
Non ci può essere ricerca di senso in assenza di affettività. È una verità, questa, che spesso viene trascurata sia da parte dei giovani, che degli adulti. Soprattutto quando vanno avanti con gli anni, i ragazzi si illudono di poter capire le questioni della vita e compiere le proprie scelte senza dover rendere conto a nessuno né condividere gli orientamenti personali; anche i grandi pensano di poter essere finalmente esonerati dalla responsabilità di guidare i più piccoli e credono che sia segno di una raggiunta autonomia il poter fare a meno di suggerimenti e consigli.
In realtà le cose vanno molto diversamente: i condizionamenti sono più pressanti di quel che si possa pensare, soprattutto perché avvengono in modo sotterraneo; peraltro, il fare da sé si traduce in esperienza di solitudine, in rischio di marginalità. È la consapevolezza amara che non ci sono spazi di condivisione e disponibilità che aiutino ad affrontare le decisioni esistenziali all’interno di dinamiche relazionali che non devono necessariamente essere rassicuranti, ma sicuramente possono risultare incentivanti.
Dunque, è normale e positivo riconoscere la dimensione affettiva nella ricerca di senso, sapendo che la presenza degli altri può essere sperimentata in vario modo: - alcuni soggetti costituiscono degli interlocutori con i quali confrontarsi, ma che non necessariamente devono essere coinvolti nelle scelte individuali; - altri rappresentano compagni di strada chiamati a condividere tentativi ed errori, investimenti e realizzazioni; - altri ancora svolgono il ruolo di alleati, persone con le quali occorre lealmente costruire e concretizzare strategie di costruzione di senso e processi di significazione del vissuto quotidiano; - qualcuno, infine, potrebbe candidarsi o essere individuato come possibile partner, con il quale mettere in comune l’individuazione delle mete e la definizione degli obiettivi per assumere una comune responsabilità a livello di scelta e di percorso esistenziale.
Non è facile, per i giovani del terzo millennio, discriminare queste diverse possibilità; spesso alcune figure si sovrappongono e creano ingorghi di aspettative o una certa ambiguità a livello progettuale ed esperienziale. Né è scontato come suddividere questi rapporti a livello inter e infragenerazionale. Ci vogliono molta onestà, realismo e lungimiranza per dare a questo scenario la giusta consistenza; pertanto è necessario recuperare la prospettiva pedagogica dello scambio interpersonale, in modo da poter equilibrare le forme dell’accompagnamento e quelle della corresponsabilità.
All’interno di questa complessa dinamica relazionale, occorre recuperare anche la consapevolezza che la dimensione affettiva è sempre chiamata in causa quando il singolo si applica ad una ricerca di senso: questa non è soltanto un’operazione di carattere intellettuale.
La comprensione di quel che si è e si vuole essere, di ciò che si vuole compiere e del perché lo si vuole realizzare chiede di mettere a fuoco tanti elementi propri dell’affettività: la sensibilità, le emozioni, i sentimenti…. Si tratta di un mondo sotterraneo, che non soltanto i giovani cercano in qualche modo di esplicitare, ma che vorrebbero valorizzare al meglio, perché hanno bisogno di integrare tutte le componenti del proprio essere persona in riferimento alla costruzione del proprio futuro.
Purtroppo non sempre questo percorso si conclude positivamente: una parte del mondo giovanile che cerca di porsi in questa prospettiva, si ritrova a sperimentare un impatto irrazionale al mondo interiore e alla realtà circostante e a rinforzare una tentazione atavica: il fatalismo.
Ma nella maggior parte dei casi accade invece che ci si trovi a fare i conti con l’esigenza di equilibrare la componente espressiva e quella utilitaristica dell’esistenza, laddove l’ambiente sociale tende a privilegiare la seconda e a comprimere la prima. Quando assumono questa sfida, i ragazzi si rendono conto di complicare le cose, perché alle difficoltà di orientamento personale occorre sommare la fatica di andare controcorrente; nello stesso tempo, però, sperimentano la forza che nasce dalla libertà personale e dalla capacità di produrre innovazioni significative.
Certamente tutto questo accresce la sensazione di un travaglio profondo (e quanto più esso è laborioso, tanto più si verifica il rallentamento del processo di maturazione personale); tuttavia è la garanzia che quel che si sceglie e si costruisce possa godere sul lungo periodo di solide motivazioni.

© 1997-2007 Associazione C.A.SA. - Via C. De Giorgi 84-85, 73100 Lecce
Ogni uso di tipo commerciale deve essere autorizzato. Per ulteriori informazioni, contattare puntodialogo@animare.it.