
Desidero dare ad ognuno di voi il benvenuto ed esprimervi il mio ringraziamento per aver accolto l'invito dell'associazione C.A.SA., che rappresento, a trascorrere con noi un po' del vostro tempo per riflettere e ragionare insieme sugli adolescenti, sulla loro vita, sul loro desiderio e la loro volontà di vivere.
Chi frequenta gli adolescenti e, in particolare, chi li avvicina con compiti o intenzioni educative, è posto costantemente di fronte a questo desiderio, che è uno degli aspetti più affascinanti e terribili di questa età.
È un desiderio tante volte inespresso, o capace di manifestarsi in modi involuti, aggressivi, scarsamente verbalizzati, spesso come semplice bisogno, e che sembra oscillare fra un ideale libertario - privo di qualunque limite - e la fatica, quasi l'incapacità di trovare se stessi, di trovare risposte che sostengano la personale costruzione dell'identità, in un contesto culturale in cui non è indifferente il peso che l'attuale società complessa e globalizzata pone.
Con il pluralismo delle sue proposte valoriali ed etiche, con i suoi circuiti comunicativi iperaccelerati, con una prospettiva di futuro così difficilmente leggibile da non stimolare la costruzione di sé, di un'immagine positiva e di un progetto, questa società comprime fortemente la dimensione simbolica del vivere e del pensare la vita, in quanto è inutile ad un sistema che si basa sostanzialmente sulla produttività e sul consumo a tutti i livelli, da quello materiale, a quello delle esperienze e dei sentimenti e che non ha bisogno di soggetti capaci di riflettere sulla propria immagine.
Con gli animatori che si interessano degli adolescenti, con alcuni insegnanti e genitori che abbiamo incontrato, ci siamo interrogati, negli ultimi mesi, sul difficile compito che spetta ai ragazzi di questo tempo, quello di dare senso alla propria realtà relazionale, che fortemente amano, e di coniugare questo senso con prospettive di futuro, con sogni e speranze. Sembra che il futuro di cui sono capaci si fermi al sabato sera, sembra che le speranze siano estranee ai loro vissuti, sembra che non sia possibile né interessante per loro scommettere su qualcosa da realizzare. Su questo fronte spesso la loro risposta è il silenzio.
Verso questo compito di crescita che hanno gli adolescenti non vogliamo essere educatori incapaci di ascolto e muti.
Da queste riflessioni nasce il programma di queste sere.
Insieme daremo uno sguardo alla realtà che ci circonda, per tracciare le coordinate minime di una lettura sociologica e psicologica degli adolescenti.
Quindi proveremo ad ascoltarli rispetto alla proposta del Volontariato, che si presenta ricca di valori e può essere un significativo terreno di educazione.
Secondo la nostra riflessione e l'esperienza sul campo degli ultimi anni, il Volontariato, infatti, è un'occasione concreta in cui stare in compagnia degli altri, imparare a vederli, imparare a superare il disagio che viene da emozioni gestite male invece di subirlo, potersi fermare a capire, ad elaborare i vissuti, a scrutare il futuro con speranza e provare a proiettarsi in esso da protagonisti.
Infine avremo il contributo di una riflessione filosofico-pedagogica sulla dimensione interpersonale dell'adolescente. Da qui vogliamo trarre nuovi spunti per un'azione educativa più significativa e capace di accompagnare ed animare la vita degli adolescenti a cui si rivolge la nostra azione.
Buon lavoro a tutti.
Maria Teresa Pati

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