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Le parole “calde”

Nonostante tutte le difficoltà e le incomprensioni prima evocate, i giovani sono protagonisti nella ricerca di parole calde, che possano dare senso all’itinerario della crescita. Accade raramente, però, che questa produzione linguistica avvenga in modo condiviso e coordinato: occorre, dunque, muoversi in un universo semantico puntiforme, divenendo pazienti cooperatori nella costruzione di connessioni significative.

È possibile, tuttavia, individuare alcuni ambiti nei quali la creatività dei ragazzi e la loro capacità di recupero del vocabolario intergenerazionale risultano più consistenti.

  • Il primo di essi comprende termini come autenticità e identità. Il legame tra queste due istanze è dato dalla capacità di vivere la condizione giovanile con coraggio, cioè con la capacità di mettere un cuore traboccante in ogni impresa che caratterizza l’esperienza della crescita.
  • Il secondo ha per confini termini come creatività e ambizione. Tali atteggiamenti trovano una connessione nella prospettiva della progettualità, cioè nell’attitudine a mettere in rapporto sequenziale i sogni e i bisogni mediante l’utilizzo consapevole di una metodologia delle scelte esistenziali.
  • Il terzo è dato dalla ricerca e dalla sperimentazione di relazioni di compagnia e condivisione. In questo ambito emerge l’istanza della solidarietà, intesa non solo come tessuto connettivo delle esperienze di prossimità, ma come capacità di produrre innovazioni significative all’interno di una socialità sempre più asfittica.
  • Il quarto incrocia i valori della partecipazione e del protagonismo. La password che consente di accedere a questa area è l’appartenenza, intesa come disponibilità a riconoscere un radicamento ecologico intesa come costruzione progressiva di una convivenza che è allo stesso tempo la capacità dei giovani di stare nel mondo, ma anche di collocare il mondo nella propria interiorità.
  • Il quinto accoglie termini come futuro e ulteriorità. Il criterio di connessione da esplicitare è quello della spiritualità, che è molto più impegnativo della religiosità che i ragazzi in vario modo manifestano, perché chiede una concreta e coerente integrazione fra ciò che si crede e ciò che si vive.

Le parole calde sono, globalmente, un segno di speranza: cariche di propositività, possono contribuire a rimuovere le ambivalenze dell’identità giovanile; indicano la possibilità di creare una convergenza delle generazioni intorno a riferimenti che appartengono allo stesso tempo al passato, al presente e al futuro; dichiarano una metodologia di corresponsabilità che può dare alla comunicazione fra giovani e adulti sia la sicurezza dell’esperienza, sia l’apertura al nuovo5.

In una parola, sottolineano che nella dinamica della coeducazione nessuno è mai del tutto carente di riserve di senso, così come nessuno è tanto ricco da poter fare a meno del contributo di sensibilità e vissuto proveniente dagli altri.

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