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VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni - 10, 11-18
 

In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

Parola del Signore.


Domande

Pecore, lupi, recinti, gregge? Non mi piace essere paragonata ad una pecora dopo che faccio tanto per essere me stessa. Ma ti chiedo che senso ha per Gesù dare la vita se poi se la vuole riprendere... non so, mi sembra una cosa a metà. E non capisco perché il Padre lo ami per questo... Lo ama perché muore? Mah!

Risposta

Non dirmi che ti perdi di fronte a una parabola! Ti viene chiesto solo un piccolo sforzo per entrare in un mondo culturale un po’ lontano e trovare un tesoro spirituale che è a tua disposizione. Il popolo di Israele ha nelle sue radici culturali e religiose il mondo pastorale. Abramo, Mosè, Davide erano pastori e quando Dio nel Primo Testamento ha voluto annunciare la venuta del Messia e dare al popolo alcune sue caratteristiche, ha utilizzato naturalmente l’immagine di un pastore, completamente diverso da coloro che guidavano Israele facendo i propri interessi. Il profeta Ezechiele ne traccia un profilo bellissimo. E allora Gesù, collegandosi alle profezie antiche, si presenta come il pastore promesso da Dio e si descrive in un rapporto di guida affettuosa e amorevole verso gli appartenenti al nuovo popolo di Dio che siamo noi. È costretto anche a fare il paragone con i mercenari per due motivi: il primo è prendere le distanze dai Sommi Sacerdoti del suo tempo, che lo metteranno a morte; il secondo è offrirsi come modello a coloro che nella sua Chiesa avrebbero avuto la missione di guidarla. Perciò, lìberati dall’idea negativa della pecora e concentra la tua attenzione su Gesù che fa di tutto perché tu abbia una vita bella e piena. E ora proviamo a capire il senso del dono della vita. Per Gesù dare la vita significa anzitutto che lui accetta di morire per salvare noi. Con la sua morte ottiene da Padre il perdono per tutti gli uomini. Ma dare la vita significa anche che offrendo la sua Gesù la regala a noi per farci vivere la sua stessa vita, cioè la vita di figli di Dio. Ora ci vuole un po’ di attenzione in più. Il Padre non è contento perché Gesù muore per mano degli uomini, perché questo è il più grande peccato che l’umanità possa commettere. Invece è contento che Gesù rimane fedele alla sua missione di far conoscere l’amore di Dio e di salvare l’umanità, anche quando deve passare attraverso la morte. Ma perché poi riprende la vita? Anzitutto non è la vita vecchia, ma è quella nuova, da risorto che non muore più. E poi deve riprendere la vita, perché la morte, come fine di tutto (così pensano in molti), non esiste e Gesù con la sua risurrezione, mostra a noi che neanche la nostra vita finisce per sempre, ma viene trasformata in vita eterna, come quella del Figlio di Dio. Non è bellissimo? A me pare che non ci sia nulla di più bello e straordinario della risurrezione di Gesù e della nostra. Buona domenica del Buon Pastore e dei suoi amici e amiche.

Buona domenica. 

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