Creativity

Innovation

Originality

Imagination

 

Salient

Salient is an excellent design with a fresh approach for the ever-changing Web. Integrated with Gantry 5, it is infinitely customizable, incredibly powerful, and remarkably simple.

Download

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco 1, 7-11

In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Parola del Signore.

 

Commento

 

La profezia di Isaia illumina la condizione disagiata del popolo in esilio a Babilonia. Può valere benissimo anche per il periodo storico che la Chiesa sta vivendo ora. Tanti cristiani possono sentirsi scoraggiati. La parola di Dio è rivolta a ciascuno di noi e chiede di scegliere se fidarci di Dio o no.
L'apostolo Giovanni ci ricorda che Gesù ha vinto il male e anche chi crede in lui ha già vinto con lui. Solo chi si lascia guidare dallo Spirito Santo e si nutre di Eucaristia, trova la forza e la gioia di rinnovare ogni giorno la propria fede e di attraversare qualunque opposizione, e anche la persecuzione. Per questo Giovanni ci tiene a ricordare ai discepoli chi è Gesù. Così la liturgia della Parola ci conduce a concentrare l'attenzione sul vangelo.
Il quadro del battesimo di Gesù, fondamentale per presentare il Messia, è preceduto dal proclama del Battista. Egli annuncia che il Messia davvero è alle porte. Arriva dopo Giovanni non perché prenda qualcosa da lui o sia suo discepolo, ma solo perché la sua venuta doveva essere preparata. Infatti il Messia è più forte del Battista. In che cosa è più forte? Nel battesimo. I commentatori non sono del parere che Giovanni qui si riferisca al battesimo cristiano, di cui egli non può sapere nulla. La differenza sostanziale sarà svelata dopo la Pasqua: il Messia, grazie alla sua morte e risurrezione, immergerà i discepoli nello Spirito Santo, così non dona solo il perdono dei peccati, ma li fa diventare figli di Dio, come lui.
Marco è stringatissimo nel racconto del battesimo, evento che faceva nascere una domanda problematica ai cristiani dei primi tempi: perché il Cristo senza macchia si fa battezzare come i peccatori? Marco risponde a questa domanda con due elementi. Il primo: mentre gli altri, quando si presentano al battesimo confessano i propri peccati (1,5), di Gesù questo non è detto. Il secondo: per il battesimo usa sette parole, per la teofania successiva trentaquattro. È chiaro che per lui e per i suoi lettori la teofania deve essere considerata più importante del battesimo. Perché? Con la teofania sono rivelate ai discepoli l'identità e la missione di Gesù.
Sono due i momenti della teofania: la visione e la voce. Al centro c'è sempre Gesù che vede e ode la frase rivolta solo a lui.
La visione. Negli ultimi tempi Israele si era convinto che i cieli si fossero chiusi e che Dio non parlasse più al suo popolo attraverso i profeti. Qui i cieli si squarciano per indicare che con il Messia si apre un dialogo cielo-terra che non si chiuderà più; lo Spirito scende verso di lui per sostenerlo nella missione. Il fatto che si presenti sotto forma di colomba probabilmente non ha un valore simbolico particolare; l'evangelista, avendo bisogno di una forma corporea, sceglie quella di una colomba, che nel Primo Testamento ricorre in diversi contesti, collegabili solo indirettamente a questa scena messianica.
La voce. Il Padre proclama l'identità del figlio, che riconosce come suo e unico. Il termine 'amato' nel Primo Testamento viene usato per la figlia o il figlio unico che muore, perciò Marco già ora preannuncia l'esito della missione di Gesù: la passione e la morte. Il compiacimento del Padre allora conferma l'identità e la missione del Figlio, che, prendendo su di sé i peccati degli uomini al Giordano e morendo poi sulla croce, realizza la volontà del Padre, cioè la salvezza dell'umanità.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • “...non ritornerà a me senza aver operato ciò che desidero...”. È una promessa solenne di Dio, la sua parola è efficace. Solo noi possiamo decidere di rimanere esclusi dalla salvezza che la parola del Signore porta con sé.

