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L'iniziativa

La liturgia domenicale è l'occasione per rileggere il Vangelo con i nostri ragazzi, a partire da un'attualizzazione esegeticamente fondata per una lettura spirituale che tocchi il cuore. Ed anche quello dei ragazzi.

Ogni settimana don Salvatore, il nostro DonS, prete salesiano, invia una e-mail ad un adolescente, che probabilmente assomiglia ai nostri ragazzi, quelli che, da educatori, animatori, catechisti, incontriamo e cerchiamo di accompagnare anche nel cammino di fede. 

Don Salvatore, guidato dalla sua lunga esperienza di sacerdote tra i giovani, prova ad aiutarci, per orientare le nostre riflessioni ed offrirci spunti per i momenti di preghiera con i ragazzi.

 

 I testi della domenica vengono di norma pubblicati il mercoledì precedente la festività.

 

Domeniche di Avvento

Domeniche del tempo di Natale

Domeniche del tempo Ordinario

Domeniche del tempo di Quaresima

Domeniche del tempo di Pasqua

Domeniche del tempo Ordinario

 

 

 

Domeniche del tempo Ordinario

XXXIV domenica - Cristo Rè dell'Universo 25 novembre 2012

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni 18, 33b-37
 

In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

Parola del Signore.

Domande

Nel vangelo di oggi Gesù non dà mai una risposta diretta e imbroglia il povero Pilato, che secondo me non capisce molto di quello che Gesù dice. Chissà perché è così ambiguo... è re ma non di questo mondo. E di quale allora? che vuol dire che i suoi servitori l'avrebbero difeso? e poi se ne esce con questa cosa della verità... che significa che è "venuto per dare testimonianza alla verità"?

 

Risposta

Questa dell’imbroglio al ‘povero’ Pilato non l’avevo mai sentita. Ma come altre volte il vangelo di Giovanni ti ha creato qualche difficoltà. Proviamo a scioglierne qualcuna. Anzitutto, la passione scritta dagli evangelisti non è un verbale giudiziario, ma la comunicazione ai credenti di quello che Gesù è ed ha fatto per salvarci. E allora ci dobbiamo mettere nella prospettiva di Giovanni che scrive ai cristiani sulla passione di Gesù. Per l’evangelista questa con Pilato è la scena centrale della passione, prima della crocifissione. Gesù è messo a confronto con il potere più alto in questo mondo. Per questo Pilato prende le distanze dalle accuse mosse dai giudei. Lui vuole dare un giudizio secondo il diritto romano, per questo lo interroga sulla sua regalità. Ma anche Giovanni vuole proprio arrivare a far comprendere ai suoi lettori che Gesù è davvero ‘il’ re dell’universo. Per Roma, chi si dichiarava re commetteva un reato di lesa maestà, quindi era meritevole di morte. Gesù spiega a Pilato, e Giovanni spiega all’impero romano, che la sua regalità non appartiene a questo mondo e quindi non è una minaccia per l’imperatore. Dire che il suo regno non è di questo mondo, significa affermare il primato di Dio su tutta la realtà terrena, ma non per contrapporre cielo e terra, bensì per la salvezza. La frase sui servitori che avrebbero combattuto, serve per dimostrare che Gesù non ha esercito e quindi non è una minaccia. Una risposta precisa però Gesù la dà: “io sono re”. Quello che dice dopo dovrebbe far capire che tipo di re egli sia. E a questo punto parla della verità. Nel vangelo di Giovanni la ‘verità’ ha un significato molto ricco e complesso. La verità è ciò che il Padre vuole comunicare agli uomini, perché sappiano chi è lui e chi sono essi; la verità è tutto ciò che Gesù insegna per far conoscere il Padre e se stesso; la verità è ciò che lo Spirito Santo farà comprendere a tutti coloro che si lasciano guidare da lui; la verità è Gesù stesso in persona, il Figlio di Dio fatto uomo, che ‘contiene’ in sé tutta la realtà divina e tutta la realtà umana. Così Gesù sintetizza la sua missione dicendo che è venuto “per dare testimonianza alla verità”, cioè per far conoscere se stesso e il Padre e, attraverso questa conoscenza esperienziale, comunicare la salvezza, cioè la vita stessa di Dio, la vita eterna. È chiaro che Pilato non poteva comprendere tutto questo e l’evangelista lo sa, come lo sapeva Gesù, difatti la risposta di Pilato, che non è riportata qui, è stata: “che cos’è la verità?”, che non è precisamente una domanda per sapere, ma una domanda di chi pensa che non ci sia risposta possibile. Noi due però possiamo capire quello che ha rivelato Gesù e possiamo conoscere lui e il Padre. Proprio questo è l’obiettivo che si proponeva l’evangelista. Ed è l’augurio che io faccio a te e a me.

Buona domenica di Cristo Re. 

XXXIII domenica - 18 novembre 2012

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco 13, 24-32
 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo. Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».

Parola del Signore.

Domande

Oggi il vangelo è proprio tenebroso, sembra un battaglia da “Signore degli anelli”: tribolazione, stelle che cadono, Figlio dell'uomo... di che cosa sta parlando? Non capisco perché poi Gesù deve mettere paura, annunciare rovina e catastrofi... Poi il parroco dice che il Signore ci consola e ci conforta... mica tanto! E come mai Gesù non sa quando avverranno queste cose?

 

Risposta

Hai proprio ragione, è un brano che spaventa un po’. Ma noi ora vinceremo la paura provando a vedere cosa ha detto Gesù, come lo ha detto l’evangelista e anche da che parte stiamo noi. Gesù certamente ha parlato della fine di questo mondo, ma non per spaventarci. A lui interessava molto per il nostro bene che noi sapessimo che c’è una fine delle cose. Ma se ci pensi bene, non c’è bisogno di aspettare queste catastrofi, perché per ogni uomo e donna che nasce, la ‘fine del mondo’ avviene al momento della propria morte. Ora sapere con certezza che c’è una fine ci serve molto per scegliere come comportarci, finché siamo su questa terra. Gesù dice allora, che lui verrà alla fine per radunare tutti i suoi amici e portarli in paradiso: questa è una bella notizia… o no? È un’eternità di vita felice e quindi gli amici di Gesù non hanno paura della fine del mondo. Quelli che invece si comportano male è meglio che si spaventino, forse questo gli serve per convertirsi, finché sono in tempo. E veniamo a come Marco ci racconta il discorso di Gesù. Nel Primo Testamento si racconta che gli ebrei avevano subito varie persecuzioni, particolarmente dai successori di Alessandro Magno. Furono prodotti in queste circostanze degli scritti, che preannunciavano l’intervento di Dio a favore del suo popolo e contro i nemici. Questo intervento collocato negli ultimi tempi era descritto con molte immagini ‘catastrofiche’ che preannunciavano la manifestazione di Dio (apocalisse infatti vuol dire ‘rivelazione’). Marco, da parte sua, anzitutto vuole incoraggiare i cristiani che sono perseguitati dagli ebrei e dai romani (è questa la tribolazione), promettendo il potente intervento di Gesù risorto. Ma per raccontare il discorso di Gesù, si serve delle immagini prese dal Primo Testamento, perché sarebbero state facilmente comprese dai lettori del suo tempo. Sono solo immagini, non sappiamo come avverrà la fine della storia dell’umanità. Anzi Gesù, per spegnere la nostra curiosità, dice che neanche lui sa quando avverrà la fine. Evidentemente a Gesù non interessava sapere quella data e questo significa che non deve interessare neanche a noi. Quello che invece ci serve davvero è decidere di vivere bene, da figli di Dio e fratelli tra di noi. Questo ci apre le porte del paradiso e sarà Gesù stesso a farci entrare. Non è consolante sapere questo? Ora possiamo capire e apprezzare che il conforto che ci dà Gesù non consiste in belle parole e carezze, ma nel farci sapere la verità e nel non lasciarci soli nelle difficoltà. Per me è il massimo. E per te?

Buona domenica. 

XXXII domenica - 11 novembre 2012

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco 12, 38-44
 

In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa». Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

Parola del Signore.

Domande

Ma questi scribi se la tiravano parecchio... sembrano i politici di oggi! Ma chi erano e perché avevano tanti privilegi? E perché Gesù parla di una condanna più severa? Qualcun altro sarà condannato? E poi da dove sbuca questo tesoro? E perché anche i poveri dovevano versarvi i soldi? Anche Gesù ha gettato le sue monete? A volte mi sembra che gli Ebrei, almeno quelli del tempo di Gesù, erano proprio dei tipi strani...

 

Risposta

Iniziamo dagli scribi. Non erano soltanto esperti della Bibbia, erano anche gli avvocati del tempo, perché la Legge di Mosè regolava quasi tutti gli aspetti della vita sociale; quindi, chi aveva problemi ‘legali’, si rivolgeva agli scribi. Puoi capire facilmente allora come mai fossero riveriti e si arricchissero. Il rischio di diventare superbi e arroganti e di tenere alle apparenze sociali per loro era molto grande. Il danni che procuravano, specialmente ai poveri e ai deboli erano molto rilevanti. Per questo Gesù li accusa e li minaccia, facendo riferimento al giudizio di Dio, visto che sulla terra nessuno osava mettersi contro di loro. Quanto alla condanna, Gesù ne parla molto apertamente nel vangelo: chi non ama i fratelli, chi fa loro del male, e non si pente dei suoi peccati e non ripara, secondo le sue possibilità, al male fatto resterà fuori dal regno di Dio. È chiaro che, chi nella vita ha ricevuto di più e ha avuto più possibilità, con le sue ricchezze o con la sua cultura, di fare del bene e non l’ha compiuto, merita una condanna più severa. E tocchiamo il tesoro del tempio. Nell’antichità i templi funzionavano anche come le banche di oggi, per questo i conquistatori depredavano i templi, vi trovavano grandi ricchezze. Tutti portavano la loro offerta al tempio: era un atto religioso e di culto normale. La preghiera e la richiesta di qualcosa fatta a Dio era normalmente accompagnata dall’offerta di un sacrificio o di una somma di denaro, sia da parte dei ricchi che dei poveri. Succede anche oggi, prova a chiedere ai tuoi nonni. Nel tempio di Gerusalemme c’erano 13 ‘cassette’ per le offerte e ciascuna con una destinazione diversa; erano a forma di tromba, per cui il rumore delle monete che vi cadevano dentro si sentiva bene attorno. Quanto a Gesù, non si dice da nessuna parte che abbia fatto offerte al tempio, solo in una occasione ha pagato la tassa per sé e Pietro, mandandolo a pescare un pesce nella cui bocca egli trovò giusto la moneta che serviva. Torniamo al tempio. In un momento di relax, Gesù si è messo ad osservare cosa succedeva attorno alle cassette. Ha visto dei ricchi che mettevano molte monete, facendole risuonare, e probabilmente si pavoneggiavano, guardandosi attorno e cercando di attirare l’attenzione. Poi ha visto una donna, che, quasi vergognandosi, ha gettato due spiccioli. Gesù sapeva che quella donna era vedova e povera, l’ha ammirata, si è commosso e ha chiamato gli apostoli per far capire loro coma la pensa Dio sulle offerte: non si impressiona per la grandezza delle offerte, ma apprezza la fede e l’amore con cui vengono fatte. E la vedova, offrendo le uniche monete che possedeva, si è messa totalmente nelle mani di Dio, con una fiducia sconfinata in lui. Per questo è ricordata nel vangelo ed è diventata un esempio per tutti i cristiani. Magari pure per noi due.

Buona domenica. 

XXX domenica - 28 ottobre 2012

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco 10, 46-52
 

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Parola del Signore.

Domande

Oggi Gesù mi piace: mentre la gente rimprovera questo cieco perché chiede aiuto, Lui si ferma e lo vuole conoscere di persona... Ma perché Bartimeo grida "abbi pietà di me"? E perché Gesù, quando lui chiede di vedere di nuovo, gli risponde: "la tua fede ti ha salvato?" Anch’io so che se chiediamo aiuto a Gesù, Lui fa miracoli per noi... ma perché non li fa sempre?

 

Risposta

Anche a me piace questo quadretto: è fresco, vivace, concreto. Ma non lasciarti ingannare: c’è dentro molto di più di quel che sembra. Gesù sta andando a Gerusalemme, dove sarà ucciso sulla croce. È il suo ultimo viaggio. La sua fama si è sparsa e i suoi nemici stanno affilando le armi. Questo cieco, chiamato da Marco con il nome di suo padre (‘bar’ significa ‘figlio’), ha sentito molto parlare di Gesù e dei miracoli che ha fatto, ma non ha potuto muoversi per andare da lui. Così appena capisce che per sua ‘fortuna’ Gesù passa vicino a lui, si mette a gridare e così fa due cose: riconosce che Gesù è il messia (lo chiama ‘figlio di Davide’) e poi gli chiede di prendere a cuore la sua situazione (invoca pietà chi sta soffrendo, attribuisce a chi lo ascolta la capacità di aiutarlo e spera che lo faccia). Ti faccio notare che molti, anche coloro che stavano vicino a Gesù, provano fastidio per queste grida e tentano di far tacere il cieco. Ma lui non vuole perdere un’occasione che non si ripeterà più e grida più forte. A questo punto avviene il primo miracolo (così la pensa il cieco): Gesù si ferma e lo fa chiamare proprio da quelli che volevano farlo tacere ( somiglia al rimprovero che Gesù fece ai discepoli che allontanavano i bambini). Marco nota che il cieco getta il mantello, simbolo della sua condizione (doveva stare fermo a chiedere l’elemosina e quindi doveva difendersi dal freddo), così Bartimeo, sicuro che Gesù lo avrebbe guarito (qui già si vede la sua fede), si offre come modello di chi vuole diventare cristiano: bisogna gettare ciò che appartiene alla vita vecchia e ostacola l’andare verso Gesù. Il dialogo è un capolavoro di chiarezza e di essenzialità: domanda e risposta immediata con due miracoli: il dono della vista e il dono della salvezza. Uno si vede con gli occhi materiali, l’altro con la fede. E Bartimeo li vede tutti e due, infatti, dice Marco, si mette a seguire Gesù, cioè diventa suo discepolo. Deciso, questo Bartimeo, non ti pare? Perché Gesù non fa sempre i miracoli che gli chiediamo? È una domanda che si riferisce solo ai miracoli che si vedono con gli occhi materiali. Ci sono miracoli che Gesù fa sempre e si vedono solo con gli occhi della fede: per esempio, quando chiediamo perdono Gesù non ci ascolta sempre? Con gli esempi puoi continuare tu. Se tu sai che il Signore ti ama fino a dare la vita per te, puoi pensare che non ti ascolta? Ma se a volte non fa quello che gli chiedi, allora vuol dire che è meglio per te. Ma questo lo capisce solo chi crede davvero nel suo amore.

Buona domenica. 

XXVIII domenica - 14 ottobre 2012

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco 10, 17-30
 

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni. Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio». Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».

Parola del Signore.

Domande

Ecco, sì, sono anche io sconcertata... perché deve essere così difficile andare in paradiso? che c'è di male ad essere ricchi se ci si comporta bene? Gesù è incontentabile. Uno fa tanto per comportarsi bene e comunque non basta, perché qualcosa che non va c'è sempre! Perché devo dare via tutte le mie cose? che c'è di male a voler essere felici anche quaggiù? Certe volte penso che anch'io farei come quell'uomo, me ne andrei triste...

 

Risposta

Prima di andartene, triste, aspetta un momento. Quel giovane ha capito bene il discorso di Gesù, tu invece non molto. Seguiamo il cammino dal punto di vista del giovane. Era bravissimo, faceva tutto bene, glielo dicevano gli altri e se lo diceva anche da solo. Ma dentro di sé aveva una inquietudine e si diceva: “ma è tutto qui? È così facile andare in paradiso? Mi sembra che manchi qualcosa e nessuno mi dà una risposta. Anzi mi prendono in giro, perché non mi accontento di essere bravo e benedetto dal Signore, visto che sono ricco”. In fondo non aveva ancora scoperto la sua vocazione. Questi pensieri lo agitavano e quando ha sentito parlare di un nuovo maestro, si è messo subito in viaggio per presentare i suoi dubbi. Comincia dalla domanda fondamentale: “come si fa ad arrivare in paradiso?”. Capisci anche tu che da questa domanda dipendono tutte le altre scelte che si possono fare nella vita, perché ci sono scelte che ti portano verso Dio e altre che te ne allontanano. La prima risposta di Gesù è la stessa che gli davano gli altri: “osserva i comandamenti!”. Un po’ deluso, lui gli dice che fin da piccolo li ha osservati e continua a farlo, ma non gli basta. A questo punto avviene una cosa straordinaria: Gesù lo fissa, cioè gli legge dentro al cuore e vede che quello che ha detto è vero, ma è profondamente inquieto, il suo cuore desidera qualcosa di più nel suo rapporto con Dio. L’espressione che usa Marco: “lo amò”, non significa che prima non lo amava, ma che Gesù ha visto nel giovane una disposizione speciale a fare qualcosa di diverso per Dio e quindi ha intuito che ci poteva essere con lui una sintonia speciale, come quella che aveva con i suoi amici. E allora si sente offrire da Gesù una rivelazione e una proposta. Prima comprende che, anche se è bravo, la sua inquietudine spirituale deriva dal fatto che sta facendo una vita ‘normale’, invece il suo cuore desidera qualcosa di speciale e ne sente la mancanza. Poi si sente fare la proposta di vendere le sue case e i suoi terreni, che lo tengono legato a tante incombenze, di distribuire il ricavato ai poveri e così somigliare a Dio, e infine di seguire Gesù, che gli avrebbe aperto gli orizzonti di una vita spesa totalmente per gli altri e per il Signore, predicando il vangelo e somigliando sempre più al suo maestro. Qui scoppia il dramma interiore. Il giovane tutto questo lo capisce, sa già che cosa sta predicando Gesù, si rende conto che la sua proposta è l’unica risposta vera alla sua inquietudine, ma mette sull’altro piatto della bilancia quello che deve lasciare e dolorosamente sente di non averne il coraggio. Per questo se ne va triste. Se avesse colto nella risposta di Gesù un giudizio negativo su di lui, una pretesa eccessiva e strana, se ne sarebbe andato con un’alzata di spalle o con una risata. Invece è scuro in volto e triste, cioè si sente incapace di realizzare quello che il suo cuore ha desiderato a lungo. E sa che da ora in poi nessuno potrà liberarlo dalla tristezza. Attenta! Questo non significa che il giovane è condannato per sempre. Nel vangelo non se ne parla più, ma nessuno può escludere che dopo un po’ di tempo lui possa averci ripensato e si sia messo a seguire Gesù. Rimane l’insegnamento che le molte ricchezze materiali possono essere un impedimento al cammino di fede, perché i ricchi tendono a fidarsi più delle ricchezze che dell’amore di Dio e, ponendo la loro fiducia in esse, non vogliono separarsene e quindi non sono propensi ad aiutare i poveri. Non avere paura, Gesù non chiede mai troppo, cioè al di là delle possibilità, chiede semplicemente tutto quello che ciascuno può dare per essere fino in fondo figlio di Dio e amare i fratelli. Allora, non c’è motivo che anche tu ti allontani, triste, da Gesù.

Buona domenica. 

XXVII domenica - 7 ottobre 2012

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco 10, 2-16
 

In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla». Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio». Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.

Parola del Signore.

Domande

Ripudiare, commettere adulterio... Vedo che anche a quei tempi si parlava di divorzio... mi sembra di capire che Gesù cambia la legge di Mosè. Ma perché dice che Mosè ha agito per la durezza del cuore degli uomini? Non so, non mi piace molto sentire Gesù dire che gli uomini sono cattivi... non li ama al punto da morire per loro? E che direbbe oggi che ci sono separati, divorziati, risposati, conviventi…? Poi parla dei bambini e dice che bisogna diventare come loro... ma loro sì che sono cattivi e dispettosi, altro che....

