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Diario di bordo di uno scoordinato

Titolo: Diario di bordo di uno scoordinato

Autore: Paul Melki. È nato a Parigi nel 1986. A causa di un batterio che l’ha colpito nell’incubatrice, è rimasto vittima di un’emorragia cerebrale che lo costringe all’immobilità, al silenzio e ad un’oscurità quasi totale. Malgrado sembrasse condannato all’esistenza di un vegetale, i suoi genitori – un regista teatrale e una ballerina – si sono intensamente adoperati per fornirgli un’educazione intellettuale, nutrendolo con autori come Shakespeare, Kafka e Dumas, facendolo molto viaggiare e ricercando le pedagogie più adeguate a consentirgli una vita che fosse più libera possibile. Nel 1998 Paul ha sperimentato un nuovo processo ortofonico, una comunicazione facilitata che gli consente di esprimersi per mezzo della scrittura con l’aiuto di qualcuno che gli tiene la mano sulla tastiera del computer. Da allora Paul Melki ha scritto poesie, racconti e un’autobiografia, Diario di bordo di uno scoordinato

Casa editrice: Corbaccio

Anno: 2006 

Trama: È il diario che Paul tiene tra il 1998 e il 2003. È la storia di un’adolescenza diversa, illuminata da un irrefrenabile desiderio di vita, malgrado tutto, dall’amore appassionato per la parola e dalla possibilità di poterli finalmente esprimere. Con lucidità e rancore, ironia e lirismo, le pagine del diario insistono sulla gioia di esistere e sulla libertà negata, giungono a toccare il tema della fede senza mai allontanarsi dalla quotidianità, criticano, ringraziano. Con profondità sorprendente, esse tracciano un profilo abbastanza chiaro del loro autore e soprattutto a tutto tondo: si scopre il caratteraccio di Paul che rifiuta il pietismo, sbraita e definisce gli altri “gli handicappati delle relazioni”, si scopre la sua comicità tenera e sarcastica, la sua venerazione per la madre, la “libellula”, e il rapporto di amore-odio con il padre, il “faraone”...

Dal libro: «Ho deciso di scrivere questa corrispondenza epistolare, fiera, per restituire il giusto valore ai cambiamenti di vita degli handicappati, cambiamenti visibili quando sono riconosciuti dagli altri, dagli handicappati delle relazioni. Basta un sorriso, un’attenzione per nobilitarci. Facciamola corta: noi viviamo in mezzo agli altri, la nostra vita è pubblica! Per parlare di Paul bisogna mangiare con lui, bisogna leggere il libro di Paul, bisogna ridere insieme a lui. Per parlare di Paul dovete dimenticare le vostre certezze e venire a vedere il mostro, l’uomo. Lo Yeti pensa! Il microbo che ha causato il mio handicap è lo stesso che può porre questa domanda, si chiama ignoranza. Sì, voglio esprimere la mia gioia di scrivere, dal momento che non posso parlare. È incredibile per i benpensanti, ma io scrivo e canto come tutti gli altri. Canto odi e poemi per oltrepassare il mio essere, per esistere».

Consigliato: A chi è già sensibile al tema della disabilità e desidera lasciarsi toccare dal mistero ancor più insondabile che, come in Paul, si cela nell’intimo dei portatori di handicap.

A chi non ha familiarità con il tema dell’handicap: per lasciarsi sorprendere, appassionare e interrogare dal talento, dall’energia e dalla voglia di vita di questo ragazzo.

A chi ha dato alla luce un figlio con un handicap più visibile di quelli di tutti quanti noi, perché veda e creda all’inimmaginabile che può giacere in lui.

Il nostro parere: La scrittura di Paul si compiace di giochi di parole e dà vita ad una lingua ibrida, capace di piegarsi alle diverse corde del suo animo. Il vocabolario, che all’inizio sembra limitato, quasi diviso in categorie (il “grave” e il “ridicolo”), va evolvendosi nel corso dell’opera, giungendo a dimostrare una notevole varietà d’espressione, offerta talvolta a vaghezze inconsistenti, più spesso a liriche di sapore decisamente ermetico o a figure di rara efficacia comunicativa. A questo vivace e indubbio talento per la scrittura si accompagna inoltre una notevole facilità nel dispiegare le ali della fantasia, come quando Paul gioca a descrivere le precedenti incarnazioni di chi gli sta intorno o tira fuori dal nulla insoliti intrecci o fulminanti associazioni mentali.

Tuttavia, questo stile sorprendente e immaginifico non fa da solo la cifra dell’opera: essa è francamente illeggibile, se letta di seguito, accumulando le pagine del diario una dopo l’altra senza coglierne i collegamenti. Si lascia, invece, apprezzare molto di più se si legge in relazione alla vita che lascia trasparire, alla crescita di Paul e ai cambiamenti nel suo rapporto con la parola, con la malattia e con la felicità, attraverso la comunicazione con chi a vario titolo lo circonda e l’espressione di pensieri a lungo rimasti muti e invece forse più meritevoli di altri.

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