  • Con la morte e la risurrezione Gesù ci ha battezzati nello Spirito e siamo figli di Dio. Con questa immersione tutto il nostro essere si è impregnato di Spirito Santo, anche nelle fibre più interne. Questa realtà diventa visibile nel nostro modo di pensare, di parlare, di scegliere e di agire. Verifichiamo se abbiamo reso qualche parte di noi impermeabile allo Spirito.

  • I cieli sono aperti e noi possiamo accedervi. Possiamo contemplare Gesù, conoscere il Padre, lasciarci guidare dallo Spirito Santo. Niente ci è precluso nella vita spirituale. È una misera e falsa vita spirituale, quella che separa terra e cielo, 'affari' terreni e 'affari' celesti, vita in questo mondo e vita piena ed eterna, vita da 'uomo' e vita da figlio di Dio.

  • “Tu sei mio figlio, amato in modo unico, e sono contento di te”: sentircelo dire dal Padre è un'esperienza che non si può esprimere a parole, è già paradiso. Quante volte il Padre ha potuto e può dirlo a ciascuno di noi? Quante volte io, genitore, l'ho detto a mio/a figlio/a?

 

Proposta di impegno

  • Comportiamoci in modo che alla sera possiamo sentirci dire dal Signore: “sono contento di te”.

 

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo 2,1-12

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».

Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Parola del Signore.

 

Commento

 

Confrontarsi con tutti i protagonisti di questo brano è un'avventura spirituale certamente interessante e fruttuosa.
Iniziamo da Erode. L'episodio avviene “al tempo del re Erode”, ma il suo tempo sta per scadere, perché il tempo appartiene a Dio e chi lo usurpa lo perde e si perde. Aveva ricevuto un annuncio che poteva salvarlo, ma non lo riconosce, anzi se ne sente minacciato. La sua grandezza è solo apparenza intrisa di sangue, crede di essere furbo, nasconde il suo progetto omicida, ma Dio lo aspetta per dargli il salario che ha meritato.
I capi dei sacerdoti e gli scribi. Sanno tutto, trovano subito la risposta esatta, si limitano ad accontentare il re sanguinario, ma non sono interessati, non cercano, non si muovono. Hanno indicato ai pagani la via giusta e la meta, ma restano prigionieri di un passato che non apre al futuro, alla novità del dono che Dio mette davanti ai loro occhi. Restano fuori. Per loro la profezia è lettera morta. In realtà sono morti loro, dentro.
I Magi. Sono sapienti perché amano la Sapienza, anche se ancora non l'hanno incontrata. Osservano il cielo, perché hanno fiducia che Dio darà loro un segno. Contemplano in visione una stella, nuova, splendente, e capiscono, perché il loro cuore è sintonizzato con la verità, perché la stella è il Cristo annunciato dai profeti. Sentono di doversi muovere e lo fanno, perché Cristo stesso indica loro una strada da percorrere. Il loro cammino non è senza difficoltà, anch'essi devono liberarsi da qualche pregiudizio fuorviante: immaginano di trovare il re nella reggia di Erode e sbagliano strada. Ma la Sacra Scrittura li istruisce: il re grande si trova in un piccolo paese. Ci credono e corrono, pieni di gioia, di nuovo incontro alla 'stella', che ora 'vedono' con maggiore chiarezza. Il re è un bambino, ma i loro occhi ammirano la luce del mondo, discesa dal cielo per illuminare tutti i popoli e guidarli alla salvezza. È il re, è il figlio di Dio e attraverserà la croce per regnare in eterno. Obbediscono all'angelo, perché sanno distinguere la verità dalla falsità, e percorrono una nuova strada per tornare alla loro terra e vivere una vita nuova.
Gesù. È lui la stella che guida i Magi; è lui, bambino, che li aspetta nella casa e riceve l'adorazione e i doni. Non parla ancora, ma illumina; così i Magi riconoscono in lui il dono di Dio che salva loro e tutti i popoli.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Erode trova imitatori anche oggi e non solo in coloro che procurano aborti o usano qualsiasi genere di violenza verso i bambini. Chiediamoci se qualche volta la presenza o l'insegnamento di Gesù ci hanno dato fastidio, ci hanno minacciati su quello che possediamo e noi abbiamo preferito, magari solo per un po', cancellarlo dall'orizzonte delle nostre scelte.

