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VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo 18, 15-20

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Parola del Signore.

 

Commento

Luca negli Atti degli Apostoli all'inizio presenta una comunità cristiana idilliaca, però poi ci racconta non solo le persecuzioni, ma anche il litigio tra Paolo e Barnaba, che prendono due strade diverse.
Paolo, nelle sue lettere, interviene anche in maniera durissima nei confronti di battezzati che non vivono con coerenza.
Quando Matteo scrive, nelle comunità si sono manifestati diversi casi di mancanze anche gravi nelle relazioni tra i fratelli della stessa comunità. Così sente il bisogno di raccogliere, nel capitolo 18 del suo vangelo, le indicazioni per una vita fraterna coerente con l'insegnamento di Gesù. Affronta diversi temi 'caldi', non solo allora, ma anche oggi: chi è più grande nella Chiesa, la gravità terribile dello scandalo dei 'piccoli', che non sono solo i bambini, ma tutti i più deboli nella comunità, l'impegno dei pastori nella ricerca di chi si smarrisce, la correzione fraterna, l'unità nella preghiera, la necessità del perdono.
Non è una cosa strana che avvengano screzi, litigi e offese tra fratelli, sembra anzi che sia inevitabile. Succede anche tra cristiani, tra consacrati, tra preti o vescovi. La domanda è: come comportarsi da credenti in queste situazioni? Il Signore ha qualcosa da dirci e Matteo se ne fa portavoce.
Il Signore ama tutti e vuole salvare tutti; anche la Chiesa e i singoli cristiani devono coltivare questo desiderio divino e tradurlo in pratica.
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te...». La situazione è chiara, si tratta di un'offesa personale, che può crescere fino ad arrivare a interessare la comunità intera. Ci sono tre passi da fare. Non parla di una cosa da evitare, ma penso sia sottintesa: non parlarne con altri. I confessori sanno bene che questo è uno dei peccati più confessati, ma anche più sminuiti, perché qualcuno ne parla come se fosse una cosa quasi inevitabile, si sa che è sbagliata, ma si continua a farla. E invece è dannosissima, come ha detto più volte Papa Francesco, si diffonde il male senza affrontarlo e vincerlo.
Il primo passo: parlare personalmente con il fratello. È il passo più difficile da compiere, di fronte al quale adottiamo diverse strategie dilazionatorie con varie scuse: “non ce la faccio... è troppo difficile... è meglio lasciar perdere... tanto non cambia niente... chissà come la prende... lascio passare un po' di tempo...” e simili. Ci vuole vero amore e coraggio per presentarsi al fratello e chiarire ciò che ha creato sofferenza e divisione. Ma è la strada giusta. Il fratello ha così la possibilità di spiegare meglio le proprie ragioni o di chiedere perdono. Così si ricostruisce la fraternità ferita. Ma può anche rifiutare.
Il secondo passo: coinvolgere alcuni amici comuni. A volte questo può risolvere il problema. Chi ha sbagliato può essere più propenso ad ascoltare gli amici non coinvolti direttamente nella questione. Matteo sa che alcuni non hanno voluto accettare neanche la mediazione degli amici.
Il terzo passo: dirlo alla comunità. È l'ultimo tentativo, da fare sempre con amore, non solo da parte dell'offeso, ma di tutta la comunità di fratelli, con la speranza di ricucire lo strappo.
Se la comunità non è ascoltata, la conseguenza è l'esclusione. È terribile, ma è l'estremo gesto da fare con amore e non con collera. La Chiesa ha avuto da Cristo il potere di legare e sciogliere, per questo in qualche situazione può sentirsi costretta a escludere dalla comunione qualcuno, ma sempre con la speranza che questa scelta produca un ravvedimento e il ripristino della comunione.
Comunque mai la comunità deve smettere di cercare le pecorelle smarrite e pregare per loro.
E proprio la preghiera è il luogo in cui anche solo 2 o 3 fratelli possono sperimentare la presenza di Gesù in mezzo a loro e l'accoglienza delle loro preghiere da parte del Padre. «... dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro». È questo un versetto molto caro alle persone che vogliono vivere veramente e autenticamente la vita comunitaria proposta dal vangelo.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • La spiritualità la chiama 'mormorazione' la legge invece diffamazione. Qualcuno pensa di autoassolversi, dicendo che è la verità. Ma l'amore è superiore alla verità di un fatto. E non è giusto dire una cosa vera per produrre o diffondere il male. Non dobbiamo mai separare la verità dalla carità.

