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I doni scambiati

 Traduzione di una fiaba popolare africana per burattini

 Narratore: C’era una volta una donna che aveva due figli e abitava in un villaggio vicino ad una foresta. Ma una mattina la donna uscì di casa per andare a raccogliere la legna. Tornò al villaggio la sera con una fascina sulla testa. Sopra la fascina erano rimasti intrappolati due bellissimi uccelli dalle piume rosso e oro. Quando arrivò a casa, la donna regalò un uccello a ciascuno dei suoi figli.

 Malcom: Che meraviglioso uccello! Non è solo bello, deve essere anche buono da mangiare. Io ho fame, accenderò il fuoco, lo spennerò e lo farò arrosto.

 Martin: Io invece il mio non voglio mangiarlo, perché è tanto bello; se mai lo cambierò con qualcos’altro.

 Malcom: Con che cosa lo vuoi scambiare?

 Martin: Voglio fare cambio con la figlia del re.

 Malcom: Fratello sei matto? Pretendi forse di avere la figlia del re in cambio di un uccello dalle piume rosse e oro? Ah, Ah, Ah…

 Martin: Se sono matto non lo so; so che non tornerò a casa se non avrò con me la figlia del re. Addio mamma, addio Malcom.

 Narratore: La mattina dopo prese con sé il suo uccello dalle piume rosse e oro e partì. Cammina, cammina, il ragazzo arrivò in un villaggio di poche capanne dove abitavano solo donne, vecchi e bambini. Davanti ad una capanna vide dei bambini che giocavano seduti per terra accanto al fuoco.

 Bambini: Che magnifico uccello rosso e oro. Ce lo dai?

 Martin: Prendetelo pure.

 Narratore:I bambini presero l’uccello, lo uccisero, lo spennarono e lo cucinarono sul fuoco.

 Martin:Perché avete ucciso il mio uccello? Era un regalo di mia madre! Adesso io cosa faccio?

 Bambino: Non prendertela! Tieni! In cambio ti diamo questo coltello. Guarda come è bello! Ha la lama tagliente come un rasoio.

 Martin: Grazie, è davvero un bel regalo, ne farò buon uso.

 Narratore: Il giorno dopo arrivò sulla riva di un lago e vide degli uomini che coglievano le canne. Erano accucciati a terra come cani e strappavano le canne con i denti. Si lamentavano per il dolore alla bocca. Il ragazzo si fermò ad osservarli ed ebbe pietà di loro

 Martin: Tenete amici, prendete il mio coltello. Tagliare le canne sarà più facile con questo.

 Narratore: Gli uomini lo ringraziarono, presero il coltello e cominciarono a tagliare le canne. Tagliavano e ammucchiavano, tagliavano e ammucchiavano e così fino a sera, quando la lama del coltello logorata da tutto quel lavoro si spezzò.

 Martin: Il mio bel coltello! Lo rivoglio indietro. Me lo hanno dato i bambini davanti alla capanna del villaggio, in cambio dell’uccello dalle penne rosse e oro che mi aveva regalato mia madre.

 Uomo: Non prendertela , tu ci hai dato il coltello e non l’abbiamo rotto. In cambio ti regaleremo un cesto fatto con le nostre canne. Ti daremo il cesto più bello e più grande per ripagarti della tua generosità.

 Ragazzo: Grazie, è molto bello, lo conserverò con cura.

 Narratore: Il mattino dopo Martin proseguì il suo cammino e dopo ore e ore arrivò in un campo di grano. Le donne nel campo raccoglievano le spighe, le sgranavano e si mettevano i semi in tasca. Ma i loro abiti erano vecchi, le tasche colme di semi si scucirono, e tutti i semi caddero a terra.

 Martin: Prendete il mio cesto, mettete qui il vostro raccolto.

 Donna: Grazie , ci sarà molto utile.

 Narratore: Alla fine della giornata, il cesto, che diventava sempre più colmo per il troppo peso si sfondò.

 Martin: Il mio cesto! Lo rivoglio!. Me lo hanno dato i tagliatori di canne al posto del coltello che mi avevano dato i bambini del villaggio in cambio dell’uccello dalle piume rosse e oro che mi aveva regalato mia madre.

 Donna: Non ti arrabbiare, non te la devi prendere così. Non andrai via di qui a mani vuote. In cambio del tuo cesto ti daremo un orcio pieno d’olio.

 Martin: Grazie, siete stati veramente gentili. Ciao e ancora grazie!

 Narratore: il quarto giorno, dopo una lunga camminata, il ragazzo arrivò davanti ad un albero gigante. Era un baobab, tra i più grandi che avesse mai visto. Purtroppo i suoi lunghi rami, il fusto e le radici erano pallidi.

 Martin: Come sei bianco, che cosa ti è successo?

 Baobab: Sono molto malato. Il calore e la siccità hanno tolto la linfa alle mie radici. Mi occorrerebbe un po’ del tuo olio. Se strofinerai i miei rami e il mio tronco con l’olio io potrò guarire.

 Narratore: Il ragazzo versò l’olio sulle radici e lo spalmò sul fusto e sui rami del baobab. Ma l’albero era grande ed in poco tempo l’olio dell’orcio finì.

 Martin: E adesso chi mi restituisce il mio olio?. Me lo avevano dato le donne del campo di grano in cambio del cesto che mi hanno dato i tagliatori di canne, in cambio del coltello che mi avevano dato i bambini del villaggio, in cambio dell’uccello dalle piume rosse e oro che mi aveva regalato mia madre.

 Baobab: Non ti disperare. Tu sei stato generoso con me perché mi hai donato l’olio che mi ha salvato la vita. Io ricambierò il tuo dono: ti darò una fascina dei miei rami.

