Lui: accettare di muoversi per incontrarlo, dedicare un tempo esclusivamente a Lui, confrontare la propria vita con la Sua.

L’animatore lancia una domanda: cosa faccio quando voglio conoscere meglio qualcuno?

Lettura della Parola: Gv 1, 38-39

Comunicazione dell’idea

Tempo richiesto: 1 ora e 45 mimuti.
  • Gesù si trova a finire il tempo della sua vita inaspettatamente presto. Ha potuto guardare con insoddisfazione all’esperienza vissuta, o contento di averne potuto condividere alcune/ evitate altre? Come conclude la sua storia? Note esegetiche del brano Gv 19,28-30
  • Questi ultimi gesti della vita di Gesù sono profondamente vissuti da Lui non come momenti di sofferenza da sopportare, non come la testimonianza dolorosa di un assurda ingiustizia operata ai suoi danni, non come il segno del fallimento della sua missione di pace. Ogni gesto è non solo un gesto di amore, ma il preciso svolgersi dell’intenzione originaria: dare la vita per amare fino in fondo e mostrare l’amore misericordioso del Padre per ogni uomo. Il tempo è in ogni attimo la manifestazione della presenza di Dio nella storia; il tempo del compimento è questo particolare e irripetibile concentrarsi degli eventi, dei simboli, della storia e del futuro dell’uomo al culmine della vicenda storica del Figlio di Dio. Il tempo del compimento apre una nuova dimensione della storia che è il tempo escatologico: una breccia permanente che mette in comunicazione l’uomo con l’offerta della salvezza. Per noi che facciamo tante esperienze, che riempiamo il tempo di tante cose da fare, mille opportunità che solleticano le nostre emozioni, occupano il nostro futuro prossimo, e spesso ci lasciano insoddisfatti, per noi che iniziamo tante cose che poi perdiamo per strada o che lasciamo a metà, è offerta la strada di un tempo da vivere che è il tempo del compimento. Lasciamoci interrogare dal modo di Gesù di vivere il suo tempo. Egli ha una strada da seguire e sa di non avere davanti a sé un tempo infinito per percorrerla; sa che non può sprecare il suo tempo; sa che vuole donarlo tutto per gli altri.

L’animatore presenta in assemblea il tema dell’incontro.

Comunicazione, da parte degli animatori, del contenuto a partire dalla Parola Gv 19,28-30 Note esegetiche sul brano: “Cosciente che ormai tutto stava completandosi” Gesù non è stato trascinato alla morte e questa non è qualcosa di imprevisto; egli è padrone del suo destino e continua a realizzare il disegno del Padre. Gesù stesso aveva predetto la sua morte (8,28; 10,11; 18,32) e l’accetta come punto culminante della sua opera. Facendo uso della sua totale libertà, dà volontariamente la vita per gli uomini. mondo definitivo.

“ Ho sete” Gesù esprime la propria necessità. Chiedere acqua equivaleva a chiedere accoglienza. “Possiamo supporre che Gesù abbia realmente sete; ma ha sete soltanto per sua precisa volontà, perché è consapevole che esiste una profezia da realizzare” (Loisy). In questo senso il primo versetto va messo in relazione con Gv 13,1 e con Gv 3,16. Con la sete e con la sua reazione ad essa Gesù adempie la Scrittura. Ma di quale Scrittura si trattava? Forse si tratta della testimonianza dell' Antico Testamento al Messia sofferente. Lo attestano Lc 24,25-27, Atti 13,29 e 1 Cor 15,3. Sal 69,22 è il candidato più probabile. Altro candidato è Sal 22,16. Il simbolismo più plausibile si trova collegando l’episodio con Gv 18,11: “Non devo io bere la coppa che il Padre mi ha dato?” Gesù brama di bere quella coppa fino all’ultima goccia, perché soltanto quando avrà gustato l’amaro vino della morte, la volontà del Padre si sarà adempiuta.

“Era collocato lì un vaso pieno di aceto. Mettendo intorno a una verga di issopo una spugna imbevuta d’aceto, gliela avvicinarono alla bocca”. Il vaso lì collocato ricorda le giare di Cana. L’aceto contenuto nel vaso si oppone al vino che Gesù offrì al capotavola: è l’odio opposto all’amore. Nelle nozze mancava il vino; ora rifiutano Colui che lo offre. L’aceto viene nominato tre volte a testimoniarne il valore di simbolo. Il vaso pieno di aceto rappresenta la Legge che dà morte a Gesù. La spugna assorbe tutto l’aceto, tutto l’odio contro Gesù che la legge prediceva. Giovanni aggiunge a questo punto un dettaglio che completa il significato della scena: il ramo di issopo, la pianta che si usava per spruzzare il sangue liberatore dell’Agnello Pasquale.

