Per i genitori:

Spesso quando ci sia augura che i propri figli siano forti, si spera che assumano i tratti del Superman di turno, capace cioè di non avere indecisioni, di non soffrire, di non mollare contro le avversità, di non piegarsi di fronte a niente e nessuno e di essere adeguatamente preparato a sopportare tutte le avversità.

Chi è forte, in realtà, è saldo perché sa accogliere il limite proprio ed altrui; non usa la forza per distruggere ma per sostenere la vita proprio quando sembra essere minacciata; non è contro o sopra gli altri ma con loro si adopera per alimentare il senso di armonia.

La fortezza non è un carattere genetico ma è una virtù (termine non molto di moda che indica l'essere predisposti a compiere il bene; in questo caso è l'essere saldi per ogni ostacolo e tentazione che si incontrerà nella vita) che può essere educata.

Vi proponiamo una storia e una piccola attività, con cui accompagnare i bambini nel riconoscere e accogliere con serenità le proprie paure, trovando in sé e nell'aiuto di altri le risorse per superarle.

 

Ho detto no!

Quel giorno sembrava che proprio non ci fosse verso per far alzare Federica dal letto “Sto malissimo” continuava a lamentarsi lei. “Ma se sei sana come un pesce!” continuava a replicare la mamma. Effettivamente Federica era perfettamente in salute ma quella mattina  aveva cominciato a recitare la parte dell’inferma. “Forza! Facciamo tardi a scuola!” urlò la mamma e lei con un tono di voce non da meno: ”Ho detto no!” e per far capire che il discorso era chiuso infilò la testa sotto il cuscino mantenendone i lati con le mani.  “E va bene resta pure qui” rispose la mamma suscitando un grande stupore in Federica che proprio non si aspettava questa risposta. “Ad una condizione però: che mi spieghi perché non vuoi alzarti questa mattina”. A questo punto Federica scoppiando a piangere, cominciò a raccontare che il giorno prima il maestro Piero l'aveva cambiata di banco e lei si era dovuta separare dalla sua amica del cuore. Da oggi si sarebbe seduta con dei bambini che non conosceva “e poi Roberto mi prende sempre in giro... e l'altro giorno mi ha fatto piangere!” e giù lacrime! La mamma capì che Federica aveva molta paura: le sue mani erano fredde e la voce era roca. “Voglio raccontarti una storia che mi piace tanto. Dov'è finito il libro... vediamo un po’” disse la mamma, frugando tra i libri un po' disordinati di Federica. Trovato il libro cominciò a leggere:

Una mattina, vedendo che il cielo era limpido e l'aria era fresca, un contadino decise che era proprio il momento giusto per andare a seminare. Prese il suo sacco di iuta pieno di semi, lo legò al fianco e con passi decisi e pesanti solcò il campo di grano, arato da poco.

I semi, che dormivano da tanto tempo, avvertendo degli improvvisi urti, si svegliarono di soprassalto: “Non temete” - disse il più anziano di loro - “l'importante è restare uniti...così almeno cadiamo vicini!”.
Giunto al centro del campo, il contadino iniziò a prendere grosse manciate di quei chicchi e a lanciarli lontano lontano nei solchi. La maggior parte dei semi, seguendo il consiglio di tenersi per mano, cadde in punti vicini.

Chiccolino, che era il più testardo e abituato a fare sempre di testa propria, ma anche il più fifone della compagnia, cadde molto lontano da tutti gli altri. “Ehi!... Ehi!... c'è nessuno?... Ho paura! Fa freddo! Qualcuno mi aiuta?” disse piagnucolando. I suoi amici erano troppo lontani per sentirlo ma una voce lo sorprese: “Io starò con te".  Era una goccia d'acqua che abbracciandolo, lo spinse verso l'alto.
Un raggio di sole si accorse del piccolo Chiccolino e decise di allungarsi fino a toccarlo così da offrirgli luce e calore. "Eccoti finalmente! Ti aspettavo!" - disse il sole.
Chiccolino, inumidito dall'acqua e riscaldato dal sole, cominciò a crescere fino a diventare una spiga... e si accorse che con i suoi amici, cresciuti come lui, era diventato un bellissimo campo di grano.

“Ma io non sono un chicco di grano!” borbottò Federica. “Certo lo so” rispose sorridendo la mamma “ma questa storia dimostra che avere paura è proprio normale; a tutti capita di avere paura... persino ad un semino di grano. A tutti capita di sentire che le ginocchia tremano un po' o che il cuore batte forte o che la bocca si fa secca. Ma dice anche che tutti possiamo avere il sostegno di qualcuno che, come il sole e la goccia di acqua, ci aiutano a crescere.” Federica capì che non poteva obiettare più nulla e si alzò. La paura non gli era ancora passata ma decise che avrebbe fatto esattamente come Chiccolino, fidandosi del consiglio della mamma e della decisione del maestro Piero. Da quel giorno Federica scoprì che i bambini della sua classe erano proprio simpatici!

Annalisa, Isa, Bianca e Luca 

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