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80...paura!

INTRODUZIONE

C’è chi ha paura della paura. E allora la nega, nell’illusione di potere dominare quegli elementi di imprevisto o di sofferenza ad essa legati, o fugge le esperienze che possono suscitarla. C’è chi la esorcizza gustando il macabro, il lugubre.

Ma la paura è antica quanto l’uomo e oggi – come sempre è accaduto – è capace di mettere in crisi l’uomo, le sue sicurezze, la sua illusione di onnipotenza.

Bambini e ragazzi, a causa del clima culturale in cui sono immersi, con molta fatica danno nome alle loro paure, piuttosto le ridicolizzano, esasperano il gusto per letture, film, videogiochi che hanno come contenuto la degenerazione di questa emozione e rimangono piuttosto soli nell’affrontare quanto circola nel loro animo.

E noi educatori che facciamo? La sfida da raccogliere è quella di ricollocare la paura in un contesto antropologico più ampio, di ridarle quel senso umano che la rende una possibilità per riconoscere qualcosa di se stessi, della propria storia, del proprio modo di mettersi in relazione con gli altri e con la realtà, di riconoscere come il nostro Dio, che abbiamo conosciuto col volto di Gesù di Nazaret, si è posto dinanzi alla paura, l’ha vissuta senza negarla, offrendoci così un contributo per diventarne liberi.

Con il seguente percorso, aiutando i bambini e i ragazzi a familiarizzare con la paura, a chiamarla per nome nelle sue tante sfaccettature, vogliamo offrire - attraverso l’esperienza vissuta dai discepoli con Gesù - una strada per viverla attivando le risorse personali in compagnia degli altri e del Signore.

 

1. Ingabbiamo le paure per non farci ingabbiare dalla paura.

In un primo momento, il catechista chiede ai bambini se hanno mai avuto paura di qualcosa o di qualcuno, raccoglie le loro risposte e li invita a disegnare la loro paura più frequente. I disegni sono poi inseriti in uno scatolone che riproduce una gabbia.

Il catechista spiega che la paura si nasconde in tante esperienze della vita di ognuno di noi e che, se non riusciamo a riconoscerla, le diamo il potere di imprigionarci e di toglierci il gusto e la libertà di fare e di pensare. Smascherare la paura è un’operazione che si può fare, se si è disposti ad un esercizio, da imparare a fare insieme.

Stand delle esperienze paurose

L’esperienza introduce emotivamente i bambini nel tema della paura.

In tre sottogruppi, che non entreranno in contatto fra loro durante l’esperienza, affronteranno tre prove una di seguito all’altra.

 

I prova. In una stanza buia è predisposto un percorso accidentato, in cui ci sono: ostacoli da aggirare, un tunnel da attraversare carponi (si adatta all’uso anche un grande cartone), materassino alto di gommapiuma su cui camminare, il tutto accompagnato da effetti sonori forti e improvvisi (porta che sbatte, boato, cane che abbaia…)

II prova. Ogni membro del sottogruppo deve infilare una mano in un sacco e riconoscere gli oggetti lì contenuti solo con l’uso del tatto. Per la riuscita della prova è necessario che il contenuto del sacco susciti sorpresa e paura (oggetti molto caldi o freddi, sostanza gelatinosa, oggetti pungenti, erbe, salsine …), che  i bambini siano bendati.

III prova. Sempre bendati, i bambini devono effettuare un salto in avanti, senza sapere da quale altezza (è sufficiente l’altezza di un gradino).

Poi si chiederà ad ognuno di lasciarsi cadere all’indietro, fra le braccia del catechista, senza piegare le gambe e senza muovere i piedi, tenendo le braccia aperte.

Alla fine delle prove, i sottogruppi si riuniscono, rileggono l’esperienza (con le domande sotto riportate) dicendo quello che hanno fatto, dando voce a quanto hanno provato e pensato di fronte agli eventi paurosi,  infine il catechista aiuta a dare un nome alle paure provate e chiede quali sono le altre vivono nelle loro giornate.

Il catechista invita i bambini a scrivere il nome di altre paure da inserire nella gabbia, dicendo loro che il primo passo per affrontare la paura senza fuggirla è chiamarla per nome.

2. Il drago si deve spostare

Il catechista propone alcuni esercizi di rilassamento per liberare il corpo e la voce, hanno lo scopo di liberare l’energia racchiusa nelle emozioni forti come, appunto, la paura.

§    In un ampio spazio (salone, palestra…), con un sottofondo di musica rilassante e a basso volume, si invitano i bambini a togliersi le scarpe e a camminare seguendo le seguenti indicazioni:

lentamente/velocemente (in uno spazio grande, poi sempre più piccolo; lo spazio sarà ridotto dal catechista che avanza con le braccia aperte verso il gruppo ponendo se stesso come confine); silenziosamente/rumorosamente; a passi lunghi/a passi brevi; in avanti/all’indietro; a saltelli; sulle punte/sui talloni; strisciando a pancia in giù/a pancia in su; rotolando in tutte le direzioni

 

Terminato l’esercizio, il catechista invita i bambini a sdraiarsi sul pavimento e propone loro un esercizio di respirazione, per la durata di 5’, per imparare a concentrarsi sul proprio respiro e a rilassare il corpo.