“Gesù disse: è ormai completato”. Prendere l’aceto equivale ad accettare la morte causata dall’odio: è il compimento della sua ora nella quale l’uomo, Il Figlio, dimostra la sua Gloria, il suo amore fino all’estremo. Gesù ha dato così compimento all’opera di Colui che lo inviò. In questo atto di amore che si offre fino all’ultimo momento ai suoi nemici il padre manifesta la gloria di suo Figlio e il Figlio manifesta quella del Padre. In Gesù l’opera creatrice giunge per la prima volta al termine. E’ questo l’ultimo giorno che completa la creazione e apre il mondo definitivo. Il grido non appare in Gv come un grido di morte e di desolazione universale, ma come l’inizio di un trionfo.

“ e reclinando il capo consegno’ lo spirito” Gesù non muore senza scopo, ma per salvare l’uomo; per completare la sua opera doveva dimostrare il suo amore fino alla fine. L’atto di reclinare il capo appare come un gesto volontario che indica abbandono fiducioso, è il gesto di chi si addormenta, non il gesto di chi muore disperato. Anche il verbo consegnare indica nella lingua originale una volontà precisa, la determinazione di un atto scelto liberamente.

L’animatore propone ai ragazzi di ripensare alle idee comunicate e formulare delle domande di comprensione sul brano.

Comunicazione dell’idea e attualizzazione

Riflessione personale: In quali esperienze sto solo consumando il mio tempo?

Quali esperienze nascono dal mio desiderio di provare cose diverse? Elencarle e vedere se ce ne sono di opposte tra loro.

Quali esperienze vivo passivamente o perché indotte da altri o perché non so bene che fare?

Gesù non si lascia schiacciare dalle esperienze che vive perché ha un progetto da realizzare e quindi è attivo e libero anche quando non è Lui a sceglierle. Agisce sempre perché ogni cosa arrivi al punto cruciale. Quali esperienze devo valorizzare perchè siano quelle che mi fanno realizzare un progetto e in quali ho bisogno di aiuto per vivere la mia libertà?

Tempo richiesto: 30 minuti.
  • Condividere la propria riflessione in gruppo significa affidare agli altri una parte della propria vita e poter godere del loro sguardo su di essa.

L’animatore propone ai ragazzi di comunicare il frutto della riflessione.

Dice il saggio: E’ opportuno studiare approfonditamente il brano, confrontando almeno due diversi libri di esegesi.

 

A cura di: equipe scuola superiore
Data 2008-1-11
Descrizione L'esperienza permette di scoprire i diversi significati della sofferenza, di comprendere che è un'esperienza della vita che coinvolge tutti e può essere subita o vissuta. Il secondo modo consente di conoscere meglio se stessi e comprendere gli altri

Progetto

Obiettivi dell'attività

Partendo dall'esperienza di sofferenza incontrata attraverso il servizio che si offre, riconoscere e decidere come si vuole vivere la propria grazie al confronto con Pietro e Giuda

Analisi

Destinatari dell'intervento educativo
Numero Da 15 a 25 ragazzi.
Età
Prima Infanzia (1-4 anni) Bambini (5-10 anni) Preadolescenti (10-14 anni) Itinerario indicato per Adolescenti (14-18 anni) Giovani (18-26 anni) Adulti (26 anni+)
      Adolescenti    
Livello di esperienza del gruppo
  • Iniziale
  • Intermedia
  • Avanzata
Particolarmente adatto per Pasqua

Metodo

Durata 6/7 ore
Animatori richiesti 2
Contenuto Idee ed esperienze
1. La sofferenza: realtà da riconoscere, da non fuggire e cui dare un senso.
Tempo richiesto: 1 ora e 15 minuti
  • La nostra esperienza di volontariato ci pone dinanzi a sofferenze diverse, più o meno visibili, più o meno comprensibili.

Tecniche utilizzate: L'animatore mostra un cartellone sul quale sono stati scritti i nomi dei destinatari del servizio compiuto dal gruppo fino a quel momento.Chiede:

  • "Quali di queste persone hai incontrato?"
  • "Cosa hai vissuto?"

Ognuno è invitato ad esprimersi liberamente e a raccontare l'esperienza fatta, guardandola dal punto di vista delle relazioni che si sono costruite. I partecipanti vengono suddivisi in gruppetti di 4/5 per fare l'analisi dei disagi e delle sofferenze riconosciute. Utilizzando la tecnica del philips l'animatore chiede:

  • Quali disagi percepite nei vostri destinatari?
  • Riconoscete in loro qualche sofferenza? Causata da cosa?
  • A quale bisogno risponde il gruppo con la sua attività?

