
Nonostante tutte le difficoltà e le incomprensioni prima evocate, i giovani sono protagonisti nella ricerca di parole calde, che possano dare senso all’itinerario della crescita. Accade raramente, però, che questa produzione linguistica avvenga in modo condiviso e coordinato: occorre, dunque, muoversi in un universo semantico puntiforme, divenendo pazienti cooperatori nella costruzione di connessioni significative.
È possibile, tuttavia, individuare alcuni ambiti nei quali la creatività dei ragazzi e la loro capacità di recupero del vocabolario intergenerazionale risultano più consistenti.
Le parole calde sono, globalmente, un segno di speranza: cariche di propositività, possono contribuire a rimuovere le ambivalenze dell’identità giovanile; indicano la possibilità di creare una convergenza delle generazioni intorno a riferimenti che appartengono allo stesso tempo al passato, al presente e al futuro; dichiarano una metodologia di corresponsabilità che può dare alla comunicazione fra giovani e adulti sia la sicurezza dell’esperienza, sia l’apertura al nuovo5.
In una parola, sottolineano che nella dinamica della coeducazione nessuno è mai del tutto carente di riserve di senso, così come nessuno è tanto ricco da poter fare a meno del contributo di sensibilità e vissuto proveniente dagli altri.

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