  • È certamente difficile correggere un fratello, ma forse è ancora più difficile accettare una correzione fraterna. Se chiediamo sinceramente agli altri di essere corretti, quando sbagliamo, in tutta la comunità cresce la capacità di correggere e lasciarsi correggere.

  • Facilmente ci accorgiamo degli sbagli dei fratelli e qualche volta siamo stati addirittura contenti di informare altri di ciò che essi non avevano visto o sentito. Tutti i maestri di spiritualità e i fondatori di comunità hanno denunciato la potenza distruttrice della maldicenza.

  • Pregare insieme è un'esperienza spirituale che fa crescere nell'amore e nella fede. Forse non sono molti gli sposi cristiani che utilizzano questo tesoro che si può acquistare con poca fatica.

 

Proposta di impegno

  • Avvicinare con benevolenza un fratello con cui abbiamo avuto qualche screzio.

 

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo 16, 21-27

In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

Parola del Signore.

 

Commento

Gesù, che Pietro, portavoce degli apostoli,  ha riconosciuto come Messia, gli ha detto che in lui haParlato il Padre stesso. Ma la certezza, che il Messia sia vincitore e restauratore del grande regnodi Davide, è presente e permanente nei discepoli. Gesù allora inizia la sua catechesi per aiutare isuoi amici a vedere il vero volto del Messia: rifiutato, crocifisso, ma risorto il terzo giorno. I cristiani di tutti i tempi devono scontrarsi con lo scandalo della morte di Gesù. E l'evangelistaMatteo si preoccupa di 'evangelizzare' correttamente i cristiani ex-israeliti, perché devonoabbandonare definitivamente l'idea del Messia trionfatore sui nemici di questo mondo e accoglierela realtà del Figlio di Dio che offre la sua vita per salvare l'umanità, secondo il progetto di amore delPadre. Pietro allora qui rappresenta non solo gli apostoli, ma i cristiani di tutti i tempi. Sono passati pochi 'minuti' dalla ispirazione divina e Pietro, convinto di dire una cosa sacrosanta, viene apostrofato come 'satana'. Non è più il Padre ad ispirarlo, ma l'avversario, che lo porta a ragionare secondo i criteri della potenza di questo mondo. E quanti sono i cristiani che nella storia hanno rimproverato Gesù Cristo di non esercitare la sua potenza, per convertire il mondo intero, debellare i malvagi e offrire ai suoi fedeli una vita senza problemi troppo grossi? Così Matteo allarga il discorso e fa dire a Gesù che non lui soltanto attraverserà la persecuzione e la morte, ma tutti coloro che decidono di seguirlo. La croce è bagaglio normale per tutti e vaabbracciata (non va cercata... arriva). L'alternativa è una sola: chi accoglie la croce e la porta dietroa Gesù, salva la propria vita in eterno, chi la rifiuta, può anche conquistare il mondo  intero, maperderà se stesso e la vita eterna.Gesù indica a Pietro e a noi una scelta di umiltà, che è verità: «Va’ dietro a me...», significa: “nonpuoi starmi  davanti; non venirmi a portare la mentalità di chi vuol vincere con la forza; metti i piedisulle mie orme. E allora, come io davanti alla croce, anche se ho provato paura, mi sono messo completamente nelle mani di mio Padre, così anche tu, nel momento della tua croce, anche se non vedi chiaro, anche se non stai capendo perché, anche se ti sembra che tutto sia perduto, affidati al Padre e vedrai la risurrezione e la vita”.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Frequentando la parola di Dio, possiamo subire la tentazione dell'orgoglio spirituale, sentirci 'ispirati' e adattare l'insegnamento di Gesù alle nostre vedute. Proprio come Pietro, che ha preteso di spiegare a Gesù il progetto di Dio.

  • «Va’ dietro a me...». Quante volte abbiamo avuto la presunzione di stare davanti a Gesù, di indicare a lui cos'era buono per noi. Se vogliamo essere noi a tracciare il cammino della salvezza, presto ci ritroveremo fuori strada e da soli.

  • «Quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita?». Sicuramente noi non abbiamo l'ambizione di guadagnare “il mondo intero”, però basta mettere i nostri piaceri o interessi davanti al vangelo, per perdere tutto.

  • «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso...». Può dare fastidio la parola 'rinneghi', ma significa semplicemente: 'non pensi a se stesso', cioè, 'non metta se stesso davanti agli altri e davanti a Dio'. È il superamento dell'egocentrismo che facilmente diventa egoismo e rifiuto di Dio.

