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VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 2,1-12
 

Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola. Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati». Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua». Quello si alzò e subito prese la sua barella e sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».

Parola del Signore.


Domande

Ma come, la gente porta i malati a Gesù, fatica chissà come per metterglieli davanti perché li guarisca e lui cosa fa, gli perdona i peccati... sembra che si diverta a spiazzare tutti... Tu adesso dirai che non era un medico e non era venuto per guarire la gente, ma perché allora va in giro a guarire? E' proprio complicato da capire Gesù... tu gli chiedi una cosa e lui ne fa un'altra... forse per questo io non lo capisco. E poi, anche questa volta fa polemica! Non poteva limitarsi a fare il miracolo? Perché stuzzicare gli scribi che non avevano nemmeno parlato?

Risposta

Spesso per capire Gesù e il vangelo è necessario provare a mettersi nella testa di Marco, l’evangelista, e ricordarsi che scrive per i cristiani dopo 30 anni dalla morte di Gesù, che la comunità è sotto persecuzione da parte dei Giudei, che non c’erano registratori e telecamere.

Il racconto che leggiamo domenica fa parte di 5 racconti che gli studiosi definiscono ‘polemici’. In pratica Marco ha raccolto all’inizio della predicazione di Gesù i motivi di contrasto con i rappresentanti della religione ebraica e anticipa le accuse che porteranno Gesù sulla croce: si è fatto figlio di Dio e non rispetta la Legge di Mosé. Tutto questo è anche motivo della persecuzione; così i cristiani, leggendo la storia di Gesù, comprendono meglio quello che stanno vivendo con la ricchezza che possiedono e si incoraggiano per resistere nella persecuzione.

Intanto in questo episodio il primo a doversi sentire spiazzato è Gesù, che sta predicando in casa attorniato da una grande folla e prima si vede scoperchiato il tetto (non ti meravigliare, era fatto di materiali facilmente asportabili: creta e paglia), poi vede calare dall’alto un paralitico disteso su una barella. Ma lui non si scompone: fotografa la situazione, ha vicino a sé alcuni esperti della Legge, ha attorno una folla che pensa che la malattia è legata al peccato e decide cosa fare.

Anzitutto denunciare il male più grande che tiene l’uomo schiavo e incapace di fare il bene, e cioè il peccato, la mancanza di fiducia in Dio che produce l’allontanamento da lui. Poi far capire che lui viene da Dio e può fare le cose di Dio, cioè perdonare i peccati. Infine dare un segno visibile, perché tutti possano capire che ciò che lui dice è vero, e cioè guarire il paralitico.

Capisci allora che limitarsi a fare il miracolo era troppo poco e anche fuorviante. Lui, come dici tu, “va in giro a guarire” non per dimostrare di essere potente (la gente sembra cercare solo questo) ma per far capire che Dio è presente, si prende cura dei suoi figli e soprattutto li vuole salvare dalla schiavitù del peccato e dare loro la sua stessa vita, quella eterna.

Un dettaglio: una delle caratteristiche di Dio è che sa ciò che passa nel cuore e nei pensieri degli uomini e a lui non si può nascondere nulla. Gli scribi si nascondono a Gesù ma lui li scopre e li affronta pubblicamente per due motivi: primo, perché tutti si rendano conto che la sincerità del cuore è importante nel rapporto con Dio, i dubbi sinceri devono essere manifestati per ottenere una risposta chiara; secondo, perché loro, e anche i lettori che siamo noi, abbiano la possibilità di aprire il loro cuore alla realtà che Gesù porta, senza restare prigionieri di quello che sanno già e dei loro pregiudizi.

Nota le reazioni: la folla se ne va piena di entusiasmo, magari pure un po’ superficiale, gli scribi non si lasciano mettere in questione e alla fine dei 5 racconti ‘polemici’ di Marco, arriveranno alla decisione di uccidere Gesù. Ma non voglio che tu trascuri un particolare: Gesù loda la fede degli amici del paralitico. Noi abbiamo la possibilità con la nostra fede di ottenere la guarigione fisica e soprattutto spirituale dei nostri amici. Interessante, no?

Buona domenica. 

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 1,35-42
 

In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

Parola del Signore.


