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VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo 28, 16-20

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Parola del Signore.

 

Commento

Cinque versetti bellissimi. Matteo fa concludere la missione di Gesù su questa terra lì dov’era iniziata, in Galilea, e nel quadro finale lo mostra in compagnia degli undici apostoli.

Si prostrano e dubitano. Il testo greco non fa capire se tutti si prostrano e tutti dubitano ma, considerando il gruppo come una unità, entrambi gli atteggiamenti sono presenti: si prostrano e quindi lo riconoscono come Figlio di Dio, dubitano e quindi la loro fede non è ancora chiara e forte. Probabilmente l’evangelista vuole evidenziare che gli apostoli, in questo momento, non sanno ancora bene come considerare Gesù risorto e come relazionarsi a lui. Si chiariranno dopo, con il dono dello Spirito.
Ma proprio a loro, contemporaneamente credenti e dubbiosi, Gesù affida se stesso e la missione di evangelizzare il mondo intero.
Inizia con l’affermazione del suo potere divino: è lui il Signore dell’universo che ha salvato l’umanità e, come il Padre, vuole che tutti gli uomini siano salvi. E proprio perché ne ha il potere, affida la missione, che lui ha iniziato, agli apostoli, i quali devono sviluppare l'opera che lui ha iniziato e quindi raggiungere tutti i popoli. Una missione personale per i suoi amici, ma che non si ferma a loro, perché essi sono il fondamento della Chiesa, la quale continuerà la stessa missione fino alla fine dei tempi.
L’opera da realizzare è una sola: far diventare discepoli di Gesù tutti i popoli di tutti i tempi.
Gli strumenti sono due: insegnare a vivere i comandamenti di Gesù, il vangelo, un insegnamento che passa attraverso la parola e la testimonianza; battezzare, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, coloro che accolgono la Parola. Battezzare vuol dire immergere e questo significa che chi è battezzato riceve in dono la partecipazione alla vita stessa di Dio, perché muore alla vita vecchia e, rinascendo, partecipa, in forma iniziale, della risurrezione di Cristo.
Per realizzare la missione ‘divina’ che hanno ricevuto, gli apostoli, e la Chiesa, hanno a disposizione lo stesso potere di Gesù e questo viene detto con una espressione carica di verità e di affetto che esalta il contenuto teologico e spirituale: Gesù stesso sarà sempre con i suoi amici in tutto lo svolgimento della missione fino alla fine del mondo.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • “Essi però dubitarono”. Gesù lo sa e. forse, proprio per questo si fida tanto da affidare loro la missione di portare il vangelo, cioè lui stesso, nel mondo. Non c'è bisogno di essere 'perfetti' per testimoniare e portare Gesù agli altri. Ci inginocchieremo e dubiteremo anche noi, fino a quando il Signore ci chiamerà a sé.

  • «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra». E Gesù lo trasmette agli apostoli. A volte interpretiamo questo potere con la logica terrena. È invece il potere di Dio, quello di salvare tutti. È questo il potere che ci interessa o cerchiamo ancora l'altro?

  • «...insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato». Battesimo e insegnamento sono strettamente collegati. Non tutti noi battezziamo, ma tutti possiamo 'insegnare' il vangelo agli altri, basta conoscerlo e viverlo. Lo Spirito Santo ha il compito di suggerirci le parole giuste, quando ci viene chiesto di parlare.

  • «Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Promessa che rivela un affetto divino infinito. Vale per la Chiesa, per gli apostoli, ma anche per ciascuno di noi. La preghiera ci fa gustare la bellezza del camminare per le strade del mondo, sapendo che lui cammina con noi.

 

Proposta di impegno

  • Coltivare la consapevolezza che non siamo soli, che il Signore è vicino, ci ama e ci sostiene nella nostra missione.

 

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni 14, 15-21

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

Parola del Signore.

 

Commento

L’affermazione di partenza è che Gesù è una sola cosa con suo Padre. Aveva già detto che il Padre abita in lui e lui nel Padre e questo avviene perché egli ama totalmente Gesù e lui lo ricambia allo stesso modo. Gesù qui aggiunge che abita nei discepoli e loro in lui. Il modello del rapporto tra il Padre e Gesù si trasferisce nel rapporto tra Gesù e i discepoli. Una realtà inaudita, ma vera, che neanche la fantasia più sfrenata poteva immaginare, diventa dono reale a disposizione di tutti coloro che amano non a parole, ma nella verità e, cioè, vivendo i comandamenti di Gesù, che nel vangelo di Giovanni sono due: credere in lui e amare i fratelli come lui li ha amati, fino a dare la vita… È proprio vero? Gesù a dimostrazione di ciò che ha rivelato offre due segni.
Il primo: insieme al Padre manderà lo Spirito che continuerà la sua opera di Paràclito, cioè di difensore e consolatore, quella che Gesù ha esercitato in forma visibile dalla nascita alla morte; i discepoli faranno questa esperienza spirituale e 'fisica' nello stesso tempo.
Il secondo: Gesù non abbandonerà i suoi amici, sarà sempre con loro, visibile realmente solo agli occhi della fede di chi, ricevuto l’amore del Padre e di Gesù, lo ricambia e diventa capace di vedere e comprendere il mondo di Dio attraverso Gesù (questo significa che Gesù gli si manifesterà).
Tutto questo è nascosto agli occhi di chi non vuol credere (il mondo, in questo brano), ma rimane poco comprensibile anche a chi dice di credere, pure abbastanza sinceramente, ma non ama come ha insegnato Gesù.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Promesse incredibili ma dimostratesi vere negli apostoli. Sono anche per noi e si realizzano nella misura in cui camminiamo con Gesù e come lui. I santi l'hanno fatto, lo fanno e diventano segno della presenza di Gesù e dello Spirito.

