Creativity

Innovation

Originality

Imagination

 

Salient

Salient is an excellent design with a fresh approach for the ever-changing Web. Integrated with Gantry 5, it is infinitely customizable, incredibly powerful, and remarkably simple.

Download

LA FRAGILITA

 

Un grande psichiatra. Un uomo che nell’immaginario comune viene rappresentato come un uomo forte. E Vittorino Andreoli è davvero forte per poter reggere le situazioni difficili e complesse di chi cerca il suo aiuto. È forte perché ha il compito di dare forza, di ricostruire personalità spezzate, quasi eliminando gli elementi della loro fragilità.
Disorienta, avendo queste categorie, la testimonianza che Vittorino Andreoli dà di se stesso: egli invita a dare un valore nuovo alla fragilità personale e a quella di coloro con i quali siamo in contatto.


Ecco cosa dice di se stesso e della sua professione.

Sento forte il desiderio di svelare la mia fragilità, di mostrarla a tutti coloro che mi incontrano, che mi vedono, come fosse la mia principale identificazione di uomo, di uomo in questo mondo. Un tempo mi insegnavano a nascondere le debolezze, a non far emergere i difetti, che avrebbero impedito di far risaltare i miei pregi e di farmi stimare. Adesso voglio parlare della mia fragilità, non mascherarla, convinto che sia una forza che aiuta a vivere.
Si sente dire che l'educazione deve edificare un bambino forte, un uomo di coraggio che affronta le lotte e le vince. La timidezza, invece, va curata e prima ancora nascosta.
Ho dedicato il mio tempo alla follia, al dolore mascherato di insensatezza, di depressione. Un lavoro che molti ritengono esclusivo dei forti, degli uomini di ferro. Ecco perché voglio gridare la mia fragilità. Come un vetro io, psichiatra fragile, tante volte ho corso il rischio di rompermi. Una gracilità che però aiuta l'altro a vivere, che mi ha permesso di capire la fragilità e di rispettarla, di stare attento a non manipolare gli uomini, a non falsificarli. Ho amato persino i frammenti di uomo, mi sono dedicato con pazienza a metterne insieme i suoi pezzi. La fragilità rifà l'uomo, mentre la potenza lo distrugge, lo riduce a frammenti che si trasformano in polvere.
La fragilità non è un difetto, un handicap, ma la espressione della condizione umana.
La fragilità non è sinonimo di debolezza, che è mancanza di forza, un difetto a cui porre rimedio. La fragilità non è povertà, intesa come mancanza di risorse che permettano di rispondere a bisogni elementari e che è possibile cancellare con un po' di giustizia. La fragilità non è incapacità di fare, di pensare. Non si lega a una dotazione sminuita di abilità intellettiva o emotiva. Non è un sintomo o, peggio, un insieme di sintomi tali da definire una malattia. La fragilità non è una inferiorità nel confronto di altre situazioni che paiono invece espressione di una ricchezza di personalità. Non è un difetto, una menomazione o una condizione che comunque la pone sul piano del patologico.
La fragilità non conduce al male, ma semmai alla saggezza. La fragilità è la percezione del proprio limite, della propria condizioni di uomini. La fragilità come origine della voglia di legame, di comprensione, di solidarietà e di amore. Ecco la forza della fragilità che tuttavia non può ingenuamente considerare la paura e il dolore come elementi positivi: sono esperienze terribili, ma misteriosamente presenti e non eludibili.

(V. ANDREOLI, L’uomo di vetro, Milano, 2008, passim)

 

C’è un quadro di Rembrandt, conservato nel museo dell’Ermitage a San Pietroburgo, intitolato il “ritorno del figliol prodigo”. Chiaro è il riferimento al brano evangelico del figliol prodigo o del padre misericordioso, in cui si narra la vicenda del figlio minore che, dopo aver chiesto e sperperato la sua eredità, torna a chiedere ospitalità al vecchio padre, il quale lo accoglie a braccia aperte.

Il quadro però, ci dice H.M. Nouwen, teologo e scrittore olandese, ci svela qualcosa di straordinario proprio sull’abbraccio che il padre offre a suo figlio. Guardando con attenzione la figura del padre, si nota che le mani sono molto diverse tra di loro: la mano sinistra è forte e muscolosa, una mano maschile che tocca e sorregge. La destra, invece, è più esile e delicata, una mano che accarezza e consola, “una mano di madre” , spiega Nouwen.