 

Risposta

Quante domande… e mica facili. Il divorzio e la durezza del cuore. La cultura ebraica è fondamentalmente maschilista (come quella dei popoli vicini) e anche i bambini non contavano nulla. Proviamo a vedere il brano di oggi come due interventi di Gesù a favore dei deboli. Puoi capire facilmente che la discussione sul divorzio è polemica: i farisei vogliono dimostrare al popolo che Gesù non condivide la Legge e quindi è eretico (sapevano già come la pensava Gesù!); e inoltre gli vogliono mettere contro tutti gli uomini che non vogliono perdere i loro privilegi rispetto alle donne. Ma Gesù è più ‘furbo’. Anzitutto li costringe a riconoscere che Mosè non ha ordinato nulla sul ripudio, ma ha solo ‘permesso’ (un ‘ordine’ di Mosè equivarrebbe alla volontà espressa di Dio). Così Gesù può dimostrare che c’è un’azione di Dio che è certamente superiore a quello che Mosè ha permesso: e cioè, Dio ha creato l’uomo e la donna perché diventassero un’unica ‘carne’, quindi inseparabili. Ma il progetto di Dio si è scontrato con la durezza del cuore degli uomini. Che vuol dire e perché Gesù lo dice? Per gli ebrei il cuore è il centro della vita, più del cervello: è la sede delle scelte e dei sentimenti, la radice di tutto il comportamento. Gesù vede che gli uomini riguardo alla coppia si sono allontanati dal progetto di Dio, per egoismo e per orgoglio: il maschio crede di essere superiore e fa le leggi a suo comodo (solo nel passato?). Gesù sente il dovere di denunciare questa cattiveria e dice chiaramente che è finito il tempo dei permessi di Mosè, perché lui è venuto proprio per ripristinare il progetto di Dio e dare agli uomini la capacità e la forza per vivere l’amore nella coppia così come lo ha pensato Dio. Per questo poi lui muore sulla croce, per liberare gli uomini dal peccato e dar loro la capacità di vivere da veri figli di Dio. Allora vedi che questa denuncia di Gesù è proprio un gesto di amore, fatto affinché noi capiamo qual è la verità e la realizziamo, per la nostra stessa felicità. Anche i bambini erano disprezzati e i discepoli, forse, la pensano allo stesso modo, in ogni caso vogliono allontanare i bambini da Gesù! Prova a immaginare il volto di Gesù mentre si indigna con i suoi amici. E tu, mi sembra, hai fatto come loro. Prima mi difendi gli adulti ai quali Gesù denuncia, giustamente, la cattiveria; subito dopo mi chiami cattivi i bambini… Come la mettiamo? Gesù conosce bene i difetti dei bambini, ma con le sue parole fa una ‘rivoluzione culturale’ che disturba il suo tempo e tocca da vicino anche noi. I bambini dipendono in tutto da chi si prende cura di loro e quindi insegnano agli uomini (che si credono autosufficienti) l’umiltà nei confronti di Dio; inoltre i bambini sono felici di ricevere doni e normalmente esprimono la loro felicità con gesti affettuosi verso il donatore. Così dovremmo agire noi nei confronti di Dio e accogliere il suo Regno come un dono gratuito del quale essere molto riconoscenti. Questo chiede Gesù invitandoci ad accogliere lui e il suo regno come i bambini.

Buona domenica. 

XXVI domenica - 30 settembre 2012

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco 9, 38-43.45.47-48
 

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi. Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa. Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».

Parola del Signore.

Domande

Come fa questo tipo a scacciare i demoni nel nome di Gesù, senza conoscerlo? Non ho capito anche altre cose: chi sono i piccoli di cui parla? perché Gesù dice cose tanto terribili? tagliare la mano, macine al collo... Credimi, certe volte mi scoraggio, non riuscirò mai ad essere un bravo cristiano...

 

Risposta

In questo brano sono raccolti un episodio che dà origine a una istruzione e poi altri insegnamenti, abbastanza ‘duri’. Ma procediamo ordinatamente. L’episodio. Un tale scaccia demoni in nome di Gesù, ma non fa parte della cerchia dei discepoli. Giovanni e altri cercano di impedirglielo, ma evidentemente il tizio continua e con successo la sua opera; e allora vengono assaliti da un dubbio: abbiamo fatto bene a cercare di fermarlo? Si rivolgono a Gesù, il quale offre loro il criterio di giudizio: se qualcuno ha un rapporto corretto con Gesù, può fare miracoli autentici, anche se non appartiene al gruppo (quindi evidentemente quel tipo, sinceramente e senza interessi personali, agiva nel nome di Gesù e Dio ascoltava ed esaudiva le sue preghiere). Lo sguardo dei discepoli si deve allora allargare a diversi tipi di collaborazione e di appartenenza al Regno di Dio, infatti, ne sono fuori solo coloro che si oppongono volutamente a Cristo e alla Chiesa. Poi di straordinaria apertura a tutti gli uomini di buona volontà è la promessa che Gesù fa: chi anche con poco aiuta i discepoli nella loro opera di evangelizzazione, riceverà una ricompensa che non si può perdere (non è specificato in cosa consista, ma essendo Cristo colui che retribuisce, a mio parere, la ricompensa è collegata alla salvezza eterna; come? Lo sa il Signore). E veniamo agli insegnamenti ‘terribili’ (da paura?). I piccoli da non scandalizzare (da non istigare al male) sono tutti coloro che credono in Gesù, specialmente i più deboli, quelli che non si sanno difendere, che sono vacillanti sulla strada del bene: bambini, poveri, anziani, sofferenti… A coloro che producono gli scandali Gesù dice, senza mezzi termini, che per loro sarebbe meglio morire, perché il danno che fanno agli altri causerà per loro sofferenze molto peggiori della morte fisica (non è detto se in questa vita o nell’altra, o in tutte e due). È terribile quello che dice Gesù? Si tratta di vedere se è la verità! Se le cose stanno come dice il Signore, allora questo è un avvertimento che dovrebbe convincere tutti a non scandalizzare nessuno. La stessa cosa vale per le metafore della mano, del piede e dell’occhio. Anche qui si tratta di valutare la verità e l’importanza di ciò che Gesù ci insegna. Niente che ci appartenga, anche le membra del corpo o la vita stessa in questo mondo, vale di più della vita eterna. Il Signore allora ci sta invitando a essere intelligenti e decisi. Tra il compiere il male e rinunciare, a qualunque cosa anche utile in questo mondo o piacevole, il cristiano non deve esitare a scegliere di non compiere il male. È in gioco la vita eterna. Nessuno che abbia un po’ di cervello in testa, se la nave sta affondando, si preoccupa di andare in cabina a prendere qualunque cosa, per quanto bella o importante possa essere. Non capisco io ora il tuo scoraggiamento. Gesù ti sta chiedendo semplicemente di non essere di scandalo a nessuno (e mi pare che ce la fai benissimo), e poi di non farti trascinare al male da desideri sbagliati, e so che tu ti stai impegnando. E allora, invece di spaventarti o di scoraggiarti, potresti essere grato a Gesù per la chiarezza con cui ti dice le cose e soprattutto perché per realizzarle non ti lascia solo, ma ti sta vicino ogni momento, ti dà la sua forza e se, per debolezza, qualche volta cadi, lui ti aiuta a rialzarti.

Buona domenica. 

XXIX domenica - 21 ottobre 2012

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco 10, 35-45
 

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Parola del Signore.

Domande

Certo che Giacomo e Giovanni hanno una bella faccia tosta! Chissà perché si credevano migliori degli altri.... Però non so se mi convince la prospettiva di essere schiavo di tutti... capisco dare una mano, ma perché dovrei mettermi a servire tutti? E io non valgo niente? Mi sembrava di aver capito che Gesù parla di libertà... Forse però ho capito male.

 

Risposta

Beh, sì, hai ragione. Non si capisce da quale insegnamento di Gesù Giacomo e Giovanni siano partiti per concepire una richiesta del genere. Molto più facilmente possiamo comprendere che hanno seguito la tendenza che la maggior parte degli uomini si porta dentro (spero che tu ed io no): stare al di sopra degli altri. La risposta di Gesù li ha certamente gelati. Presuntuosamente hanno affermato che possono condividere la stessa missione di Gesù e affrontare le stesse sofferenze (sono il battesimo e il calice), ma Gesù li ammonisce dicendo che, per ora non sono pronti, ma in futuro potranno farlo. Ma la loro richiesta di sedere alla destra e alla sinistra in questo mondo non può essere soddisfatta, perché lui non sarà un re terreno; invece in Paradiso sarà Dio Padre a stabilire quali sono i posti da occupare. Noi possiamo interpretare in questo modo: starà più vicino a Gesù, chi gli somiglierà di più e il giudizio lo darà il Padre. Ti faccio notare che gli altri 10 non sono stati da meno: infatti se si sono indignati con i due fratelli è perché si sono sentiti scavalcati e magari i primi posti li volevano anche loro. E arriviamo al punto centrale. Gesù approfitta di questa situazione spiacevole e antipatica (ti sei mai trovata in mezzo a due persone che litigano e che tu devi far andare d’accordo?), per insegnare agli apostoli (e anche a te e a me) una verità decisiva per tutti i cristiani, ma in modo del tutto speciale per i capi delle comunità (Papa, vescovi, preti…): tra i cristiani è più ‘importante’ agli occhi di Dio chi si mette a servizio degli altri. Ora ti invito a guardare con un po’ più di attenzione quello che ha detto Gesù: non che tu devi fare lo ‘schiavo’ di tutti, ma se vuoi essere a capo di una comunità, devi servire tutti quelli che appartengono alla comunità. Per questo il Papa san Gregorio Magno (VI sec.) fece sua una definizione, prima usata da molti, ma poi diventata tipica del Papa: Servus servorum Dei (servo dei servi di Dio), cioè schiavo di tutti i cristiani (probabilmente qualche Papa lungo la storia l’ha dimenticata). E allora stai tranquillo, nessuno non vale niente, ma, se vuoi valere molto di fronte a Dio, devi servire i fratelli che hai accanto a casa, a scuola, in oratorio… solo così scoprirai cos’è la vera libertà. Se vuoi una conferma, pensa a Gesù: ha esercitato la più grande libertà dell’universo, quella di Figlio di Dio, per servire tutta l’umanità, liberandola dal peccato col suo sacrificio sulla croce. La domanda giusta che ci dobbiamo fare, noi cristiani, invece è questa: voglio somigliare a Gesù o no?

Buona domenica. 

XXIV domenica - 16 settembre 2012

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco 8, 27-35
 

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti». Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno. E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini». Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà».

Parola del Signore.

Domande

È solo curiosità oppure vuole assicurarsi che la gente e i suoi abbiano capito bene chi sia? Comunque è proprio strano Gesù... fa discorsi misteriosi e si meraviglia che non lo capiscano... Mi sembra che Pietro abbia risposto bene, e che giustamente si sia preoccupato per lui, ma ecco che lo chiama addirittura Satana... Ma che vuole dire? e cos'è questa storia che se vogliamo seguire Gesù ci dobbiamo caricare la croce? io ho altre idee per il mio futuro, non voglio rinnegare me stessa, ma realizzarmi!

 

Risposta

Questo brano è proprio al centro del vangelo di Marco e ha un’importanza straordinaria per comprendere l’itinerario di Gesù e dei discepoli. Da parte di Gesù non c’è nessuna curiosità e nemmeno vuole essere sicuro di cosa abbiano capito i suoi amici. Dal punto di vista di Gesù le domande servono a preparare i discepoli ad ascoltare un insegnamento nuovo e importante. Dal punto di vista dell’evangelista, a metà del vangelo gli apostoli hanno capito solo la metà di quello che Gesù è. Infatti, è vero che è il Cristo (o Messia), ma non nel senso che intendono loro. Così Gesù ha la possibilità di iniziare a spiegare che sarà un messia sofferente e messo a morte, ma che celebrerà una vittoria completamente diversa da quella che pensano tutti: la vittoria della risurrezione. Hai capito bene la posizione di Pietro; in effetti lui vuol molto bene a Gesù e non accetta che debba morire, pensa che neanche Dio voglia questa cosa e cerca di far cambiare idea a Gesù sul suo futuro. Però ti sfugge la posizione di Gesù. Lui sa molto bene che non riuscirà a convincere del tutto gli apostoli sul suo modo di essere messia, tuttavia farà tutto il possibile per prepararli allo scandalo della croce e alla comprensione del progetto di Dio, cosa che potranno realizzare solo dopo la risurrezione. E allora qui deve aiutare Pietro a stare al suo posto e a sintonizzarsi con il pensiero di Dio, che Gesù conosce bene, Pietro invece no. Chiamarlo ‘Satana’ significa procurargli uno shok notevole ma per fargli capire che con il suo rimprovero a Gesù, Pietro si sta comportando come il tentatore, che non vuole che Gesù realizzi il progetto di Dio per la salvezza dell’umanità (questo è il ‘pensiero’ di Dio). Ma dicendogli: «Va’ dietro a me…», Gesù gli fa capire che nel percorso verso la realizzazione della sua missione, i discepoli devono seguirlo e non stargli davanti, perché la strada la deve indicare il maestro, non il discepolo. Un’ultima parola sul rinnegare se stesso. Il contesto in cui Gesù dice questa cosa è drammatico: sono a confronto il modo di pensare di Dio e quello dell’avversario, il quale vuole convincere gli uomini a godersi la vita. Gesù ha scelto di obbedire a Dio e di offrire la sua vita per salvare i suoi fratelli, che siamo noi. E allora rinnegare se stesso per Gesù vuol dire non mettersi al centro di tutto e al di sopra degli altri, come fanno quelli che egoisticamente pensano solo a se stessi, ma di mettere la propria vita a servizio degli altri, anche se questo comporterà della sofferenza. In fondo Gesù ti sta dicendo che se vuoi veramente realizzarti e non sprecare la tua vita, devi amare davvero gli altri, disposta anche al sacrificio di te stessa, come ha fatto lui. Bisogna farsi bene i calcoli: Gesù dice che chi fa come lui ha la vita eterna. A noi la scelta.

Buona domenica. 

XXIII domenica - 9 settembre 2012

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco 7, 31-37
 

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

Parola del Signore.

Domande

Gesù ha guarito tanta gente solo parlando, qui invece si dà da fare: se ne va da parte col malato, gli tocca la lingua, sospira, alza gli occhi al cielo... perché? chiede forse aiuto a suo Padre? E perché ordina di non dire niente se va in giro per fare miracoli? Mi sembra che poi la gente non gli obbedisca, anzi dice che fa bene ogni cosa... che vuol dire?

 

Risposta

Il racconto di questo miracolo nel vangelo di Marco è molto particolare, tanto che Matteo e Luca non lo riportano. E allora dobbiamo capire bene cosa ha voluto comunicare Marco ai suoi lettori. Anzitutto ti faccio notare che siamo in una regione abitata da pagani. E allora Marco ci dice che Gesù compie un miracolo con gesti che somigliano a quelli dei guaritori pagani. Mettere le dita nelle orecchie, toccare la lingua del malato con la saliva (nell’antichità si pensava che la saliva avesse un potere curativo; hai mai ‘lavato’ una sbucciatura con la tua saliva? Io sì), emettere sospiri, usare una parola straniera… erano gesti usuali. Ma qui Marco sottolinea anche la superiorità di Gesù sui guaritori pagani, perché solo Dio può guarire un sordomuto dalla nascita e anche perché il miracolo avviene immediatamente e con un ordine perentorio e chiaro di Gesù e non con una parola magica incomprensibile (come, per esempio, ‘abracadabra’). Il fatto di alzare gli occhi al cielo certamente, come dici tu, indica l’atteggiamento della preghiera e la piena confidenza di Gesù nel Padre, insieme al quale Gesù fa ogni cosa. Questo viene sottolineato da Marco anche quando fa dire alla folla: «Ha fatto bene ogni cosa…»; questa espressione richiama il racconto della creazione nella Genesi, dove si dice per 6 volte che la creazione è fatta proprio bene; così per Marco Gesù, con questo miracolo, mentre restituisce al sordomuto la pienezza della vita naturale, fa capire che lui è in collegamento stretto con Dio. Torniamo un po’ indietro. Perché porta il malato in disparte e poi ordina di non dire nulla? Perché non vuole che si diffonda l’idea che lui sia un Messia potente, che può annientare facilmente i nemici di Israele, i Romani. Ma la gente non obbedisce. Il risultato è ambiguo: la gente semplice riconosce l’azione di Dio in Gesù, gli altri si aspettano che lui prenda le armi e restauri il regno invincibile di Davide. Ma tu sai che Gesù vincerà, morendo sulla croce.

Buona domenica. 

XXII domenica - 2 settembre 2012

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco 7, 1-8.14-15.21-23
 

In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?». Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». E diceva [ai suoi discepoli]: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».

Parola del Signore.

Domande

Davvero i Giudei avevano tante regole? Comunque, mi sembra giusto lavarsi le mani prima di mangiare, ma perché farla così lunga e addirittura scriverlo nel vangelo che bisogna badare all'igiene? E poi cos'è quella sfilza di peccati che Gesù elenca? Tutte cose tremende, ma non capisco cosa intende quando dice che le cose che escono dall'uomo lo rendono impuro. A me sembra il contrario, le cose brutte lo sporcano, stare con gente cattiva ti fa diventare cattivo... no? Oppure vuol dire che siamo cattivi dentro?

 

Risposta

In effetti i precetti derivanti dalla Legge di Mosè, interpretata dai rabbini, erano 613. Non bastano. Si aggiungevano le regole particolari di ogni scuola o di ogni gruppo interni all’Ebraismo. Anche oggi, se vai in Israele, ti accorgi che ci sono diversi gruppi, più o meno numerosi e attivi, dai più intransigenti a quelli più accomodanti. Ma in questo brano il problema non è l’igiene, ma la purezza rispetto alla Legge, che era il segno esterno della appartenenza autentica al popolo di Dio e quindi della possibilità di essere in rapporto positivo con Dio e di pregare con la speranza di essere esaudito. Il problema quindi era molto serio e, quando Marco scrive il vangelo, i cristiani erano molto criticati dagli Ebrei, perché avevano messo da parte tutte le regole minuziose e inutili. L’evangelista allora, per rispondere agli Ebrei e per consolidare la fede dei cristiani, riporta nel vangelo questa istruzione di Gesù. Diamole un’occhiata più da vicino. Primo. Gesù rimprovera ai farisei e agli scribi di non aver capito e vissuto il messaggio centrale della Bibbia: Dio ama il suo popolo e desidera da lui una risposta di amore (questo è “il” comandamento, tutti gli altri derivano da questo). Invece essi hanno legato la fedeltà a Dio a un numero incredibile di pratiche esteriori e formali, inventate lungo i secoli da vari maestri. Secondo. Gesù istruisce la folla, dando un principio essenziale. Il rapporto di amore con Dio non viene rovinato dalla mancata osservanza delle regole, utili o meno per l’igiene, per la convivenza nella società…, ma dal peccato, che nasce nel cuore delle persone, quando desiderano e agiscono in contrasto con l’amore per Dio e per i fratelli. Terzo. Spiegazione ai discepoli, i quali non avevano capito. Gesù fa un elenco di comportamenti peccaminosi che rovinano i rapporti con gli altri, rendono cattiva la persona che li compie e rompono il rapporto di amicizia con Dio. Naturalmente è un elenco esemplificativo, che però individua molte radici del peccato. Infine. Quando Gesù dice che queste cose escono dal cuore dell’uomo, non vuol dire che noi siamo nati cattivi e dal nostro cuore escono solo le malvagità. Ci insegna invece che l’uomo è libero di fare le scelte decisive della sua vita, soprattutto quelle che riguardano il rapporto con se stesso, con gli altri e con Dio. Anzi, lui è venuto proprio per questo: per liberarci dal peccato e per renderci e farci vivere da figli di Dio e fratelli tra di noi. È vero che facilmente noi possiamo comportarci male, ma è anche vero che, con l’aiuto del Signore, possiamo fare le scelte giuste e realizzarle. Coraggio. Come credi che nella storia tanti cristiani siano diventati santi?

Buona domenica. 

XVII domenica - 29 luglio 2012

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni 6, 1-15
 

In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

Parola del Signore.

Domande

Perché Gesù vuol mettere alla prova Filippo? E che domanda gli fa? E poi cinquemila uomini... non c'erano in tutta la Palestina! Ma mi sa che tutti questi numeri un significato ce l'hanno: 5 pani, 2 pesci, 12 canestri... c’entra l’ultima cena e anche altro? Ma perché non parlare chiaro? E poi che c'entra questa storia del re, e perché Gesù scappa?

 

Risposta

Il capitolo VI del vangelo di Giovanni fa sorgere molte domande, ma l’evangelista è convinto di essere abbastanza chiaro, perché i suoi contemporanei capivano bene il suo linguaggio e i suoi simboli. Noi però abbiamo qualche difficoltà in più e dobbiamo avere la pazienza di farci aiutare da chi il vangelo lo studia per noi. Intanto Giovanni ci avvisa che è vicina la Pasqua e questo ci fa pensare, come giustamente dici tu, a un collegamento con l’ultima cena. Infatti Giovanni non racconta l’istituzione dell’eucaristia, come fanno gli altri evangelisti, ma concentra tutto il discorso sul corpo e sangue di Gesù in questo capitolo, con espressioni bellissime che ascolteremo nelle prossime domeniche. Giovanni prepara il discorso sull’eucaristia sollecitando la fede dei discepoli e della folla con i miracoli della moltiplicazione dei pani e della camminata sulle acque del lago. Ma, come sempre, né la folla né i discepoli si mostrano all’altezza della situazione. Anzitutto i discepoli. Gesù aveva compiuto già diversi miracoli e aveva fatto molti discorsi ai suoi apostoli. Quindi mettere alla prova Filippo non significa fargli fare brutta figura, ma sollecitare la sua intelligenza e la sua fede. La risposta di Filippo, come anche quella di Andrea dopo, denuncia incomprensione e scarsa fiducia nelle capacità di Gesù. Il Signore però, che sa bene ciò che sta per fare, otterrà come risultato che i discepoli sperimenteranno la grande distanza che c’è tra quello che loro pensano su di lui e quello che effettivamente lui è ed è capace di fare. La folla. Se Giovanni esagera nel dare il numero di 5.000 (non sappiamo come facessero a contare una folla) certamente esageri di più tu a dire che in Palestina ci fossero meno di 5.000 uomini. Comunque sia, questa folla fa l’esperienza di mangiare il pane del miracolo. Per degli ebrei fare il collegamento con Mosè e con la manna che il popolo di Israele aveva mangiato nel deserto era molto facile. Immediatamente pensano a Gesù come al Messia che doveva venire, e il Messia è sempre stato visto come il re, che avrebbe restaurato il regno di Davide, il più grande re della storia di Israele. Ma Gesù conosce bene gli equivoci in cui incorre la folla. Lui sa di essere il Messia, ma non come pensano loro. Lui è re, ma diversamente da Davide. Perciò si sottrae, per evitare che la folla immagini di trovare in lui il condottiero politico e militare che scacci i romani. Purtroppo anche noi molte volte pensiamo a Gesù come a colui che deve risolvere i nostri problemi quotidiani e ci dimentichiamo di tutto quello che continuamente riceviamo da lui per la vita eterna.

