
Vogliamo proporvi un modo di narrare le storie, utilizzando le Ombre cinesi.
È un modo di raccontare che privilegia l’essenzialità delle ombre stessa e la enfatizza in ogni parte della rappresentazione: nel modo di costruire i pupazzi scenici (che chiameremo sagome) nella scelta (scarna o addirittura simbolica) degli elementi scenici, nell’utilizzo di colori e suoni.
Ciò premesso, avendo a disposizione una bella narrazione e volendola rappresentare utilizzando la tecnica delle ombre cinesi, bisognerà “sceneggiarla”; in sostanza, si tratta di dividere la storia in scene, di attribuire ad ognuna un particolare stato emotivo (tristezza, gioia, serenità, buonumore, angoscia, ansia, ecc.) e di stabilire quali siano le voci narranti.
Fatto questo, si comincerà a compilare quello che chiameremo “schema a 3 colonne”: esso è una versione molto semplificata del libro di regia utilizzato per girare film e per allestire spettacoli teatrali ed è lo strumento indispensabile per progettare il modo di rappresentare la storia e per giungere al migliore risultato.
Uno schema a 3 colonne è composto da:
Colonna della Storia: in essa sono collocate una dopo l’altra tutte le scene in cui la storia è stata suddivisa.
Devono essere chiaramente individuate le differenti voci narranti e le voci dei personaggi.
Colonna delle Sagome presenti in scena e movimenti: in essa vanno riportate le sagome da utilizzare, il tipo di entrata (dal basso, dall’alto, ecc), il tipo di movimento che il personaggio compie e il tipo di uscita; nel caso in cui siano presenti in altre sagome oltre ai personaggi (ad esempio ombre di oggetti, ombre di alberi o di oggetti facenti parte dello sfondo) vanno riportate in questa colonna, in modo da ricordarsi di farle apparire in scena (e, ovviamente, di rimuoverle alla fine della scena stessa).
Colonna delle Luci: particolare attenzione va posta a questa colonna: essendo la tecnica stessa giocata sulle luci e sulle ombre, i colori devono, più della scenografia o dello sfondo, dare il senso della narrazione.
Vanno quindi scelte con meticolosità le luci che devono contraddistinguere ogni singola scena, ricordandosi di attribuire il “colore” allo stato d’animo che contraddistingue ogni sequenza della storia.
Il colore sarà quindi la caratteristica dominante di ogni singola scena e assieme alle parole e ai personaggi costituirà una parte inscindibile della narrazione.
Se in una scena c’è un cambio di emozione o di stato d’animo o di atmosfera, si può “raccontare” utilizzando la dissolvenza, cioè un passaggio graduale di colore.
A volte invece sono necessarie delle pause nella narrazione per sottolineare le parole del narratore, oppure per consentire un cambio di scena particolarmente complicato ovvero per enfatizzare un momento particolarmente drammatico della narrazione : in questi casi è possibile utilizzare il buio per ottenere un effetto di “luce” più confacente alla narrazione e più espressivo.
Se durante una scena si utilizza in questo modo il buio, nella terza colonna si scriverà: “Buio”oppure “Nero”;
quando invece si usano delle luci, si scriverà: “Luce…” indicandone il colore;
se si utilizzano dei filtri colorati, la dicitura sarà differente: “Diapo…”;
in caso siano presenti diapositive che contengono disegni di elementi scenografici del fondo (vedi “Appendice: come si realizza uno sfondo per ombre cinesi”) oppure diapositive con paesaggi o immagini devono essere riportate in questa colonna (Es.: “Diapo albero”, “Diapo tavolo”, “Diapo cielo stellato”, “Diapo tramonto”, “Diapo nuvole”, ecc.).
Infine, ogni volta che c’è una dissolvenza, anch’essa va riportata nella terza colonna (“Dissolvenza”), in corrispondenza del punto esatto della scena in cui va effettuata, in modo che il tecnico delle luci sappia con precisione quando produrre l’effetto luminoso.
Terminata la compilazione dello schema si può procedere alla messa in scena (tenendo conto che sicuramente in questa fase verranno apportati dei cambiamenti che vanno riportati nella colonna opportuna. (Quindi, se durante le prove si modificano delle battute, oppure si cambiano degli effetti di luce o si introducono elementi scenici nuovi, tutto questo va trascritto nel libro di regia per evitare che l’effetto finale non sia quello desiderato).
Buon lavoro!

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