Domande

Perché i discepoli di Giovanni seguono subito Gesù? e perché Giovanni lo chiama Agnello di Dio? A me questo nome non piacerebbe... Mi sembra strano che questo brano comincia con "In quel tempo", che non si sa quale sia, e poi dice l'ora precisa dell'incontro... perché? Che importava a quei due sapere dove abitava Gesù? e che ne sanno che è il Messia? Perché Gesù cambia nome a Simon Pietro? non lo conosceva nemmeno... E' strano ed enigmatico questo vangelo oggi!

Risposta

Credo che l’evangelista Giovanni considerasse questo racconto molto chiaro, visto anche che era lui uno dei due che seguì Gesù. Ma siamo a duemila anni di distanza e perciò abbiamo bisogno di alcune spiegazioni.

Il Battista aveva un gruppo di discepoli, che lui aveva formati all’attesa del Messia, e sapeva che, quando Gesù fosse arrivato, avrebbe concluso la sua missione. Sicuramente quando vede Gesù fa capire ai suoi amici che è il Messia che stavano aspettando. Ma quando Giovanni scrive il vangelo sono passati più di 50 anni dalla morte e risurrezione di Gesù e la comunità cristiana è cresciuta.

Tutti sapevano che Gesù aveva sostituito gli agnelli pasquali, che venivano sacrificati nel tempio per celebrare la liberazione dall’Egitto: con il suo sacrificio lui è diventato l’agnello di Dio che ha liberato l’umanità dalla schiavitù del peccato. Perciò l’evangelista, mettendo questa espressione sulle labbra del Battista, gli fa dire, in modo chiarissimo per i cristiani che leggono il vangelo, che Gesù è il Messia mandato da Dio e che darà la sua vita per la salvezza di tutti. È chiaro allora perché i due discepoli del Battista vanno subito dietro a Gesù: lo stavano proprio aspettando e lo seguono senza indugio.

Il dialogo di Gesù con i due bisogna capirlo nel linguaggio dell’evangelista e richiede un po’ di attenzione.

Gesù chiede: “che cosa cercate?”, e così tocca il desiderio più profondo dei due, che al di sopra di ogni cosa volevano incontrare il Messia. La loro risposta, “Maestro, dove dimori?”, è un’altra domanda, che ci può sembrare strana, ma in realtà tocca anch’essa la realtà profonda di Gesù. Infatti, nel vangelo di Giovanni il verbo “dimorare” è molto importante e significativo: Gesù lo usa molte volte nei discorsi dell’Ultima Cena per dire che il Padre ‘dimora’ in lui e lui ‘dimora’ nel Padre, poi chiede ai discepoli di ‘dimorare’ in lui e promette che lui e il Padre avrebbero ‘dimorato’ nei discepoli.

E allora, se Giovanni fa chiedere ai due “dove dimori?”, è per fare riferimento non alla casa materiale di Gesù, ma alla sua casa spirituale, difatti Gesù risponde “venite e vedrete”. Non sappiamo dove Gesù li abbia condotti e che cosa si siano detti quella sera. Però essi rimangono così conquistati da quell’incontro che Giovanni, dopo tanti anni, ricorda con precisione, e magari con un po’ di nostalgia, l’ora in cui hanno seguito Gesù, e Andrea, appena vede suo fratello Simone, gli dice con sicurezza di aver incontrato il Messia. Possiamo allora intuire che Gesù in quell’incontro ha iniziato a farsi conoscere e a far conoscere il Padre, la sua ‘dimora’ spirituale. Per finire, il cambio del nome è un momento molto solenne, non solo per Pietro, ma per tutta la Chiesa. Gesù è stato riconosciuto come Messia da Andrea e Simone segue il fratello per vedere se è vero quello gli ha comunicato. Gesù immediatamente fa capire a Simone che lo conosce, e questo già basterebbe a lui per rimanere sconvolto, per di più gli dà un nome nuovo e simbolico (Pietro = Roccia solida), per indicare due cose importanti: nel PT Dio, quando dà un nome nuovo ad Abramo, a Sara e a Giacobbe, vuol dire che conferisce loro una nuova identità e una nuova missione, ed è quello che Gesù intende fare con Simone, chiamandolo ‘Pietro’; con questo gesto Gesù si presenta a Pietro con l’autorità spirituale del Messia e gli annuncia che avrà un compito speciale.Naturalmente i cristiani capiscono subito che ci si riferisce al fatto che Pietro guiderà la Chiesa. Spero di aver sciolto qualche enigma.

Se ora la rileggi con calma sono convinto che ti accorgerai che questa è davvero una delle più belle pagine del vangelo di Giovanni.

Buona domenica. 

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 1,21-28
 

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Parola del Signore.