Buona domenica. 

XVI domenica - 22 luglio 2012

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco 6, 30-34
 

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

Parola del Signore.

Domande

Così anche Gesù andava in vacanza con gli amici... Bella idea, ma forse era un campo-scuola a cui ha invitato i suoi amici. Ma… andare in un luogo deserto… che vacanza è? Però la folla lo segue e salta il riposo dei discepoli. Perché Gesù ha tanta compassione per la folla che poi lo abbandonerà? E perché li considera "come pecore senza pastore?" Di cosa avevano bisogno?

 

Risposta

È carino questo quadretto del vangelo di oggi. Tornano gli apostoli, tutti esaltati dalle conversioni e dai miracoli che avevano fatto, però anche molto stanchi. La gente che avevano avvicinato era curiosa di vedere Gesù e di ascoltarlo. Il dovere di ospitalità richiedeva che anche gli apostoli accogliessero e mettessero a proprio agio chi era venuto da lontano per Gesù. Il da fare era molto, addirittura non avevano il tempo di mangiare. Gesù li guarda, in fondo è contento di loro, si preoccupa per loro e vuole portarli da qualche parte a risposare. Luogo deserto non vuol dire proprio nel deserto, ma in un posto poco raggiungibile per la folla, in modo da stare tranquilli per un po’, e non per una vacanza, come possiamo pensarla noi del XXI secolo. Allora la gente normale non aveva vacanze, riposava solo il sabato, nelle feste religiose e nei pellegrinaggi (viaggiare a piedi e dormire all’aperto, sai che vacanza!). Il programma salta. E qui l’evangelista presenta una caratteristica di Gesù, annunciata nel Primo Testamento: lui è il buon Pastore mandato da Dio. Infatti dice che Gesù, vedendo la folla che lo cercava con tanto impegno ne prova compassione, perché la vede desiderosa di ascoltare la Parola di un profeta. Coloro che avrebbero dovuto comunicare alla gente la Parola di Dio, trascuravano il loro compito. Per questo sono “pecore senza pastore”, che non sanno dove andare per il nutrimento dello spirito. Così Gesù lascia perdere il riposo e offre loro anzitutto il cibo dell’anima, che è il suo insegnamento. Ma non si fermerà qui, perché subito dopo darà loro anche il cibo per il corpo e farà la prima moltiplicazione dei pani e dei pesci. Ti sembra strano che Gesù abbia tanta compassione per una folla che poi lo abbandonerà, però dobbiamo capire due cose: anzitutto quelli che lo cercano ora non sono gli stessi che grideranno contro di lui nella passione; e poi la compassione di Gesù è per tutti gli uomini che lui è venuto a salvare, e non si stancherà di invitarli alla conversione fino alla fine. Che ne dici di prendere anche tu ogni giorno un po’ di ‘riposo’, solo con Gesù, senza andare nel deserto, magari in camera tua? È sicuro che non ci sarà nessuna folla a interrompere il tuo dialogo con lui.

Buona domenica. 

XV domenica - 15 luglio 2012

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco 6, 7-13
 

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Parola del Signore.

Domande

Perché Gesù manda i discepoli in missione a predicare se non hanno ancora capito chi è Gesù? Predicano la conversione, ok, ma da cosa? E com'è che guariscono i malati e scacciano i demoni? Come mai Gesù dà a loro questo potere? E poi, andare via e scuotere la polvere, se non accolti, ovvio! Ma che c'entra la testimonianza?

 

Risposta

Marco ha preparato questo invio in missione degli apostoli, già da quando ci ha informati della costituzione il gruppo, difatti aveva detto che Gesù li aveva raccolti “perché stessero con lui e per mandarli a predicare”. Evidentemente Gesù non considera un ostacolo il fatto che non abbiano ancora capito bene chi è lui, anche perché la predicazione del vangelo e i miracoli compiuti, sarebbero stati una strada per capire meglio Gesù (chi altro, se non l’inviato di Dio, avrebbe potuto concedere loro il potere di fare miracoli?). La conversione a cui invitano la gente ha diversi significati: anzitutto fidarsi della loro predicazione su Gesù e il Regno di Dio, che lui è venuto a impiantare sulla terra, ma anche abbandonare la strada del peccato e riprendere con impegno a osservare la legge di Dio. Naturalmente un messaggio così nuovo e impegnativo aveva bisogno di qualche garanzia. Ecco allora che Gesù trasmette alcuni suoi poteri agli apostoli, i quali ne avevano bisogno per confermare la verità di quello che annunciavano e per sperimentare essi stessi che davvero il Regno di Dio era arrivato con Gesù e si stavano realizzando le antiche profezie. Di fronte alla predicazione e ai miracoli la gente doveva scegliere se credere o no e non tutti credevano. Scuotere la polvere dai calzari era un segno di distacco e di condanna: in pratica con questo gesto gli apostoli facevano capire alla gente, che li aveva rifiutati, che non avrebbero più avuto a che fare con loro e che il loro rifiuto avrebbe avuto delle conseguenze. Perciò la parola “testimonianza per loro” significa che quel gesto non era vuoto e sarebbe stato ricordato nel giorno del giudizio di fronte a Dio. Ci piacerebbe avere il potere di fare miracoli, no? Intanto il compito di annunciare e testimoniare il vangelo ce l’abbiamo lo stesso.

Buona domenica. 

XIV domenica - 8 luglio 2012

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco 6, 1-6
 

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

Parola del Signore.

Domande

Senti, lo so che sbufferai e chissà quante volte ti hanno fatto questa domanda, ma vorrei che mi spiegassi una volta per tutte la storia dei fratelli e delle sorelle di Gesù. Io so che Gesù è figlio unico, ma poi, di fronte a brani come questo i miei amici mi mettono in difficoltà... E poi un'altra cosa: Gesù non è apprezzato nel suo paese, perché ci è andato? Se ne va sconsolato, però poi impone le mani e fa miracoli pure lì. Perché? mica se lo meritano i nazaretani...

 

Risposta

È vero, la domanda sui fratelli di Gesù me l’hanno fatta tante volte, ma non mi dà fastidio rispondere. Alcune volte nei vangeli e nelle lettere di san Paolo si parla di fratelli di Gesù. La domanda è questa: si tratta di figli di Maria e Giuseppe o no? Queste domande sono nate alla fine del secondo secolo e negli scritti degli autori antichi si trovano diverse risposte. Qualcuno pensa a fratelli di sangue di Gesù, la maggior parte però propende per altre due ipotesi: si tratta di figli di Giuseppe nati da un matrimonio precedente; si tratta di cugini, per i quali nell’antichità si usava l’appellativo di fratelli, perché appartenenti alla stessa ‘famiglia’ di tipo patriarcale. La Chiesa ha rifiutato l’ipotesi che si tratti di fratelli di sangue, ma non ha scelto tra le altre due. Ci ha tenuto però ad attribuire a Maria il titolo di vergine madre, non solo per la nascita di Gesù, ma anche dopo. È questa la posizione della Chiesa anche oggi e non saranno gli studi biblici di qualche autore contemporaneo a modificare una tradizione costante nella Chiesa dal secondo secolo a oggi. Veniamo al significato del brano di oggi. Marco racconta la visita di Gesù al paese in cui è cresciuto e nel quale tutti lo conoscono. Anche a noi sembra strana la reazione dei suoi compaesani, ma ci dice alcune cose interessanti: anzitutto che fino ad allora nessuno si era accorto che Gesù era speciale, aveva vissuto una vita normale, conservando dentro di sé il suo segreto, né Maria e Giuseppe avevano fatto trapelare nulla di ciò che avevano vissuto per la nascita di Gesù; poi che Gesù non può essere riconosciuto come profeta, inviato di Dio e figlio suo, da chi lo guarda solo con occhio umano, credendo di sapere tutto di lui, perché conosce la sua famiglia; infine che Gesù porta il vangelo a tutti, anche a quelli che lo rifiutano, perché tutti devono fare una scelta libera nei suoi confronti, anche se è di rifiuto. Un altro elemento interessante viene dalla meraviglia di Gesù di fronte al rifiuto. Probabilmente Gesù all’inizio della sua missione pensava che più facilmente di fronte alla sua parola e ai miracoli la gente avrebbe creduto in lui. Invece la reazione proprio di alcuni suoi parenti e molti paesani, gli fa capire che la sua predicazione dividerà le persone che incontra in due gruppi: quelli credono e quelli che non credono; e lui, come Dio suo Padre, dovrà accettare, soffrendo, che la libertà degli uomini può portarli a dire no, anche se questo li allontana da lui e dalla salvezza che è venuto a realizzare e donare gratuitamente. Un’ultima annotazione. Domenica scorsa abbiamo visto che la potenza di guarigione di Gesù si era sprigionata da lui, senza che lo avesse deciso, a causa della grande fede della donna che gli toccava il mantello. Oggi Marco ci dice che a Nazaret Gesù non ‘poteva’ compiere prodigi a causa della incredulità dei paesani; in questo modo l’evangelista conferma il legame necessario tra la potenza salvifica di Gesù e la fede. Gesù, però, non giudica le folle, guarda al cuore di ogni persona, per questo, anche se la maggior parte dei paesani resta ‘scandalizzata’ (significa che inciampano sulla strada verso Dio, cioè non accettano che Dio possa scegliere come profeta Gesù, che loro hanno conosciuto come una persona ‘normale’), ci sono alcuni che credono, per questo Gesù li guarisce lo stesso. Come vedi, di fronte a Gesù ciò che conta è la fede.

Buona domenica. 

XIII domenica - 1 luglio 2012

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco 5, 21-43
 

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male. E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male». Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum»,che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

Parola del Signore.

Domande

Un capo della sinagoga, la figlia moribonda, una donna ammalata da anni, la folla che pressa...Vangelo complesso oggi! mi sembra una storia a incastro e non so dire quale episodio sia più importante. A me piace di più quello della ragazza che non era morta, ma è proprio strano quello della donna che perdeva sangue. Solo toccando il mantello di Gesù guarisce! E Gesù che se ne accorge in quel mare di folla... Mio nonno direbbe: "potenza della fede", ma forse è vero e vorrei averne tanta anch'io per ottenere ciò che desidero.....

 

Risposta

In effetti è un brano strano, con un episodio che si innesta in un altro in cui il protagonista assoluto è chiaramente Gesù, ma in relazione con due ‘donne’ in pericolo di morte. Proviamo a guardarli più da vicino. Partiamo dalla donna. Era ricca, ma ha speso tutto per curarsi senza guarire. Ora è povera, in corsa verso la morte ed esclusa dalla vita sociale e religiosa, perché per il flusso di sangue è impura e rende impuri tutti quelli che entrano in contatto con lei. Mette insieme disperazione e fede e fa un gesto coraggioso, infrange tutte le regole, attraversa la folla solo per toccare il mantello di Gesù. Ci riesce e subito si sente guarita. In questo modo Marco presenta Gesù come portatore della potenza di Dio, perché il suo potere si esprime anche se lui non se accorge. En passant fa vedere l’incomprensione dei discepoli e prosegue per sottolineare due cose. Primo, anche Gesù contravviene alle regole: ignora l’impurità che gli avrebbe attaccato la donna, dialoga in pubblico con lei (che razza di rabbino è?, pensano gli altri), loda pubblicamente la sua fede. Secondo: la donna che ha sfidato tutto e tutti per raggiungere Gesù ed essere ‘salvata’, Marco la offre come modello a tutti i cristiani per la sua fede. La fanciulla. Il padre scavalca i suoi colleghi, che mai avrebbero approvato, e si rivolge umilmente a Gesù, buttandosi ai suoi piedi, per chiedere la guarigione della figlia. E quando vede la guarigione della donna, si rincuora, per cadere nella disperazione quando gli annunciano che la figlia è morta. Ormai nessun guaritore può intervenire. Ma accetta di fidarsi di Gesù. All’inizio è Gesù che segue il padre, poi è il padre con i tre discepoli che segue Gesù: è lui che traccia la strada della salvezza, gli altri devono seguirlo, credendo in lui. Arrivati alla casa, Gesù si scontra con l’incredulità e la derisione (c’erano già le persone pagate per piangere). Ma Gesù, anche qui va contro le regole (toccare un cadavere produceva la massima impurità) e si presenta come il vincitore della morte. Gesù restituisce la fanciulla alla vita e la consegna ai genitori, perché pensino al suo futuro (a 12 anni poteva essere fidanzata). Marco approfitta di questo episodio per istruire i suoi lettori. I verbi che utilizza sono gli stessi della risurrezione di Gesù, così insegna ai cristiani che la morte non esiste, è un sonno che prepara il risveglio della risurrezione, la quale avviene per la potenza divina di Gesù che raggiunge ogni uomo. Vorrei concludere con un piccolo appunto sul finale delle tue domande: la fede non è uno strumento che possiamo utilizzare per ottenere da Gesù quello che vogliamo, ma è una forza che ci portiamo dentro perché abbiamo capito che Gesù è l’unico che può salvare la nostra vita in questo nostro mondo terreno e soprattutto nell’altro e quindi ci affidiamo a lui, sicuri che ci darà tutto ciò di cui abbiamo bisogno per essere dei veri cristiani e per arrivare in paradiso.

Buona domenica. 

XII domenica - 24 giugno 2012

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Luca 1, 57-66.80
 

Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui. Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

Parola del Signore.

Domande

Quanti problemi per un nome! Certo, Giovanni è meglio di Zaccaria, ma perché tanta importanza... Che c'entra la misericordia del Signore? Che cosa significa "custodire nel cuore" una cosa? Ho trovato questa frase anche a proposito di Maria. E dimmi un po', che cos'ha di speciale questo bambino? Perché tutti si chiedono che sarà di lui? E perché vive in regioni deserte? Non può stare con gli altri bambini?

 

Risposta

Inizio anch’io dal nome: quello della parentela che gli volevano dare, Zaccaria, significa ‘memoria di Dio’ mentre Giovanni significa ‘dono di Dio’. Già dal significato capiamo che il nome Giovanni per gli ebrei indica un intervento particolare di Dio per un dono al popolo e in questo caso il dono è Giovanni che è l’inizio della preparazione immediata del popolo all’arrivo del dono totale che è Gesù, il Messia. Credo che il rifiuto del nome del suo padre indichi anche il distacco di Giovanni dalla sua famiglia terrena per realizzare la missione speciale che Dio gli vuole affidare. Questo secondo aspetto lo vediamo anche dal modo di vivere che Giovanni sceglie, sicuramente non da bambino. Fino all’età adulta lui rimane con i suoi, come tutti i bambini. Poi, diventato capace di fare le sue scelte, inizia a prepararsi alla sua missione in un ambiente, il deserto, che tradizionalmente in Israele richiama il luogo di un incontro speciale con Dio e di cammino per giungere alla meta promessa da Dio, che per Giovanni è la realizzazione della sua missione di precursore del Messia. Certo, la nascita di questo bambino è un avvenimento accompagnato da molte stranezze: l’apparizione dell’angelo a suo padre, la punizione che ha ricevuto, per la sua incredulità, di non poter parlare fina alla nascita del bambino, la gravidanza della madre, Elisabetta, già molto anziana… allora puoi capire due cose che mi hai chiesto. La prima: le donne senza figli erano considerate non benedette da Dio, quindi punite per chissà quale colpa nascosta, e per questo disprezzate dalle altre donne, perciò Elisabetta quando scopre di essere incinta si sente liberata da un grande peso e loda Dio perché ha avuto misericordia di lei e le ha concesso un figlio. La seconda: avendo sentito e visto tutte queste circostanze straordinarie, la gente si interroga sul futuro del bambino, dato che il Signore si è fatto presente in maniera del tutto straordinaria; sicuramente, pensano tutti, questo bambino avrà una missione speciale a vantaggio del popolo, ma non sanno quale sarà, perciò, conservare gli avvenimenti nel cuore significa riconoscere l’azione di Dio e attendere con fiducia e speranza l’arrivo del dono che Dio stesso ha preannunciato attraverso gli avvenimenti di cui sono stati testimoni. Per noi cristiani, allora, Giovanni Battista è davvero un santo speciale. Buona festa di san Giovanni.

Buona domenica. 

XI domenica - 17 giugno 2012

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco 4, 26-34
 

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura». Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra». Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Parola del Signore.

Domande

Semi, granelli... queste parabole sono belle con alcuni dettagli che non ricordavo, ma ci sono anche degli aspetti oscuri: se il Regno di Dio cresce spontaneamente, allora noi non dobbiamo fare proprio niente? Io invece so che i contadini devono faticare molto per avere i frutti. Poi il granello di senape: non capisco che vuol dire con il fatto che diventa tanto grande che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra. Perché Gesù non ha parlato chiaro con tutti e quindi anche con me, mentre si è limitato a spiegare tutto solo ai suoi discepoli?

 

Risposta

Sono sicuro che tu non pretendi che Gesù venga a spiegarti personalmente le parabole, anche perché, se ci pensi un po’, le spiegazioni che lui ha dato ai suoi discepoli sono arrivate fino a noi in tutti gli scritti del Nuovo Testamento. In fondo tu sei già un passo avanti, perché hai il coraggio di farti e farmi delle domande a cui io cerco di dare una risposta comprensibile, spero. E veniamo a queste due parabole che descrivono il Regno di Dio. La prima è abbastanza complessa perché mette insieme un contadino, un seme, il tempo che passa, la crescita spontanea, la stagione della mietitura… Tuttavia Marco con questa parabola ha provato a comunicare una verità molto semplice: la crescita del Regno di Dio non è opera dell’uomo ma di Dio stesso, quindi il Regno crescerà e nessuno potrà impedirlo. Questo non vuol dire che noi non dobbiamo fare niente, come dici tu, perché in tutto il vangelo è detto chiaramente in diversi brani che a noi tocca accogliere il Regno di Dio e farne parte, ascoltando la parola di Gesù e vivendola. Perché il granello di senape? In Israele era ritenuto il seme più piccolo, ma crescendo diventa una pianta che raggiunge anche i 3 metri di altezza. Gesù, partendo da queste due caratteristiche della senape, fa capire che il Regno all’inizio è piccolo, ma i cristiani non devono preoccuparsi perché Dio lo farà crescere fino a renderlo capace di accogliere tutti i popoli del mondo. Con questo Marco, in un periodo in cui la Chiesa era piccola e perseguitata, intende incoraggiare i cristiani e invitarli a fidarsi delle promesse di Gesù e della potenza di Dio. Oggi la Chiesa, che rende visibile il Regno di Dio nel mondo, non è tanto piccola, però è minacciata e perseguitata in tante parti del mondo. E anche in Italia un giovane come te che crede in Gesù e va a messa la domenica, facilmente può sentirsi in minoranza e a volte può scoraggiarsi. E allora anche tu ed io possiamo trovare in queste parole di Gesù incoraggiamento per il presente e fiducia per il futuro.

Buona domenica. 

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Domeniche del tempo di Pasqua

Domenica Corpus Domini - 10 giugno 2012

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco 14, 12-16.22-26
 

Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua. Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio». Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.


Domande

Va bene, adesso Gesù è anche indovino! Scherzo, ma mi chiedo perché riprendere un vangelo che sembra del giovedì santo. E perché Gesù dice che non berrà più il frutto della vite? E poi, domenica è la festa del Corpus Domini... mi puoi spiegare qual è il senso? prevedo già una discussione col parroco che vorrà che andiamo alla processione con i ragazzi...

Risposta

Non ti preoccupare, puoi scherzare sul vangelo, tanto so che poi lo prendi sul serio. In questo brano Marco sta presentando Gesù come profeta autentico. Nel Primo Testamento ogni tanto si presentavano dei falsi profeti, così i veri profeti, a nome di Dio, diedero un criterio per riconoscerli: se quello che annunciavano si verificava, allora li aveva mandati Dio.

