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Allegato - Pietro e Giuda: storia di due sofferenze

P:          Ho incontrato il Maestro sulla riva del lago dove ogni giorno con mio fratello ed i miei amici mi recavo a lavorare. Mi ha affascinato! I tre anni che ho trascorso con lui sono volati via in un baleno: quanta strada abbiamo percorso insieme, quanti incontri,… Il Maestro mi sembrava un tipo veramente straordinario, credevo in lui, ero convinto che avrebbe fatto grandi cose per il nostro popolo. I miracoli, le guarigioni, le folle che lo seguivano… ne ero certo: era lui il Messia che stavamo attendendo. Davvero gli volevo bene!

G:         Con Gesù ho trascorso gli ultimi tre anni della mia vita. Sono stati tre anni straordinari. Passo dopo passo ho capito che, in quell’uomo, si nascondeva la guida per il nostro popolo che io ed i miei amici stavamo attendendo, colui che finalmente ci avrebbe liberati dal giogo di Roma. Con lui stavo bene. Non sempre lo capivo, ma ciò che faceva era chiaro: aveva il carisma e la forza per riportare il nostro popolo all’antico splendore… e Dio era dalla sua parte!... Bisognava soltanto spingerlo ad agire, a non tentennare oltre, a mostrare a tutto il mondo la sua potenza.

C:          Due uomini, Pietro e Giuda, che hanno vissuto con Gesù, hanno condiviso con lui ogni momento, gli hanno voluto, a loro modo, un gran bene. Hanno creduto in lui. Ma chi è il Gesù in cui credono? E’ il Gesù potente, il Gesù dei miracoli, delle guarigioni, delle rivelazioni eccezionali, è il Gesù condottiero che può guidare il popolo alla libertà dall’oppressore. E’ così che, pur con sfumature diverse, attendono il Messia annunciato nelle Sacre Scritture.

Entrati a Gerusalemme, però, il loro rapporto con Gesù giunge ad un punto di svolta.

L:         Mt 26, 30-31a. 33-35a

P:         No! Io no! Per il bene che gli voglio sono pronto a tutto per lui. In me ha riposto la sua fiducia… Io non lo deluderò!! … Eppure non capisco… cosa avrà voluto dirmi? che accidenti significa questo gallo?

L:         Mt 26, 14-16

G:         E’ giunto il momento! La folla lo acclama, al suo ingresso in Gerusalemme lo ha accolto proprio come fosse un re. Questa è l’occasione giusta per ritornare ad essere uomini liberi. Ne sono sicuro: non ci deluderà proprio ora, non si lascerà arrestare. E’ questo il momento di rischiare! Amico mio, io non sono un traditore: sono colui che ti sta aprendo la strada. I miei calcoli non possono fallire.

L:        Mt 26, 73-75

P:         Ma come è stato possibile? Come ho potuto ridurmi in questo modo? Come ho potuto permettere alla mia paura, alla mia viltà di dominarmi? L’ho rinnegato!! Ho negato ripetutamente di conoscerlo… di conoscere lui che dicevo di amare. Mi sento un verme! Credevo di essere il migliore, il più forte ed ora eccomi qui… nascosto in mezzo agli ulivi, mentre lui viene beffeggiato e deriso, mentre lui… No, non può essere!... Sono distrutto,… che senso ha ora questa mia vita per difendere la quale ho rinnegato il mio migliore amico?!!

C:         La sofferenza di Pietro. E’ la sofferenza di chi tutto d’un tratto si rende conto di non essere ciò che pensava, di chi è deluso di sé, di chi ha perduto i riferimenti importanti della sua vita. E’ la sofferenza di chi si ritrova impotente dinanzi al dolore di un amico. E’ la sofferenza di chi ha sbattuto il muso contro le proprie debolezze ed i propri limiti ed ora non vede più la strada per andare avanti.

