Creativity

Innovation

Originality

Imagination

 

Salient

Salient is an excellent design with a fresh approach for the ever-changing Web. Integrated with Gantry 5, it is infinitely customizable, incredibly powerful, and remarkably simple.

Download

 

 

"5. La mia casa è troppo piccola"

 

A cura di: Scuola superiore
Data 2004-10-29
Descrizione L'incontro con Gesù che libera l'uomo dalla schiavitù: Gesù guarisce i malati.

Progetto

Obiettivi dell'attività

Incontrare Gesù di Nazareth che rivela "l'amore più grande" ed i modi concreti per viverlo.

Cosa stimolare

 

 

 

Analisi

Destinatari dell'intervento educativo
Numero Da 5 a 20 ragazzi.
Età
Prima Infanzia (1-4 anni) Bambini (5-10 anni) Preadolescenti (10-14 anni) Itinerario indicato per Adolescenti (14-18 anni) Giovani (18-26 anni) Adulti (26 anni+)
      Adolescenti    
Livello di esperienza del gruppo
  • Iniziale
  • Intermedia
  • Avanzata

Metodo

Durata 1 ora
Animatori richiesti 2

Comunicazione:

Verifica dell'impegno della settimana precedente.

Esperienza:

Raccontare di un'occasione in cui avevi progettato qualcosa e ti hanno guastato la festa.

Ascolto della Parola:

Mc 1,29-31

Commento:

Situazione iniziale: E' sabato, giorno importante per gli ebrei, giorno che ricoda la gioia del Signore nel vedere la bellezza della creazione, la bellezza particolare degli uomini. Ogni ebreo che conosce Dio rispetta il sabato, cioé lo vive in modo diverso dagli altri giorni, ne fa un giorno speciale in cui trovare il tempo per riconoscere le cose importanti.
Gesù è stanco, sta cercando un posto per riposarsi, ha vissuto una settimana difficile, non è contentissimo di quello che ha visto intorno: egoismi e interesse. Gli è capitato pure di essere trattato male ed essere mandato via, allontanato come una persona che dà fastidio, disturba.
I primi amici che ha conosciuto lo invitano a passare un po' di tempo insieme, a casa loro, sono Simone e Andrea. Vanno anche altri due, Giacomo e Giovanni.
Gesù appena arrivato, viene accolto, fermato da qualcuno che subito si fa avanti per scusarsi perchè non posssono ospitarlo come vorrebbero perchè lì c'è un'ammalata.
Gesù merita un'ospitalità speciale, è persona amata in quella casa, ma è il sabato sbagliato perchè tutti sono preoccupati per quella donna che ha la febbre, c'è un certo trambusto, non si vive un sabato come gli altri. Come può capitare da noi quando ci ammaliamo proprio di sabato pomeriggio, oppure quando i nostri genitori ci dicono che dobbiamo rimanere a casa perchè loro sono ammalati e hanno bisogno di noi. In quella casa c'era una certa aria di insofferenza per quell'imprevisto, un disagio che prendeva tutti quelli che ci abitavano perchè, come ogni casa, anche in quella erano proprio la relazione fra i membri, gli affetti, i progetti che si intrecciavano, i compiti di ognuno a darne l'identità, non era un albergo.
Gesù entra e non dice niente. Va subito dall'ammalata e le prende la mano, la tocca, si limita a questo gesto. Fa un gesto che è di pura solidarietà, non se ne sta da parte con gli amici. Mostra la sua compassione: lui è capace di sentire su di sè, di fare propria la sofferenza, il bisogno di un altro e di mettere questo prima del suo bisogno di riposarsi e della sua delusione.
La donna si alza e inizia a servire tutti. E' lei che rende ospitale la casa, è lei che accoglie Gesù. Lei, motivo di disagio per tutti, è la persona su cui si regge quella casa. Fosse stata bene, ognuno sarebbe stato per conto proprio, dietro ai propri interessi, perché tutti i pesi erano scaricati su di lei. La sua malattia aveva permesso ad ognuno di rivedere l'utilità della sua presenza per tutti.
Gesù fa vedere come quella donna che era percepita da tutti come motivo di scontento e disagio, in realtà è il fondamento su cui si rompono gli egoismi e si ricompongono relazioni umane, è colei che sa aprire la porta a chiunque e lo sa accogliere senza mettere prima di tutto il suo stato.

