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Caro Bruno,

scrivere una lettera, ha detto non mi ricordo più chi, vuol dire parlare con la speranza di non essere interrotti. Io penso invece che scrivere una lettera significhi soprattutto esprimere ciò che alle volte, per molti motivi, non si riesce a dire guardandosi negli occhi.(…)

Io ti guardo, Bruno, e vedo un ragazzo bravo e intelligente e serio nelle cose che fa. Stimo moltissimo le tue qualità e credo di saperle riconoscere senza esagerare, complici il mio amore per te e, anche, il mio orgoglio di madre. Vedo anche, però, le difficoltà nascoste dietro a certe tue spavalderie, vedo i momenti di tristezza e di paura camuffati o addirittura nascosti dall'arroganza tipica dell'adolescenza.

Vedo la convinzione di farcela da solo, la certezza di non aver bisogno dei nostri consigli o di quelli di tuo fratello, che certi momenti li ha già vissuti e in parte superati. Bisogna sbagliare da soli. Lo so. Questo è vero. È anche vero però che, da parte mia, sarebbe troppo comodo non suggerirti delle strade, delle soluzioni. Offrirti quello che la mia esperienza mi può suggerire. Poi tu deciderai, naturalmente, nel corso della tua vita, come vorrai. Alle volte mi rimproveri e mi porti come esempio altri genitori, certi genitori di tuoi amici. Invidi la loro condiscendenza, invidi la loro cedevolezza su certe questioni che per me, invece, sono fondamentali.

Mi rimproveri la nostra diversità, vorresti sentirti più parte del "branco". Lo capisco, sai. Non credere che io non comprenda il tuo desiderio di essere accettato, di omologarti al gruppo, di fare le stesse cose che fanno i tuoi coetanei. Certi tuoi coetanei che ti sembrano più "fighi", più "duri", più "tosti". Io, invece, la nostra diversità, se così la vogliamo chiamare, la considero un valore, una parte irrinunciabile della nostra identità culturale, addirittura esistenziale, direi.

Quando io e papà abbiamo deciso di diventare una famiglia e abbiamo voluto dei figli, sapevamo che questo significava non soltanto dar loro amore, una casa confortevole, del cibo, degli abiti, e tutto ciò che serve per vivere dignitosamente. Sapevamo anche che avremmo dovuto, e voluto, crescerli ed educarli perché potessero diventare delle persone capaci di cogliere la vita nella sua complessità. Per questo ho sempre cercato, insieme a papà, di proporvi delle alternative che vi permettessero di conoscere quello che c'è di bello, di interessante, di coinvolgente a questo mondo. La musica, per esempio. E i libri E l'arte. Tutto il resto, i viaggi che abbiamo fatto insieme, le tue esperienze col WWF e con il TGS in Inghilterra, il teatro, i concerti, spero che ti aiuteranno a capire che al mondo ci sono un'infinità di cose per le quali vale la pena di vivere. Non solo la bellezza. Ma anche l'impegno.

Ti ricordi il girotondo davanti alla RAI per la libertà dell'informazione, qualche settimana fa? E la fiaccolata contro Berlusconi? E la manifestazione contro Bossi in Campo S. Margherita la prima volta che è venuto a Venezia a proclamare la Padania? Non ti ho mai comprato il telefono cellulare per il quale non ti sei ancora rassegnato, non mi sono mai piegata alla moda delle scarpe e degli abiti "firmati". Ho sempre detto che non avrai mai il televisore in camera e che a casa nostra non ce ne sarà mai uno più grande di quello che abbiamo (poco più di un francobollo). Non mi convincerai mai che la sala giochi dietro Piazza Ferretto sia un bell'ambiente da frequentare.

So benissimo di darti, insieme al mio amore e al mio incondizionato sostegno, del filo da torcere. Anzi, guarda, penso che non ti faccia male allenarti un po' con me. Nella vita non ti capiterà di incontrare persone che ti danno sempre ragione, che fanno sempre quello che vuoi, che ti accontentano in tutto e per tutto. Dovrai mediare, lottare per difendere i tuoi diritti, affinare la dialettica. Non sono mai stata e non sarò mai la tipica mamma italiana che si fa schiavizzare dai figli, soprattutto se maschi. E non tanto perché ho di meglio da fare, nella vita, che servire e riverire voi, ma anche e soprattutto perché è bene che impariate ad essere autonomi.

So bene che per certi versi ti piacerebbe avere una mamma che profuma di torte al cioccolato e di bucato, una mamma che previene ogni tuo desiderio e che tiene in ordine per te la tua scrivania e la tua agenda. Ma una mamma così prima o poi chiede il conto, sai. Una mamma così si separa molto difficilmente dai suoi figli perché ad essi ha delegato il suo rapporto con la vita e con il mondo. Io non so essere, non voglio essere una mamma così.

Tuo fratello mi ha fatto ridere, l'altro giorno, quando mi ha visto scriverti questa lunga lettera e mi ha detto "Oddio, mamma, non ti verrà in mente di scrivere anche a me? Se proprio devi farlo, ti prego: almeno cerca di essere più concisa!".

A. BRUNI, Una lettera a mio figlio Bruno, in È da tanto che volevo dirti. I genitori italiani scrivono ai loro figli, a cura di G. CALICETTI e G. MOZZI, Torino 2002, pp. 229-237

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