Qui si tratta di un episodio molto semplice, tuttavia Marco lo sottolinea, specialmente perché stanno per avverarsi le profezie più grandi di Gesù, quelle sulla sua passione. Proprio a questo si riferisce quello che dice Gesù riguardo al vino. Nel Primo Testamento la rinuncia al cibo e alle bevande costituiva una preparazione spirituale a una scelta o a un avvenimento importante. Gesù, rinunciando al vino, si prepara all’avvenimento più drammatico e importante della sua vita: passione e morte. Nello stesso tempo annuncia che con la sua morte non finisce nulla, anzi tutto inizia con il banchetto del Regno di Dio, inaugurato dalla sua risurrezione. E allora, questo vangelo non sembra del Giovedì Santo, lo è interamente.

Ma perché? È il momento di dire qualcosa sul senso della festa del Corpus Domini. La presenza reale di Gesù nel pane e nel vino dell’Eucaristia, è una verità fondamentale per la fede e la vita della Chiesa ed è anche molto studiata nella storia, perché molti l’hanno messa in dubbio. Nel 1264 un sacerdote che aveva dei dubbi, mentre celebrava messa a Bolsena, vide uscire del sangue dall’ostia che aveva consacrato. Il miracolo fu verificato da due grandi filosofi, teologi e santi, Tommaso d’Aquino e Bonaventura da Bagnoregio. Subito il Papa Urbano IV istituì la festa del Corpus Domini, per la quale Tommaso compose i testi, che sono un capolavoro di teologia, liturgia e spiritualità eucaristica.

Questa festa è diventata molto cara al popolo cristiano, anche per la processione che è la più importante e significativa, proprio perché per le vie della città viene portato non semplicemente una statua o un quadro, ma il corpo vivo e vero di Cristo. Penso che i ragazzi non debbano sentirsi o essere obbligati a parteciparvi, soprattutto se non vivono e non comprendono abbastanza l’Eucaristia, ma gli animatori e i catechisti…?

Ti auguro una bella festa del Corpus Domini.

Domenica SS Trinità - 3 giugno 2012

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco 28, 16-20
 

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Parola del Signore.


Domande

Quale monte? Non poteva dirlo san Matteo? E poi, perché i discepoli si prostrano? non mi pare che avessero mai salutato Gesù così... e dubitano: di cosa? Anche loro, sempre incerti, sempre dubbiosi... Però è bello che Gesù li mandi per il mondo e dica che sarà sempre con loro... vuol dire pure che è sempre con me, anche quando non lo sento? I miei professori non sono così e neanche i catechisti, se devo dire...

Risposta

Metti a paragone professori e catechisti con Gesù… non ti sembra un po’ eccessivo? È vero che almeno i catechisti dovrebbero somigliargli di più, ma io mi accontenterei che tutti si sforzino di essere coerenti con ciò che dicono di credere e che si impegnano ad insegnare. Ma veniamo al vangelo. Non viene nominato il monte su cui Gesù dà appuntamento. Evidentemente Matteo non considera importante il nome, ma proprio il fatto che sia un monte. Infatti nel suo vangelo diverse volte evidenzia i monti. Questo perché presenta Gesù come il nuovo Mosè, il quale ha avuto le esperienze più importanti con Dio e con il popolo su dei monti. Il primo grande discorso, quello delle beatitudini, con il quale Gesù promulga la nuova legge, avviene sulla montagna. Perciò l’inizio della missione degli apostoli, che continuano quella di Gesù, avviene pure su una montagna. E perché in Galilea? Perché Matteo vuole sottolineare che, mentre all’inizio la missione di Gesù e dei discepoli è rivolta al popolo di Israele, ora questa missione deve raggiungere tutti i popoli proprio dalla Galilea, che era la regione della Palestina in cui erano mescolati ebrei e pagani. Non meravigliarti che gli apostoli dubitano. Anzitutto, non è chiaro dal testo il contenuto del dubbio; probabilmente Matteo vuol dire che alcuni apostoli in quel momento non sapevano bene se considerare Gesù uguale a Dio (questo significa inginocchiarsi davanti a lui) oppure no. In ogni caso l’evangelista ci fa capire che neanche l’essere apostoli cancella tutti i dubbi. Anzi, anche chiunque crede sinceramente, di tanto in tanto, viene assalito da dubbi. I dubbi non sono contrari alla fede, ma chi è sincero, affrontandoli, se ne può servire per fare diventare la propria fede più consapevole e più forte. E arriviamo alla parte più bella: la promessa di essere con loro tutti i giorni, fino alla fine. Qui la promessa è fatta agli apostoli in vista della loro missione, ma già prima Gesù aveva promesso di essere presente nelle comunità cristiane, anche piccole (“dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” Mt 18,20). E se uniamo Matteo a Giovanni, sappiamo bene che Gesù ha promesso di ‘abitare’ in ogni persona che crede in lui e ama i fratelli. Tu sai bene che Gesù mantiene le sue promesse, perciò non preoccuparti se a volte non ‘senti’ la sua presenza: ciò che importa non è ‘sentire’ Gesù (la fede non è un’emozione) ma vivere il vangelo e allora puoi essere sicuro che lui è con te, anzi ‘abita’ in te e tu non sei mai solo. Buona festa del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Buona domenica. 

Domenica Pentecoste - 27 maggio 2012

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni 15, 26-27; 16, 12-15
 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Parola del Signore.


Domande

Sì vabbè, Gesù oggi parla per enigmi, non vuole farsi capire! Lo Spirito dà testimonianza e i discepoli danno testimonianza: e allora che differenza c'è? e poi ha tante cose da dire però non le dice, poi viene lo Spirito e non parla "da se stesso": e che significa? annuncerà "cose future", ma quali? e quali sono le "cose" di Gesù che deve annunciare? E poi: "prenderà da quel che è mio"... che vuol dire? e che c'entra il Padre? Come faccio ad accorgermi di cosa fa lo Spirito? Guarda DonS, a volte mi scoraggio, penso che Gesù non parla a me...

Risposta

Credo che la reazione dei discepoli a questo discorso di Gesù non sia stata molto diversa dalla tua, neanche loro hanno capito… ma dopo la Pentecoste sono cambiati dentro, e si è visto, eccome! Avevano paura e sono diventati coraggiosi, non avevano capito e ora, anche confrontandosi tra loro, capiscono tutto quello che riguarda Gesù e la salvezza dell’umanità, avevano dubbi su come dovevano agire e parlare, ora sono sicuri… A partire dalla loro esperienza hanno visto chiaramente che si sono realizzate tutte le promesse di Gesù. Ma ora cerchiamo di capire un po’ di più anche noi. La testimonianza. Non c’è differenza tra quella dello Spirito e quella degli apostoli. Il mondo deve sapere che Gesù è davvero morto e risorto per salvare gli uomini e per renderli figli di Dio. Dopo la partenza di Gesù, sarà compito dello Spirito Santo far arrivare questa bella notizia (= vangelo) a tutto il mondo. Chi non ha visto e sentito Gesù e non sa cosa ha fatto, ha bisogno che qualcuno glielo racconti, quindi dei testimoni credibili. Lo Spirito Santo renderà visibile la sua testimonianza su Gesù attraverso la parola e la vita degli apostoli e di tutti quelli che credono in Gesù, anche di noi. Perché Gesù non dice ‘tutto’ agli apostoli? La passione di Gesù sarà un colpo tremendo per loro, la loro fede vacillerà, tutti scapperanno, uno lo rinnegherà tre volte… Ma quando vedranno Gesù risorto e riceveranno il dono dello Spirito Santo, allora saranno trasformati e saranno disposti e capaci a comprendere tutto quello che servirà loro per lanciarsi nel mondo a proclamare il vangelo e per affrontare tutte le fatiche e le persecuzioni. Sarà lo Spirito Santo attraverso la preghiera, le visioni, i sogni, le ispirazioni interiori, a far comprendere tutto questo. Sarà lui a preannunciare le difficoltà e le persecuzioni che dovranno subire. Se leggi gli Atti degli Apostoli, vedi che queste cose si realizzano nell’esperienza soprattutto di Pietro e Paolo. “Prenderà da quel che è mio”. Lo Spirito Santo non aggiungerà nulla a quello che Gesù ha già rivelato con la sua parola e la sua vita. Infatti il Padre ha affidato a Gesù la missione di salvare l’umanità e far conoscere al mondo il suo amore di Padre che vuole fare dell’umanità la sua famiglia per tutta l’eternità. Il compito dello Spirito verso gli apostoli e verso ciascuno di noi è quello di far capire fino in fondo quello che Gesù è, quello che ha insegnato e quello che ha fatto; non solo, ma anche di dare a tutti la forza di vivere da figli di Dio, perché con le nostre sole forze non ne siamo capaci. Il Padre. C’entra, perché lui è l’origine di tutto. Lui ha dato tutto se stesso al Figlio, il quale da sempre ricambia l’amore del Padre e ha accettato di incarnarsi proprio per far conoscere a noi fino a che punto siamo amati dal Padre e da lui. E, siccome il Padre e Gesù sono perfettamente uniti nello Spirito Santo, tanto da fare una cosa sola, tutto ciò che riguarda la rivelazione e la salvezza la fanno tutti e tre insieme, in modi diversi. Infatti, il Padre è l’origine di tutto, il Figlio si è incarnato, è morto ed è risorto, lo Spirito ci fa diventare e ci fa vivere da figli di Dio. Come me ne accorgo? Se ci credi alla parola di Gesù, sai bene che tutte le volte che vivi da cristiano e fai le cose da cristiano, stai rispondendo bene all’ispirazione che viene dallo Spirito Santo e quindi liberamente ti stai facendo guidare da lui. Ti auguro di accorgertene ogni giorno. Buona Pentecoste, la festa del dono dello Spirito a tutta la Chiesa e a ciascuno di noi.

Buona domenica. 

Domenica Ascensione - 20 maggio 2012

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco - 16, 15-20
 

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

Parola del Signore.


Domande

In queste domeniche Gesù ha sempre parlato di amore, amici, gioia... Perché adesso usa parole così dure come "essere condannato". E che vuol dire che Gesù "fu elevato al cielo"? da chi e come? e perché? non poteva restare visto che è risorto? poi c'è una cosa che non ho capito: lo Spirito Santo è già sceso sugli Apostoli? io ricordo che scende a Pentecoste e allora com'è che vanno in tutto il mondo a predicare e a fare miracoli?

Risposta

In pratica hai sottolineato che gli evangelisti sono diversi e hanno scritto racconti diversi su Gesù. Nelle scorse domeniche abbiamo letto alcuni brani del vangelo di Giovanni e abbiamo gustato rivelazioni e doni bellissimi di Gesù. Oggi ci è presentato il brano conclusivo di Marco, che è il vangelo di quest’anno. Tra l’altro gli studiosi dicono che questo brano non è stato scritto da Marco, ma da un redattore che ha ‘completato’ il racconto. Come mai? Alla comunità non piaceva che il vangelo di Marco si concludesse con la paura e la fuga delle donne dal sepolcro, così ha incaricato qualcuno di aggiungere questi versetti per raccontare la missione che Gesù ha affidato agli apostoli e le esperienze che la comunità aveva già vissuto. Naturalmente per noi anche questa conclusione è vangelo, perché accettata dalla Chiesa come ‘parola del Signore’, anche se non l’ha scritta direttamente Marco. Allora possiamo capire che la comunità sente il bisogno di sottolineare che chi crede viene salvato, ma chi non crede non accetta di essere salvato da Gesù e quindi rimane fuori dal regno di Dio. Questo significa non che Gesù sia diventato ‘duro’, ma che è una terribile conseguenza della scelta libera che gli uomini fanno consapevolmente e responsabilmente. Ci viene ora facile capire anche ciò che riguarda la Pentecoste. Né Marco né Matteo raccontano il momento del dono dello Spirito Santo. Giovanni invece pone il dono dello Spirito in due momenti: alla morte di Gesù e la domenica di Pasqua; Luca, da parte sua, lo pone il giorno di Pentecoste, 50 giorni dopo la Pasqua e 10 giorni dopo l’Ascensione. Questa differenza nei tempi dipende solo dal diverso modo dei due evangelisti di interpretare il dono dello Spirito e la sua azione nella Chiesa. L’importante per noi è che davvero Gesù ha mandato il suo Spirito sulla Chiesa in momenti e modi diversi e continua a donarlo ancora oggi. Perciò questo brano racconta che Gesù ha affidato la missione di portare il vangelo a tutti e gli apostoli l’hanno realizzata da subito. Da Luca e Giovanni sappiamo che hanno potuto farlo perché hanno ricevuto lo Spirito Santo. E veniamo all’Ascensione. In tutto il Nuovo Testamento quando si parla degli avvenimenti della risurrezione e dell’ascensione di Gesù vengono usati indifferentemente verbi attivi e passivi. Alcune volte si dice che Il Padre ha risuscitato Gesù, in altri che Gesù è risuscitato; che è salito al cielo o che “fu elevato in cielo”, evidentemente dal Padre. Per la Chiesa primitiva il significato era uguale e indicava da una parte l’intervento del Padre per glorificare Gesù che aveva realizzato la missione che lui gli aveva affidata e dall’altra che Gesù, essendo il Figlio unigenito di Dio, ha realizzato la risurrezione e l’ascensione con la sua personale potenza divina. Possiamo tranquillamente pensare che il Padre e Gesù vanno d’accordo e agiscono insieme. Quanto al fatto se poteva restare tra noi, invece di salire al cielo, devo chiarire una cosa. L’ascensione non significa che Gesù se ne è andato, ma solo che non è visibile. In realtà lui è sempre in mezzo a noi, anche se non lo vediamo; e l’Eucaristia è proprio il segno della sua presenza costante nella Chiesa e nella vita di ciascuno di noi. E allora mentre festeggi l’Ascensione, puoi essere contenta che Gesù non ti lascia mai sola.

Buona domenica. 

6° Domenica di Pasqua - 13 maggio 2012

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni - 15, 9-17
 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri». .

Parola del Signore.


Domande

Sono proprio belli i passi del vangelo di queste domeniche! E mi piace che oggi Gesù parli di amici. Anch'io ho tanti amici e per alcuni davvero mi butterei nel fuoco.... ma che vuol dire quando Gesù dice che saremo amici se facciamo quello che ci comanda? non mi piacciono gli ordini! non siamo liberi? e perché dice che ci ha scelti lui?

Risposta

Puoi immaginare quanto io tenga a questo brano, se ti dico che l’ho scelto per la mia ordinazione: non si finisce mai di approfondirlo e di collegarlo alla vita di ogni giorno. Se proviamo a sbirciare il gruppo nel Cenacolo quella sera, sicuramente possiamo vedere Gesù che parla a cuore aperto con i suoi amici, sapendo che era l’ultimo colloquio che faceva con loro e che essi avrebbero trovato molte difficoltà durante la passione. Così Gesù con un grande affetto comunica loro le cose più importanti che non dovevano mai dimenticare. L’amicizia. Per prima cosa prova a far capire loro in che maniera lui si comporta da amico nei loro confronti: desidera con tutto se stesso che loro si vogliano davvero bene e chiede di imparare da lui come ci si ama da veri amici. Primo. Lui è disposto a dare la vita e lo ha fatto nei tre anni che è stato con loro, perché dare la vita per lui non significa solo morire sulla croce, ma comunicare tutto il bene possibile ogni giorno mettendo al primo posto non se stesso ma l’amico. Secondo. Lui ha comunicato ai suoi amici tutto di sé, non ha conservato nulla per sé, è arrivato a comunicare loro anche il suo rapporto intimo con Dio suo Padre, per far capire loro che il Padre li ama come ama lui, suo Figlio fin dall’eternità, e vuole che anche tutti loro siano suoi figli. Per questo Gesù è venuto nel mondo. E arriviamo al ‘comando’. La frase: “Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando”, presa in sé e staccata dal contesto, fa nascere più di una perplessità sul tipo di amicizia che si vuole impostare. Ma Gesù ha già detto prima qual è il suo comando: “che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi”. Allora il comando di Gesù non è qualcosa che serve a lui, né ci rende semplici esecutori dei suoi ordini, ma ci fa capire che non si può essere amici di Gesù, senza essere e vivere da figli di Dio e da fratelli degli altri. Perciò questo comando, lungi dal toglierci la libertà, ci conduce alla vera libertà perché ci invita a vivere ed esprimere tutto il meglio che c’è in noi: l’amore vero verso Dio e verso i fratelli. In questa stessa linea va compresa l’altra frase: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi”. Infatti anzitutto dice semplicemente come sono andate le cose: è vero che è stato Gesù a scegliere gli apostoli; poi dice anche che nei rapporti con Gesù e con il Padre non può esserci un nostro primato, basta pensare al primissimo dono che è quello della vita. Questo però non sminuisce la grandezza e la bellezza della risposta che ciascuno di noi è invitato a dare alla proposta di Gesù di diventare suo discepolo e suo amico. È il rapporto stretto con lui che ci permette poi di portare il frutto che non si può perdere e rimane fino alla vita eterna: solo l’amore è capace di andare al di là della morte. Scusami se sono stato un po’ lungo, ma spero che la meditazione di queste parole di Gesù ci faccia crescere nell’amicizia con lui.

Buona domenica. 

5° Domenica di Pasqua - 6 maggio 2012

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni - 15, 1-8
 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Parola del Signore.


Domande

E' un bel brano, questo, mi piace molto, ma cosa vuol dire Gesù quando dice "rimanete in me"? che significa? e come si fa? Vorrei essere amica sua, ma a volte credo che chieda troppo, io ho tante cose da fare, tanti amici con cui stare...

Risposta

Anche a me piace molto questo brano, anzi, tutto il capitolo 15 del vangelo di Giovanni. Ogni volta che lo leggo scopro qualcosa di nuovo. E oggi le tue domande mi obbligano a vedere le parole di Gesù sotto una luce nuova. La metafora della vite e dei tralci credo che per te sia molto chiara, perciò non la riprendo. Ti faccio notare però che in questi 8 versetti le parole più ripetute sono: il verbo ‘rimanere’ 7 volte, poi ‘portare frutto’ 6 volte e ‘tralcio’ 5 volte. Comincio dal tralcio. È chiaro che per il cristiano l’essere ‘innestato’ in Cristo è questione di vita o di morte e l’innesto avviene con il battesimo. Gesù ci invita a renderci conto che attraverso lui noi riceviamo la vita stessa di Dio; se ci stacchiamo, perdiamo quella vita. Portare frutto. In pratica l’evangelista sottolinea che l’amore del cristiano non si ferma a lui in un godimento egoistico e fine a se stesso, ma è fecondo, produce frutti buoni per gli altri, e il frutto è solo uno: l’amore per i fratelli, come ha amato Gesù, fino alla capacità di dare la propria vita per gli amici. E arriviamo a ‘rimanere’. Il verbo greco utilizzato si può tradurre anche con ‘abitare’. Con questo verbo Gesù indica che il rapporto di amore tra lui e noi è intimo e totale: lui ‘abita’ in noi e noi ‘abitiamo’ in lui. Questa immagine dice sicurezza, rifugio, riposo, intimità, ospitalità, accoglienza incondizionata, amore fraterno e filiale, convivialità, scambio di vita e di amore… È un rapporto davvero speciale, unico… non è esagerata l’impressione che Gesù chieda troppo. Io però direi che chiede ‘tutto’. Non ti spaventare. Mi spiego. L’amore che lui chiede è anzitutto risposta all’amore che lui dà, perché lui è capace di dare tutto se stesso a ciascuno di noi, e poi è un amore che non si ferma a lui, ma si diffonde e attraverso lui raggiunge tutte le persone che incontriamo. È come se Gesù dicesse: se tu mi ami, dandomi tutto te stesso, sarai capace di amare davvero anche tutti gli altri. Perciò Gesù non ti toglie né il tempo né la gioia di fare tante cose e di stare con gli altri, ma ti dà un modo nuovo di vivere e di amare. Come si fa ad abitare in Gesù? Gesù aveva risposto già nel capitolo precedente: abita in lui chi crede in lui e ama i fratelli: tutto qui. Difatti chi crede in lui e ama gli altri diventa come lui e quindi può condividere la propria vita con lui. Io credo che tu già abiti in Gesù, oggi ti viene chiesto solo di esserne più consapevole.

Buona domenica. 

4° Domenica di Pasqua - 29 aprile 2012

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni - 10, 11-18
 

In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

Parola del Signore.


Domande

Pecore, lupi, recinti, gregge? Non mi piace essere paragonata ad una pecora dopo che faccio tanto per essere me stessa. Ma ti chiedo che senso ha per Gesù dare la vita se poi se la vuole riprendere... non so, mi sembra una cosa a metà. E non capisco perché il Padre lo ami per questo... Lo ama perché muore? Mah!