Riflessione personale:

Finalmente, Signori, c'è una cosa su cui siamo proprio uguali:
il sabato!
Anche per me il sabato non si tocca. Può succedere di tutto, ma il sabato è sabato e il sabato, succeda quello che vuole succedere, ci sono delle cose sacre, davvero sacre e le cose sacre non si toccano!!! Al massimo, posso posticipare un po' l' orario, per fare ... (completare) ma non i miei impegni non si eliminano.
Forse stai pensando che sono ebreo... Beh, veramente non è che dedichi proprio quel tempo a guardarmi intorno per riconoscere la bellezza dell'uomo e l'amore di Dio... Ma è meglio lasciare questo pensiero, altrimenti finirò col dirti che, alla fine, il sabato per me rischia sempre di diventare il contrario di come lo intendevi Tu.
Mi piace sapere che tu lo passavi a casa di amici. Lì, anche Tu, hai trovato il luogo migliore per venir fuori dalle tue delusioni, dalla tua stanchezza. Chissà quante volte vi siete raccontati le cose vissute insieme, non per raccontarle e basta (le avevate vissute insieme!), ma per tirare fuori quello che ognuno ha provato, imparando insieme a dire quello che tante volte fa blocco dentro e non vuole uscire; provando insieme a dare parole a pensieri che a volte si fanno solo dentro di sè...
Mi sarebbe piaciuto stare con voi qualche volta. E poi la cena insieme, preparata da qualcuno, e voi lì fino a tarda ora. Anch'io sto con gli amici il sabato, insieme a loro ... (completare).
Quel giorno, andando da Simone, hai fatto un'esperienza speciale. Quel disagio letto nella faccia di chi ti ha aperto la porta, il tuo ascoltare e la tua decisione di andare dove c'era una persona in difficoltà. Ma come hai fatto a non pensare "Che settimana! Che giornata! Possibile? Non me ne va una dritta!!!"? Come hai fatto a lasciare da parte tutto quello che ti si era aggrovigliato in settimana, nei pensieri, nel cuore e nello stomaco e a pensare a lei? Quando a me si aggroviglia qualcosa, anche da una sola di quelle tre parti divento ... (completare)
e forse sono proprio come chi ti ha aperto la porta quel sabato.
Sai, Signore, ho davvero bisogno di diventare meno miope per essere più umano. Brutta malattia la miopia: fa vedere un mondo piccolo piccolo quando è grande, fa vedere solo vicino a sè, quando è un po' più in là che c'è forse bisogno di me. Io tante volte, anche a casa ... (completare).
Vivendo così proprio non riesco a capire nè ad imparare che pensare solo ai miei interessi, dare tutto per scontato, credere che i miei diritti non si toccano per niente, mi rende sempre meno umano, sempre più capace di "coccodrillare" e meno di sporcarmi le mani per gli altri. Perdonami Signore.

Preghiera corale:

Ciascuno legge la parte di preghiera che sente propria.

Impegno:

Trovare il tempo, lo spazio ed iniziative per farsi vicino ad una persona che sta male.

Canto finale:

Un giorno tra le mie mani.

 

 

"4. Tranquillo e beato?"

 

A cura di: Scuola superiore
Data 2004-06-04
Descrizione L'incontro con Gesù che libera l'uomo dalla schiavitù: Gesù è causa di divisione tra gli uomini.

Progetto

Obiettivi dell'attività

Incontrare Gesù di Nazareth che rivela "l'amore più grande" ed i modi concreti per viverlo.

Cosa stimolare

 

 

 

Analisi

Destinatari dell'intervento educativo
Numero Da 5 a 20 ragazzi.
Età
Prima Infanzia (1-4 anni) Bambini (5-10 anni) Preadolescenti (10-14 anni) Itinerario indicato per Adolescenti (14-18 anni) Giovani (18-26 anni) Adulti (26 anni+)
      Adolescenti    
Livello di esperienza del gruppo
  • Iniziale
  • Intermedia
  • Avanzata

Metodo

Durata 1 ora
Animatori richiesti 2

Comunicazione:

Verifica dell'impegno della settimana precedente.