Su un cartellone vengono annotate le risposte di tutti i gruppetti e a partire da ciò che emerge l'animatore estrapola l'idea di sofferenza che circola in gruppo. Alla fine chiede se c'è altro che loro legano all'idea di sofferenza, qualcosa che pensano anche al di là di ciò che hanno incontrato.

Tempo richiesto: 2 ora e 30 minuti
  • Anche noi facciamo esperienza di sofferenza, quella che incontriamo nella nostra età si chiama mancanza, solitudine, dolore fisico/malattia, tradimento, limite personale.

In questo secondo incontro si propone ai partecipanti di riconoscere le esperienza di sofferenza tipiche della loro età attraverso l'analisi di spezzoni di film e di brani di libri opportunamente selezionati. Per rendere l'analisi più rapida e accattivante può essere utile, se il numero di animatori lo consente, preparare la visione o l'ascolto in punti diversi da attivare in contemporanea. In ciascuno stand:

  • presentazione di massima del contributo
  • Visione/ascolto
  • Si ripercorre quanto visto/ascoltato

Si definisce la causa della sofferenza presentata.
Si da il tempo di 15 min. per l'analisi. I ragazzi in gruppetti visionano uno stand e, scaduto il tempo, passano al successivo. Si possono utilizzare i seguenti contributi: Film "Caterina va in città" di Paolo Vizzi (sofferenza dovuta al venir meno di qualcuno in famiglia). Film:"Che ne sarà di noi?" di Giovanni Veronesi (tradimento/litigio nel rapporto con gli altri). Canzone "Se tornerai" degli 883 (morte di una persona cara). Poesia: "Spesso il male di vivere ho incontrato" di Eugenio Montale. Libro: "Una barca nel bosco" di Mastrocola Paola (sofferenza per disadattamento/solitudine). Film: "La mia vita senza me" di Isabel Coixet (la malattia). Si torna in assemblea e l'animatore chiede una rilettura emotiva di quanto visto: Quale contributo ti ha colpito maggiormente? A cosa ti ha fatto pensare? Conosci qualche esperienza simile?... Alla fine domanda: perchè siamo passati dalla sofferenza dei nostri destinatari a quella che potrebbe essere la nostra? Si propone a questo punto una riflessione personale. E' importante dare un tempo preciso (20') e sottolineare l'importanza del momento di silenzio personale. Al termine del tempo dato ci si ritrova insieme e ognuno comunica le cose più salienti della propria riflessione.

Tempo richiesto: 1 ora e 30 minuti
  • La sofferenza è un'esperienza umana che coinvolge tutti, anche noi. Se la riconosciamo possiamo continuare a vivere la nostra vita pienamente: confrontiamoci con il modo di misurarsi con la sofferenza di Pietro e Giuda.
  • Nella nostra vita possiamo percorrere entrambe le strade. Affrontare la sofferenza come Pietro richiede l'onestà con se stessi per riconoscere la propria sofferenza, il coraggio di analizzarla, la forza per ritornare in mezzo agli altri e condividerla. Questo percorso ci permette di comprendere la sofferenza degli altri e di incontrarli in maniera autentica.

Dopo avere brevemente comunicato l'idea si racconta l'esperienza di sofferenza di Pietro e Giuda a quattro voci. (Se non ci fosse il numero di animatori sufficiente il racconto può essere registrato). Si ripercorre quanto ascoltato, poi l'animatore chiede di dire le caratteristiche con cui Pietro e Giuda hanno affrontato la loro sofferenza e le annota su due diversi cartelloni. Conclude comunicando l'idea finale. In gruppo: alla luce della riflessione fatta oggi cosa cambia nella nostra esperienza di volontariato e nella nostra equipe? L'animatore sintetizza i contributi più importanti.

Sottocategorie

Associazione di Volontariato C.A.Sa.

Aperta ogni giorno dal martedì al sabato dalle ore 20.30 alle ore 22.00

Lecce

via Cosimo De Giorgi, 81
via Cosimo De Giorgi, 81
0832.394656
+39 0832 394656
casa@animare.it
casa@animare.it
casa.associazione@pec.it
casa.associazione@pec.it
CF
CF: 93037150757
Iban
Iban: IT56K0103016004000009303895

Bari

via Isonzo, 120 - BARI
via Isonzo, 120
080.3219316
+39 080 3219316
bari@animare.it
bari@animare.it

Santeramo

via Lecce, 45
via Lecce, 45
080.3022119
+39 080 3022119
casa.santeramo@animare.it
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Fano

via Cesare Battisti
via Edmondo De Amicis, 11
fano@animare.it
fano@animare.it

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