  • Come i capi dei sacerdoti e gli scribi forse leggiamo o ascoltiamo 'troppa' parola di Dio e ci può capitare che essa scivoli via senza lasciare traccia nella mente, nel cuore e nelle scelte che colorano le nostre giornate. La Parola di Dio, invece, illumina la mente, scalda il cuore e spinge ad agire nel bene.

  • In questo mondo, e anche nella Chiesa, ci sono uomini e donne che somigliano ai Magi e hanno desideri, attendono qualcosa di bello, scrutano il cielo e hanno la valigia pronta. Lo Spirito Santo suscita nel loro cuore l'amore alla verità e al bene ed essi non solo lo lasciano fare, ma sono pure contenti e pronti a sfidare qualunque difficoltà. Anche per loro la stella è Cristo.

  • Gesù per noi non è più bambino. Porta già i segni della passione e della potenza di Dio che salva il mondo, che salva noi. La sua luce non si spegne, il suo amore non si esaurisce e lui è sempre con noi, per illuminarci, amarci e salvarci, in qualunque situazione ci troviamo. Oggi abbiamo qualche dono da offrirgli?

 

Proposta di impegno

  • Se abbiamo coltivato per qualche tempo un desiderio di bene che abbiamo messo da parte, per sfiducia o scoraggiamento, ripeschiamolo e proviamo a realizzarlo, anche se costa fatica.

 

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Luca 2, 22-40

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Parola del Signore.

 

Commento

 

È un quadro in tre scene, che, nelle intenzioni di Luca, presenta l'ambiente spirituale e religioso dell'accoglienza del Messia bambino e apre uno squarcio sulla sua missione.
La prima scena riguarda Maria e Giuseppe, poveri e osservanti della Legge. Essi, senza saperlo, compiono gesti che vanno al di là della semplice osservanza e l'evangelista lo suggerisce ai lettori del suo vangelo: Gesù non è solo 'un' primogenito ma 'il' primogenito e viene offerto al Padre, che lo ha mandato proprio perché salvi gli altri fratelli.
La seconda scena ha al centro il vecchio Simeone. Rappresenta tutti coloro che attendevano con cuore puro la venuta del Messia, ma anche i profeti del Primo Testamento, tutti mossi come lui dallo Spirito Santo. E agisce da profeta: inizia con la lode del Signore, che mantiene le sue promesse, e presenta a Maria e Giuseppe (ma Luca ha davanti tutti i credenti) la missione del bambino che ha tra le braccia: salvare non solo Israele ma tutte le genti, rivelando il volto e la presenza redentrice di Dio nel mondo. Annuncia anche il conflitto che porterà alla croce e che lascerà una ferita nel cuore di Maria. È questo bambino il centro della storia e dell'universo, infatti davanti a lui tutti dovranno scegliere, se essere con lui o contro di lui.
Lo stupore di Maria e Giuseppe di fronte a queste rivelazioni dice con chiarezza che anch'essi sono chiamati a credere e a crescere nella fede, senza sapere in anticipo la consistenza e il senso delle prove che dovranno affrontare.
La terza scena obbedisce allo schema della 'parità dei sessi' di fronte al vangelo: Luca ci tiene a presentare figure maschili e femminili di fronte al vangelo. La presenza della profetessa Anna è conferma delle parole di Simeone. Anche lei è povera, fedele al Signore e testimone della sua presenza nella storia.
La conclusione del brano è un quadro di serenità famigliare. Dopo gli avvenimenti straordinari della nascita, il Messia fa silenzio, cresce e si prepara alla sua missione di salvezza.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Giuseppe e Maria hanno la responsabilità dell'educazione civile, morale e religiosa di Gesù. Sanno bene che il centro della persona è il rapporto con Dio, per questo la loro obbedienza alla Legge è il primo servizio educativo. I genitori cristiani hanno in Maria e Giuseppe il punto di riferimento per l'educazione integrale dei figli.