Esperienza:

Raccontare che cosa mi fa sentire tranquillo e al sicuro.

Ascolto della Parola:

Lc. 12,51-53

Commento:

Del rapporto con Gesù possiamo averne un'immagine dolce e intima, come se fosse un fatto privato, del cuore. Possiamo preferire la preghiera personale a quella che ci mette insieme agli altri. Gesù qui dice con chiarezza come si pone e si propone. La Sua pace non è un fatto di tranquillità, ma di verità per questo è posta in contraddizione con il 'fuoco'(Lc 12,49).
Chi incontra Gesù è coinvolto in una relazione non neutra perchè è una relazione con Lui, con gli altri e con il mondo. Porta l'effetto della divisione. In questa divisione la famiglia rappresenta tutto ciò che non ci aiuta ad essere come Lui e non la famiglia propriamente detta.

Riflessione e Preghiera personale:

Signore Gesù, non c'è che dire: la pensi e "la dici" diversamente da me!
Vorrei anche io dire "d'ora innanzi ... (completare). Magari, se possibile, lascerei tutto com'è: i rapporti, lo studio, gli amici, casa mia; mi trovo bene, ci sono molto legato, insomma Gesù non basta pensarla come Te? Non basta dire che sono amico tuo? Lo sai, nel profondo del cuore c'è uno spazio per Te. E poi su ....(compilare) non vorrei proprio cambiare. Tu, invece mi proponi una strada da fare insieme tutti i giorni cambiando le cose della mia vita quotidiana per diventare autonomo:

  • diventare più responsabile in ... (completare)
  • aiutare ... (completare con il nome di un amico o di una persona)
  • fare ... (completare) per ... (completare).

Mi vuoi grande, pronto a prendermi le conseguenze di ciò che dico e faccio. Tu sei così, vuoi che chi ' amico tuo lo mostri e sei pronto ad andare fino in fondo, fino alla fine. Io, invece, faccio di tutto per mantenermi più neutrale possibile. Anche con Te! Infatti dovrei dire a ... (completare) che ... (completare) ma me ne guardo bene! In fondo c'è tempo glielo dirò un'altra volta.
Signore, aiutami a essere grande, ma grande sul serio! Non più grande della mia età, ma grande di ... anni, capace di vivere quello che la mia età mi chiede. Aiutami a dire parole "vere", che corrispondano ad azioni concrete, aiutami ad essere coraggioso per espormi e dire come la penso. Aiutami ad essere coerente e quindi a saper rinunciare, non come un bambino sempre teso a trattenere tutto, più di quello che con le mani riesce ad afferrare. Aiutami ad essere come Te, perchè intuisco che il tuo volere bene rimane mentre il mio spesso svanisce come fumo.
Amen

Preghiera corale:

Ciascuno legge la parte di preghiera che sente propria.

Proposta di Impegno:

Scegliere una delle cose ( indicate nella preghiera personale) in cui crescere e fare ogni giorno una cosa concreta.

Canto finale:

Un giorno tra le mie mani.

 

 

"2. Lasciato solo nella società"

 

A cura di: Scuola superiore
Data 2004-05-11
Descrizione L'incontro con Gesù che libera l'uomo dalla schiavitù: Gesù guarisce un cieco.

Progetto

Obiettivi dell'attività

Incontrare Gesù di Nazareth che rivela "l'amore più grande" ed i modi concreti per viverlo.

Cosa stimolare

 

 

 

Analisi

Destinatari dell'intervento educativo
Numero Da 5 a 20 ragazzi.
Età
Prima Infanzia (1-4 anni) Bambini (5-10 anni) Preadolescenti (10-14 anni) Itinerario indicato per Adolescenti (14-18 anni) Giovani (18-26 anni) Adulti (26 anni+)
      Adolescenti    
Livello di esperienza del gruppo
  • Iniziale
  • Intermedia
  • Avanzata

Metodo

Durata 1 ora
Animatori richiesti 2

Comunicazione

Verifica dell'impegno della settimana precedente.