Domande

Gesù doveva essere un tipo strano, penso, se n'è accorta pure la gente del suo tempo... Che vuol dire che insegnava come uno che ha autorità e non come gli scribi? e perché è un insegnamento nuovo? Che significa questa storia dello spirito impuro? chi è? perché parla al plurale e di quale rovina parla? come mai chiama Gesù per nome? E poi, se Gesù fa una cosa buona, perché tutti sono presi da timore?

Risposta

Dire che Gesù fosse strano mi sembra riduttivo, certamente è unico… e questo la gente ha iniziato a percepirlo da subito.

L’evangelista Marco all’inizio del suo vangelo vuole dimostrare che la parola di Gesù contiene una forza incredibile, di cui la gente si rende conto: era abituata sentire le istruzioni degli scribi, esperti della Sacra Scrittura, ma le cose rimanevano come prima (credo che anche oggi tanti pensano la stessa cosa quando sentono parlare alcuni preti…), invece, quando Gesù parla, succede sempre qualcosa di importante sia dentro le persone che ascoltano (“sta parlando proprio a me”) sia nei fatti. In fondo la novità è proprio questa. Domenica scorsa, ti ricordi, 4 pescatori, solo per una parola di Gesù, hanno lasciato tutto e tutti subito e lo hanno seguito. In questo brano, viene riconosciuto come “il santo di Dio” (un modo per dire ‘figlio di Dio’) addirittura da alcuni demòni, i quali poi sono costretti, proprio dalla parola di Gesù, a lasciare libero il poveretto di cui si erano impadroniti.

Il fatto di scacciare i demòni è tipico nei vangeli e rappresenta uno dei modi attraverso i quali Gesù manifesta non solo la sua potenza, ma soprattutto la sua missione, che è quella di liberare l’umanità dalla schiavitù del peccato, che è anche schiavitù dallo spirito del male, il quale si manifesta in molte forme. Già il Primo Testamento parlava di demòni e di Satana, loro principe, come esseri spirituali che si contrappongono a Dio e tentano di allontanare gli uomini da lui, spingendoli al peccato. Sono definiti impuri non in riferimento alla dimensione sessuale, ma in quanto opposti alla santità di Dio, infatti ciò che è santo, quindi vicino a Dio, è puro, pulito e limpido, ciò che non è santo, quindi lontano da Dio o addirittura opposto a lui, è impuro, sporco e oscuro. La reazione di questi demòni è chiara: loro si rendono conto che Gesù è venuto per salvare l’umanità e quindi per togliere definitivamente a Satana il potere di dominare sugli uomini (è questa la rovina per i demòni).

È interessante notare che l’evangelista, dopo aver raccontato che nel battesimo Dio Padre aveva riconosciuto in Gesù suo figlio, ora fa riconoscere la stessa cosa dai demòni e permette loro di usare il nome di Gesù, perché esprime ciò che lui è e il suo potere, dato che ‘Gesù’ significa ‘Dio salva’. I demòni, quindi, riconoscono Gesù e il suo potere, ma lui rifiuta decisamente questo tipo di testimonianza: le persone devono credere in lui conoscendolo direttamente e non perché lo dicono i demòni. Per questo Gesù ordina loro di tacere! L’alternanza di singolare e plurale fa capire che questi spiriti sono diversi ma agiscono come se fossero uno solo. Naturalmente sono costretti a scappare non per paura ma perché non possono resistere di fronte a Gesù.

Il timore che prende le persone presenti, invece, è completamente diverso: si tratta del sentimento che la gente prova quando si rende conto di trovarsi di fronte a una manifestazione soprannaturale. In tutta la Bibbia ogni volta che la gente vede qualcuno o qualcosa che proviene da Dio, viene presa da quel timore che poi produce ascolto e conversione.

Mi sembra che questo vangelo sia davvero una bella notizia: Gesù è il più forte ed è amico nostro, perciò non dobbiamo avere paura di niente e di nessuno.

Buona domenica. 

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 1,14-20
 

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Parola del Signore.


Domande

Questi evangelisti a volte mi confondono: ma Pietro non aveva cambiato nome domenica scorsa? e oggi cambia mestiere? …pescatori di uomini… e che vuol dire? "Convertitevi e credete al vangelo"? ma l'avevano già scritto? Che significa ‘convertirsi’? E ora una domanda che mi frulla in testa da tanto tempo: di che vivono se tutti lasciano il lavoro e vanno dietro a Gesù? e per arrivare dove?

