
di M. P. Maiullari
Narratore: Salve bambini, ben tornati! State bene? (risposte del pubblico) Bene, bene. Oggi vi voglio raccontare una storia bellissima, piena piena di mostri, ok? vi piacciono i mostri?... no, allora… una storia di orchi cattivi… nemmeno? Allora una di briganti… no? Che vi racconto? (entra Alessandra)
Alessandra: Micio, Micio, dove sei? Micio, dove ti sei nascosto? Qui non c’è (guarda sotto), qui nemmeno (guarda al lato). Ma si può sapere dove ti sei cacciato?... Bambini avete visto per caso un gattino da queste parti? Micio, Micio? Bambini mi aiutate a cercarlo? Tu (si rivolge ad uno dei bambini presenti) per favore, puoi guardare sotto quella panchina? L’hai trovato?...Vuoi vedere che è salito su un albero e non riesce più a scendere? Per favore (rivolgendosi ad un altro bambino), guarda su quell’albero, su qualcuno che lo aiuti (un genitore, o un animatore, lo solleva). Non c’è neanche lì…
Micio, ma insomma, dove ti s…(entra il gatto con lo zaino pronto per andare a scuola) Micio, eccoti finalmente! Ma dove stai andando vestito cosi?
Micio: Sto andando a scuola…
Alessandra: A scuola? Oh siamo alle solite… tutti i giorni la stessa storia. A scuola gli animali non ci vanno! E’ vero, come dice la maestra qualche asinello si trova sempre…ma i gatti non vanno a scuola, vero signor narratore? Vero bambini? Avete mai visto un gatto che va a scuola? (risposte dei bambini)
Micio: Ma io voglio venire con te, non voglio rimanere solo in casa. Anzi, meglio che mi sbrighi…è quasi l’ora della campanella! (il gatto esce)
Alessandra: Oh, ma sei un micio impossibile! Vieni, sarò costretta ad accompagnarti a casa, e mi farai far tardi a scuola. (escono)
Narratore: Bambini, ho deciso quale storia raccontarvi: la storia di un gatto di nome Micio. Dunque: c’era una volta in una bella città sulle rive del Lago un gatto che si chiamava Micio. Dovete sapere che era stato trovato quando era ancora un cucciolo sul ciglio della strada che costeggiava la scuola elementare della città. Era stata una bambina di nome Alessandra ad accorgersi di un fagottino tutto sporco e infreddolito che miagolava disperato. Alessandra, senza pensarci due volte, decise di portarlo a casa. Ad aspettarla, come al solito, c’era la nonna.
Alessandra: Ciao Nonna, sono tornata!
Nonna: Ciao Alessandra, su vieni a darmi un bacio!
Narratore: Appena Alessandra spalancò le braccia per correre incontro alla nonna, ecco che il gattino con un balzo saltò giù dallo zainetto della bambina, miagolando di felicità per aver trovato un posto così caldo e accogliente.
Nonna: E questo gattino da dove salta fuori?
Alessandra: Nonna, nonna, non ti arrabbiare! L’ho trovato sul ciglio della strada all’uscita della scuola. Teniamolo con noi, ti prego, ti prego, ti prego…
Nonna: No… non… non lo so, bisognerà chiedere ai tuoi genitori…Nooo, fermo!
Gatto dispettoso, non correre, altrimenti romperai il vasooo! (un vaso cade e si rompe)
Alessandra: Micio, vieni qui, fermo non correre. Nonna, lascialo stare… (Micio corre, la Nonna lo insegue, Alessandra insegue la nonna).Finalmente ti ho preso!(Alessandra abbraccia Micio e tutti si fermano)
Micio: Miao, miao, miao, frrr, frrr (fa le fusa)
Narratore: Da quel giorno Micio visse con la famiglia di Alessandra. I giorni trascorrevano sereni in quella casa tanto allegra, il gatto si divertiva moltissimo a giocare con la sua padroncina. Ma c’era un momento della giornata che Micio non sopportava affatto. Il momento più triste, che si ripeteva sei giorni su sette, sempre alla stessa ora: le 8,10 circa, quando Alessandra si preparava per andare a scuola.
Alessandra: Micio (il gatto la tira per la gonna) su, lasciami stare! Non posso giocare con te, devo andare a scuola!
Narratore: Micio sconsolato tornava a raggomitolarsi ai piedi del letto della sua padroncina, aspettando che Alessandra rientrasse. Finchè un giorno decise di seguirla.
Quatto quatto entrò a scuola, attraversò il vialetto e si appostò davanti al portone.(Azione mimata). Non fece neppure in tempo a mettere una zampa oltre la soglia che si trovò davanti il bidello Mario, che con il suo vocione urlò:
Bidello: Fuori di qui! I gatti non possono entrare!
