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A cura di: equipe scuola superiore
Data 2008/04/04
Descrizione L’esperienza, breve e contenuta, si propone di favorire il confronto tra il modo di vivere il tempo dei ragazzi e il modo di intenderlo e viverlo di Gesù.

Progetto

Obiettivi dell'attività

Approfondire il modo di intendere e vivere il tempo di Gesù.

Cosa stimolare

 

Analisi

Destinatari dell'intervento educativo
Numero Da 8 a 30 ragazzi.
Età
Prima Infanzia (1-4 anni) Bambini (5-10 anni) Preadolescenti (10-14 anni) Adolescenti (14-18 anni) Itinerario indicato per Giovani (18-26 anni) Adulti (26 anni+)
        Giovani  
Livello di esperienza del gruppo
  • Iniziale
  • Intermedia
  • Avanzata
Particolarmente adatto per Pasqua

Metodo

Durata 3 ore
Animatori richiesti 2
Contenuto Idee ed esperienze
1. Gesù ci invita a “stare con Lui”.
Tempo richiesto: 30 minuti.
  • Conoscere Gesù richiede la disponibilità a stare con Lui: accettare di muoversi per incontrarlo, dedicare un tempo esclusivamente a Lui, confrontare la propria vita con la Sua.

L’animatore lancia una domanda: cosa faccio quando voglio conoscere meglio qualcuno?

Lettura della Parola: Gv 1, 38-39

Comunicazione dell’idea

Tempo richiesto: 1 ora e 45 mimuti.
  • Gesù si trova a finire il tempo della sua vita inaspettatamente presto. Ha potuto guardare con insoddisfazione all’esperienza vissuta, o contento di averne potuto condividere alcune/ evitate altre? Come conclude la sua storia? Note esegetiche del brano Gv 19,28-30
  • Questi ultimi gesti della vita di Gesù sono profondamente vissuti da Lui non come momenti di sofferenza da sopportare, non come la testimonianza dolorosa di un assurda ingiustizia operata ai suoi danni, non come il segno del fallimento della sua missione di pace. Ogni gesto è non solo un gesto di amore, ma il preciso svolgersi dell’intenzione originaria: dare la vita per amare fino in fondo e mostrare l’amore misericordioso del Padre per ogni uomo. Il tempo è in ogni attimo la manifestazione della presenza di Dio nella storia; il tempo del compimento è questo particolare e irripetibile concentrarsi degli eventi, dei simboli, della storia e del futuro dell’uomo al culmine della vicenda storica del Figlio di Dio. Il tempo del compimento apre una nuova dimensione della storia che è il tempo escatologico: una breccia permanente che mette in comunicazione l’uomo con l’offerta della salvezza. Per noi che facciamo tante esperienze, che riempiamo il tempo di tante cose da fare, mille opportunità che solleticano le nostre emozioni, occupano il nostro futuro prossimo, e spesso ci lasciano insoddisfatti, per noi che iniziamo tante cose che poi perdiamo per strada o che lasciamo a metà, è offerta la strada di un tempo da vivere che è il tempo del compimento. Lasciamoci interrogare dal modo di Gesù di vivere il suo tempo. Egli ha una strada da seguire e sa di non avere davanti a sé un tempo infinito per percorrerla; sa che non può sprecare il suo tempo; sa che vuole donarlo tutto per gli altri.

L’animatore presenta in assemblea il tema dell’incontro.

Comunicazione, da parte degli animatori, del contenuto a partire dalla Parola Gv 19,28-30 Note esegetiche sul brano: “Cosciente che ormai tutto stava completandosi” Gesù non è stato trascinato alla morte e questa non è qualcosa di imprevisto; egli è padrone del suo destino e continua a realizzare il disegno del Padre. Gesù stesso aveva predetto la sua morte (8,28; 10,11; 18,32) e l’accetta come punto culminante della sua opera. Facendo uso della sua totale libertà, dà volontariamente la vita per gli uomini. mondo definitivo.