Risposta

Non dirmi che ti perdi di fronte a una parabola! Ti viene chiesto solo un piccolo sforzo per entrare in un mondo culturale un po’ lontano e trovare un tesoro spirituale che è a tua disposizione. Il popolo di Israele ha nelle sue radici culturali e religiose il mondo pastorale. Abramo, Mosè, Davide erano pastori e quando Dio nel Primo Testamento ha voluto annunciare la venuta del Messia e dare al popolo alcune sue caratteristiche, ha utilizzato naturalmente l’immagine di un pastore, completamente diverso da coloro che guidavano Israele facendo i propri interessi. Il profeta Ezechiele ne traccia un profilo bellissimo. E allora Gesù, collegandosi alle profezie antiche, si presenta come il pastore promesso da Dio e si descrive in un rapporto di guida affettuosa e amorevole verso gli appartenenti al nuovo popolo di Dio che siamo noi. È costretto anche a fare il paragone con i mercenari per due motivi: il primo è prendere le distanze dai Sommi Sacerdoti del suo tempo, che lo metteranno a morte; il secondo è offrirsi come modello a coloro che nella sua Chiesa avrebbero avuto la missione di guidarla. Perciò, lìberati dall’idea negativa della pecora e concentra la tua attenzione su Gesù che fa di tutto perché tu abbia una vita bella e piena. E ora proviamo a capire il senso del dono della vita. Per Gesù dare la vita significa anzitutto che lui accetta di morire per salvare noi. Con la sua morte ottiene da Padre il perdono per tutti gli uomini. Ma dare la vita significa anche che offrendo la sua Gesù la regala a noi per farci vivere la sua stessa vita, cioè la vita di figli di Dio. Ora ci vuole un po’ di attenzione in più. Il Padre non è contento perché Gesù muore per mano degli uomini, perché questo è il più grande peccato che l’umanità possa commettere. Invece è contento che Gesù rimane fedele alla sua missione di far conoscere l’amore di Dio e di salvare l’umanità, anche quando deve passare attraverso la morte. Ma perché poi riprende la vita? Anzitutto non è la vita vecchia, ma è quella nuova, da risorto che non muore più. E poi deve riprendere la vita, perché la morte, come fine di tutto (così pensano in molti), non esiste e Gesù con la sua risurrezione, mostra a noi che neanche la nostra vita finisce per sempre, ma viene trasformata in vita eterna, come quella del Figlio di Dio. Non è bellissimo? A me pare che non ci sia nulla di più bello e straordinario della risurrezione di Gesù e della nostra. Buona domenica del Buon Pastore e dei suoi amici e amiche.

Buona domenica. 

3° Domenica di Pasqua - 22 aprile 2012

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Luca - 24, 35-48
 

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni»

Parola del Signore.


Domande

"Pace a voi", anche questa volta... ma perché Gesù risorto saluta così? E per quante volte i discepoli si spaventano di vedere Gesù? Non era già apparso molte volte? E perché adesso si mette a mangiare pesce? Non hai detto che è risorto e quindi non è proprio come noi? E dov'è che sta scritto che "il Cristo patirà ecc."? Allora se era tutto scritto perché tanti problemi? chi leggeva la Bibbia doveva sapere tutto... Mi sa che questi apostoli non erano poi così intelligenti...

Risposta

Giustamente ci può essere un po’ di confusione, perché nel periodo di Pasqua leggiamo diversi vangeli. Proviamo a mettere un po’ di ordine. Abbiamo letto già le apparizioni di Gesù risorto raccontate da Giovanni. Luca, che leggiamo oggi, racconta le cose un po’ diversamente: le donne che vanno al sepolcro vedono e ascoltano due angeli, ma quando vanno a riferire il tutto agli apostoli non vengono credute; Gesù appare ai due discepoli sulla strada di Emmaus i quali, dopo averlo riconosciuto, tornano a Gerusalemme e raccontano la loro esperienza, ma lì vengono a sapere che Gesù era già apparso a Pietro. Mentre si raccontano tutte queste cose, Gesù si presenta a tutti. Perciò nel racconto di Luca questa è la prima apparizione di Gesù al gruppo. Il suo saluto, "Pace a voi", era una formula normale, naturalmente dopo la risurrezione acquista un sapore e un valore speciali ed esprime il desiderio di Gesù di offrire agli amici i suoi doni da risorto. Luca con il racconto di questa apparizione fondamentalmente vuole dimostrare due cose: che è risorto e che è proprio Gesù in persona. Ora, a parte Pietro e i due di Emmaus, nessuno l’aveva visto, perciò lo spavento di tutti gli altri e il pensiero che fosse un fantasma rappresentano i dubbi e le difficoltà che avevano loro e che possiamo avere anche noi di fronte a un fatto così straordinario e strano come la risurrezione di Gesù. E Gesù stesso sottolinea i dubbi e le difficoltà prima di risolverli. Mostra le ferite della crocifissione, si lascia toccare e mangia del pesce. Che fosse morto lo sapevano tutti; apparire all’improvviso, vivo, significa che è un Gesù ‘nuovo’; farsi toccare in carne ed ossa significa che è lo stesso Gesù che avevano conosciuto. Novità e continuità insieme: è questa la bellezza e la verità della risurrezione di Gesù. Con questo Luca pensa di rispondere ai dubbi e alle domande dei cristiani per i quali scrive. Quindi Gesù provvede a fare due cose importantissime. La prima: spiegare ai discepoli come leggere e comprendere il Primo Testamento. La passione, la morte e la risurrezione erano annunciate, ma non erano facilmente comprensibili. Se Leggi il capitolo 53 del profeta Isaia ti accorgi che è così. Tutti quelli che studiavano la Bibbia alle profezie davano i significati più diversi. Ma una volta che si sono realizzate in Gesù è diventato facile capirle, Gesù le ha spiegate ai discepoli e i primi cristiani hanno fatto a gara a trovare nel Primo Testamento tutto ciò che si riferiva a Gesù. La seconda: Gesù affida ai discepoli la missione di portare in tutto il mondo l’annuncio della salvezza che lui ha realizzato per tutta l’umanità. Come puoi vedere, non è che gli apostoli fossero poco intelligenti, era difficile per tutti. Però devi ammettere che gli apostoli, dopo che hanno capito, hanno speso la vita per Gesù e per gli altri. Magari facessero così tutti i cristiani… e noi due?

Buona domenica. 

2° Domenica di Pasqua -15 aprile 2012

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni - 20, 19-31
 

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Parola del Signore.


Domande

A me questo Tommaso piace! Non per niente, ma chi ci crede se viene uno e ti dice che è risorto? E invece i suoi compagni lo rimproverano e lo prendono pure in giro... ma non mi pare che loro avessero creduto così su due piedi. E poi, spiegami, Gesù parla solo con i preti o tutti possiamo perdonare i peccati? Questa è una curiosità: il corpo di Gesù Risorto è come il nostro? Si può toccare, abbracciare?

Risposta

Potrebbe anche essere vero che qualcuno dei discepoli abbia “preso in giro” Tommaso, ma il vangelo non lo dice, possiamo essere più sicuri che ci siano rimasti male dell’incredulità di Tommaso. È un apostolo simpatico a tutti, perché sembra dire le stesse cose che diremmo noi, anzi sembra il nostro ‘gemello’, dato che Dìdimo significa proprio gemello. Qualche ragione, come giustamente dici tu, Tommaso ce l’ha, per questo il Signore non si offende e lo accontenta. Era anche lui un apostolo, doveva essere anche lui testimone della risurrezione per predicarlo agli altri, anche lui doveva perdonare i peccati a nome di Gesù, per questo doveva anche lui vederlo personalmente. Magari ha esagerato un po’ con la pretesa di mettere il dito nelle ferite di Gesù. Ma perché Giovanni dà tanta importanza a questo episodio che gli altri evangelisti non raccontano? Certamente lo fa per incoraggiare alla fede tutti noi che non vediamo personalmente Gesù, e per dirci che la fede dei cristiani poggia sulla testimonianza degli apostoli che hanno visto e toccato Gesù risorto. La scena in cui Gesù invita Tommaso a toccarlo è stupenda: lui, che voleva molto bene a Gesù, quando se lo vede davanti e si sente dolcemente rimproverato perché non ha creduto alla testimonianza dei suoi amici, non sa fare altro che gridare la sua fede con un’espressione che tanti cristiani hanno ripetuto e ripetono lungo la storia: “Signore mio e Dio mio!”. Il vangelo non dice che Tommaso abbia messo le dita nelle ferite di Gesù, ma dice chiaramente che il corpo di Gesù è visibile, tangibile: gli apostoli lo hanno toccato, Maria Maddalena gli ha abbracciato i piedi, Luca racconta che ha mangiato una porzione di pesce…; è anche vero però che è un corpo ‘risorto’, che non è sottomesso alle leggi di questo mondo, dato che si presenta a porte chiuse e sparisce senza camminare. E veniamo al perdono dei peccati. È un tema molto delicato che il vangelo affronta in maniera chiara. Solo Dio può perdonare i peccati, cioè le offese che lo toccano direttamente o indirettamente (fare del male a una persona è offesa a Dio, quindi peccato che richiede il suo perdono). Gesù rivendica a sé questo potere, perché è figlio di Dio e quindi Dio lui stesso. Perché noi potessimo avere l’esperienza di sentirci dire “io ti perdono tutti i tuoi peccati”, Gesù ha consegnato il suo potere di perdonare agli apostoli, che poi lo hanno trasmesso ai loro successori, i vescovi, i quali lo conferiscono anche ai loro collaboratori, i preti. Perciò anche gli Apostoli, i vescovi e i preti non perdonano i peccati a nome proprio, possono farlo solo a nome di Dio. Tutti noi cristiani però non siamo esclusi dalla capacità di perdonare, anzi siamo invitati espressamente da Gesù a farlo, imparando da Dio: possiamo perdonare tutte le offese che sono fatte a noi e ci toccano direttamente o indirettamente (anche noi siamo offesi se qualcuno fa del male a un nostro fratello). Credo che Gesù col vangelo di oggi ci regala la sua pace, ci invita a perdonare e a credere non solo nella sua risurrezione, ma anche nella nostra.

Buona domenica. 

1° Pasqua di Risurrezione - 8 Aprile

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco - 16, 1-7
 

Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salòme comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”».

Parola del Signore.


Domande

Non so che dire... dov'è finito Gesù? perché non si fa trovare? è sparito e lascia le sue amiche sole. E i discepoli dove sono? non dico gli altri che se l'erano filata, ma neanche Giovanni... come posso credere a questa resurrezione senza nessuna certezza? c'è uno che dice che è un angelo (boh?)… non capisco perché faccia tanta paura... e perché poi dovremmo dargli retta?

Risposta

Le tue domande sono taglienti, ma non mi meraviglio. Infatti, parlare della risurrezione di Gesù solo di fronte ai pochi versetti di oggi è alquanto difficile. Proverò un po’ ad allargare il discorso. Anzitutto bisogna tener presente che chi legge il vangelo è già cristiano e ha già ricevuto l’annuncio della risurrezione di Gesù nella sua completezza, mettendo insieme profezie, passione, morte, risurrezione, sepolcro vuoto, apparizioni di Gesù ai discepoli e ascensione al cielo. Questo racconto è molto scarno, ma suppone i tre annunci della risurrezione che Marco ha dislocato nel vangelo, chi li ha letti sa che si realizzano in questo momento. Mi sembra anche abbastanza comprensibile il fatto che Gesù non voglia fare nulla di spettacolare… per lasciare a bocca aperta le donne, le quali sicuramente si sarebbero spaventate (già di fronte all’angelo si spaventano perché si rendono conto che è qualcosa al di fuori dell’ordine naturale e all’inizio non sanno se è una cosa buona per loro o no). Invece Gesù semplicemente fa annunciare ad un angelo che è risorto e che manterrà la promessa di incontrare i suoi discepoli in Galilea. Infatti per Marco la missione di Gesù inizia e si conclude in Galilea, la terra in cui già convivono ebrei e pagani, quasi un simbolo della Chiesa al tempo in cui Marco scrive. Nella risurrezione i discepoli sono assenti. Sai già che nel vangelo di Marco i discepoli non fanno una figura molto bella. Alla conclusione essi sono assenti e le donne (continua il vangelo), dopo l’incontro con l’angelo, non riferiscono il messaggio ai discepoli. Sembra abbastanza chiaro che Marco stia dicendo ai cristiani che l’unico modello è Cristo e solo lui bisogna seguire, non i suoi discepoli, anche se la loro testimonianza sulla risurrezione di Gesù è decisiva per la fede, altrimenti noi nemmeno sapremmo che Gesù è risorto. La nostra fede allora non si poggia solo sulle parole dell’angelo alle donne, quello è solo l’inizio, poi Gesù è apparso ai suoi amici e ha affidato loro il compito di annunciare il vangelo in tutto il mondo e a tutti i popoli. La cosa più significativa che i discepoli hanno fatto, dopo aver raccontato la loro esperienza di Gesù, è quella di aver dedicato tutta la loro vita, fino al martirio, per diffondere la bella notizia che Gesù è risorto e quindi anche noi siamo destinati alla vita eterna. Per chiudere: Gesù non lascia solo nessuno, ha un modo tutto suo di rendersi presente… e quando tu preghi col cuore te ne puoi accorgere personalmente. Buona Pasqua.

Buona domenica. 

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Domeniche del tempo di Quaresima

Domenica delle Palme - 1° Aprile

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco - 15, 1-39
 

Al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò: «Tu sei il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito. A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. Pilato rispose loro: «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo: «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Ma essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo. Costrinsero a portare la croce di lui un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra. Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano. Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!».

Parola del Signore.


Domande

Io ho tante contestazioni da fare su come fa Gesù, su quanto è complicato capire cosa voglia, sugli evangelisti che non spiegano, però quando leggo la sua passione, non so... mi sento dentro qualcosa che non so spiegare... è come se tutto fosse esagerato, troppo violento rispetto a quello che Gesù ha detto e fatto: le torture, Giuda che lo tradisce, Pietro che lo rinnega... perché? E i Romani... a scuola ci insegnano che erano maestri di civiltà, politici raffinati… come mai si fanno strumentalizzare dai capi ebrei? E Gesù… perché accetta di morire? Sapeva… non poteva scappare? e perché poi non risponde? io avrei gridato ai quattro venti le mie ragioni, mi sarei difesa... non capisco: non bisogna difendersi quando ci accusano ingiustamente? Mi piace molto il centurione, mi sembra l'unico che abbia capito qualcosa...

Risposta

Hai ragione, è tutto esagerato. Quello che è avvenuto è molto di più di ciò che gli evangelisti riescono a raccontare, noi ci dobbiamo accontentare di quanto hanno scritto, ma nella riflessione e nella preghiera possiamo andare oltre. Sembra proprio che da quando Gesù è stato arrestato si siano scatenate le violenze più feroci e ingiuste. Marco ci presenta nella passione un Gesù innocente, consegnato prima ai capi giudei, poi a Pilato e quindi ai soldati, tradito, abbandonato e rinnegato dai suoi amici, umiliato, flagellato, crocifisso. Non si ribella, non si difende, accetta tutto. E sulla croce grida due volte: la prima per chiedere al Padre perché lo ha abbandonato e la seconda per lasciare questa vita. In fondo un uomo debole, che però viene riconosciuto figlio di Dio da un pagano, proprio per come ha affrontato la passione e per come è morto. Cosa vuol dire tutto questo? È una sequenza di avvenimenti al buio. Ma se il centurione è riuscito a illuminarli, possiamo farlo anche noi. Ciò che c’è dentro i fatti è la salvezza dell’umanità, tua e mia, realizzata da Gesù in una maniera assolutamente diversa da come chiunque si sarebbe aspettato. La causa della morte di Gesù sono i peccati di tutta l’umanità, da Adamo all’ultimo uomo. L’attore principale delle violenze è l’avversario di Dio e dell’uomo, che si serve di tutti quelli che si sono lasciati convincere da lui, per tentare di eliminare il figlio di Dio. Gesù questo lo sa benissimo, sa che deve prendere su di sé i nostri peccati, sa che questo vuol dire anche che lui, innocente e obbediente al Padre, deve fare l’esperienza delle conseguenze del peccato. Per questo sulla croce si sente abbandonato da Dio: certamente, avendo preso i peccati di tutti gli uomini, in quel momento lui è l’uomo più lontano da Dio. Gesù sa benissimo anche che il Padre lo ama, è contento della sua obbedienza, è contento che lui voglia salvare tutti i suoi fratelli peccatori, e quindi certamente, grazie al suo sacrificio, perdonerà tutti gli uomini. Gesù sa anche che non difendendosi, accettando la passione e la morte, mostrerà a tutti fino a che punto arriva l’amore di Dio e cosa vuol dire amare davvero e perdonare non solo gli amici ma anche i nemici. Sai benissimo anche tu che Gesù poteva scappare, difendersi, perfino annientare quelli che gli facevano del male, ma, se lo avesse fatto, noi oggi di cosa parleremmo? Di un Dio che somiglia ai potenti di questo mondo, solo più forte e immortale. Non erano così le divinità greco-romane? Invece un centurione (anche a me piace molto) ha capito che il vero figlio di Dio è completamente diverso: non toglie la vita, dà la propria perché tutti i peccatori possano comprendere, convertirsi, diventare figli di Dio e godere per sempre con lui in paradiso. Tu fai bene a difenderti quando ti accusano ingiustamente, tuttavia da Gesù possiamo imparare a perdonare tutti, anche se a volte è proprio difficile. Magari può diventare un po’ più facile se pensiamo che con i nostri peccati abbiamo fatto soffrire il Signore e che lui non ci pensa due volte a perdonarci. Ci fa bene, ogni tanto, guardare Gesù in croce e dirgli grazie. Buona festa delle Palme.

Buona domenica. 

5° Domenica - 25 Marzo

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni - 3, 14-21
 

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

Parola del Signore.


Domande

Chi è e da dove spunta Nicodemo? Deve essere uno molto dotto se Gesù gli parla così: io non ci ho capito niente... ti dico solo alcune parole, poi fai tu: serpente, innalzare, andare perduto, condannare, giudizio, luce, tenebre, fare la verità - ma la verità non si dice? … di che parla il vangelo oggi? e… chi incontrava Gesù riusciva a capirlo?

Risposta

Capire il vangelo a noi qualche volta può risultare difficile. Ma ti puoi tranquillizzare: Gesù aveva una capacità comunicativa straordinaria: la gente lo capiva e per questo lo seguiva e stava ad ascoltarlo anche per ore, dimenticandosi persino di mangiare. I discorsi più difficili li fa agli apostoli, che li capiranno dopo la risurrezione di Gesù. Ma noi non ascoltiamo i discorsi di Gesù, leggiamo invece quello che hanno raccolto gli evangelisti, i quali scrivevano per i cristiani, che i discorsi li avevano già sentiti molte volte e quindi capivano bene. E veniamo a Nicodemo. Certo, vederselo comparire così, solo col nome… Gesù ha avuto con lui un colloquio, di cui ci parla solo Giovanni, il quale lo presenta come un capo tra i Giudei. Sente parlare di Gesù (forse lo ascolta anche lui stesso), ne rimane incuriosito e lo va a trovare, di notte, per conoscerlo un po’, ma di nascosto dai suoi colleghi per non farsi criticare. Gesù gli parla di una rinascita, che lui non ha capito bene, però i cristiani sì, perché sapevano che il battesimo è una nuova nascita nello Spirito. Gesù poi allarga il discorso e parla di sé e di quello che è venuto a fare nel mondo. Noi non siamo abituati a parlare con i simboli e abbiamo qualche difficoltà. Provo a rendere il discorso più semplice. Gesù dice che Dio Padre vuole salvare il mondo e per questo ha mandato Gesù. Salvare vuol dire far sapere agli uomini che sono figli di Dio e che Dio vuole donare loro la sua stessa vita, quella eterna. Come avverrà questo? Gesù sarà innalzato sulla croce (Mosé nel deserto, su indicazione di Dio, aveva fatto un serpente di bronzo e lo aveva posto in alto: chi veniva morso da un serpente, se guardava quello di bronzo, non moriva avvelenato) e donando la vita diventerà il salvatore del mondo. Per diventare figli di Dio bisogna credere in Gesù. Purtroppo non tutti credono in lui, e chi non crede si condanna da solo a non condividere la vita con Dio e godere la gioia eterna, ma resterà lontano da lui, questo vuol dire ‘andare perduto’. Le parole ‘giudizio’ e ‘condanna’, indicano che alla fine ci sarà una netta separazione tra chi ha creduto in Gesù e chi no. Per spiegare questo Giovanni usa i simboli della luce e delle tenebre, identificandoli rispettivamente con il bene e il male. Naturalmente ciò che è nella luce è visibile a tutti, ciò che è nelle tenebre rimane nascosto e agisce nell’ombra. Quanto al ‘fare’ la verità: è un concetto molto caro a Giovanni: dice che chi conosce la verità (più avanti dirà che Gesù è la verità) sceglie e agisce secondo quello che ha insegnato il Signore. Come vedi questo brano, in effetti un po’ difficile, è una piccola sintesi di tutto il vangelo e spero che ora per te sia diventato un po’ più chiaro, ma soprattutto che ti rinnovi il desiderio, alla luce del sole e non di nascosto come Nicodemo, di conoscere di più Gesù e di ‘fare la verità’.

Buona domenica. 

4° Domenica - 18 Marzo

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni - 3, 14-21
 

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

Parola del Signore.


Domande

Chi è e da dove spunta Nicodemo? Deve essere uno molto dotto se Gesù gli parla così: io non ci ho capito niente... ti dico solo alcune parole, poi fai tu: serpente, innalzare, andare perduto, condannare, giudizio, luce, tenebre, fare la verità - ma la verità non si dice? … di che parla il vangelo oggi? e… chi incontrava Gesù riusciva a capirlo?

