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A come Abbandono

È una paura che possiamo definire ancestrale. Si dice che il neonato appena venuto alla luce possa provarla. Essa è responsabile di alcuni, inspiegabili pianti del bambino, fin dalle prime settimane di vita. Accucciarsi tra le braccia della mamma, attaccarsi al seno materno, è il modo immediato per colmare l’angoscia atavica, di essere abbandonati.
L’aumentare dell’età non possiamo considerarlo un antidoto. Non è nello sviluppo cognitivo e intellettivo che può risiedere la “guarigione”. In quanto angoscia che nasce con noi possiamo imparare a regolamentare e contenere le reazioni ma non possiamo eliminarla dal nostro orizzonte esistenziale. C’è un percorso che è possibile favorire nel bambino perché questa paura non si trasformi in elemento determinante nella capacità di relazionarsi agli altri.
E la storia narrata nel “Libro della Giungla” di Rudyard Kipling ce lo dimostra benissimo.

Mowgli è un bambino abbandonato trovato nella giungla da Akela, il capo di un branco di lupi. Il bimbo indifeso ma furbo diverte il lupo che porta Mowgli nella grotta dove vive con la sua famiglia. Qui è nutrito da Raksha ed è da loro protetto da Sher Khan, una tigre zoppa, in cerca di un facile pasto. Mowgli impara  la legge della giungla quanto a cacciare e pensare come i lupi. Cresce con i cuccioli, forte e agile nella giungla e fa amicizia anche con altri animali.

 

È grazie alla relazione con tanti personaggi che mostrano la gioia di prendersi cura di lui che Mowgli supera il trauma dell’abbandono. Una prospettiva che la storia ci offre è quella che ci incoraggia a leggere nella paura l’esigenza che i bambini vivano relazioni belle con tante persone diverse, affinché cresca in loro la certezza di poter contare su altri, diversi dai genitori, da cui si sentono amati e protetti.

 

B come Buio

Nonostante possa sembrare il contrario, la paura del buio non è innata nell’uomo. I bambini piccoli non hanno paura del buio, ma giungono a svilupparla via via che diventano grandi. Come? Certo contano le esperienze di spavento - il buio nasconde le cose e le persone e se queste appaiono improvvisamente possono far paura - ma è molto importante ciò che i bambini vedono nei loro genitori e negli altri che li circondano: è una paura che si impara facilmente!
Da sempre però c’è un elemento molto importante che caratterizza questa paura: la tradizione culturale. Dalle storie raccontate dai nonni attorno al fuoco ai tanti programmi tv infarciti di mostri e creature delle tenebre, gli ingredienti per alimentare le fantasie e le paure dei bambini non mancano. Ma perché mai un bambino dovrebbe aver paura di una storia... in fondo è solo un film, un racconto... Perché i bambini hanno una naturale predisposizione a credere che tutto (gli oggetti, i vari aspetti della natura...) abbia una vita propria e a credere che tutto possa accadere, in certe condizioni, come per magia.
La paura del buio spesso emerge di notte, al momento di andare a dormire. Il bambino nel lettone? Niente di più sbagliato! Piange? Andiamo a fargli compagnia vicino a lui, leggiamogli una storia (mi raccomando: niente horror!), mettiamogli accanto un bel pupazzo morbido da stringere e salutiamolo con un bel bacio ricordandogli che se ha bisogno di noi basterà chiamare.
C’è un bel libro che si può leggere insieme, narra la storia di Plop, un gufetto che, contrariamente alla sua natura, teme il buio e perciò si rifiuta di uscire di notte per andare a caccia insieme al suo papà. Ma come spesso accade, con l’aiuto dei suoi genitori riuscirà a vincere le sue paure. Affrontare proprio quello che ci spaventa di più è una ricetta sicura per acquisire la fiducia in se stessi, così come conoscere ciò che è ignoto significa cessare di temerlo. Plop scopre che il buio non è solo nero come appare ma è abbagliante, utile, divertente e persino affascinante.

 

G come giudizio degli altri

Dai 6 anni in poi si comincia ad averne. Quando, cioè, comincia a strutturarsi in maniera più significativa il mondo relazionale dei bambini. Dato caratteriale? Timidezza? Situazione problematica? Ogni genitore cerca una giustificazione. Non è bello che un figlio si mostri così insicuro… Eppure è un’emozione che, seppure legata ad un bisogno innato di sicurezza e protezione, viene definita come “indotta” perché la possibilità che si trasformi in un problema serio dipende dal modo in cui viene affrontata nei primi anni di vita. Quindi, cari genitori, attenti ad enfatizzarla o a minimizzarla. C’è da mettere in campo tutta la creatività perché il bambino impari ad avere fiducia in se stesso favorendo con gli altri relazioni di stima e fiducia.
Avete mai visto insieme ai vostri figli Kung Fu Panda?
Il giovane Po ha grossi problemi di autostima e l’elezione a futuro Guerriero Dragone, campione di kung fu, gli sembra davvero una presa in giro. Le sue dimensioni fisiche, le aspettative di suo padre che lo vorrebbe dietro i fornelli come lui, lo scetticismo del maestro Shifu… tutto sembra confermare il suo fallimento. Ma Po sarà capace, con l’aiuto di tanti amici, di superare se stesso e far cambiare idea perfino al suo maestro.

Maria Pia e Gianni

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