Risposta

È vero che un po’ ci confondono, ma bisogna avere pazienza e guardarli con attenzione. Domenica scorsa abbiamo letto un brano di Giovani, oggi leggiamo Marco. Tutti gli evangelisti dicono che Gesù ha dato un nome nuovo a Simone, ma non lo dicono tutti nello stesso momento e allo stesso modo: il racconto di Giovanni, il più bello, lo pone al primo incontro, gli altri più avanti, quando fanno l’elenco dei 12 apostoli.

Mi sono piaciute molto le tue domande sul lavoro e il guadagnarsi da vivere. Spero di chiarire un po’ la questione.

I primi apostoli che Gesù chiama sono tutti pescatori: era il lavoro più diffuso presso il lago di Tiberiade. E rendeva anche bene, come raccontano gli storici del tempo. Quando Gesù li invita decisamente a seguirlo, gli dà un’indicazione della missione che dovranno svolgere e usa una metafora legata al loro mestiere: pescatori di uomini allora vuol dire che, seguendo Gesù, impareranno a tirare fuori le persone dal peccato (simboleggiato dal mare) per salvarli. È un paragone carino ma un po’ paradossale, perché chi pesca i pesci li fa morire, gli apostoli che pescano gli uomini invece li salvano.

Ma se non lavorano più, chi li mantiene? Domanda molto intelligente in questo periodo di crisi economica. Il vangelo non dice molto su questo argomento, né ci autorizza a pensare che Gesù per sfamare se stesso e i suoi amici ogni giorno moltiplicasse pani e pesci o cambiasse l’acqua in vino. Luca, nel suo vangelo ci dice che tra i discepoli c’erano uomini e donne che mettevano a disposizione di Gesù parte dei loro beni. San Giovanni poi dice che c’era una cassa del gruppo e il cassiere era Giuda. Come si riempiva quella cassa? Nei suoi viaggi Gesù ha incontrato molte persone a cui ha fatto del bene, non solo i tanti guariti da malattie, ma anche i convertiti per la sua predicazione, come Zaccheo. È facile indovinare allora che ci fossero persone che mostravano la loro riconoscenza, facendo delle offerte in denaro, in cibo o in abbigliamento. I discepoli non sembra abbiano avuto problemi da questo punto di vista, ma siamo sicuri che non si sono arricchiti, se gli evangelisti raccontano che una volta per sfamarsi hanno dovuto raccogliere delle spighe di grano, che come pasto non è proprio il massimo.

E concludiamo con il primo annuncio che fa Gesù.

Con l’invito a convertirsi, Gesù continua la predicazione del Battista. Il verbo che l’evangelista usa in greco significa ‘cambiare modo di pensare’, cioè cambiare modo di vedere e interpretare la vita e conseguentemente cambiare il modo di vivere. In pratica Gesù invita rigettare la mentalità egoistica e orgogliosa di questo mondo e a ragionare e vivere credendo in Dio e nel suo insegnamento. Gesù dice anche: “credete nel Vangelo”. Se non era stato scritto nessun vangelo (il più antico è quello di Marco, scritto, sembra, prima del 60), Gesù con questa espressione invita a credere alla “bella notizia” (è questo il significato della parola greca) che lui sta portando, che, cioè, lui sta inaugurando il Regno di Dio e quindi sta iniziando a realizzare la salvezza di tutta l’umanità. In fondo la ‘bella notizia’ è proprio lui, in persona. E i discepoli che gli vanno dietro devono arrivare con Gesù fino alla sua esperienza della croce e della risurrezione, per diventare suoi collaboratori per la salvezza di tutti. Per loro seguire Gesù significherà arrivare fino ai confini del mondo conosciuto allora per annunciare la bella notizia della salvezza di tutti i popoli. Questo compito degli apostoli oggi ce l’abbiamo tutti noi cristiani, e anche tu nel tuo piccolo.

Buona domenica. 

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 1,29-39
 

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Parola del Signore.


Domande

Ma se Gesù andava in giro a guarire malati, perché poi non vuole che se ne parli? si nasconde? non capisco, prima si mette a guarire tutti, poi dice che è venuto per predicare: ma alla gente interessano i miracoli, no? E anche oggi, però allora guariva tanti malati e ora si fa pregare tanto e ne guarisce pochi. Come mai? E poi a sentire gli evangelisti gli indemoniati erano tantissimi al tempo di Gesù: non è che hanno esagerato? Che significa che i demoni lo conoscevano? Un'ultima cosa: mi colpisce che Gesù si alzi presto per pregare: se lui è Dio... chi pregava? E perché?