Esperienza iniziale:

Raccontare di una situazione in cui siamo rimasti soli, ma avremmo voluto i nostri genitori o qualcuno di significativo accanto a noi.

Lettura della Parola:

Gv. 9,1-3.17-21

Riflessione: Domanda introduttiva

Cosa vorremmo chiedere, raccontare a Gesù che viene a fermarsi a casa nostra?

Commento alla Parola:

Il cieco: ha un handicap dalla nascita, fisico (non vede) e sociale (è considerato un punito per qualche colpa). In questo senso è un povero disgraziato su cui pesa una condanna. la sua famiglia lo ha reso in qualche modo autonomo: chiede l'elemosina, come tutti i malati del tempo che provavano a sopravvivere. E' però rassegnato. Considera la sua condizione immutabile, è logico anche per lui pensare che il suo stato e la sua vita saranno sempre così.
Gesù rifiuta l'atteggiamento fatalistico dinnanzi al male: alle spiegazioni facili risponde reagendo con indignazione, non con la rassegnazione. Per lui dopo essersi indignati occorre agire: fa ciò che può, in questo caso opera il miracolo.
Gli altri: prima erano tranquilli, rassegnati anche loro alla disgrazia. Dopo la guarigione si agitano, diventano curiosi.
I genitori non sono diversi dagli altri: hanno paura dinnanzi a quello che è capitato e non sanno capire. Vengono convocati e interrogati daI sacerdoti: hanno paura che il figlio gli faccia perdere qualcosa (rispettabilità, consenso del gruppo...) e allora lo scaricano; non sappiamo come è andata stando a tu per tu con lui, pubblicamente è come se non lo riconoscessero più. Tengono più alla loro faccia che alla vita e alla gioia del figlio: era meglio da cieco. Il fatto nuovo che è accaduto li costringe a considerarlo una persona diversa. Non lo vogliono, lo rifiutano. Non è più come lo avevano sempre pensato: è come se non fosse più figlio loro.
Anche noi abbiamo i nostri handicap, soprattutto nel carattere o quelli di tipo sociale: certe pigrizie; il dare la parola e non mantenerla, per cui gli altri non sanno se possono contare su di noi; la superficialità nel fare quello che potremmo fare bene, per cui gli altri sulle cose importanti della loro vita ci escludono e ci cercano solo come passatempo; una certa ignoranza che ci fa sapere tutto di cose di poco conto e poco di quello che serve davvero.
Abbiamo certi problemi per come ci hanno educato i nostri genitori: o siamo tutto cuore e niente cervello; o capaci di fare solo quello che ci piace; o pensiamo di valere solo se otteniamo sempre il massimo; o siamo pronti ad accontentarci sempre del minimo.
Anche noi pensiamo che siamo così e, alla fine, va bene così. Anche a noi può capitare la fortuna di incontrare persone che, su di noi, su ciò che siamo, facciamo, pensiamo: non si rasssegnano e cominciamo a farci provare sentimenti diversi, a farci pensare cose che non avevamo mai pensato prima. Queste persone sono, da un lato, la nostra salvezza, dall'altro persone che danno fastidio perchè ci mettono dentro il tarlo che possiamo cambiare, diventare migliori e questo, però, ci costa qualcosa.
Anche intorno a noi ci sono altri che per i nostri cambiamenti possono escluderci. E ci sono i nostri genitori che ci possono ricattare con le loro attese. Ci possono mollare quando iniziano a fare qualcosa che non coincide con quello che hanno pensato giusto e buono per noi. Possono pensare più a loro che a noi: ai loro problemi, ai loro bisogni, ai loro desideri e allora ci scaricano, ci lasciano affrontare le cose da soli, magari dicendo che si fidano. Addirittura possono non aspettarsi niente di buono per noi e allora non ci stimolano neppure a cambiare sui nostri handicap.

Preghiera personale:

Ognuno sottolinea la parte della preghiera che sente propria completando le parti mancanti.