“ Ho sete” Gesù esprime la propria necessità. Chiedere acqua equivaleva a chiedere accoglienza. “Possiamo supporre che Gesù abbia realmente sete; ma ha sete soltanto per sua precisa volontà, perché è consapevole che esiste una profezia da realizzare” (Loisy). In questo senso il primo versetto va messo in relazione con Gv 13,1 e con Gv 3,16. Con la sete e con la sua reazione ad essa Gesù adempie la Scrittura. Ma di quale Scrittura si trattava? Forse si tratta della testimonianza dell' Antico Testamento al Messia sofferente. Lo attestano Lc 24,25-27, Atti 13,29 e 1 Cor 15,3. Sal 69,22 è il candidato più probabile. Altro candidato è Sal 22,16. Il simbolismo più plausibile si trova collegando l’episodio con Gv 18,11: “Non devo io bere la coppa che il Padre mi ha dato?” Gesù brama di bere quella coppa fino all’ultima goccia, perché soltanto quando avrà gustato l’amaro vino della morte, la volontà del Padre si sarà adempiuta.

“Era collocato lì un vaso pieno di aceto. Mettendo intorno a una verga di issopo una spugna imbevuta d’aceto, gliela avvicinarono alla bocca”. Il vaso lì collocato ricorda le giare di Cana. L’aceto contenuto nel vaso si oppone al vino che Gesù offrì al capotavola: è l’odio opposto all’amore. Nelle nozze mancava il vino; ora rifiutano Colui che lo offre. L’aceto viene nominato tre volte a testimoniarne il valore di simbolo. Il vaso pieno di aceto rappresenta la Legge che dà morte a Gesù. La spugna assorbe tutto l’aceto, tutto l’odio contro Gesù che la legge prediceva. Giovanni aggiunge a questo punto un dettaglio che completa il significato della scena: il ramo di issopo, la pianta che si usava per spruzzare il sangue liberatore dell’Agnello Pasquale.

“Gesù disse: è ormai completato”. Prendere l’aceto equivale ad accettare la morte causata dall’odio: è il compimento della sua ora nella quale l’uomo, Il Figlio, dimostra la sua Gloria, il suo amore fino all’estremo. Gesù ha dato così compimento all’opera di Colui che lo inviò. In questo atto di amore che si offre fino all’ultimo momento ai suoi nemici il padre manifesta la gloria di suo Figlio e il Figlio manifesta quella del Padre. In Gesù l’opera creatrice giunge per la prima volta al termine. E’ questo l’ultimo giorno che completa la creazione e apre il mondo definitivo. Il grido non appare in Gv come un grido di morte e di desolazione universale, ma come l’inizio di un trionfo.

“ e reclinando il capo consegno’ lo spirito” Gesù non muore senza scopo, ma per salvare l’uomo; per completare la sua opera doveva dimostrare il suo amore fino alla fine. L’atto di reclinare il capo appare come un gesto volontario che indica abbandono fiducioso, è il gesto di chi si addormenta, non il gesto di chi muore disperato. Anche il verbo consegnare indica nella lingua originale una volontà precisa, la determinazione di un atto scelto liberamente.

L’animatore propone ai ragazzi di ripensare alle idee comunicate e formulare delle domande di comprensione sul brano.

Comunicazione dell’idea e attualizzazione

Riflessione personale: In quali esperienze sto solo consumando il mio tempo?

Quali esperienze nascono dal mio desiderio di provare cose diverse? Elencarle e vedere se ce ne sono di opposte tra loro.

Quali esperienze vivo passivamente o perché indotte da altri o perché non so bene che fare?

Gesù non si lascia schiacciare dalle esperienze che vive perché ha un progetto da realizzare e quindi è attivo e libero anche quando non è Lui a sceglierle. Agisce sempre perché ogni cosa arrivi al punto cruciale. Quali esperienze devo valorizzare perchè siano quelle che mi fanno realizzare un progetto e in quali ho bisogno di aiuto per vivere la mia libertà?

Tempo richiesto: 30 minuti.
  • Condividere la propria riflessione in gruppo significa affidare agli altri una parte della propria vita e poter godere del loro sguardo su di essa.

L’animatore propone ai ragazzi di comunicare il frutto della riflessione.

Dice il saggio: E’ opportuno studiare approfonditamente il brano, confrontando almeno due diversi libri di esegesi.

Associazione di Volontariato C.A.Sa.

Aperta ogni giorno dal martedì al sabato dalle ore 20.30 alle ore 22.00

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