 

Proposta di impegno

  • Mettiamo in pratica una parola di Gesù, che ultimamente abbiamo messo da parte.

 

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo 15,21-28

In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!».
Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

Parola del Signore.

 

Commento

È un brano che a prima vista ci lascia sconcertati. Ci presenta un Gesù scostante, che maltratta una povera donna, la quale chiede la guarigione della figlia, ma che ha un difetto 'grave': appartiene a un popolo tradizionalmente nemico di Israele.
Tralasciamo per un momento Gesù e ci concentriamo sull'evangelista Matteo. Quando scrive il vangelo, già tanti pagani hanno aderito alla fede; inoltre l'azione missionaria di Paolo, ma anche degli altri apostoli, ha tracciato una strada irreversibile nella vita della Chiesa primitiva. Tuttavia, sappiamo che Matteo scrive per la sua comunità formata principalmente da cristiani provenienti dall'ebraismo e probabilmente alcuni di essi avevano ancora una mentalità integralista e si ritenevano superiori agli ex-pagani. Il suo vangelo si conclude decisamente con un mandato missionario universale: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo...» (28,18-19). Questo episodio va letto e compreso in questo contesto.
La donna cananea si rivolge a Gesù, riconoscendolo Signore e Messia, per chiedere umilmente la guarigione della figlia. Gesù la ignora. La donna insiste, tanto che i discepoli ne provano fastidio e chiedono a Gesù di congedarla (il primo significato del verbo greco è proprio questo). Gesù conferma che è venuto solo per Israele. E quando la donna, gettandosi ai piedi di Gesù e impedendogli di proseguire nel cammino, chiede aiuto, chiamandolo di nuovo 'Signore', sentiamo una risposta perfino offensiva: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». Il diminutivo attenua solo un poco il disprezzo, perché gli israeliti insultavano gli stranieri, chiamandoli 'cani'. Perché Matteo è giunto fino a questo punto nel suo racconto? Lo capiamo quando leggiamo la risposta della donna: «È vero, Signore, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Qui voleva arrivare Matteo: far dire alla donna una espressione di una umiltà e di una fede straordinaria. A tanto la porta il desiderio di vedere guarita la figlia e il riconoscimento della potenza salvifica di Gesù. Quando Gesù gratifica la donna di un elogio straordinario, Matteo raggiunge il suo scopo. Dapprima ha fatto assumere a Gesù la parte dell'israelita integralista, poi, una volta condotta la donna all'espressione massima della sua fede, attraverso l'elogio, insegna ai cristiani ancora un po' ebrei, che nella fede non c'è distinzione tra ex-ebrei ed ex-pagani, anzi a volte i secondi esprimono una fede più grande. E tanto basti per riaffermare la chiamata universale alla salvezza e per debellare la pretesa superiorità degli israeliti battezzati.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • La donna cananea affronta un lungo viaggio alla ricerca di Gesù. Ella è mossa dalla situazione della figlia. Noi, forse, non abbiamo la stessa urgenza, ma, quanto desideriamo incontrare il Signore e quali sacrifici siamo disposti ad affrontare, per incontrarlo e per chiedere il suo aiuto?

  • I discepoli sono infastiditi dall'insistenza della donna. È la reazione abituale di chi pensa ai propri disagi e non si preoccupa di comprendere fino in fondo le esigenze di chi chiede aiuto. Capita anche a noi?

  • La donna non si scoraggia, insiste, ma con umiltà. Non ci è facile mettere insieme il nostro bisogno con la perseveranza paziente e umile nella richiesta di aiuto al Signore. La donna ha una fede che sposta le montagne e spinge il Messia a cambiare atteggiamento verso di lei.

  • «Donna, grande è la tua fede!». Ci piacerebbe ricevere lo stesso elogio da Gesù. Ci possiamo arrivare, non è impossibile.

 

Proposta di impegno

  • Affidiamo al Signore con insistenza e con umiltà una difficoltà che stiamo affrontando.

 

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo 16, 13-20

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

Parola del Signore.