Risposta

Capire il vangelo a noi qualche volta può risultare difficile. Ma ti puoi tranquillizzare: Gesù aveva una capacità comunicativa straordinaria: la gente lo capiva e per questo lo seguiva e stava ad ascoltarlo anche per ore, dimenticandosi persino di mangiare. I discorsi più difficili li fa agli apostoli, che li capiranno dopo la risurrezione di Gesù. Ma noi non ascoltiamo i discorsi di Gesù, leggiamo invece quello che hanno raccolto gli evangelisti, i quali scrivevano per i cristiani, che i discorsi li avevano già sentiti molte volte e quindi capivano bene. E veniamo a Nicodemo. Certo, vederselo comparire così, solo col nome… Gesù ha avuto con lui un colloquio, di cui ci parla solo Giovanni, il quale lo presenta come un capo tra i Giudei. Sente parlare di Gesù (forse lo ascolta anche lui stesso), ne rimane incuriosito e lo va a trovare, di notte, per conoscerlo un po’, ma di nascosto dai suoi colleghi per non farsi criticare. Gesù gli parla di una rinascita, che lui non ha capito bene, però i cristiani sì, perché sapevano che il battesimo è una nuova nascita nello Spirito. Gesù poi allarga il discorso e parla di sé e di quello che è venuto a fare nel mondo. Noi non siamo abituati a parlare con i simboli e abbiamo qualche difficoltà. Provo a rendere il discorso più semplice. Gesù dice che Dio Padre vuole salvare il mondo e per questo ha mandato Gesù. Salvare vuol dire far sapere agli uomini che sono figli di Dio e che Dio vuole donare loro la sua stessa vita, quella eterna. Come avverrà questo? Gesù sarà innalzato sulla croce (Mosé nel deserto, su indicazione di Dio, aveva fatto un serpente di bronzo e lo aveva posto in alto: chi veniva morso da un serpente, se guardava quello di bronzo, non moriva avvelenato) e donando la vita diventerà il salvatore del mondo. Per diventare figli di Dio bisogna credere in Gesù. Purtroppo non tutti credono in lui, e chi non crede si condanna da solo a non condividere la vita con Dio e godere la gioia eterna, ma resterà lontano da lui, questo vuol dire ‘andare perduto’. Le parole ‘giudizio’ e ‘condanna’, indicano che alla fine ci sarà una netta separazione tra chi ha creduto in Gesù e chi no. Per spiegare questo Giovanni usa i simboli della luce e delle tenebre, identificandoli rispettivamente con il bene e il male. Naturalmente ciò che è nella luce è visibile a tutti, ciò che è nelle tenebre rimane nascosto e agisce nell’ombra. Quanto al ‘fare’ la verità: è un concetto molto caro a Giovanni: dice che chi conosce la verità (più avanti dirà che Gesù è la verità) sceglie e agisce secondo quello che ha insegnato il Signore. Come vedi questo brano, in effetti un po’ difficile, è una piccola sintesi di tutto il vangelo e spero che ora per te sia diventato un po’ più chiaro, ma soprattutto che ti rinnovi il desiderio, alla luce del sole e non di nascosto come Nicodemo, di conoscere di più Gesù e di ‘fare la verità’.

Buona domenica. 

3° Domenica - 11 Marzo

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni - 2, 13-25
 

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo

Parola del Signore.


Domande

Quindi anche Gesù si arrabbia... bene, allora non sono solo io che a momenti spaccherei tutto... ma perché poi se la prende tanto? Cos'è "il tempio del suo corpo"? non è che poi i Giudei avessero torto a dire quello che dicevano... neanche gli apostoli hanno capito… è proprio misterioso Gesù, non capisci mai che vuole, non è diretto... E poi, se non si fida degli uomini, perché fa tanti "segni"?

Risposta

La liturgia lascia il vangelo di Marco e si sposta su quello di Giovanni. E qui ci sono problemi nuovi. Si capisce ancora di meno, linguaggio diverso, simboli… Però, una volta capito, hai proprio l’impressione che Giovanni ti permette di dare uno sguardo a quello che Gesù si porta dentro il cuore. Dobbiamo fare un piccolo sforzo: più che interrogarci su cosa ha fatto e detto Gesù e perché, dobbiamo domandarci cosa vuol dirci Giovanni con questo racconto su Gesù. Intanto ti faccio notare che mentre Matteo, Marco e Luca mettono questo episodio alla fine del vangelo, Giovanni lo situa all’inizio. Come mai? Vuole impostare il motivo del contrasto di Gesù con i Giudei attorno al tempio, che si presta benissimo a fare da simbolo del corpo di Gesù, che l’evangelista presenta come il vero tempio, quello in cui Dio abita davvero. E arriviamo alla tua reazione. Questo racconto evangelico non può funzionare da giustificazione per le nostre arrabbiature, perché Gesù non ha perso la pazienza ma ha fatto un gesto da profeta. Difatti di fronte allo spettacolo del tempio trasformato in un mercato, Gesù si siede e si confeziona pazientemente una sferza di cordicelle, solo dopo crea quel trambusto. Gesù in verità è indignato perché la preghiera, che è un atto spirituale, è stato trasformato in un gesto materiale legato al denaro, quasi che per incontrare Dio ed essere ascoltati sia necessario il regalo di un animale. Il suo è un gesto da profeta perché colpisce duramente il sistema economico del tempio e non si limita a un insegnamento orale, ma viene rafforzato da un’azione che non è facile dimenticare. Se l’è presa tanto Gesù perché in questo modo viene presentato un volto falso di Dio, suo Padre, e si alimenta nel popolo una religiosità non autentica. La sua provocazione ‘spettacolare’ mira ad una reazione spirituale da parte dei Giudei. Non ci sarà da parte dei capi. Un profeta, così era nel Primo Testamento, doveva presentare le sue credenziali, e i gestori del tempio, gliele chiedono. Gesù dà una risposta enigmatica per i Giudei, i quali non intendono il senso spirituale e quindi danno una risposta scettica. Nota che a Giovanni non interessa come va a finire questo episodio sul piano pratico (arresto per disturbo, multa…?), ma approfitta per portarsi sul piano della conoscenza di Gesù: dopo la risurrezione gli apostoli capiranno che Gesù con quella risposta stava proprio annunciando che i Giudei avrebbero distrutto il suo corpo sulla croce ma lui lo avrebbe fatto risuscitare il terzo giorno. Non solo, ma che dopo la risurrezione per incontrare Dio non si doveva più passare attraverso il tempio di Gerusalemme (definitivamente distrutto dai Romani nel 70), ma attraverso Gesù. È questo il segno che Gesù dà, mentre i Giudei forse volevano un miracolo. E allora l’evangelista ci regala un’annotazione per metterci sulla strada giusta riguardo alla fede in Gesù. Molti lo seguivano a motivo dei miracoli, ma Gesù sa bene che questo tipo di fede alle prime difficoltà svanisce. Giovanni a questo punto sta parlando proprio ai cristiani e quindi anche a noi: Gesù conosce bene quello che abbiamo nel cuore, perciò non dobbiamo cercarlo o seguirlo per i miracoli ma perché lui ci porta la verità e ci fa entrare nella famiglia di Dio, come suoi veri figli. Il discorso della fede quindi non è interessato, ma è strettamente legato all’amore. Per chiudere: se ti arrabbi, devi avere un motivo veramente giusto e devi controllare di avere dentro di te almeno la calma profonda. Come Gesù.

Buona domenica. 

2° Domenica - 4 Marzo

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco - 9, 2-10
 

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti..

Parola del Signore.


Domande

Ma stavolta è fantascienza pura! Che storia è questa, Elia e Mosè che parlano con Gesù (un’allucinazione degli apostoli spaventati?), vesti bianche da bucato in tv, trasfigurazione - che poi vai a vedere cos'è - e per finire, non se ne deve parlare... E perché Gesù si porta dietro Pietro, Giacomo e Giovanni se non per farsi vedere? Oggi è proprio difficile capire che cosa vuole dire il vangelo...

Risposta

Non so come consideri tu la ‘fantascienza’, ma, se vuoi, tutto quello che riguarda il mondo di Dio puoi definirlo così: infatti non fa parte delle nostre esperienze ‘scientifiche’, è tutta un’altra cosa e per noi è una ‘scienza’ non fantasiosa ma fantastica. Ora provo ad avvicinarmi con te in punta di piedi al vangelo che è stato raccontato e scritto da persone che per darci una ‘notizia fantastica’ hanno speso la vita. Marco con il suo vangelo vuole aiutare i cristiani a capire chi è quel Gesù nel quale ripongono tutte le speranze di salvezza, perché la loro fede sia solida e possano essere dei veri discepoli che seguono il loro Maestro e Signore. Si propone anche il compito di aiutarli a superare lo ‘scandalo’ della morte in croce. Pietro aveva riconosciuto che Gesù è il Messia, ma l’idea di Messia che avevano i discepoli non corrispondeva affatto a quella di Gesù. Così lui inizia a dire che avrebbe subito la passione e sarebbe stato ucciso, ma dopo tre giorni sarebbe risorto. Gli apostoli restano sconcertati soprattutto dalla parte riguardante la passione e la morte e la rifiutano. Gesù sa benissimo che la cosa non è facilmente digeribile, per questo decide di dare almeno ad alcuni di loro un segno che non possano dimenticare e che dia loro un po’ di coraggio e di fiducia. La trasfigurazione allora per Marco è un’esperienza straordinaria che fanno tre apostoli, i più vicini a Gesù. Il corpo umano è opaco, non brilla; sul Tabor il corpo di Gesù divenne luminoso (Matteo aggiunge che il suo volto brillò “come il sole”) e noi possiamo capire che in questo modo lui fa vedere, per un momento, la parte di sé che normalmente non si vede. Inoltre l’apparizione di Mosè ed Elia (il legislatore e il profeta), i rappresentanti più importanti della storia di Israele, che conversano con lui, fa capire ai discepoli che Gesù è più importante degli altri due. Come se non bastasse si presenta una nube, che nell’Esodo di Israele verso la Terra Promessa indicava la presenza di Dio in mezzo al popolo, e dalla nube Dio stesso dichiara che Gesù è suo figlio e ordina ai tre di ascoltarlo, cioè di fidarsi e di lasciarsi guidare perché quello che dice lui è la verità. Gli apostoli non hanno dimenticato questa esperienza, anche se continuano a non capire bene cosa Gesù voglia intendere con la parola ‘risurrezione’. Dopo la risurrezione, quando vedranno il corpo glorioso di Gesù, riusciranno a capire che con la trasfigurazione Gesù ha fatto vedere loro un po’ in anticipo come sarebbe stato il suo corpo da risorto. Ma perché ordina di non raccontarlo agli altri? Cerchiamo di capire. È possibile che Gesù credesse che per questi tre l’esperienza fosse positiva, ma che potesse indurre gli altri a confermarsi nell’idea di un Messia trionfatore in questo mondo, cosa che Gesù stava proprio cercando di contrastare. Gesù allora ha fatto vedere ai suoi tre amici quello che era e che era nascosto agli occhi del corpo… e a me questo racconto piace moltissimo, perché mi fa pensare che anche noi abbiamo dentro la luce dei figli di Dio, anche se non si vede. Ci vogliono gli occhi della fede… e mi sa che tu ce li abbia a 10/10.

Buona domenica. 

1° Domenica - 26 Febbraio

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 1,12-15
 

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

Parola del Signore.


Domande

Perché Gesù se ne va nel deserto, se sa che c'è satana a tentarlo? E per di più è lo Spirito che ce lo porta! Non ci ripetono sempre che non bisogna mettersi in situazioni "pericolose"? E questi angeli da dove sbucano? Scusa, ma non mi sembra verosimile. E poi questo vangelo è sempre più strano e pure sconnesso: salta di palo in frasca: mi spieghi che c'entra adesso Giovanni? e Gesù che fa, il suo sostituto? E poi il regno di Dio di cui parla Gesù dov'è?

Risposta

Resto ogni volta piacevolmente sorpreso dalla tua capacità di toccare i punti più significativi del brano evangelico. Naturalmente questo mi ‘costringe’ non solo di cercare risposte ‘consistenti’ e soddisfacenti, ma anche di approfondire per me il significato della Parola di Dio. Ancora una volta, grazie!

Sai già che per comprendere quello che Marco ci vuol dire dobbiamo fare riferimento a tre tempi: il Primo Testamento, la storia di Gesù, la vita della chiesa delle origini. Ma iniziamo dal contesto. Le tentazioni di Gesù sono collocate dopo il battesimo e prima della predicazione di Gesù. Nel battesimo è stato proclamato solennemente “Figlio di Dio”, nella predicazione annuncia la presenza del Regno di Dio e invita a credere in lui.

Qual è allora il senso delle tentazioni?

Cominciamo dallo Spirito. Marco sta proprio dicendo ai cristiani che non c’è bisogno che vadano a cercarsi le tentazioni (perciò hai ragione “che non bisogna mettersi in situazioni pericolose"), basta scontrarsi con le tentazioni e le persecuzioni nelle quali lo Spirito Santo ci fa trovare, perché in questi casi avremo a disposizione la sua forza per vincere. Gesù in tutta la sua vita è in contatto con lo Spirito Santo che lo guida e lo sostiene. Questo ci dice che davvero Gesù, oltre che figlio di Dio, è anche uomo come noi e ha bisogno della forza e della luce che gli vengono dallo Spirito Santo. Il deserto è il luogo in cui il popolo di Dio è stato tentato ed è stato sconfitto, perché non ha avuto totale fiducia in Dio. I quaranta giorni di digiuno invece ricordano Mosè che sul Sinai riceve da Dio le tavole della Legge e il profeta Elia che sullo stesso monte incontra Dio dopo aver camminato per quaranta giorni. Digiuno e deserto sono la cornice in cui Marco ci presenta Gesù come il Figlio che, tentato, non si lascia vincere, come il nuovo Mosè che porta la Legge definitiva di Dio e come il profeta che incontra Dio, lo conosce fino in fondo e, per questo, può farlo conoscere a noi. Perché gli angeli e le bestie selvatiche? Anche qui ci sono richiami del Primo Testamento che fanno capire ai cristiani che con Gesù è iniziato il tempo della pace nel mondo e nella natura e della pace fra il cielo e la terra, e cioè il superamento dei danni causati dal peccato dei nostri progenitori e anche di tutti gli uomini che sono venuti dopo.

Se non ti sembra verosimile è perché gli angeli noi non li vediamo. Ma, tu capisci che tutto ciò che riguarda il mondo di Dio ci sembra inverosimile, perché non cade sotto i nostro occhi. Tu però sai benissimo che può essere vero anche ciò che non vediamo e che l’azione di Dio, degli angeli e dei santi, che sono in paradiso, ogni tanto si fa visibile (pensa un po’ a certi miracoli che i medici considerano ‘impossibili’).

E finiamo col Battista. Marco ce lo ha presentato come colui che aveva la missione di preparare il popolo alla venuta del Messia, per questo chiedeva di pentirsi dei propri peccati. Il suo arresto (Marco, quando sarà arrestato Gesù, userà lo stesso verbo, stabilendo così un parallelo tra la morte del Battista e quella di Gesù) fa capire a Gesù che il compito del Battista è finito e lui deve cominciare la sua missione. La predicazione di Gesù è completamente diversa da quella di Giovanni. Lui dice che da ora in poi Dio stesso è presente nel mondo e inizia il suo regno, che non è un luogo ma un modo di pensare e di vivere nell’amicizia con Dio e nella fraternità tra gli uomini. Se questo è vero, allora tutti devono cambiare mentalità (“convertitevi” significa proprio questo) e devono credere a Gesù, senza perdere tempo.

In questo modo Marco fa arrivare fino a noi lo stesso invito e lo stesso dono che hanno avuto i primi cristiani, così noi non possiamo sentirci meno fortunati di loro che hanno visto Gesù e gli apostoli.

Buona domenica. 

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Domeniche del tempo Ordinario

7° Domenica - 19 Febbraio

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 2,1-12
 

Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola. Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati». Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua». Quello si alzò e subito prese la sua barella e sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».

Parola del Signore.


Domande

Ma come, la gente porta i malati a Gesù, fatica chissà come per metterglieli davanti perché li guarisca e lui cosa fa, gli perdona i peccati... sembra che si diverta a spiazzare tutti... Tu adesso dirai che non era un medico e non era venuto per guarire la gente, ma perché allora va in giro a guarire? E' proprio complicato da capire Gesù... tu gli chiedi una cosa e lui ne fa un'altra... forse per questo io non lo capisco. E poi, anche questa volta fa polemica! Non poteva limitarsi a fare il miracolo? Perché stuzzicare gli scribi che non avevano nemmeno parlato?

Risposta

Spesso per capire Gesù e il vangelo è necessario provare a mettersi nella testa di Marco, l’evangelista, e ricordarsi che scrive per i cristiani dopo 30 anni dalla morte di Gesù, che la comunità è sotto persecuzione da parte dei Giudei, che non c’erano registratori e telecamere.

Il racconto che leggiamo domenica fa parte di 5 racconti che gli studiosi definiscono ‘polemici’. In pratica Marco ha raccolto all’inizio della predicazione di Gesù i motivi di contrasto con i rappresentanti della religione ebraica e anticipa le accuse che porteranno Gesù sulla croce: si è fatto figlio di Dio e non rispetta la Legge di Mosé. Tutto questo è anche motivo della persecuzione; così i cristiani, leggendo la storia di Gesù, comprendono meglio quello che stanno vivendo con la ricchezza che possiedono e si incoraggiano per resistere nella persecuzione.

Intanto in questo episodio il primo a doversi sentire spiazzato è Gesù, che sta predicando in casa attorniato da una grande folla e prima si vede scoperchiato il tetto (non ti meravigliare, era fatto di materiali facilmente asportabili: creta e paglia), poi vede calare dall’alto un paralitico disteso su una barella. Ma lui non si scompone: fotografa la situazione, ha vicino a sé alcuni esperti della Legge, ha attorno una folla che pensa che la malattia è legata al peccato e decide cosa fare.

Anzitutto denunciare il male più grande che tiene l’uomo schiavo e incapace di fare il bene, e cioè il peccato, la mancanza di fiducia in Dio che produce l’allontanamento da lui. Poi far capire che lui viene da Dio e può fare le cose di Dio, cioè perdonare i peccati. Infine dare un segno visibile, perché tutti possano capire che ciò che lui dice è vero, e cioè guarire il paralitico.

Capisci allora che limitarsi a fare il miracolo era troppo poco e anche fuorviante. Lui, come dici tu, “va in giro a guarire” non per dimostrare di essere potente (la gente sembra cercare solo questo) ma per far capire che Dio è presente, si prende cura dei suoi figli e soprattutto li vuole salvare dalla schiavitù del peccato e dare loro la sua stessa vita, quella eterna.

Un dettaglio: una delle caratteristiche di Dio è che sa ciò che passa nel cuore e nei pensieri degli uomini e a lui non si può nascondere nulla. Gli scribi si nascondono a Gesù ma lui li scopre e li affronta pubblicamente per due motivi: primo, perché tutti si rendano conto che la sincerità del cuore è importante nel rapporto con Dio, i dubbi sinceri devono essere manifestati per ottenere una risposta chiara; secondo, perché loro, e anche i lettori che siamo noi, abbiano la possibilità di aprire il loro cuore alla realtà che Gesù porta, senza restare prigionieri di quello che sanno già e dei loro pregiudizi.

Nota le reazioni: la folla se ne va piena di entusiasmo, magari pure un po’ superficiale, gli scribi non si lasciano mettere in questione e alla fine dei 5 racconti ‘polemici’ di Marco, arriveranno alla decisione di uccidere Gesù. Ma non voglio che tu trascuri un particolare: Gesù loda la fede degli amici del paralitico. Noi abbiamo la possibilità con la nostra fede di ottenere la guarigione fisica e soprattutto spirituale dei nostri amici. Interessante, no?

Buona domenica. 

6° Domenica - 12 Febbraio

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 1,40-45
 

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Parola del Signore.


Domande

Ma perché Gesù fa così? prima è tutto sensibile e si fa impietosire da quel povero malato e poi lo caccia via... eppure poco prima lo ha guarito... e perché lo manda dal sacerdote? perché non deve dire niente che è stato guarito? io lo avrei gridato ai quattro venti! Che vuol dire "come testimonianza per loro"? Il vangelo quest'anno mi sembra sbrigativo, i fatti che racconta sembrano appunti, come se Marco non fosse stato presente a vederli. Che vuole dirci per esempio col brano di oggi? mi sembra un fatto qualsiasi...

Risposta

In effetti il vangelo di Marco, rispetto agli altri, è più stringato, direi essenziale. Tra l’altro è anche il più breve e il più antico (Matteo e Luca copiano letteralmente alcune cose da lui). Marco si concentra molto sulla identità messianica di Gesù, sulla sua missione, sul rapporto con i discepoli e sulla passione.