 Narratore: Il ragazzo raccolse la fascina di rami, ringraziò l’albero e sotto quel peso proseguì il suo viaggio. Cammina, cammina arrivò ai piedi di una montagna. Lì sostavano dei mercanti. Avevano acceso un fuoco per cuocere il cibo ma le fiamme si stavano spegnendo perché al posto della legna avevano messo pochi stracci.

 Martin: Tenete questa fascina amici, vi servirà per fare un bel fuoco.

 Mercante: Grazie amico, la prendiamo volentieri.

 Narratore: Subito la fascina si incendiò e diede origine ad una bella fiamma scoppiettante.

 Martin: Che cosa ho fatto! Rivoglio la mia fascina! L’albero me l’ha data in cambio di un orcio pieno d’olio, me lo avevano dato le donne del campo di grano in cambio del cesto. Il cesto me lo hanno dato i tagliatori di canne in cambio del coltello che mi avevano dato i bambini del villaggio, in cambio dell’uccello dalle piume rosse e oro che mi aveva regalato mia madre.

 Mercanti: Non disperarti, sappiamo essere generosi con chi è stato generoso con noi. Prendi questo sacco di sale, è merce preziosa, vedrai che il cambio sarà tutto a tuo vantaggio.

 Martin: Grazie amici!

 Narratore: Il ragazzo si caricò in spalla il sacco di sale e riprese il suo cammino. Arrivò sulle sponde di un fiume. Stanco e affaticato si sedette e bevve perché aveva una gran sete.

 Martin: Caro fiume, la tua acqua non ha sapore e non disseta.

 Fiume: Se non so di molto non so che farci. Gettami del sale se desideri che la mia acqua sia saporita.

 Narratore: Il ragazzo non se lo fece ripetere due volte. Aprì il suo sacco di sale e lo verso nelle acque del fiume. Ma dopo averlo gettato Martin, vedendo che il sale spariva nell’acqua, si gettò a terra e urlò

 Martin: Che sciocco sono, rivoglio il mio sale. Me lo avevano dato i mercanti in cambio della fascina di legno che mi aveva dato albero in cambio di un orcio pieno d’olio, me lo avevano dato le donne del campo di grano in cambio del cesto. Il cesto  me lo hanno dato i tagliatori di canne in cambio del coltello che mi avevano dato i bambini del villaggio, in cambio dell’uccello dalle piume rosse e oro che mi aveva regalato mia madre.

 Fiume: Non ti disperare! In cambio del sale ti darò i miei pesci.

 Martin: Come li prendo i tuoi pesci, con le mani?Non ho nulla con me per pescare!

 Fiume: Vedi quella rete sulla riva? Gettala e farai una pesca abbondante.

 Narr: Il ragazzo fece come gli aveva detto il fiume. Gettò la rete e quando al trascinò a riva era colma di grossi pesci. Il ragazzo ringraziò il fiume e seguendo il suo corso arrivò in un villaggio. Martin vide degli uomini che correvano cercando di catturare delle cavallette.

 Martin: Che cosa state facendo? Perché volete acchiappare delle cavallette?

 Servi: Il nostro re ha ricevuto la visita di ricchi signori di una terra lontana. Ma il nostro villaggio è povero e non abbiamo nulla da offrire loro. Per questo stiamo cacciando le cavallette.

 Martin: Ho io quello che fa per voi! Portatemi dal vostro re.

 Narr: Il ragazzo giunse al cospetto del re e depose al cospetto del re la rete traboccante di pesci.

 Martin: Ecco vostra maestà. Ho qui quanto serve per sfamare tutti i tuoi ospiti.

 Narr: Il re ringraziò il ragazzo per il dono generoso. Quando la cena fu terminata e gli ospiti se ne furono andati, il ragazzo vide che non era avanzato nemmeno un pesce, così andò dal re e si lamentò

 Martin: Rivoglio i miei pesci, me li aveva dati il fiume in cambio di un sacco pieno di sale Me lo avevano dato i mercanti in cambio della fascina di legno che mi aveva dato l’albero, in cambio di un orcio pieno d’olio che mi avevano dato le donne del campo di grano in cambio del cesto. Il cesto me lo hanno dato i tagliatori di canne in cambio del coltello che mi avevano dato i bambini del villaggio in cambio dell’uccello dalle piume rosse e oro che mi aveva regalato mia madre.

 Re: Va bene ragazzo, cosa vuoi in cambio? Chiedimelo e, se posso, te lo darò.

 Martin: Sire, se vuoi essere altrettanto generoso con me concedimi tua figlia in sposa.

 Re: Se è questo che desideri ti do mia figlia in sposa, prendila con te. Amatevi e cercate di essere felici insieme.

 Narr. La figlie del re fu molto felice di sposare il giovane Martin da cui era rimasta subito molto colpita. Fu amore a prima vista. Il re organizzò in loro onore una festa invitando tutto il villaggio. Venne regalato loro un asino per il viaggio di ritorno. Dopo la festa di nozze infatti i due sposi partirono e cavalcarono per alcuni giorni fino a raggiungere il villaggio di Martin. La madre e il fratello maggiore andarono incontro agli sposi stupiti di rivedere Martin dopo tutto quel tempo.

 Martin: Ciao Malcom, ciao mamma, questa è la mia sposa, la figlia di un re che è diventata mia sposa in cambio dell’uccello dalle piume rosse e oro.

 Malcom: Non è possibile!

 Martin: Certo che è possibile. Te l’avevo detto. Se vuoi ti racconto tutta la mia storia.

 Narr: E così raccontò alla madre e al fratello la storia che abbiamo ascoltato questa sera. Un uccello dalle piume rosse e oro diede in sposa la figlia del re al ragazzo del villaggio.

 

 

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