
E se queste direzioni sembrano ancora troppo generiche o ardue, dinanzi alla quotidianità e alle sue difficoltà e miserie, vorrei ricordare, al termine della mia relazione, tre passi molto concreti e realizzabili per coltivare e tessere umanità, come educatori, giorno per giorno.
Il primo passo mi sembra quello della salvaguardia del tempo, dello spazio, della sollecitazione e dell’attenzione necessari affinché chi cresce non veda soffocata la propria creatività. Penso, qui, anche all’apertura dell’orizzonte fantastico e simbolico tipica nei bambini, ma presto neutralizzata da quello che, in un senso alienante, i grandi chiamano “educazione”. Si noti invece la profondità di questa apertura: l’essere umano è un simbolo quando nasce e un simbolo quando muore. E’, nel contempo, l’apertura al senso del mistero, cosa di grande importanza perché sono appunto misteri di eccedenza di senso tutte le verità e gli eventi fondamentali dell’esistenza (nascita, morte, incontri, vocazione, origine, libertà, ecc.). Si tratta dunque di mantenersi capaci di silenzio, di contemplazione, di ascolto, di dialogo. Questi sono gli elementi naturali della creatività e dell’esperienza della bellezza.
Il secondo passo sta nell’imparare a rifiutare ciò che abbrutisce, degrada. Per esempio, nel comportamento dei bambini verso gli adulti e anche tra di loro, disattivare la compiacenza, il conformismo, il gusto della supremazia sugli altri. Per esempio, nell’assetto normativo e organizzativo della scuola attuale, le norme che elevano il tetto del numero dei ragazzi si meritano la disobbedienza civile, l’aperta trasgressione.
Il terzo passo sta nell’imparare a curare i valori viventi incarnati (le persone, le relazioni, le forme di vita), cogliere che bellezza è incarnazione, è fatta di volti, di cuori, di respiro, di voci, è mondo vivente. E poiché in ogni relazione ci sono insieme prossimità e distanza, la relazione con tutto ciò che rivela bellezza richiede la giusta distanza per non essere qualcosa di scontato oppure di mitizzato, per essere piuttosto contemplato con gioia, con tenerezza, con la responsabilità di porsi all’altezza della bellezza che è del mondo e che nel contempo sempre ci riguarda.
L’esistenza umana diventa poetica nel corrispondere alle rivelazioni del senso, della bellezza, del bene ovunque le incontriamo. Che incontriamo non per catturare, né per ammirare soltanto. Ma per diventare partecipi della loro realtà, per fare della nostra esistenza un frammento pieno di senso. Si capisce allora che l’arte di crescere come persone, di umanizzarsi e di partecipare al senso della vita riguarda tutti noi, piccoli, giovani, adulti e vecchi. Ed è arte nella piena portata del termine, ossia, come diceva Elsa Morante, il contrario della disintegrazione, la restituzione alla coscienza umana dell’integrità della personalità, della realtà e della vita del mondo.

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