Il catechista spiega e dà le indicazioni da seguire, con un intervento di questo tipo:

“Oggi osserveremo che cosa succede quando respirate. Sdraiatevi sul pavimento, non troppo vicini gli agli altri. Adesso chiudete gli occhi. Cercate di rendervi conto di come si sente il vostro corpo, in questo momento (15 secondi).

Ora fate attenzione a come respirate. Osservate se inspirate profondamente e se riuscite ad espirare completamente (15 sec).

Respirate adesso un po’ più profondamente del solito, inspirate ed espirate con calma e regolarità (15 sec).

Mentre respirate così, poggiate i palmi delle mani sul petto e divaricate leggermente le dita. Le mani non si devono toccare. Cercate di sentire la distanza tra il petto e la schiena (10 sec).

Adesso spostate lentamente le mani ai lati dell’addome. Cercate di sentire che distanza c’è tra le vostre mani (10 sec).

Che cosa succede alle vostre mani mentre respirate?

Adesso poggiate le mani sull’addome, sopra l’ombelico, anche stavolta con le dite leggermente divaricate e senza che si tocchino. Che cosa accade alle mani? (10 sec).

Ora le mani scendono più in basso e si poggiano sul bacino. Che cosa accade alle vostre mani questa volta?

Ora poggiate le mani sul pavimento e immaginate questa scena: a mezzo metro da voi c’è una grande candela accesa. Voi volete spegnerla. Inspirate profondamente e al mio via soffiate tutti insieme.

Immaginate ora che la candela si trovi un po’ più lontana. Inspirate ancora profondamente e al via soffiate.

Ora diventa difficile. Immaginate ora che la candela accesa sia a due metri da voi. Questa volta è necessario che venga inspirata un grande quantità d’aria e che soffiate con molta forza sempre al mio via.

Ora respirate di nuovo normalmente e cercate di rendervi conto di come si sente il vostro corpo in questo momento.

Riaprite lentamente gli occhi e tornate seduti”.

In cerchio, il catechista chiede ai bambini:

  • Vi è piaciuto il gioco?
  • Come si sente adesso il vostro corpo?
  • In quali situazioni respirate affannosamente?
  • In quali, invece, il respiro è calmo e profondo?
  • C’è un movimento che vi è piaciuto di più e uno che vi è piaciuto di meno?
  • Cosa fa il vostro corpo quando ha paura?
  • Come fa il vostro respiro quando provate paura? Come fa la vostra voce?

Dopo che i bambini si sono espressi, il catechista propone loro l’ascolto di una filastrocca.

FILASTROCCA DELLA BATTAGLIA COL DRAGO ( B. Tognolini )
Tu non guardarlo, fa' finta di niente
Quello è qualcosa di più di un serpente
Lui ti ha già visto, ora ti aspetta
Fagli vedere che non hai fretta
Guardati intorno nel tuo paesaggio
Il sole cala in un rosso tramonto
Cerca il colore del tuo coraggio
Finché nel cuore ti sentirai pronto
Quando saprai che se ora cominci
Non è per niente sicuro che vinci
Ma il sole brilla su prati verdi
Non è nemmeno sicuro che perdi
Quando saprai che dovunque tu vada
Troverai draghi sulla tua strada
E che quel drago si deve spostare
Perché per crescere devi passare

Si dialoga insieme per comprendere il testo, poi il catechista propone di trasformare la filastrocca in un gioco teatrale, La battaglia col drago,  in cui a turno i bambini interpretano la parte del protagonista e dell’antagonista.

L’educatore videoregistra il lavoro dei bambini, per rivederlo insieme. Fra le altre domande, il catechista chiede:

o        Vi è piaciuto il gioco?

o        Qual è la frase che più vi ha colpiti?

Quindi conclude sottolineando che il coraggio non appartiene solo ai “supereroi” ma è nascosto in ognuno di noi e possiamo tirarlo fuori con l’aiuto di qualcuno.

3. Un’esperienza terribile

In quest’incontro il catechista si ferma con i bambini del suo gruppo per guardare da vicino alcuni uomini che hanno vissuto un’esperienza di grande paura. Sono gli amici di Gesù, i suoi discepoli.

Nel raccontare il brano della tempesta sedata (Matteo 8,23-27) il catechista riprende alcune idee sulla paura già emerse negli incontri passati e offre ai ragazzi alcuni elementi nuovi che caratterizzano l’esperienza di chi è amico di Gesù:

-          solo riconoscendo di avere paura si riesce chiedere aiuto

-          la paura può essere affrontata se ci affidiamo a qualcuno che ci vuole bene

Durante la narrazione il catechista coinvolge i bambini con domande che li aiutano a mettersi dalla parte dei discepoli, quindi distribuisce loro una preghiera e li invita a leggerla. Insieme ci si sposta in chiesa per pregare e chiedere a Gesù un aiuto nelle esperienze in cui sono proprio loro ad avere paura e sentono di voler scappare oppure si sentono paralizzati.

Al termine della preghiera si propone ai bambini il “gioco dello “scacciapaura”.

 

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