 

Commento

Questo brano ha determinato molti avvenimenti nella storia della Chiesa: è alla base del primato di Pietro e la sua interpretazione ha creato divisioni nel passato, mentre oggi richiede di essere adattato alla vita e alle esigenze di tutte le Chiese e Confessioni cristiane.
Per noi è vangelo, che illumina la vita di ogni cristiano e di tutte le comunità, che si impegnano nella evangelizzazione e nella testimonianza della fede.
Al centro di questi versetti c'è l'identità di Gesù. Finora la gente e gli apostoli si sono fatte domande su di lui; ora è lui a prendere l'iniziativa e a fare domande ai suoi discepoli.
Inizia dai 'si dice'. I tre profeti nominati sono passati attraverso la persecuzione e appartengono al passato. Gesù, invece, è presente e queste identificazioni, oltre a preannunciare in qualche modo la sua passione, non dicono chi è Gesù. Così il Signore passa alla seconda domanda: inizia con un 'ma voi', perché dai suoi si aspetta una risposta personale, diversa dalle precedenti e fondata sulla conoscenza diretta, che essi hanno acquisito dalle opere di Gesù, dal suo insegnamento e dalla vita in comune con lui. E siamo qui al centro della fede, perché essa non è adesione ad una ideologia o a una morale, ma relazione diretta di amore fedele con la persona di Gesù.
La risposta di Pietro è una perfetta professione di fede cristiana, perché davvero Gesù è il Messia salvatore e il Figlio di Dio. Poco più avanti vedremo che il contenuto teologico e storico della messianicità affermata da Pietro avrà bisogno di qualche correzione, ma qui ciò che conta è la totale adesione personale del primo degli apostoli al Signore Gesù. È per questo che egli ufficialmente, chiamandolo anche con il nome del padre, lo dichiara prima beato e poi ispirato direttamente da Dio Padre. Ed è anche per questo che lo nomina suo vicario nella Chiesa, dotato del potere delle chiavi del regno dei cieli, il potere di legare e sciogliere, che è proprio del Messia.
Una riflessione ci richiede l'appellativo di 'pietra'. Nel Primo e nel Nuovo testamento la roccia è prima Dio e poi Gesù, la pietra angolare è Cristo, solo su di lui è fondata la Chiesa. E allora, in che senso Pietro è la pietra su cui Gesù 'edifica la sua Chiesa'? Una risposta potrebbe essere la seguente: Pietro ha fatto per primo la sua professione di fede e ha aderito perfettamente a Gesù, per questo il Signore lo riconosce, in un certo qual modo, assimilato a sé e lo rende la prima pietra da costruzione della Chiesa. Dopo di lui ogni cristiano, grazie alla professione di fede battesimale, diventerà pietra per costruire la Chiesa. Nella sua prima lettera (2,4-6) Pietro si esprime con queste parole: «Avvicinandovi a lui, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo. Si legge infatti nella Scrittura: Ecco, io pongo in Sion una pietra d’angolo, scelta, preziosa, e chi crede in essa non resterà deluso (Is 28,16)». E dunque: Cristo è la roccia e la pietra angolare, Simon Pietro è la prima pietra di costruzione, perché scelto da Cristo e perfettamente assimilato a lui, tutti noi cristiani siamo pietre vive dell'edificio spirituale, che è la Chiesa.
Conseguenza naturale di questa investitura è che nessuna forza di male («le potenze degli inferi») potrà prevalere sulla Chiesa né potrà vanificare la sua missione.
Gesù ordina ai discepoli di non divulgare la sua identità, perché sul significato della sua messianicità saranno necessarie molte correzioni e il primo ad accorgersi di questo sarà proprio Simon Pietro, come vedremo domenica prossima.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?» Oggi la cosa peggiore non è che la gente dica cose inesatte su Gesù, ma che non ne parli affatto. L'indifferenza è un nemico più difficile da affrontare. Non si tratta di spiegare chi sia Gesù, ma di risvegliare l'interesse per lui. Come? La risposta deve scaturire dal cuore di ciascun cristiano.

  • «Ma voi, chi dite che io sia?» Gesù richiede una risposta personale e comunitaria. La fede nasce e cresce nella comunità cristiana, ma richiede una adesione personale, consapevole e forte. I luoghi, in cui questa adesione di fede si consolida, possono essere l'eucaristia, la parola di Dio, il crocifisso.

  • «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Non si possono dire queste parole solo con la lingua, è necessaria la vita, con le scelte fondamentali e quelle quotidiane. Altrimenti restano parole vuote, che offrono una comoda giustificazione a coloro i quali di fronte a Gesù e al vangelo restano indifferenti.

  • «Beato sei tu..., perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli... Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli». Il Padre ci rivela tutto ciò di cui abbiamo bisogno per la fede e la salvezza; per ascoltarlo bisogna farsi 'piccoli' davanti a lui

    .

 

Proposta di impegno

  • Una sera preghiamo, rispondendo a Gesù, che ci chiede: “Chi sono io per te?”

 

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Luca 1,39-56

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Parola del Signore.

