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Mi ami tu?

A cura di:Animatori gruppo giovanile
Data2008-02-18
DescrizionePer chi vuole ritornare alle radici del proprio impegno da cristiano confrontandosi con il modo di Gesu’ di vivere la propria missione.

Progetto

Obiettivi dell'attività

Dal vivere il proprio servizio e le realtà della propria vita (lavoro, famiglia, apertura agli altri…) con impegno, al riconoscersi chiamati, come Gesù, alla costruzione del Regno compito che chiede di dare tutto.

Analisi

Destinatari dell'intervento educativo
NumeroDa 10 a 30 ragazzi.
Età
Prima Infanzia (1-4 anni)Bambini (5-10 anni)Preadolescenti (10-14 anni)Adolescenti (14-18 anni)Itinerario indicato per Giovani (18-26 anni)Adulti (26 anni+)
Giovani
Livello di esperienza del gruppo
  • Iniziale
  • Intermedia
  • Avanzata
  • Particolarmente adatto perPasqua

    Metodo

    Durata8 ore
    Animatori richiesti2
    ContenutoIdee ed esperienze
    1. Gesu’ ci propone di essere suoi discepoli
    Tempo richiesto: 1 ora e mezzo

    L’animatore, in cappella, fa passare un cestino dove vi sono dei bigliettini che riportano, ognuno, il nome di un apostolo e invita a prenderne uno. Poi chiede:

    • somigli a quell’apostolo?
    • Ti senti parte del gruppo di Gesu’?
    Invita i partecipanti ad esprimersi e poi legge Mt10, 16-25.
    Idee per il commento:
    I discepoli sono paragonati a delle pecore che sono in mezzo ai lupi. Che cosa può succedere loro? Chi le manda sa che vanno incontro all’ostilità, a trame omicide perché lui ha avuto lo stesso trattamento, anzi, secondo Gesù ci sarà una crescita evidente di ostilità. Di fronte a ciò che rischia di mettere in crisi i discepoli, Gesù propone:
    • la saggia semplicità = cuore integro sull’esempio del maestro, non l’astuzia insidiosa né l’ingenuità istintiva.
    • Coerenza integra e sano realismo.
    Il discepolo quindi:
    • non va in cerca fanaticamente della persecuzione
    • non cede all’istinto morboso della persecuzione
    • l’iniziativa della persecuzione viene da altri e l’unica motivazione per cui accettarla deve essere ben chiara: “per causa mia”, “a causa del mio nome”.
    Gesù dice pure “fuggite”, l’invito non contrasta con quello di perseverare, rientra in quella logica di sapienza e libertà dei discepoli che non cedono al fanatismo del martirio.
    Dopo il commento l’animatore propone un momento di silenzio nel quale ognuno possa pensare se ci sono dei luoghi esterni o delle esperienze interiori in cui incontra o prevede di incontrare lupi per la scelta di essere dalla parte di Gesù Cristo secondo lo stile della comunità in cui vive. Dopo c.ca 15/20 minuti l’animatore chiede di comunicare la riflessione.

    ContenutoIdee ed esperienze
    2. La chiamata: compito affidatoci.
    Tempo richiesto: 1 ora e mezzo
    • Ognuno di noi ha ricevuto una chiamata i cui semi sono nascosti nella storia che abbiamo vissuto e che vanno riconosciuti e fatti germinare.

    L’animatore sottolinea come ognuno dei presenti possieda una storia personale tessuta di esperienze in cui è possibile leggere i semi di una chiamata:

    • quella a manifestare l’amore di amicizia
    • quella ad essere cristiani, vivendo in uno stile riconoscibile e concreto la fede in Gesù
    • quella a servire
    • quella a vivere nella comunità
    • quella a lavorare per l’uomo
    • quella a manifestare l’amore di Dio in uno stato di vita scelto e vissuto
    Invita quindi al silenzio e fornisce queste domande:
    • di quali di queste chiamate ci sono i semi nella tua vita? In quali segni li riconosci?
    • Cosa ha fatto il Signore? Come si è rivelato a te?
    • Da quale di queste chiamate ti senti davvero interpellato personalmente?
    • Su quale delle chiamate che hai riconosciuto ti stai muovendo? Come?
    Terminato il silenzio l’animatore suddivide il gruppo in sottogruppi in cui ognuno:
    • parli di se, di quello che ha riflettuto
    • possa dare la testimonianza della visibilità del movimento di altri due membri del gruppetto

    Tempo richiesto: 2 ore
    • Riconoscersi chiamati significa riconoscersi un compito.

    Si ritorna in assemblea. L'animatore fa notare che riconoscersi chiamati significa riconoscere che ci è stato affidato un compito, che abbiamo una missione da portare a compimento, su cui poter dire, nel giorno in cui moriremo, tutto è compiuto. Comunicazione sul tema. (allegato 1) Dopo l’ascolto si propone una riflessione personale: confrontiamoci con le virtù presentate, quali sono nuove? Quale è importante coltivare in questo tempo? Poi si chiede di provare a formulare la propria missione, portando da quello che si è intuito fino ad oggi, grazie ai suggerimenti che sono venuti dagli altri e dall’ascolto della Parola….

    ContenutoIdee ed esperienze
    3. Il problema della solitudine nella missione.
    Tempo richiesto: 3 ore
    • Gesù nella propria missione vive la solitudine, quella propria di ogni uomo, ma anche quella cercata, voluta, costosa. Solo vivendo la solitudine del compito come Gesù è possibile portare a compimento la propria missione e infondere nuova vita.

    L’animatore presenta il contenuto partendo proprio dall’esperienza di solitudine vissuta dai partecipanti. Chiede ad ognuno di dire in che cosa si sente frenato proprio perché si sente solo, non sostenuto. Le cose dette possono essere riportate su un cartellone su cui disegnare un muro a mattoni che rappresenterà il muro della solitudine. Comunicazione sul tema della solitudine nel compito.

    Dice il saggio: E’ un ritiro da proporre a giovani/giovani adulti che hanno un saldo cammino di fede alle spalle e che si sentono interpellati ad essere testimoni nelle realtà che frequentano.

    Ogni uso di tipo commerciale deve essere autorizzato. Per ulteriori informazioni, contattare puntodialogo@animare.it.