Narratore: E cacciò via Micio dalla scuola. Tutto sconsolato Micio si incamminò verso casa, pensando alla faccia severa di Mario. Nei pressi del laghetto che si trovava lungo la strada senti qualcuno ridacchiare…
Paperotto: Que que que, dove te nei vai con quel muso lungo? Ehi, dico a te! Sembra che ti abbiano pestato la coda! Che ti è successo?
Micio: Niente…niente (risponde Micio singhiozzando)
Paperotto: Ah, ho capito, eri tu la causa delle urla del bidello della scuola!
Micio: E tu che ne sai?
Paperotto: Devi averlo fatto arrabbiare proprio tanto! Le urla si sentivano fin qui!
Micio: Non ho fatto niente, volevo solo stare un po’ nella classe di Alessandra, la mia padroncina.
Paperotto: Que, que! Certo che tu…entrare a scuola…un gatto…e dimmi, dimmi un po’…che classe fa Alessandra?
Micio: La quarta elementare.
Paperotto: Uhmm, fammi pensare (si volta a guardare l’edificio scolastico). Forse un modo ci sarebbe. Quella è la finestra della quarta classe, potresti affacciarti lì e salutare la tua padroncina.
Micio: (si volta anche lui) Si, si, proviamo. (si avvicinano alla finestra, Micio salta sulle spalle del papero…)
Papero: Puff, puff, que que, ma quanto pesi, sbrigati, io non ce la faccio più a tenerti!
Micio: Puff, puff, ci sono quasi…ancora un altro po’…ops (cade un vaso, esce il bidello Mario che scopre i due)
Bidello: Ma che… succede… oh il vaso di gerani…ancora tu? Ho detto che i gatti non possono entrare! Via di qui, altrimenti ti faccio vedere io!(scappano sia Micio che il papero)
Narratore: Micio, ancora più triste di prima, torna a casa ad aspettare Alessandra. Dopo qualche ora…
Alessandra: (Micio le corre incontro ma…) Gatto dispettoso,…etciù…che cosa hai combinato stamattina? Etciù…Mi ha detto il bidello che un gattino tutto marrone è venuto a scuola a combinare guai! Quante volte…etciù… te lo devo ripetere che i gatti non vanno a scuola. Bambini, diteglielo anche voi! I gatti non vanno a scuola!..Etciù etciù…E il direttore se l’è presa con me! Etciù…Ci mancava solo il raffreddore!
Narratore: Alessandra era davvero molto arrabbiata con Micio per il guaio che aveva combinato. Tutta rossa, un po’ per la rabbia un po’ per il raffreddore che stava peggiorando, corse a mettersi a letto. Micio dal canto suo era mortificato, gli dispiaceva molto aver messo in difficoltà la sua amata padroncina, e per una settimana se ne stette buono buono e non parlò più di scuola. Quando Alessandra usciva di casa al mattino, la salutava e tornava mesto nel suo lettino con la coda tra le gambe. Ma esattamente sette giorni dopo successe che Alessandra si ammalò. La mattina, appena aprì gli occhi, si accorse di avere la febbre molto alta.
Alessandra: Ahi, ahi, mi sento male! Etciù… Mi gira la testa e ho le guance bollenti, come faccio, devo andare a scuola…etciù…ho il compito di matematica!...etciù…
Nonna: Alessandra, non puoi uscire con questa febbre. E il compito lo farai un altro giorno.
Alessandra: Nonna, etciù…ma io devo farlo oggi, è un compito, etciù…troppo importante…è l’ultimo del quadrimestre…(tossisce)
Narratore: Micio, che aveva ascoltato le parole della sua padroncina, decise che quella era la sua occasione. Doveva aiutare la sua padroncina e farsi perdonare per quanto aveva fatto una settimana prima. Aspettò che Alessandra si riaddormentasse, poi svelto svelto, aprì l’armadio, tirò fuori alcuni vestiti di Alessandra, li indossò e corse a scuola. Questa volta il bidello Mario lo lasciò passare, credendo che fosse un alunno anche lui. Micio era stato davvero bravo! Aveva indossato una bella felpa con cappuccio per coprire le orecchie feline e aveva risolto il problema della coda grazie all’enorme zaino della sua padroncina. Arrivato in classe si sedette nel banco di Alessandra e aspettò di cominciare il compito. A Micio la matematica non piaceva granchè, non era molto bravo con i numeri, le sottrazioni, le frazioni, etc, etc, ma con la sua vista felina, riuscì a sbirciare sui fogli degli altri bambini e a completare il compito. Tutto sembrava filare liscio finchè…
Micio: Miaoooooo!(miagolìo di dolore perché il maestro gli pesta la coda)
Maestro: Chi è stato!( si guarda intorno sorpreso). Chi…chi…ha miagolato!