Ma questo di oggi non è un fatto qualsiasi. La guarigione di un lebbroso ha un valore simbolico molto forte, perché la lebbra nel Primo Testamento ha un forte legame con il peccato: si riteneva che fosse la punizione per qualche peccato particolarmente grave. Siccome poi comportava l’esclusione del poveretto dalla comunità, equivaleva alla morte sociale e religiosa. Questa guarigione per l’evangelista assume quindi il significato della vittoria di Gesù su ogni tipo di male. Il fatto poi di mandarlo dal sacerdote ha due motivazioni. La prima è sociale: era il sacerdote che aveva l’incarico di controllare l’effettiva guarigione e, in caso positivo, fornire al guarito il documento che gli consentiva di essere riammesso nella società civile e di poter tornare a frequentare la sinagoga e compiere i diversi riti religiosi. La seconda è teologica: i sacerdoti avrebbero dovuto capire che nell’azione di Gesù c’era Dio stesso, perché solo Dio poteva guarire qualcuno dalla lebbra.

Il comportamento di Gesù dopo il miracolo è certamente strano per noi. Una spiegazione plausibile potrebbe essere che lui fosse molto preoccupato di una propaganda che spingesse il popolo a considerarlo un Messia che prendesse il potere politico e militare e costruisse un regno potente contro i Romani. Marco, con i verbi che usa (avere compassione, ammonire severamente, scacciare), vuole mostrare da una parte la misericordia di Gesù verso gli emarginati e dall’altra la sua fermezza nel cercare di evitare fraintendimenti ed equivoci sulla sua missione (cosa che comunque avverrà).

La disobbedienza del guarito, che “grida ai quattro venti” il miracolo ricevuto, viene notata da Marco, mi sembra, con un certo compiacimento, perché è quello che dovrebbero fare tutti i cristiani, che da Gesù sono stati liberati dalla lebbra del peccato. Però a Gesù questa disobbedienza di fatto ha procurato fastidi, perché la voce si diffonde e tutti lo cercano non tanto per ascoltare la sua parola, quanto per ottenere o vedere i miracoli. È un po’ quello che succede oggi a tanti che si dicono cristiani e pretendono dal Signore che sia sempre pronto a risolvere le loro difficoltà e i loro problemi. Ma la fede è tutta un’altra cosa. Ne parleremo in seguito.

Buona domenica. 

5° Domenica - 5 Febbraio

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 1,29-39
 

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Parola del Signore.


Domande

Ma se Gesù andava in giro a guarire malati, perché poi non vuole che se ne parli? si nasconde? non capisco, prima si mette a guarire tutti, poi dice che è venuto per predicare: ma alla gente interessano i miracoli, no? E anche oggi, però allora guariva tanti malati e ora si fa pregare tanto e ne guarisce pochi. Come mai? E poi a sentire gli evangelisti gli indemoniati erano tantissimi al tempo di Gesù: non è che hanno esagerato? Che significa che i demoni lo conoscevano? Un'ultima cosa: mi colpisce che Gesù si alzi presto per pregare: se lui è Dio... chi pregava? E perché?

Risposta

Non sono gli evangelisti ad esagerare, mi sembra però che esageri un po’ tu con tutte queste domande… Però, te lo dico in un orecchio e non dirlo in giro, le tue domande mi piacciono molto e mi servono: mi costringono ad approfondire il vangelo e scopro sempre cose nuove e belle. Grazie. Cominciamo proprio dalle esagerazioni. Riguardo alle malattie e ai demoni dobbiamo capire la mentalità dell’evangelista che è immerso nella cultura ebraica del primo secolo. Allora si pensava che ci fosse uno stretto legame tra le malattie e gli spiriti del male (non solo gli ebrei!). Così Marco, quando scrive, a volte mette insieme malattie e possessioni diaboliche. Questo non vuol dire che lui non le distingua affatto; nel suo modo di scrivere spesso usa delle frasi che riassumono gli avvenimenti e qui dice genericamente “molti demòni”, non dice il numero. Evidentemente, essendosi diffusa la fama di Gesù, tutti coloro che avevano parenti o amici che mostravano certi sintomi ‘strani’ si affrettano a condurli da Gesù. Oggi la medicina ha fatto molti progressi, conosce i sintomi di malattie psicologiche o mentali e ha strumenti appropriati per curarle, anche se non sempre ci riesce. Non saprei dirti quanti posseduti ci siano oggi, ma di questo fenomeno puoi capire che non si fa pubblicità. In ogni diocesi ci sono dei sacerdoti (sono gli esorcisti), incaricati direttamente dal Vescovo, che hanno il compito di verificare i singoli casi e di pregare per la liberazione (Gesù dice che solo con la preghiera si può ottenere questa liberazione). Chiudiamo questo argomento: i demòni, essendo ‘spiriti’, sanno benissimo che Gesù è il Figlio di Dio, ma lui vuole essere conosciuto dalla gente per il bene che fa e per la verità che insegna e non per le frasi rabbiose dei demòni; per questo non li fa neanche parlare.

Un’altra cosa che Gesù vuole evitare è che ci si interessi solo ai miracoli (dici bene che anche oggi è lo stesso). Anche perché la gente non pensasse che il Messia fosse venuto per distruggere con i suoi poteri l’esercito dei Romani. Gesù invece dice chiaramente e in molti modi che è venuto per inaugurare il regno di Dio e cioè per cambiare il modo di pensare e di vivere degli uomini e delle donne: non devono più farsi guidare dall’orgoglio, dall’egoismo ma dall’amore per essere veri fratelli, figli di un unico Padre, destinati a condividere con lui la vita eterna. I miracoli che fa Gesù servono solo a far vedere che davvero Dio è con lui, ma lui sa bene che non sono i miracoli a convertire la gente, tant’è vero che i farisei hanno visto i miracoli, ma lo hanno crocifisso. La gente si converte quando decide di credere che davvero tutti siamo fratelli di Gesù e tra di noi e Dio è nostro Padre.

E oggi? Non sappiamo quanti sono gli interventi di Gesù per la guarigione delle persone, ma è anche vero che non si possono contare i ‘miracoli’ interiori. Ogni conversione del cuore è un miracolo dell’amore e noi non possiamo contarli. Certo, se noi consideriamo miracoli solo le guarigioni e pretendiamo che Gesù non faccia morire nessuno, vuol dire che non abbiamo capito niente di ciò che lui ci ha insegnato: la vita su questa terra ci serve per imparare ad amare e prepararci a entrare in Paradiso e nella mentalità del vangelo la vita è bella e va vissuta fino in fondo, nessuno deve desiderare o affrettare la conclusione di questa vita, ma neanche averne paura.

E finisco (la colpa della lunghezza non è mia, ma delle tue domande). Sembra che tu abbia l’idea della preghiera come richiesta a Dio di qualche cosa. Non è così. La preghiera è un dialogo di amore tra Dio e noi. Capisci allora che per Gesù è una necessità dialogare con il Padre per ascoltarlo, per comunicare quello che sta vivendo, per presentargli i suoi amici, per condividere con lui le difficoltà e i risultati della sua missione... Dovremmo imparare da Gesù a pregare anche quando non abbiamo nulla da chiedere.

Buona domenica. 

4° Domenica - 29 Gennaio

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 1,21-28
 

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Parola del Signore.


Domande

Gesù doveva essere un tipo strano, penso, se n'è accorta pure la gente del suo tempo... Che vuol dire che insegnava come uno che ha autorità e non come gli scribi? e perché è un insegnamento nuovo? Che significa questa storia dello spirito impuro? chi è? perché parla al plurale e di quale rovina parla? come mai chiama Gesù per nome? E poi, se Gesù fa una cosa buona, perché tutti sono presi da timore?

Risposta

Dire che Gesù fosse strano mi sembra riduttivo, certamente è unico… e questo la gente ha iniziato a percepirlo da subito.

L’evangelista Marco all’inizio del suo vangelo vuole dimostrare che la parola di Gesù contiene una forza incredibile, di cui la gente si rende conto: era abituata sentire le istruzioni degli scribi, esperti della Sacra Scrittura, ma le cose rimanevano come prima (credo che anche oggi tanti pensano la stessa cosa quando sentono parlare alcuni preti…), invece, quando Gesù parla, succede sempre qualcosa di importante sia dentro le persone che ascoltano (“sta parlando proprio a me”) sia nei fatti. In fondo la novità è proprio questa. Domenica scorsa, ti ricordi, 4 pescatori, solo per una parola di Gesù, hanno lasciato tutto e tutti subito e lo hanno seguito. In questo brano, viene riconosciuto come “il santo di Dio” (un modo per dire ‘figlio di Dio’) addirittura da alcuni demòni, i quali poi sono costretti, proprio dalla parola di Gesù, a lasciare libero il poveretto di cui si erano impadroniti.

Il fatto di scacciare i demòni è tipico nei vangeli e rappresenta uno dei modi attraverso i quali Gesù manifesta non solo la sua potenza, ma soprattutto la sua missione, che è quella di liberare l’umanità dalla schiavitù del peccato, che è anche schiavitù dallo spirito del male, il quale si manifesta in molte forme. Già il Primo Testamento parlava di demòni e di Satana, loro principe, come esseri spirituali che si contrappongono a Dio e tentano di allontanare gli uomini da lui, spingendoli al peccato. Sono definiti impuri non in riferimento alla dimensione sessuale, ma in quanto opposti alla santità di Dio, infatti ciò che è santo, quindi vicino a Dio, è puro, pulito e limpido, ciò che non è santo, quindi lontano da Dio o addirittura opposto a lui, è impuro, sporco e oscuro. La reazione di questi demòni è chiara: loro si rendono conto che Gesù è venuto per salvare l’umanità e quindi per togliere definitivamente a Satana il potere di dominare sugli uomini (è questa la rovina per i demòni).

È interessante notare che l’evangelista, dopo aver raccontato che nel battesimo Dio Padre aveva riconosciuto in Gesù suo figlio, ora fa riconoscere la stessa cosa dai demòni e permette loro di usare il nome di Gesù, perché esprime ciò che lui è e il suo potere, dato che ‘Gesù’ significa ‘Dio salva’. I demòni, quindi, riconoscono Gesù e il suo potere, ma lui rifiuta decisamente questo tipo di testimonianza: le persone devono credere in lui conoscendolo direttamente e non perché lo dicono i demòni. Per questo Gesù ordina loro di tacere! L’alternanza di singolare e plurale fa capire che questi spiriti sono diversi ma agiscono come se fossero uno solo. Naturalmente sono costretti a scappare non per paura ma perché non possono resistere di fronte a Gesù.

Il timore che prende le persone presenti, invece, è completamente diverso: si tratta del sentimento che la gente prova quando si rende conto di trovarsi di fronte a una manifestazione soprannaturale. In tutta la Bibbia ogni volta che la gente vede qualcuno o qualcosa che proviene da Dio, viene presa da quel timore che poi produce ascolto e conversione.

Mi sembra che questo vangelo sia davvero una bella notizia: Gesù è il più forte ed è amico nostro, perciò non dobbiamo avere paura di niente e di nessuno.

Buona domenica. 

3° Domenica - 22 Gennaio

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 1,14-20
 

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Parola del Signore.


Domande

Questi evangelisti a volte mi confondono: ma Pietro non aveva cambiato nome domenica scorsa? e oggi cambia mestiere? …pescatori di uomini… e che vuol dire? "Convertitevi e credete al vangelo"? ma l'avevano già scritto? Che significa ‘convertirsi’? E ora una domanda che mi frulla in testa da tanto tempo: di che vivono se tutti lasciano il lavoro e vanno dietro a Gesù? e per arrivare dove?

Risposta

È vero che un po’ ci confondono, ma bisogna avere pazienza e guardarli con attenzione. Domenica scorsa abbiamo letto un brano di Giovani, oggi leggiamo Marco. Tutti gli evangelisti dicono che Gesù ha dato un nome nuovo a Simone, ma non lo dicono tutti nello stesso momento e allo stesso modo: il racconto di Giovanni, il più bello, lo pone al primo incontro, gli altri più avanti, quando fanno l’elenco dei 12 apostoli.

Mi sono piaciute molto le tue domande sul lavoro e il guadagnarsi da vivere. Spero di chiarire un po’ la questione.

I primi apostoli che Gesù chiama sono tutti pescatori: era il lavoro più diffuso presso il lago di Tiberiade. E rendeva anche bene, come raccontano gli storici del tempo. Quando Gesù li invita decisamente a seguirlo, gli dà un’indicazione della missione che dovranno svolgere e usa una metafora legata al loro mestiere: pescatori di uomini allora vuol dire che, seguendo Gesù, impareranno a tirare fuori le persone dal peccato (simboleggiato dal mare) per salvarli. È un paragone carino ma un po’ paradossale, perché chi pesca i pesci li fa morire, gli apostoli che pescano gli uomini invece li salvano.

Ma se non lavorano più, chi li mantiene? Domanda molto intelligente in questo periodo di crisi economica. Il vangelo non dice molto su questo argomento, né ci autorizza a pensare che Gesù per sfamare se stesso e i suoi amici ogni giorno moltiplicasse pani e pesci o cambiasse l’acqua in vino. Luca, nel suo vangelo ci dice che tra i discepoli c’erano uomini e donne che mettevano a disposizione di Gesù parte dei loro beni. San Giovanni poi dice che c’era una cassa del gruppo e il cassiere era Giuda. Come si riempiva quella cassa? Nei suoi viaggi Gesù ha incontrato molte persone a cui ha fatto del bene, non solo i tanti guariti da malattie, ma anche i convertiti per la sua predicazione, come Zaccheo. È facile indovinare allora che ci fossero persone che mostravano la loro riconoscenza, facendo delle offerte in denaro, in cibo o in abbigliamento. I discepoli non sembra abbiano avuto problemi da questo punto di vista, ma siamo sicuri che non si sono arricchiti, se gli evangelisti raccontano che una volta per sfamarsi hanno dovuto raccogliere delle spighe di grano, che come pasto non è proprio il massimo.

E concludiamo con il primo annuncio che fa Gesù.

Con l’invito a convertirsi, Gesù continua la predicazione del Battista. Il verbo che l’evangelista usa in greco significa ‘cambiare modo di pensare’, cioè cambiare modo di vedere e interpretare la vita e conseguentemente cambiare il modo di vivere. In pratica Gesù invita rigettare la mentalità egoistica e orgogliosa di questo mondo e a ragionare e vivere credendo in Dio e nel suo insegnamento. Gesù dice anche: “credete nel Vangelo”. Se non era stato scritto nessun vangelo (il più antico è quello di Marco, scritto, sembra, prima del 60), Gesù con questa espressione invita a credere alla “bella notizia” (è questo il significato della parola greca) che lui sta portando, che, cioè, lui sta inaugurando il Regno di Dio e quindi sta iniziando a realizzare la salvezza di tutta l’umanità. In fondo la ‘bella notizia’ è proprio lui, in persona. E i discepoli che gli vanno dietro devono arrivare con Gesù fino alla sua esperienza della croce e della risurrezione, per diventare suoi collaboratori per la salvezza di tutti. Per loro seguire Gesù significherà arrivare fino ai confini del mondo conosciuto allora per annunciare la bella notizia della salvezza di tutti i popoli. Questo compito degli apostoli oggi ce l’abbiamo tutti noi cristiani, e anche tu nel tuo piccolo.

Buona domenica. 

2° Domenica - 15 Gennaio

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 1,35-42
 

In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

Parola del Signore.


Domande

Perché i discepoli di Giovanni seguono subito Gesù? e perché Giovanni lo chiama Agnello di Dio? A me questo nome non piacerebbe... Mi sembra strano che questo brano comincia con "In quel tempo", che non si sa quale sia, e poi dice l'ora precisa dell'incontro... perché? Che importava a quei due sapere dove abitava Gesù? e che ne sanno che è il Messia? Perché Gesù cambia nome a Simon Pietro? non lo conosceva nemmeno... E' strano ed enigmatico questo vangelo oggi!

Risposta

Credo che l’evangelista Giovanni considerasse questo racconto molto chiaro, visto anche che era lui uno dei due che seguì Gesù. Ma siamo a duemila anni di distanza e perciò abbiamo bisogno di alcune spiegazioni.

Il Battista aveva un gruppo di discepoli, che lui aveva formati all’attesa del Messia, e sapeva che, quando Gesù fosse arrivato, avrebbe concluso la sua missione. Sicuramente quando vede Gesù fa capire ai suoi amici che è il Messia che stavano aspettando. Ma quando Giovanni scrive il vangelo sono passati più di 50 anni dalla morte e risurrezione di Gesù e la comunità cristiana è cresciuta.

Tutti sapevano che Gesù aveva sostituito gli agnelli pasquali, che venivano sacrificati nel tempio per celebrare la liberazione dall’Egitto: con il suo sacrificio lui è diventato l’agnello di Dio che ha liberato l’umanità dalla schiavitù del peccato. Perciò l’evangelista, mettendo questa espressione sulle labbra del Battista, gli fa dire, in modo chiarissimo per i cristiani che leggono il vangelo, che Gesù è il Messia mandato da Dio e che darà la sua vita per la salvezza di tutti. È chiaro allora perché i due discepoli del Battista vanno subito dietro a Gesù: lo stavano proprio aspettando e lo seguono senza indugio.

Il dialogo di Gesù con i due bisogna capirlo nel linguaggio dell’evangelista e richiede un po’ di attenzione.

Gesù chiede: “che cosa cercate?”, e così tocca il desiderio più profondo dei due, che al di sopra di ogni cosa volevano incontrare il Messia. La loro risposta, “Maestro, dove dimori?”, è un’altra domanda, che ci può sembrare strana, ma in realtà tocca anch’essa la realtà profonda di Gesù. Infatti, nel vangelo di Giovanni il verbo “dimorare” è molto importante e significativo: Gesù lo usa molte volte nei discorsi dell’Ultima Cena per dire che il Padre ‘dimora’ in lui e lui ‘dimora’ nel Padre, poi chiede ai discepoli di ‘dimorare’ in lui e promette che lui e il Padre avrebbero ‘dimorato’ nei discepoli.

E allora, se Giovanni fa chiedere ai due “dove dimori?”, è per fare riferimento non alla casa materiale di Gesù, ma alla sua casa spirituale, difatti Gesù risponde “venite e vedrete”. Non sappiamo dove Gesù li abbia condotti e che cosa si siano detti quella sera. Però essi rimangono così conquistati da quell’incontro che Giovanni, dopo tanti anni, ricorda con precisione, e magari con un po’ di nostalgia, l’ora in cui hanno seguito Gesù, e Andrea, appena vede suo fratello Simone, gli dice con sicurezza di aver incontrato il Messia. Possiamo allora intuire che Gesù in quell’incontro ha iniziato a farsi conoscere e a far conoscere il Padre, la sua ‘dimora’ spirituale. Per finire, il cambio del nome è un momento molto solenne, non solo per Pietro, ma per tutta la Chiesa. Gesù è stato riconosciuto come Messia da Andrea e Simone segue il fratello per vedere se è vero quello gli ha comunicato. Gesù immediatamente fa capire a Simone che lo conosce, e questo già basterebbe a lui per rimanere sconvolto, per di più gli dà un nome nuovo e simbolico (Pietro = Roccia solida), per indicare due cose importanti: nel PT Dio, quando dà un nome nuovo ad Abramo, a Sara e a Giacobbe, vuol dire che conferisce loro una nuova identità e una nuova missione, ed è quello che Gesù intende fare con Simone, chiamandolo ‘Pietro’; con questo gesto Gesù si presenta a Pietro con l’autorità spirituale del Messia e gli annuncia che avrà un compito speciale.Naturalmente i cristiani capiscono subito che ci si riferisce al fatto che Pietro guiderà la Chiesa. Spero di aver sciolto qualche enigma.

Se ora la rileggi con calma sono convinto che ti accorgerai che questa è davvero una delle più belle pagine del vangelo di Giovanni.

Buona domenica. 

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Domeniche del tempo di Natale

Natale

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 2, 1-14
 

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

Parola del Signore.


Domande

Tutti conoscono questa storia, anche i miei amici che non credono in Dio. Pensavo che fosse una storia per bambini, ma vedo che ancora si legge in chiesa. Angeli, esercito celeste, prodigi di luce... ma cosa sarà successo quella notte? e poi, siamo sicuri che Gesù è nato di notte? e i pastori... come mai i pastori pernottavano all'aperto? E poi… chissà che paura a vedere tutto quel caos in cielo! ... e di nuovo mi chiedo come mai a me non succede mai niente di così prodigioso e rimango sempre con i miei problemi...

Risposta

Le domande che mi fai sono proprio difficili e per provare a rispondere ho bisogno della tua attenzione e della tua fede in Gesù, altrimenti nessuna risposta sarà sufficiente per vivere il Natale.

La prima cosa da capire è che i vangeli dell’infanzia, che troviamo solo in Luca e in Matteo, sono di un genere letterario particolare, diverso dal resto del vangelo. Mentre i vangeli che parlano di Gesù adulto sono libri della fede della Chiesa primitiva, basati sulla storia, i vangeli dell’infanzia sono libri della fede con un po’ di storia. Ma non sono una storia solo per bambini, assolutamente, anzi sono una storia per cristiani davvero adulti nella fede, perché richiedono un impegno maggiore per capirli e per viverli.