Preghiera:

Signore, io ti so pregare poco
ma se pregare è anche provare a dire in parole
quello che in fondo in fondo, sotto il chiasso delle cose, c'è in me allora provo a pregarti oggi.

Ho i miei handicap. So di averli, anche se cerco di non pensarci, così non ci sto male.
Magari poi ci sono i giorni in cui mi dispero e piango, o sono triste, ma evito di dargli un nome.

Mi rassegno su come sono e mi consolo con le elemosine di questi pensieri:
'crescendo poi cambio', 'mi devo mantenere spensierato per ora', 'ci penserò dopo'.

Anche tu conosci i miei handicap. Mi hanno detto che conosci tutto.
Ma devo confessarti che questo non cambia niente, non risolve nessuno dei miei problemi,
anzi peggiora le colpe, perché mi capita di sentirmi in colpa perché non mi impegno a cambiare.

E mi sento ancora peggio.

Tu intervieni con questo cieco e gli risolvi la vita. Una storia bella, a lieto fine.
Però gli crei pure i problemi; problemi con tutti.

Questo cambiamento potrebbe essere il mio.

Lui era cieco e poi vede.
Io sono ............................................... e potrò essere .......................................................

Ma Tu fai qualcosa per me? Vieni per guarire i miei handicap? O la fatice deve essere tutta mia?
Perdonami, Signore, perchè sono così cieco anch'io da non vedere tutte le cose,
tutti i pensieri degli altri, tutte le esperienze in cui sono aiutato a cambiare.
Perché non voglio vedere chi non si rassegna alle mie fesserie (chi?......................................)
sui miei errori, sui miei difetti. E per non vederli li evito.

Se posso, ti chiedo di non stancarti di me. Sarebbe terribile rimanere
ciechi quando si hanno gli occhi buoni per vedere;
superficiali quando si ha dentro un cuore grande e sensibile;
bandiere al vento del piacere quando si è intelligenti, capaci di ragionare e di agire, di discutere e di aiutare gli altri;
testardi nelle proprie fissazioni quando si può cambiare idea e fare spazio ad un desiderio vero di compaghia e di fedeltà;
incapaci di parlare, di dire quello che si vive, quando dentro si ha tanta voglia di non essere soli.

Mandami persone che non mollano.

Aiuta anche i miei genitori a non mollarmi, ma a lasciarmi andare per davvero, non per finta,
con gli espedienti degli orari e dei divieti,
oppure con le belle idee e i progetti che hanno su di me,
oppure con la facciata del darmi fiducia perché non sanno neppure cosa insegnarmi.

Aiutali a farmi da genitori, gli amici posso cercarmeli altrove.
Aiutali a sopportarmi quando non mi capisco da solo
e a sperare che posso fare qualcosa di buono se mi ci fanno provare
E mi possano aiutare ad essere coerente più che approfittatore
sincero più che opportunista
capace di sperare più che di avere successo
capace di cambiare più che di aggiustarmi comodamente.
Amen

Dice il saggio: Ciascuno legge la parte di preghiera che sente sua.

Proposta di impegno:

Cercare, durante la settimana, quelle persone che non si rassegnano sulla nostra vita per chiedergli come ci vedono e cosa pensano sui nostri handicap.

Canto finale:

Un giorno fra le mie mani.

 

 

"3. Le mie tradizioni"

 

A cura di: Scuola superiore
Data 2004-05-22
Descrizione L'incontro con Gesù che libera l'uomo dalla schiavitù: le condizioni per seguire Gesù.

Progetto

Obiettivi dell'attività

Incontrare Gesù di Nazareth che rivela "l'amore più grande" ed i modi concreti per viverlo.

Cosa stimolare

 

 

 

Analisi

Destinatari dell'intervento educativo
Numero Da 5 a 20 ragazzi.
Età
Prima Infanzia (1-4 anni) Bambini (5-10 anni) Preadolescenti (10-14 anni) Itinerario indicato per Adolescenti (14-18 anni) Giovani (18-26 anni) Adulti (26 anni+)
      Adolescenti    
Livello di esperienza del gruppo
  • Iniziale
  • Intermedia
  • Avanzata

Metodo

Durata 1 ora
Animatori richiesti 2

Comunicazione: 

Verifica dell'impegno della settimana precedente.