 

Commento

Maria ha appena detto ‘sì’ all’angelo e ancora non si rende ben conto di come la sua risposta le abbia cambiato la vita. Sa solo di essere l’umile portatrice del più grande dono di Dio all’umanità, Gesù, suo figlio e Figlio di Dio. Luca narra una bella scena di vita famigliare, ma la sua intenzione va molto più in profondità. È giusto, infatti, e anche commovente, ammirare la prontezza della carità di Maria che affronta un viaggio faticoso e rischioso, perché, avendo saputo dall’angelo Gabriele che Elisabetta, ormai anziana, aspetta un bambino, è convinta che avrà bisogno del suo aiuto.
Il dialogo delle due madri in attesa, però, ci fa salire ad un piano profetico e teologico molto più denso e ricco. L’angelo ha detto a Maria che “nulla è impossibile a Dio” e le ha dato come segno la maternità di Elisabetta. Maria comprende allora che le due maternità sono collegate nel progetto di Dio e si muove proprio per leggere e realizzare questo collegamento che il Signore le ha fatto conoscere.
Quando Maria offre il saluto di pace, “shalom”, Luca attira la nostra attenzione su due frutti immediati: Giovanni sussulta nel grembo ed Elisabetta viene riempita di Spirito Santo. Giovanni, feto di sei mesi, riconosce il suo Signore, cui dovrà preparare la strada; Elisabetta benedice Maria e il suo bambino e nello stesso tempo, animata dallo Spirito, esprime la grande gioia di inchinarsi umilmente davanti al figlio di Maria, perché è il Signore. Davvero Elisabetta profetizza e parla a nome di Dio, mentre dichiara ‘beata’ Maria a motivo della sua fede: ha creduto nella completa realizzazione della parola del Signore.
Luca ci conduce così a comprendere che qui si incontrano i due Testamenti: il Primo, rappresentato da Elisabetta, che porta l’ultimo e il più grande dei profeti, Giovanni; il Nuovo, rappresentato da Maria, che porta il Messia promesso e atteso, colui che nel suo sangue inaugurerà la Nuova Alleanza.
Elisabetta testimonia che le profezie si sono compiute, che davvero Maria è la madre del Messia, il quale rende finalmente vero il Primo Testamento (senza Gesù, infatti, esso sarebbe incompiuto e, in fondo, portatore di promesse non realizzate).
Maria, da parte sua, nella testimonianza di Elisabetta, coglie il significato di quello che è avvenuto: al Signore è piaciuta la sua fede e per questo le è stata affidata la missione di essere madre del Salvatore. Tale beatitudine è sua per sempre e sarà confermata da Gesù quando, rispondendo a una donna, la quale aveva ‘beatificato’ la madre che gli aveva dato il latte, disse: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano” (Lc 11,28). A Maria, più di tutti, appartiene questa beatitudine, perché in lei la Parola si è fatta carne ed ella con la sua fede si è assimilata al Figlio, rendendo eterno il suo sì all’angelo. Proprio quel sì che, passando attraverso la croce (dove la maternità della nuova Eva si allarga a tutto il corpo del Figlio, la Chiesa), trova il suo compimento nell’abbraccio eterno con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. La sua assunzione al cielo, è semplicemente il coronamento della sua missione materna, che si sviluppa lungo tutta la storia, fino a entrare nell'eternità.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Maria, appena diventata madre del Figlio di Dio, si fa serva di Elisabetta. Più grandi sono i doni che abbiamo ricevuto dal Signore, più grande è il servizio che siamo chiamati a rendere a Dio e ai fratelli.

  • Maria si muove in fretta e non pensa ai disagi da affrontare. L'amore per Dio e per i fratelli mette le ali ai piedi e rende capaci di affrontare qualunque difficoltà o disagio.

  • Elisabetta non si considera degna del dono che le porta Maria. Nessuno è degno dei doni di Dio, ma lui ce li offre gratuitamente. Il nostro compito è accoglierli e metterli a frutto con umiltà e riconoscenza.

  • Maria innalza la sua lode al Signore. La sua umiltà le consente di guardare con verità alle opere di Dio e alla propria realtà di madre del Signore. I superbi vedono le cose e le persone in modo distorto e falso. Se non siamo umili non riusciamo a capire Dio, noi stessi e gli avvenimenti della storia e della nostra vita personale.

 

Proposta di impegno

  • Nella preghiera, proviamo a scrivere il nostro Magnificat.

 

Associazione di Volontariato C.A.Sa.

Aperta ogni giorno dal martedì al sabato dalle ore 20.30 alle ore 22.00

Lecce

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