  • L'osservanza della Legge permette a Maria e Giuseppe di avere la giusta disponibilità per andare oltre e riconoscere l'opera di Dio, che si manifesta in modo imprevedibile e assolutamente nuovo.

  • Gesù è il segno di contraddizione. Nel fare le scelte decisive della vita non abbiamo altro punto di riferimento. Lui è la luce, che inonda il cuore e la mente di ciascuno, e ha il potere di fare chiarezza e mettere ordine nei pensieri, nelle intenzioni e nei sentimenti, di chi crede in lui.

  • La spada trafigge la vita di Maria. Non c'è vita spirituale senza lotte e senza ferite. La risurrezione di Gesù rende luminose le ferite e attraverso esse entra la vita piena ed eterna.

 

Proposta di impegno

  • Trovare il tempo per pregare insieme in famiglia, oltre il segno della croce ai pasti.

 

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Luca 2,16-21

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Parola del Signore.

 

Commento

 

La parola di Dio illumina l'anno civile, che si apre oggi. La giornata mondiale della pace, di fronte alla “terza guerra mondiale” denunciata più volte da Papa Francesco, resta pur sempre un invito pressante a tutti gli uomini e le donne di buona volontà a costruire la pace nel mondo. La pace è anzitutto dono di Dio, e questo per i credenti significa che il primo atto per promuoverla è invocare la benedizione del Signore. La preghiera sincera e costante cambia i cuori, anzitutto di chi prega, e ci rende veri operatori di pace. E di benedizione di Dio l'umanità e la terra oggi hanno un bisogno vitale e pressante.
Così la prima lettura annuncia che Dio, attraverso i suoi ministri, benedice il popolo di Israele, il quale ci tiene a sentire le parole che assicurano la protezione e i doni del Signore. Ma la Sacra Scrittura molte volte invita a benedire Dio. È questo il modo che noi abbiamo per accogliere i doni del Signore e ringraziarlo, non solo con la voce, ma con la vita.
Nella pienezza del tempo è Gesù che porta la benedizione più vera e definitiva, quella che realizza la pace nel mondo e la salvezza dell'umanità tutta. Lo fa diventando 'carne' come noi, condividendo la condizione umana in tutte le sue sfaccettature: il corpo, le relazioni faccia a faccia, la debolezza, la sofferenza, la sottomissione alla Legge, l'appartenenza alla società umana, l'immersione nel tempo e nello spazio... tutto, eccetto il peccato. È comunque un'umiliazione, ma lui l'ha voluta, altrimenti non avrebbe potuto salvarci. E lui, come il Padre e lo Spirito, ci teneva tanto da sacrificare la sua condizione divina, in attesa di sacrificare anche la sua umanità e farsi annientare su una croce. Si chiama Gesù e porta già nel suo nome la sua missione: Dio-salva.
La porta, che, aprendosi, permette l'ingresso del Verbo incarnato nel mondo è una donna, Maria. Non una principessa, ma una ragazza piccola e povera, che abita in un paesino sperduto, Nazaret, nella disprezzata Galilea. Ma lì è iniziata la nuova creazione, quella che fa nuove tutte le cose, perché il concepimento è già l'incarnazione del Figlio di Dio.
E la seconda lettura ci porta a riconoscere che tutti gli uomini sono figli di Dio, anche quelli che non lo sanno. Per questo noi cristiani, diventati figli nel Figlio con il battesimo, abbiamo due compiti: chiamando Dio “Abbà”, siamo impegnati a godere la gioia di questa figliolanza con una vita coerente nella fraternità; abbiamo anche il compito di rivelare, a chi non lo conosce, il dono del Padre in Cristo Gesù, facendolo vedere con la vita.
E “Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”. Certo, quasi tutte le madri lo fanno nei confronti del figlio. Però Maria è speciale pure in questo. Anche se non comprende tutto fin dall'inizio, perché anche lei, come noi, deve camminare nella fede, Maria è la riempita di grazia, coperta dall'ombra dello Spirito, e legge tutto ciò che avviene con una profondità inaudita. La parola di Dio che ha accolto nella fede, e nel suo grembo è diventata carne, continua ad abitare in lei stabilmente: è Maria la casa della Parola. La conserva e la medita, per poterla donare al mondo non solo nel Natale, ma ogni giorno, anche oggi.
Chi ci rappresenta nel vangelo di oggi sono i pastori, a quel tempo categoria tra le più disprezzate, anche se discendenti di Abramo, pastore pure lui. Destinatari dell'annuncio unico, ricevono la bella notizia dagli angeli: “...è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore”. Ci credono e senza perdere tempo vanno alla grotta ed evangelizzano Maria e Giuseppe. Già, perché annunciano a Maria e a Giuseppe la bella notizia che hanno ricevuto, come conferma di ciò che essi hanno vissuto in prima persona con trepidazione e gioia grande. Sono essi a celebrare il primo Natale, “glorificando e lodando Dio”.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”. Se la pace nel mondo non c'è, non dipende dalla benedizione di Dio, ma dalla carenza di amore e di fede negli uomini. Noi cristiani sappiamo invocare da Dio e costruire con le nostre mani la pace dentro di noi, nella nostra famiglia, sul lavoro, nelle relazioni, nella parrocchia, nella società civile?