Il padre raffigurato è dunque Dio, nel quale paternità e maternità convergono senza confondersi. Chi è impegnato nel mestiere di genitore sa bene di avere un compito difficile e meraviglioso: offrire al bambino la possibilità di sperimentare l’amore incondizionato, come quello di Dio per l’uomo. E sa anche che questo è possibile solo se si è capaci di esprimere tratti diversi dell’amore: quello di un padre capace di sorreggere e slanciare verso il futuro e quello di una madre pronta ad offrire protezione, serenità e consolazione. Non si tratta di una rigida divisione di ruoli o di strategica organizzazione familiare. Essere padri e madri consapevoli del proprio ruolo significa prima di tutto riconoscere di non essere soli, di avere un altro accanto con cui definire una linea educativa, intrecciare risorse, e perché no, decidere insieme di confrontare la propria esperienza con quelle di altri.

Mariapia

“Nella misura in cui i genitori hanno una precisa immagine di quello che sarà loro figlio, hanno la tendenza a non vedere in lui che quello che si aspettano di vedervi. E il bambino si adatterà”.

Si crea cioè un rapporto in cui le due identità, adulto – bambino/ragazzo/giovane non si separano, non nel senso della lontananza, ma della costruzione di identità separate.
L’uno si specchia e riversa sull’altro le proprie aspirazioni, i desideri, i modi di affrontare la vita, le ansie.

E Maria? Anche lei ha avuto a che fare con un bambino che man mano è cresciuto.

“Maria ha sempre agito con incredibile determinazione, andando controcorrente e superando inaudite difficoltà che avrebbero stroncato le gambe a tutti. Dal disagio del parto nella clinica di una stalla, all’espatrio forzato per sfuggire alla persecuzione di Erode.

Dai giorni amari dell’asilo politico in Egitto, alla presa d’atto della profezia di Simeone greve di cruenti presagi. Dai sacrifici di una vita grama nei trent’anni di silenzio, all’amarezza del giorno in cui si chiuse per sempre la bottega del “falegname” profumata di vernici e ricordi. Dalle strette al cuore che le procuravano certe notizie che circolavano sul conto di suo figlio, al momento del Calvario quando, sfidando la violenza dei soldati e lo sghignazzo della plebe si piantò coraggiosamente sotto la croce”.

Maria, una mamma sempre vicina al Figlio, lei c’è stata sempre. Anche quando è stato molto difficile. Ma, forse, la cosa più faticosa che lei avrà fatto pian piano che il Figlio cresceva, è stata “allontanarsi” da quello che si era immaginata della sua vita con un figlio, un figlio che forse avrebbe continuato la professione del padre, che si sarebbe inserito nella famiglia, che nella vecchiaia si sarebbe preso cura di lei… Lei, invece, si è allontanata, non credo senza fatica, da questa consueta visione delle cose per permettere che la vita di suo figlio prendesse i suoi caratteri speciali, unici.

E, facendolo, anche la sua vita ha assunto colori nuovi, inaspettati tanto da farla diventare “madre di tutti i cristiani”.

Bianca

sguardo

 

Frate Alberto Maggi si trovava in ospedale nel reparto di terapia intensiva a seguito di una gravissima malattia, quando un pomeriggio ricevette una visita inaspettata: era il vescovo di Ancona.

Racconta il prete (A. MAGGI, Chi non muore si rivede, Garzanti, Milano 2013): «È stato un incontro affettuoso, umano, arricchente e anche commovente. Alla fine il vescovo, tra l’ironico e il serio, mi saluta dicendo: “E offri al Signore le tue sofferenze per i tuoi peccati”.
“Non ho peccati”, ribatto io.
E lui: “Questo è il primo!”
Touché!
Accidenti, penso, è proprio vero, i vescovi… ne sanno sempre una più del diavolo!!
No, non offro al Signore le mie sofferenze, perché è lui che nella sofferenza si offre a me.
È questa la forza che mi dona la capacità di vivere serenamente, anche in momenti critici come questi. Ed è grande la differenza: non offro le mie forze al Signore, ma è lui che mi comunica la sua. Dio non assorbe le mie energie ma mi comunica le sue, non mi diminuisce ma mi potenzia. Dio non mi chiede di vivere “per lui” ma “di lui”, ed è grande la differenza!».