Esperienza: 

Raccontare una tradizione di famiglia

Lettura della Parola:

Lc 9,59-60

Commento:

Domanda introduttiva:come reagisci a questa Parola di Gesù?
C'è un personaggio senza età e senza origine. E solo una persona in cammino, può essere chiunque, con qualunque carattere, con qualunque storia, un giovane o un adulto, un ragazzo o un vecchio, può essere ognuno di noi.La sua risposata all'invito di Gesù è sensata, giusta, condivisibile: non sta piantando una scusa come può capitare di fare quando qualcosa non ci va.
Gesù qui ci appare un pò strano; non per il suo invito ma per il seguito. La sua risposta sembra durissima, da persona senza affetti, insensibile, senza riconoscenza. Perché parla così? Gesù non accetta che le persone in cui c'é tanto di buono si prendano in giro da sole; sa che questa persona, che non gli dice di "no", "non mi va", "non mi piace", in realtà non vuole andare con lui e non lo dice neppure a se stessa; con quella risposta è come se gli dicesse "tu credi di volermi seguire, ma solo a parole, perché sei legato a tutto il tuo passato, a tutte le cose che fanno la tua vita di oggi e che tu non vuoi cambiare. Non è vero che vuoi seguirmi, non faresti niente per questo.
Seppellire il padre significa ricevere la sua eredità e tutti i legami che aveva lui e continuare a operare come lui.
Seguire Gesù non significa avere un pensiero buono ogni tanto ma superare e vincere le abitudini, i modi di pensare e di fare e impararne dei nuovi (per es. é pensare che il sabato può essere dedicato ad altro, rispetto alla solita abitudine del solito giro, della solita cosa da mangiare, delle solite chiacchiere vuote; è organizzarsi per imparare a fare cose che possono fare felici altri). Seguire Gesù significa lasciare la tendenza a stare per conto proprio a curare i propri interessi, incapaci di vedere che esistono altri e che si vive anche per loro.
Gesù dice tutto questo con quella espressione dura, che non significa "Butta via la tua famiglia e i tuoi affetti", bensì "Apriti, sganciati dai tuoi se ti dicono che devi pensare soprattutto a te, impara a curarti di altri, cambia. Non pensare che l'assoluto sei tu o la tua famiglia o il tuo piacere. Se vuoi vendire con me devi accorgerti che nel mondo c'é dell'altro e che dipende da te".

Riflessione personale:

Per favorire la preghiera personale abbiamo fornito un testo da completare (allegato n. 1)

Preghiera corale:

Ciascuno legge la parte di preghiera che sente propria.

Impegno:

Chiedere a qualcuno che conosce bene Gesù e me, cosa significa oggi per me "Seguirlo".

Canto finale:

Un giorno tra le mie mani.

Allegato1: Testo da completare
Il testo da completare per favorire la preghiera personale

Associazione di Volontariato C.A.Sa.

Aperta ogni giorno dal martedì al sabato dalle ore 20.30 alle ore 22.00

Lecce

via Cosimo De Giorgi, 81
via Cosimo De Giorgi, 81
0832.394656
+39 0832 394656
casa@animare.it
casa@animare.it
casa.associazione@pec.it
casa.associazione@pec.it
CF
CF: 93037150757
Iban
Iban: IT56K0103016004000009303895

Bari

via Isonzo, 120 - BARI
via Isonzo, 120
080.3219316
+39 080 3219316
bari@animare.it
bari@animare.it

Santeramo

via Lecce, 45
via Lecce, 45
080.3022119
+39 080 3022119
casa.santeramo@animare.it
casa.santeramo@animare.it

Fano

via Cesare Battisti
via Edmondo De Amicis, 11
fano@animare.it
fano@animare.it

Ciao, noi usiamo i cookie per offrirti un'esperienza di navigazione migliore.
Navigando sul nostro sito accetti l'impiego di cookie in accordo con la nostra cookie policy. Per maggiori informazioni