Micio: Miao, miao (Micio continua a lamentarsi)
Maestro: Se scopro chi fa lo spiritoso…
Micio: Miao, miao (Micio continua a lamentarsi)
Maestro: (si avvicina a Micio) Adesso basta! Sei tu lo spiritoso della classe, eh? (gli toglie il cappuccio e scopre che…) Ma…ma…ma tu sei un gatto! Che ci fai qui? I gatti non sono ammessi a scuola!
Micio: Miao, ahi, ahi…lo so, mi scusi signor maestro…ahi, ahi, la mia coda…
lo so, lo so che i gatti come me non vanno a scuola…ma io volevo aiutare Alessandra, e ora ecco ho rovinato tutto, uh, uh (piange).
Maestro: Oh suvvia non piangere, spiegami meglio: perché volevi aiutare Alessandra?
Micio: ecco… la mia padroncina è malata. So che questo compito era molto importante…e così ho pensato di farlo io al posto suo.
Maestro: Tuuu? Uh Uh che ridere, un gatto che fa il compito di matematica, buona questa?! Chissà cos’avrai capito… vediamo un po’… perbacco qui è tutto giusto, ma come hai fatto?
Micio: è vero: non so niente di matematica, ma ho una buona vista, signor maestro!
Maestro: Una buona vista… e che c’entra la… oh come?! hai pure copiato il compito?
Micio: Uhhhh (Piange) l’ho fatto solo per aiutare Alessandra…
Maestro: Beh certo bisogna ammettere che sei un gatto molto generoso…ma un compito fatto da un gatto… non so… se si possa ammettere… voi che dite? possiamo accettarlo?... mah, chiederò al direttore…
Narratore: Ma neanche il direttore sapeva rispondere, perché mai in nessuna scuola era capitato che un gatto facesse un compito… e così telefonarono all’ispettore, e neanche lui sapeva cosa fare, solo il ministro poteva rispondere…
Ministro: Eccomi qua, buongiorno a tutti, sono il dottor professor cavalier ingegner… ministro della pubblica istruzione, chiamatemi eccellenza. Allora dov’è questo… studente…micio, o micio studente?
Micio: (timido) sono io…eccellenza
Ministro: Allora, allora…mi hanno raccontato quello che è successo…uhmm, davvero non mi era mai capitato di prendere una decisione simile…un compito fatto da un gatto, mah!(si rivolge al gatto). Certo, devo dire che sei stato un gatto molto generoso, però mi hanno raccontato che la tua vista felina ti ha aiutato…e queste sono cose che non si fanno! Vero bambini? I compiti non si copiano. Facciamo così: se rispondi esattamente a queste domande considererò valido il compito.
Micio: E va bene…so…sono pronto.(si rivolge ai bambini e sussurra) Bambini suggerite!
Ministro: Quanto fa 2+ 3?
Micio: Uhmmm (si rivolge ai bambini chiedendo aiuto), allora 2+3,…vediamo un po’…5!
Ministro: Bravo! Ascolta bene. Se Alessandra va in cartoleria e compra 5 quaderni ed ogni quaderno costa 2 euro quanto spenderà Alessandra?
Micio: i quaderni sono 5…ogni quaderno costa 2 euro…. 5 volte 2…ci sono! Alessandra spenderà 10 euro!
Ministro: Bravo, bravo. Ed ora la domanda finale: Se io avessi 8 caramelle e quattro bambini a cui distribuirle, quante ne potrebbe ricevere ciascun bambino?
Micio: Nessuna!
Ministro: Come? E perché?
Micio: Perché le mangerei tutte io!
Ministro: Ma cosa dici, pensaci bene Micio, è la tua ultima possibilità!
Micio: Oddio… come faccio… come si fa 8 più 4, no… bambini aiuto… come… diviso, ma che vuol dire diviso… (ripete con la mano il segno che che fanno i bambini, di dividere a metà…) diviso, diviso in due…
Ministro: Benissimo! La risposta esatta è 2! Dichiaro il compito di questo gatto…Valido! un bell’applauso! Forza bambini!
Micio: (si inchina) Grazie, grazie…
Ministro: E poiché sei stato tanto generoso e così bravo…dichiaro che si organizzi una bella festa in onore di Micio!
Narratore: E fu così che Alessandra, la nonna, e tutta la scuola festeggiarono l’impresa del piccolo Micio, che da quel giorno decise di aspettare la sua padroncina a casa, giocando con la sua palla, sonnecchiando beato vicino al caminetto e di tanto in tanto aiutandola nei compiti di matematica.

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