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Pippi e il silenzio

Pippi e il silenzio
fotografia di Alessandro Labarile

Anche i bambini di oggi conoscono Pippi Calzelunghe e dimostrano notevole simpatia nei confronti di questa terribile superragazzina venuta dal nord per farci partecipare alle sue strampalate avventure. Noi la guardiamo ancora con un pizzico di nostalgia, loro la guardano come una novità, uno dei tanti piccoli eroi nel vasto panorama dei programmi per ragazzi. Eppure questa serie di telefilm datata 1969 sembra non sentire il peso degli anni, nonostante le notevoli differenze con i suoi più giovani concorrenti. Colpisce subito infatti l’innocenza e il candore con cui i temi vengono trattati, colpisce la semplicità dell’intreccio e la lentezza dei ritmi narrativi. Stare in compagnia di Pippi Calzelunghe significa essere trasportati in una dimensione tutta particolare che noi affezionati filtriamo con il punto di vista della nostalgia, ma che a ben guardare è una reale novità nel panorama della TV per ragazzi: è la dimensione del silenzio. Dialoghi scarni, essenziali, giochi di sguardi che ricordano i film di Bergman (non era svedese pure lui?), attese, contemplazione, il gusto di fare insieme e di mettersi a guardare ciò che si é fatto, fantasia e stupore. Tutti ingredienti molto difficili da trovare nella tv di oggi e di cui invece i bambini dovrebbero nutrirsi un po’ di più. Ecco, Pippi può essere un modo per trasmettere ai bambini il gusto della contemplazione.
Così Pippi ragazzaccia anticonformista senza genitori e senza buone maniere, senza saperlo diventa un modello per l’educazione all’ascolto e alla riflessione. Chi l’avrebbe detto?!

di Olivier Piazza

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