Risposta

Non sono gli evangelisti ad esagerare, mi sembra però che esageri un po’ tu con tutte queste domande… Però, te lo dico in un orecchio e non dirlo in giro, le tue domande mi piacciono molto e mi servono: mi costringono ad approfondire il vangelo e scopro sempre cose nuove e belle. Grazie. Cominciamo proprio dalle esagerazioni. Riguardo alle malattie e ai demoni dobbiamo capire la mentalità dell’evangelista che è immerso nella cultura ebraica del primo secolo. Allora si pensava che ci fosse uno stretto legame tra le malattie e gli spiriti del male (non solo gli ebrei!). Così Marco, quando scrive, a volte mette insieme malattie e possessioni diaboliche. Questo non vuol dire che lui non le distingua affatto; nel suo modo di scrivere spesso usa delle frasi che riassumono gli avvenimenti e qui dice genericamente “molti demòni”, non dice il numero. Evidentemente, essendosi diffusa la fama di Gesù, tutti coloro che avevano parenti o amici che mostravano certi sintomi ‘strani’ si affrettano a condurli da Gesù. Oggi la medicina ha fatto molti progressi, conosce i sintomi di malattie psicologiche o mentali e ha strumenti appropriati per curarle, anche se non sempre ci riesce. Non saprei dirti quanti posseduti ci siano oggi, ma di questo fenomeno puoi capire che non si fa pubblicità. In ogni diocesi ci sono dei sacerdoti (sono gli esorcisti), incaricati direttamente dal Vescovo, che hanno il compito di verificare i singoli casi e di pregare per la liberazione (Gesù dice che solo con la preghiera si può ottenere questa liberazione). Chiudiamo questo argomento: i demòni, essendo ‘spiriti’, sanno benissimo che Gesù è il Figlio di Dio, ma lui vuole essere conosciuto dalla gente per il bene che fa e per la verità che insegna e non per le frasi rabbiose dei demòni; per questo non li fa neanche parlare.

Un’altra cosa che Gesù vuole evitare è che ci si interessi solo ai miracoli (dici bene che anche oggi è lo stesso). Anche perché la gente non pensasse che il Messia fosse venuto per distruggere con i suoi poteri l’esercito dei Romani. Gesù invece dice chiaramente e in molti modi che è venuto per inaugurare il regno di Dio e cioè per cambiare il modo di pensare e di vivere degli uomini e delle donne: non devono più farsi guidare dall’orgoglio, dall’egoismo ma dall’amore per essere veri fratelli, figli di un unico Padre, destinati a condividere con lui la vita eterna. I miracoli che fa Gesù servono solo a far vedere che davvero Dio è con lui, ma lui sa bene che non sono i miracoli a convertire la gente, tant’è vero che i farisei hanno visto i miracoli, ma lo hanno crocifisso. La gente si converte quando decide di credere che davvero tutti siamo fratelli di Gesù e tra di noi e Dio è nostro Padre.

E oggi? Non sappiamo quanti sono gli interventi di Gesù per la guarigione delle persone, ma è anche vero che non si possono contare i ‘miracoli’ interiori. Ogni conversione del cuore è un miracolo dell’amore e noi non possiamo contarli. Certo, se noi consideriamo miracoli solo le guarigioni e pretendiamo che Gesù non faccia morire nessuno, vuol dire che non abbiamo capito niente di ciò che lui ci ha insegnato: la vita su questa terra ci serve per imparare ad amare e prepararci a entrare in Paradiso e nella mentalità del vangelo la vita è bella e va vissuta fino in fondo, nessuno deve desiderare o affrettare la conclusione di questa vita, ma neanche averne paura.

E finisco (la colpa della lunghezza non è mia, ma delle tue domande). Sembra che tu abbia l’idea della preghiera come richiesta a Dio di qualche cosa. Non è così. La preghiera è un dialogo di amore tra Dio e noi. Capisci allora che per Gesù è una necessità dialogare con il Padre per ascoltarlo, per comunicare quello che sta vivendo, per presentargli i suoi amici, per condividere con lui le difficoltà e i risultati della sua missione... Dovremmo imparare da Gesù a pregare anche quando non abbiamo nulla da chiedere.

Buona domenica. 

Associazione di Volontariato C.A.Sa.

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