Vediamo come sono nati i vangeli dell’infanzia.

Gli apostoli hanno capito dopo la risurrezione che Gesù è non solo il Messia, ma il figlio di Dio. Hanno testimoniato questa loro fede ai primi cristiani e poi, a poco a poco sono nati i vangeli, che in pratica sono il racconto della passione, morte e risurrezione di Gesù con una lunga introduzione, la quale contiene i fatti e gli insegnamenti di Gesù prima della passione. Questi fatti sono raccontati con l’aggiunta delle interpretazioni a cui gli apostoli sono arrivati, appunto dopo la risurrezione. Per esempio, se tu leggi il sesto capitolo del vangelo di Giovanni, troverai, dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci, un discorso di Gesù, lungo e complesso in cui si parla di fede e di eucaristia: sicuramente l’evangelista in quella relazione ha messo non solo le parole di Gesù, ma anche quello che lui ha capito dopo l’ultima cena.

Sull’infanzia di Gesù i vangeli dicono pochissimo, ma quel poco lo dicono con il linguaggio del Primo Testamento. Luca e Matteo sanno che Gesù è Messia e Figlio di Dio fin dal concepimento: per dirlo alle comunità cristiane non usano lo stile dei giornali a cui noi siamo abituati, ma prendono i testi dei profeti antichi e li applicano alla nascita di Gesù, che viene quindi presentato come il realizzatore delle profezie; poi per dire che la nascita di Gesù è una festa straordinaria per il cielo e la terra, raccontano l’apparizione degli angeli ai pastori.

Ma allora questi fatti sono avvenuti o no? A noi cristiani interessa credere a quello che i racconti vogliono comunicarci sulla realtà di Gesù Figlio di Dio e salvatore dell’umanità. Quanto a credere alla verità dei singoli particolari il discorso è diverso. È vero che non possiamo dimostrare con fonti al di fuori dei vangeli la veridicità storica dei particolari, ma è anche vero che nessuno può dimostrare il contrario. Perciò, noi crediamo che Gesù è il figlio di Dio perché è morto e risorto per noi, poi siamo liberi di credere o meno che siano apparsi gli angeli ai pastori, che sia nato di notte… ma è sicuro che Gesù è nato in una famiglia povera e che i pastori del vangelo rappresentano tutti i poveri e gli emarginati ai quali Gesù ha portato la bella notizia che anch’essi sono figli di Dio, come siamo convinti anche che i Magi rappresentano tutti i popoli che Gesù è venuto a salvare.

Per concludere parliamo di te: chi ti ha detto che non ti succede mai niente di prodigioso? Se ci credi, gli angeli, senza apparire e spaventarti, annunciano ogni anno anche a te la nascita di Gesù. Ma, ancora di più, quando leggi il vangelo, ci credi o no che è Gesù che ti sta parlando? E quando fai la comunione, ci credi o no che Gesù viene ad abitare in te? Ricordo una vignetta di alcuni anni fa. Due soldati romani giocano ai dadi sotto la croce di Gesù e uno dice all’altro: “mi sono annoiato in questa provincia sperduta; qui non succede mai niente di interessante…”. Non credo che tu, davanti al presepe che hai fatto a casa tua, voglia somigliare al soldato della vignetta. 

Buon Natale. 

Epifania del Signore

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 2, 1-12
 

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Parola del Signore.


Domande

Da dove saltano fuori questi Magi? e la stella? che significa che adorano Gesù? Perché Erode è turbato? non è solo un bambino? che fastidio può dargli? che significano quei doni per un bambino?... e ancora i sogni premonitori...

Risposta

Certo, i Magi suscitano molte domande e purtroppo non a tutte possiamo rispondere con certezza. Di loro non parla solo il vangelo di Matteo, ma diversi vangeli apocrifi, nei quali sono riportati persino i nomi: Gaspare, Melchiorre e Baldassarre. Quindi sarebbero tre. Questo numero forse è stato fissato in rapporto ai doni che presentano, mentre Matteo dice solo “alcuni Magi”. Su di loro sono fiorite molte tradizioni. La più verosimile, rispetto al racconto evangelico, riconoscerebbe in loro dei sacerdoti zoroastriani e astrologi persiani; perciò la stella ha tanta importanza nel racconto; infatti gli astrologi in qualche maniera leggevano nel movimento degli astri l’intervento di Dio nelle vicende umane e loro in quella stella speciale hanno visto la venuta del Messia. Noi possiamo considerarli genericamente ‘pagani’, questo fatto però serve a Matteo per far capire a noi una cosa che a lui sta molto a cuore: Gesù non è il salvatore solo degli ebrei, ma di tutta l’umanità, che i Magi rappresentano. Il fatto poi che l’evangelista dica che si prostrano e lo adorano, significa, nel linguaggio della Bibbia, che essi, e attraverso loro tutti i popoli, riconoscono in Gesù il Figlio di Dio. A questo è collegato anche il significato dei doni: l’oro dichiara che Gesù è re, l’incenso che è figlio di Dio, la mirra (una resina che si usava per mitigare il dolore) annuncia che dovrà sopportare la passione. Certo Gesù bambino non sa che farsene, ma Matteo attraverso quei doni ci dice chi è Gesù.

E arriviamo a Erode. La storia racconta che era un re crudele, che non ha esitato a far uccidere la moglie e anche alcuni suoi figli per il timore che complottassero contro di lui. Non ci meraviglia quindi che sentire i Magi parlare di un re che nasce lo abbia fatto infuriare. Ma non lo fa vedere; mantenendosi calmo, vuol far credere ai Magi che anche lui vuole onorare il bambino e così ottenere le informazioni che gli servono per farlo fuori. Per finire, i sogni nell’antichità erano un altro modo per interpretare il volere divino e anche la Bibbia ne fa uso. Per i Magi ricevere in sogno un’istruzione da parte di Dio era una cosa normalissima e non hanno nessuna difficoltà a interpretarla e seguirla. I magi, la stella, i doni, la cattiveria di Erode e l’indifferenza dei sacerdoti, che non si muovono, sono indicazioni del vangelo perché noi ci interroghiamo sull’atteggiamento che abbiamo nei confronti di Gesù: ci muoviamo verso di lui? ci dà fastidio? non ci interessa? Il vangelo dell’Epifania ci chiede di dare una risposta personale.

Buona festa dell’Epifania.

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Domeniche del tempo di Avvento

4° Domenica - 18 Dicembre

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 1, 26-38
 

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Parola del Signore.


Domande

Vergine e madre... come dice la Divina Commedia. Ma come sarà stato possibile? So che è un mistero: se voglio credo, altrimenti no… Beh, io ho deciso di crederci. Ma mi chiedo: perché Dio ha scelto Maria per far nascere Gesù? cosa avrà provato Maria? e cosa avrà sentito? Davvero sarà sceso un angelo a parlarle? e com'è un angelo? E com'è che Dio le manda gli angeli a dirle cosa fare e io invece penso e ripenso e non so mai trovare soluzione ai miei problemi? Dio fa preferenze forse?...

Quasi quasi non vado a messa domenica prossima...

Risposta

Alcune delle tue domande, per ora, sono senza risposta. Ma le domande senza risposta, alla fin fine, credo che non tocchino l’essenziale della vita e della fede. E allora diventano curiosità... che non sempre hanno una risposta soddisfacente…

Parlando della nascita di Gesù, i vangeli non scendono in alcuni particolari che potrebbero soddisfare la nostra curiosità, ma vanno davvero all’essenziale.

I punti di riferimento che dobbiamo avere sono tre: il primo è la morte e risurrezione di Gesù, perché la Chiesa primitiva ha capito tante cose di Gesù a partire da quello che è successo al mattino di Pasqua; il secondo è il Primo Testamento, perché gli evangelisti ci tengono a dimostrare che con Gesù si sono realizzate le parole degli antichi profeti; il terzo è il racconto di Maria, la quale sicuramente ha raccontato ai primi cristiani la sua esperienza di madre del Messia.

Maria era una ragazza normale, ma eccezionale per l’amore a Dio e per l’obbedienza alla sua volontà. Possiamo pensare che Dio l’ha scelta per questo, le ha fatto doni speciali, ma lei ha risposto con tutta se stessa.

Se ci pensi, sicuramente riconoscerai che Dio si fa presente in molti modi alla vita di ciascuno di noi, per farci conoscere la sua volontà. A volte gli angeli che ci manda sono le persone che ci vogliono bene e hanno il compito di educarci nella fede, purtroppo ci capita di non capirli e ascoltarli.

Nel Primo Testamento gli avvenimenti eccezionali, e specialmente alcune nascite, sono annunciate dagli angeli. I quali si presentano come inviati di Dio, che assumono aspetto umano per poter essere riconosciuti e compresi dalle persone a cui sono inviati, ma la Bibbia non ci dice come sono, quando non si presentano agli uomini.

Maria doveva dire il sì più assolutamente decisivo per la storia, la vita e la salvezza di tutta l’umanità, per questo Dio ha utilizzato con lei un modo eccezionale per presentare la sua proposta. Lei ha avuto così la possibilità di fidarsi in una situazione umanamente incredibile: diventare madre del Messia senza l’intervento di un uomo.

Ma perché vergine e madre? Proprio perché Gesù doveva essere nello stesso tempo un uomo come noi, quindi doveva nascere da una donna, ma anche il Figlio di Dio, quindi doveva esserci l’intervento diretto di Dio e non di un uomo, altrimenti Gesù sarebbe stato soltanto uomo e quindi incapace di essere il salvatore dell’umanità.

Maria e Giuseppe questo hanno cominciato a capirlo da subito, ma tutti gli altri lo hanno compreso dopo la risurrezione di Gesù, solo allora è stato possibile per loro capire il modo straordinario con cui Gesù era stato concepito nel grembo di Maria.

Il Figlio di Dio e l’uomo Gesù, perciò, doveva nascere da una vergine-madre, come aveva profetizzato in modo misterioso Isaia e come ha espresso chiaramente Dante, che in tante sue terzine si rivela il più grande poeta-teologo, nella Divina Commedia.

Maria ha raccontato la sua esperienza agli apostoli, gli evangelisti, però, non ci hanno trasmesso le sue parole. Per raccontare gli avvenimenti hanno utilizzato il linguaggio della Bibbia, in modo tale che i lettori comprendessero che nell’esperienza di Maria e di Giuseppe davvero aveva agito Dio in prima persona. Usare il linguaggio biblico e le profezie antiche era il modo migliore per far comprendere che il tutto era opera di Dio.

Per concludere: veramente Dio si è rivelato a Maria e le ha fatto l’invito a diventare madre del Messia, veramente Gesù è figlio di Dio e di Maria, tutto questo si è visto con chiarezza con la sua morte e risurrezione. Questo interessa e ci basta per la nostra fede. Per i particolari dobbiamo avere la pazienza di aspettare, quando arriveremo in Paradiso.

Buona domenica. 

3° Domenica - 11 Dicembre

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv1, 6-8.19-28
 

Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa». Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Parola del Signore.


Domande

Ancora Giovanni Battista... non avranno sbagliato? Solo che è più complicato: che vuol dire "dare testimonianza alla luce"? e "Egli confessò e non negò": che cosa confessa? e che vuol dire "Sono voce di uno che grida nel deserto"? Perché dice che c'è uno che non conoscono? Se è Gesù, perché non lo chiama per nome? è proprio strano questo evangelista Giovanni, si capisce da solo... a volte penso che chi scrive il vangelo fa di tutto per non far capire le cose...  Comunque il vangelo dice le stesse cose di domenica scorsa!

Quasi quasi non vado a messa domenica prossima...

Risposta

Vedo che sei diventata impaziente e insofferente, non è da te. Proverò a farti incontrare con il Battista come con un amico e a farti vedere che l’evangelista sta cercando di comunicarti delle cose che non sono facili da esprimere e lo fa a modo suo, cioè al modo di un ebreo distante da noi quasi 2000 anni.

Cominciamo dalla luce. In tutte le religioni la luce è simbolo di Dio e l’evangelista Giovanni ha iniziato il suo vangelo dicendo che la vera luce, che illumina gli uomini facendo loro vedere la verità su Dio e sulla vita, è Gesù. Ora, siccome qualcuno aveva pensato che Giovanni Battista potesse essere il Messia, l’evangelista ci tiene a dire che non era vero. Tuttavia il Battista aveva una missione importantissima, quella cioè di far capire a tutti che il salvatore di Israele e dell’umanità, il Messia, la luce del mondo era Gesù. E come fa un testimone in tribunale, che dice la verità che lui conosce bene, così il Battista doveva testimoniare la verità che conosceva su Gesù.

E il verbo ‘confessare’ non vuol dire solo ammettere una colpa, ma anche proclamare apertamente una verità; questo significato proviene dal latino, anche se oggi viene poco usato in italiano. Qui allora significa che il Battista proclama di non essere lui il Messia, che però era già presente nel mondo e toccava a lui presentarlo.

E siccome lui conosce bene la propria missione ed è una persona umile, si definisce una voce che deve svegliare il popolo e invitarlo a preparare la venuta del Messia, dicendo anche però, con questo paragone, che lui stava realizzando una profezia di Isaia, il che non è poco.

Infatti i sacerdoti conoscevano bene queste profezie e hanno capito benissimo cosa voleva comunicare il Battista, ma insistono e gli chiedono a che serve il battesimo che lui amministrava nel Giordano.

A questo punto, l’evangelista approfitta per far capire ai seguaci del Battista (ce n’erano anche dopo la risurrezione di Gesù) e anche ai cristiani, che quel battesimo serviva solo a preparare il popolo ad accogliere il Messia con la conversione. Nella sua umiltà il Battista si riconosce piccolo di fronte al Messia, figlio di Dio, e più avanti nel vangelo dirà che il vero battesimo, quello che cancella i peccati e dona la salvezza sarebbe stato realizzato da Gesù, perché solo lui ha il potere di immergere (= battezzare) le persone non solo nell’acqua ma nello Spirito Santo.

E proprio per umiltà il Battista non lo chiama mai per nome, perché non si sente degno di pronunciarlo, ma lo indicherà chiaramente ai suoi seguaci che poi lo lasceranno per andare dietro a Gesù.

Sono sicuro che, leggendo, ti sei calmata un po’. Ma, per finire, perché parli della messa come se fosse un film che hai già visto? È l’incontro con l’amico più speciale che c’è e che ha sempre qualcosa di nuovo da dirti e da farti vivere. Per me è così, ti auguro di sperimentarlo anche tu.

Buona domenica. 

2° Domenica - 4 Dicembre

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 1,1-8
 

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Parola del Signore.


Domande

Giovanni si veste e mangia in modo strano: è un selvaggio o è solo una mia impressione? E perché poi? Se non sbaglio era parente di Gesù, come mai non osa slacciargli i sandali? E che significa quella profezia di Isaia? Che vuol dire raddrizzare i suoi sentieri? Quali sentieri? Perché la gente accorre a lui? E che significa che lui battezza con acqua e perdona i peccati? Perchè sono riportati i titoli per Gesù? Cristo, Figlio di Dio... ci potevano essere confusioni? Lo so, troppe domande, ma l’inizio di questo vangelo mi sembra un po’ misterioso e io sono curiosa…

Risposta

Certo, se leggi il vangelo con gli occhi di un’adolescente del terzo millennio, il Battista ti dà l’impressione di un troglodita, invece Marco con questi tratti presenta l’ultimo dei profeti: veste come Elia, il più grande dei profeti, e mangia cibi puri, secondo la tradizione ebraica. Così l’evangelista presenta il precursore di Gesù contemporaneamente come uno che vive in povertà ma soprattutto come un vero profeta. Nello stesso tempo Marco sottolinea che Giovanni ha piena coscienza che la sua missione è quella di annunciare la venuta del Messia, di fronte al quale lui, come profeta, è più piccolo e più debole.

Il fatto che lui non si senta degno di sciogliere i sandali a Gesù (era il servizio degli schiavi) è una metafora della distanza che c’è tra l’uomo Giovanni e il Figlio di Dio. Sai bene però che Gesù annullerà questa distanza e dirà di essere venuto non a farsi servire ma a servire. Dichiarandosi più debole di Gesù, Giovanni dice con chiarezza che non è lui a salvare il popolo, non ha la forza necessaria per questo; lui può solo invitare alla conversione e battezzare (un rito di purificazione con l’acqua) con la certezza che Dio accoglie e perdona chi si pente dei propri peccati (Giovanni non pensa assolutamente di essere lui a perdonare i peccati).

E proprio per confermare di essere un profeta, si serve di alcune espressioni dei profeti antichi per dire che il Messia promesso stava arrivando e quindi invita il popolo a preparare la sua venuta. Quando arrivava il re in un villaggio, tutti si impegnavano a ripulire e sistemare la strada che doveva percorrere. Giovanni fa capire che per accogliere il Messia bisogna preparare non la strada materiale ma il cuore, purificandolo da ogni legame con il male. Concludo con l’inizio. Marco con le prime parole ci comunica il tema di tutto il suo vangelo: è un itinerario attraverso cui il lettore viene condotto a conoscere e a credere in Gesù, uomo, che è il Messia (è la parola ebraica che in greco si dice ‘Cristo’ e in italiano ‘unto’) che era stato promesso per liberare il popolo, e che alla fine sarà rivelato come il Figlio di Dio, che libera non solo il popolo di Israele ma tutta l’umanità e non dalla dominazione romana (come alcuni si aspettavano e speravano) ma dalla schiavitù del peccato.

Avevi ragione con le tue domande, questi pochi versetti sono un po’ misteriosi… spero di averli chiariti almeno un po’.

Buona domenica. 

1° Domenica - 27 Novembre

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 13, 33-37
 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

Parola del Signore.


Domande

Iniziamo proprio dalla scuola: riesci a dormire tranquilla se non hai studiato e il giorno dopo hai un compito decisivo? E l’insegnante che ti ha avvisata è stata cattiva, voleva farti paura? E poi, va bene che quando manca il prof ci si rilassi un po’… e se invece si comincia a rompere i banchi, a picchiare i compagni o a mettere le mani addosso alle ragazze? Non credo si possa chiedere al Signore di ‘lasciarci tranquilli’ quando non ci stiamo comportando bene.

Perché, vedi, il punto è proprio qui. Gesù non vuole mettere ansia o creare paure. Molto semplicemente ti dice a che cosa devi stare attenta per evitare di sbagliare in un campo che è decisivo non solo per questa vita, ma anche per la vita eterna. Intanto ti faccio notare che non conoscere il momento del ritorno di Gesù (cioè della nostra morte) è una cosa molto buona. Ti immagini che vita sarebbe se lo sapessimo? Vedresti persone che fanno le cose più strane o anche cattive… “tanto per ora non muoio”… Assodato questo (penso che tu condivida), ecco che Gesù si preoccupa di indicarti come vivere, proprio per non avere paura. Si tratta di essere sempre pronta, sveglia; e per capire cosa vuol dire hai a disposizione tutto il vangelo: significa semplicemente credere in Gesù, amare Dio e i fratelli, perdonare…

Al suo ritorno il ‘padrone’ darà la giusta ricompensa a chi si è fidato di lui e ha vissuto bene, mentre gli altri non potranno essere approvati… e questo nel vangelo è detto a più riprese. E non è affatto in contrasto o in contraddizione con tutto quello che nel vangelo si dice della bontà e della misericordia di Dio. Difatti sicuramente nessuno di noi può presentarsi a Gesù con la pretesa di aver fatto tutto bene e avremo bisogno del perdono di Dio, ma chi non ha creduto in Gesù e non ha voluto seguire il suo insegnamento, nel momento del giudizio corre il rischio terribile di non essere in grado né di chiedere né di ricevere il perdono di Dio. Stai tranquilla, il Signore ti vuole bene. Tu devi preoccuparti solo di essere abbastanza coerente con quello in cui credi…

Buona domenica di Avvento... si avvicina Natale!

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La liturgia domenicale è l'occasione per rileggere il Vangelo con i nostri ragazzi, a partire da un'attualizzazione esegeticamente fondata per una lettura spirituale che tocchi il cuore. Ed anche quello dei ragazzi.

Ogni settimana don Salvatore, il nostro DonS, prete salesiano, invia una e-mail ad un adolescente, che probabilmente assomiglia ai nostri ragazzi, quelli che, da educatori, animatori, catechisti, incontriamo e cerchiamo di accompagnare anche nel cammino di fede. Non è facile tradurre per loro il Vangelo in modo da comunicarlo come Parola viva ed efficace; lo facciamo tentando lo slalom tra vari rischi: fare moralismo, dimenticarsi di parlare di Dio, dare interpretazioni soggettive ecc.

Don Salvatore, guidato dalla sua lunga esperienza di sacerdote tra i giovani, prova ad aiutarci, per orientare le nostre riflessioni ed offrirci spunti per i momenti di preghiera con i ragazzi.

 

 

Associazione di Volontariato C.A.Sa.

Aperta ogni giorno dal martedì al sabato dalle ore 20.30 alle ore 22.00

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