G:         Ma cosa accidenti sta succedendo? Perché non fa nulla? Perché si lascia maltrattare ed umiliare come l’ultimo dei disgraziati? Gesù mio, io non ti capisco!! Hai fatto cose straordinarie in questi anni ed ora te ne stai li come una pecora condotta al macello. Miseria! MI HAI DELUSO!! Su di te mi sono giocata la vita. Il mio era un piano perfetto e tu lo stai lasciando andare alla malora. No guarda, stai sbagliando tutto!... O forse sto sbagliando tutto io… Ma con te non voglio più avere nulla da spartire! Non voglio questo denaro, non voglio aver nulla a che spartire con coloro che ti hanno condannato,… non voglio che le mie mani siano sporche del tuo sangue…

C:         E’ la sofferenza di Giuda. E’ la sofferenza di chi ha i suoi progetti e le sue aspettative sugli altri e si accorge che le cose non vanno per come ci si aspettava. E’ la sofferenza di chi vede il fallimento dei propri piani, di chi d’un tratto si ritrova a misurarsi con il vuoto di prospettive e la consapevolezza di non poter più tornare indietro.

L:         Mt 27, 3-5

C:         La strada che Giuda percorre per affrontare la sua sofferenza è quella di cercare di negarla, di liberarsene. Nei sommi sacerdoti e negli anziani cerca coloro che possano alleviare il suo peso, possano forse, in qualche modo, giustificarlo, possano, insomma, addolcire la pillola. Con la restituzione del denaro  Giuda cerca di prendere le distanze da ciò che impietosamente gli ricorda la sua delusione, la causa della sua sofferenza.

Ma la strada di Giuda si rivela un vicolo cieco. L’impossibilità di negare la sofferenza e le conseguenze delle sue azioni si accompagnano, in lui, alla porta che ha chiuso all’incontro con Gesù nel momento in cui non si è lasciato smuovere da quel boccone offertogli dall’amico durante l’ultimo pasto consumato insieme. Se non è possibile negare la sofferenza, a Giuda non rimane che negare radicalmente se stessi nel gesto estremo di togliersi la vita.

P:          “Prima che il gallo canti…” Signore mio, tu lo sapevi… sapevi che non ero quell’uomo forte e coraggioso che cercavo di far credere. Lo sapevi, ma quando ho incrociato il tuo sguardo, lì nel cortile, nei tuoi occhi non c’era condanna… tu hai continuato ad amarmi!… Ed io ora sono stanco… mi sembra come se queste lacrime si siano portate via ogni briciola di energia dal mio corpo. Mi sento  come piantato irrimediabilmente in questa terra… Vorrei sprofondare in un sonno senza risveglio, ma… quell’amore assurdo che mi hai donato non può andare sprecato,… amico mio!

C:         Il pianto amaro di Pietro è il primo passo di una sofferenza guardata in faccia, di una sofferenza tirata fuori dal profondo del proprio cuore e scandagliata. Una sofferenza che pesa come un macigno, che sembra togliere le forze e il gusto di vivere. Ma nel momento in cui Pietro trova il coraggio per farla sgorgare dal suo animo, ecco, quella sofferenza comincia a cambiarlo, a renderlo capace di conoscersi in maniera più autentica. E Pietro sa di non essere solo! Quell’amico che lui ha rinnegato, quell’amico, che lo aveva posto dinanzi alla sua fragilità, lo ama e lo ha perdonato. Il suo pianto amaro è il segno di un pentimento che riapre la strada al lasciarsi amare da Gesù.

E’ questa consapevolezza che sostiene Pietro, a differenza di Giuda, nel ritornare in mezzo agli altri suoi compagni di viaggio, gli altri discepoli, e nel restare unito a loro nonostante il disagio e la vergogna. Sarà il cambiamento operato in lui dalla sofferenza accolta ciò che tornerà a dare vigore a quelle sue gambe tanto da permettergli di correre come un giovinetto sino all’ingresso di un sepolcro ormai vuoto!

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