  • Gesù ha accettato ogni umiliazione e sofferenza per salvarci. Magari, per collaborare con il Signore a salvare le persone con cui viviamo, ci toccherà mettere da parte l'orgoglio e le nostre buone ragioni e accettare qualche sofferenza. Pensiamo che ne valga la pena?

  • Maria, la riempita di grazia, conserva la Parola e la medita. Cosa possiamo fare perché la parola di Dio, che ascoltiamo nella Liturgia, non si sciolga come neve al sole, ma porti frutti abbondanti e duraturi?

  • I pastori, ricevuta la bella notizia, la portano a quelli che incontrano. Il vangelo ci è donato perché illumini la nostra mente, scaldi il nostro cuore e ci metta in movimento verso gli altri.

 

Proposta di impegno

  • Portiamo in famiglia la benedizione del Signore, facendo pace, o anche aiutando qualche parente a fare pace.

 

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Luca 2, 1-14

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

Parola del Signore.

 

Commento

 

Se leggiamo questo brano abbagliati dalle luci del presepe o dell'albero e commossi dal clima 'natalizio', corriamo il rischio di non capirlo affatto. Luca scrive un racconto teologico e chiede adesione di fede.
Secondo gli studi storici recenti, Luca sbaglia la data del governatorato di Quirinio, il quale sarebbe stato in Siria dal 6-7 d.C., quindi dopo 12-13 anni dalla nascita effettiva di Gesù. Non sappiamo se abbia davvero sbagliato, se lo abbia fatto consapevolmente o se altri studi daranno ragione a Luca. Ma, dal punto di vista evangelico, teologico e spirituale, ciò che Luca vuole comunicare, raccontando la nascita di Gesù, è fin troppo chiaro. Il censimento di cui parla è il primo nella storia conosciuta ed è il segno del potere imperiale che vuole contare i suoi sudditi per tassarli e per precettare i giovani nell’esercito. È il tempo della pax augustea: l'imperatore Augusto è ritenuto un 'dio' che dona la pace ai popoli, sottomessi da Roma. Sappiamo bene che tipo di pace fosse e a che cosa porterà il potere imperiale. Invece, il portatore della pax divina nasce piccolo, debole e povero.
Non ha una casa, non ha una sua culla, è pellegrino, per i suoi genitori non c’è posto riservato e adatto alla sua nascita. Arriva in questo mondo in un ambiente di fortuna (una grotta che funziona da stalla? La stalla di una casa dove sono ospitati?), avvolto in fasce e adagiato in una mangiatoia per animali. La corte che festeggia la nascita di questo povero-re-povero è eccezionalmente strana: da una parte gli angeli, messaggeri dell’Onnipotente, che annunciano la nascita, e dall’altra i pastori, la categoria di lavoratori più disprezzata ed emarginata, che vanno a rendere omaggio in una stalla-reggia a un bambino, uguale ai loro figli, che però gli angeli hanno chiamato ‘Cristo Signore’. Ce n’è abbastanza per capire che Luca presenta già il Messia come portatore