Questo breve episodio ci interroga rispetto al modo con cui affrontiamo le situazioni difficili dell’esistenza, quelle in cui si arriva anche a chiedersi: Signore dove sei?
Si possono percorrere due strade. Si può pensare a un Dio lontano da tutto ciò che ci agita e mette in pericolo la vita e si può cercare quasi di “guadagnarselo” attraverso un’offerta, quella del nostro dolore.
Oppure si può pensare il Signore come un compagno della vita che, proprio nei momenti più bui e proprio come fanno le persone che ci vogliono bene, ci offre tutto ciò che ci serve per poter affrontare quanto dobbiamo vivere (sebbene difficile o doloroso) a fronte alta, senza subirlo.
L’invito a levare lo sguardo può giungere da direzioni inaspettate. Un amico, un conoscente, un collega di lavoro, un estraneo. Sta a noi accogliere quell’invito, riconoscervi la sollecitudine di chi si fa nostro compagno di strada, l’incoraggiamento che ogni giorno ci occorre per lasciare amarezza e scoraggiamento e continuare a essere vicini a chi amiamo con gioia e disponibilità.

 

“Nella misura in cui i genitori hanno una precisa immagine di quello che sarà loro figlio, hanno la tendenza a non vedere in lui che quello che si aspettano di vedervi. E il bambino si adatterà”.

Si crea cioè un rapporto in cui le due identità, adulto – bambino/ragazzo/giovane non si separano, non nel senso della lontananza, ma della costruzione di identità separate.
L’uno si specchia e riversa sull’altro le proprie aspirazioni, i desideri, i modi di affrontare la vita, le ansie.

E Maria? Anche lei ha avuto a che fare con un bambino che man mano è cresciuto.

“Maria ha sempre agito con incredibile determinazione, andando controcorrente e superando inaudite difficoltà che avrebbero stroncato le gambe a tutti. Dal disagio del parto nella clinica di una stalla, all’espatrio forzato per sfuggire alla persecuzione di Erode.

Dai giorni amari dell’asilo politico in Egitto, alla presa d’atto della profezia di Simeone greve di cruenti presagi. Dai sacrifici di una vita grama nei trent’anni di silenzio, all’amarezza del giorno in cui si chiuse per sempre la bottega del “falegname” profumata di vernici e ricordi. Dalle strette al cuore che le procuravano certe notizie che circolavano sul conto di suo figlio, al momento del Calvario quando, sfidando la violenza dei soldati e lo sghignazzo della plebe si piantò coraggiosamente sotto la croce”.

Maria, una mamma sempre vicina al Figlio, lei c’è stata sempre. Anche quando è stato molto difficile. Ma, forse, la cosa più faticosa che lei avrà fatto pian piano che il Figlio cresceva, è stata “allontanarsi” da quello che si era immaginata della sua vita con un figlio, un figlio che forse avrebbe continuato la professione del padre, che si sarebbe inserito nella famiglia, che nella vecchiaia si sarebbe preso cura di lei… Lei, invece, si è allontanata, non credo senza fatica, da questa consueta visione delle cose per permettere che la vita di suo figlio prendesse i suoi caratteri speciali, unici.

E, facendolo, anche la sua vita ha assunto colori nuovi, inaspettati tanto da farla diventare “madre di tutti i cristiani”.

Bianca

Associazione di Volontariato C.A.Sa.

Aperta ogni giorno dal martedì al sabato dalle ore 20.30 alle ore 22.00

Lecce

via Cosimo De Giorgi, 81
via Cosimo De Giorgi, 81
0832.394656
+39 0832 394656
casa@animare.it
casa@animare.it
casa.associazione@pec.it
casa.associazione@pec.it
CF
CF: 93037150757
Iban
Iban: IT56K0103016004000009303895

Bari

via Isonzo, 120 - BARI
via Isonzo, 120
080.3219316
+39 080 3219316
bari@animare.it
bari@animare.it

Santeramo

via Lecce, 45
via Lecce, 45
080.3022119
+39 080 3022119
casa.santeramo@animare.it
casa.santeramo@animare.it

Fano

via Cesare Battisti
via Edmondo De Amicis, 11
fano@animare.it
fano@animare.it

Ciao, noi usiamo i cookie per offrirti un'esperienza di navigazione migliore.
Navigando sul nostro sito accetti l'impiego di cookie in accordo con la nostra cookie policy. Per maggiori informazioni