di una realtà completamente diversa da quella che tutti si aspettano: il re del cielo è povero e sta dalla parte dei poveri, degli emarginati e dei perdenti. Lo stesso messaggio darà Gesù adulto, quando mostrerà un Messia che non schiaccia i nemici, ma si consegna a chi lo vuole eliminare. Infatti, per qualcuno degli studiosi, questo racconto è anche un anticipo della passione: venire alla luce, essere avvolto in fasce ed essere deposto nella mangiatoia, sarebbero un’anticipazione della seconda nascita sulla croce, dell’essere avvolto nella sindone e dell’essere deposto nel sepolcro, in attesa della risurrezione. Anche se Luca non l’avesse pensato, l’accostamento non sarebbe proprio fuori luogo. È un Messia che viene non per conquistare il potere, ma per consegnare il suo potere di Figlio di Dio agli uomini: farli diventare tutti figli di suo Padre, attraverso la debolezza della croce e l’offerta della sua vita.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Gesù è entrato nella storia al tempo di Augusto; noi vi siamo entrati in questo periodo storico. Ogni tempo è tentato dal male e aperto alla salvezza. Alla Chiesa e a ciascuno di noi oggi è affidato il compito 'messianico' di lottare contro il male e di portare la salvezza, nel nome e nella potenza di Cristo.

  • Il natale di Gesù è la festa più snaturata dell'anno. Tanti se ne appropriano per i loro affari o divertimenti. I cristiani che celebrano questo evento nella verità devono somigliare a Cristo, Messia povero per i poveri.

  • Maria e Giuseppe hanno 'tra le mani' il salvatore del mondo, ma vedono un bambino come tanti. Anche a loro è richiesta la fede. Ai genitori di oggi il Signore affida gli uomini e le donne di domani. È un tesoro da custodire e far crescere.

  • I pastori per primi ricevono l'annuncio della nascita del Messia. La Chiesa oggi ha il compito di annunciare e di far sperimentare ai più poveri il dono di Dio per la loro salvezza.

 

Proposta di impegno

  • Cercare un povero da aiutare o da servire.

 

Associazione di Volontariato C.A.Sa.

Aperta ogni giorno dal martedì al sabato dalle ore 20.30 alle ore 22.00

Lecce

via Cosimo De Giorgi, 81
via Cosimo De Giorgi, 81
0832.394656
+39 0832 394656
casa@animare.it
casa@animare.it
casa.associazione@pec.it
casa.associazione@pec.it
CF
CF: 93037150757
Iban
Iban: IT56K0103016004000009303895

Bari

via Isonzo, 120 - BARI
via Isonzo, 120
080.3219316
+39 080 3219316
bari@animare.it
bari@animare.it

Santeramo

via Lecce, 45
via Lecce, 45
080.3022119
+39 080 3022119
casa.santeramo@animare.it
casa.santeramo@animare.it

Fano

via Cesare Battisti
via Edmondo De Amicis, 11
fano@animare.it
fano@animare.it

Ciao, noi usiamo i cookie per offrirti un'esperienza di navigazione migliore.
Navigando sul nostro sito accetti l'impiego di cookie in accordo con la nostra cookie policy. Per maggiori informazioni