  • Il 'mondo' non vede, non conosce e non può ricevere lo Spirito della vita. E noi vediamo che corre verso la morte. Il Signore è morto per salvare tutti. Ha voluto avere bisogno di collaboratori, cioè di noi.

  • Basta amare, come lui. Siamo tutti in cammino su questa strada. Non è una meta raggiunta una volta per tutte, è una vita da spendere giorno per giorno, fino alla fine. Non siamo soli e non abbiamo soltanto le nostre forze.

  • Essere la casa della Trinità. Solo l'amore di Dio poteva inventarlo e solo il nostro amore per lui e per i fratelli può renderlo nostro. Abbiamo avuto tempo per amare e ne abbiamo ancora; non sprechiamolo in cose inutili.

 

Proposta di impegno

  • Curare il dialogo personale ed intimo con Gesù e offrirgli gesti di amore verso un fratello "difficile".

 

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni 10, 1-10

In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; o sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

Parola del Signore.

 

Commento

Questo è un brano complesso perché sovrappone due metafore legate a Gesù, la porta e il pastore, in rapporto alle pecore, a loro volta metafora del nuovo popolo di Dio, contrapposto ai ladri e ai briganti.
Il recinto delle pecore rappresenta l’assemblea del popolo di Dio, la Chiesa, la comunità dei salvati.
Gesù è il pastore che non si relaziona solo al popolo, ma a ciascuna persona, perché conosce il nome di tutti, li chiama uno per uno, per una relazione e una vocazione personale. Tutti conoscono il suo insegnamento e lo seguono volentieri e spontaneamente, perché hanno sperimentato che il pastore si prende cura amorevole di ciascuno e li conduce in luoghi in cui trovano tutto ciò di cui hanno bisogno, per gustare la pienezza della vita e della gioia.
Il pastore si preoccupa per il gregge, per questo lo mette in guardia dai mercenari, i quali, travestendosi da pastori, cercano solo il proprio interesse e si arricchiscono a spese del gregge, derubando e togliendo la vita.
Usando questa metafora, Gesù annuncia la realizzazione della profezia di Ezechiele: Dio, stanco e deluso dei pastori (re e sacerdoti), che si sono rivelati ladri e briganti, si prenderà cura personalmente del suo popolo e manderà un pastore, discendente di Davide, secondo il suo cuore.
La metafora della porta è molto diversa: indica un confine, una separazione tra casa e mondo, l’accoglienza o l’esclusione, la possibilità di entrare e di uscire. Gesù si definisce porta, indicando così la sua identità di mediatore tra il mondo di Dio e quello degli uomini. Chi passa attraverso lui trova casa accogliente, il luogo di vita fraterna della comunità, e può uscire per trovare nel mondo il luogo in cui manifestare la pienezza di vita ricevuta e annunciare l'amore del Padre che è per tutti. Passare attraverso questa porta vuol dire semplicemente decidere di avere Gesù come riferimento unico della propria vita, accogliere il suo insegnamento, vivere come lui ha mostrato, obbedendo al Padre e amando i fratelli. La porta chiusa indica anche protezione per chi è in casa ed esclusione per chi ha scelto di restare fuori e non riconosce in Gesù l’inviato del Padre, per dare la vita piena a tutti quelli che lo riconoscono Figlio di Dio.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Gesù denuncia ladri e briganti. Ce ne sono nella Chiesa e ce ne saranno fino alla fine dei tempi. Colpiscono i più deboli. Chi è più forte ha dal Signore il dono e il compito di aprire bene gli occhi per anticipare il male, per vederlo, quando si manifesta, per denunciarlo a chi può porre rimedio. È una lotta. Cristo l'ha vinta, offrendo la propria vita.

  • Gesù ci conosce personalmente. Il nome con cui ci chiama indica la nostra identità di figli di Dio e la nostra vocazione personale. Noi abbiamo bisogno di allenarci a riconoscere la voce di Gesù che ci chiama?

  • La voce degli estranei. Sono tanti quelli che ci invitano con voce suadente, dolce e falsa per condurci alle mille schiavitù che abitano la nostra cultura e la nostra società. Il vangelo e i richiami dei fratelli nella fede possono aiutarci a smascherare i falsi pastori.

  • «... io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza». Quale vita in abbondanza? Amore, libertà nello spirito, comunità di fratelli, missione verso chi non conosce Cristo, perseveranza nelle difficoltà e nelle persecuzioni, paradiso.

 

Proposta di impegno

  • Smascherare l'invito di un falso pastore e fuggire da lui, verso il Signore.

 

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni 14, 1-12

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».

Parola del Signore.

 

Commento

L’inizio del brano riporta delle espressioni tra le più affettuose di Gesù: da una parte vuole tranquillizzarli riguardo alla sua partenza verso il Padre, dall'altra, soprattutto, esprime il desiderio che i suoi amici stiano sempre con lui e si presenta quasi come colui che nella casa del Padre prepara per loro delle stanze accoglienti. Il movimento di Gesù si sviluppa in quattro tempi: vado, torno (non dice quando), vi prendo con me, abitate con me nel Padre. Tutto si sviluppa nel presente, perché Gesù abita già nel Padre, ma c'è anche un momento futuro, il ritorno definitivo di Gesù, perché i suoi condividano la sua gloria.
Ma subito si manifesta l’incomprensione dei discepoli.
Tommaso dice che non sa dove il Signore sta andando e si meraviglia che egli pensi che loro conoscano già la via per arrivarci. Con pazienza Gesù ripete quello che Tommaso, gli altri (e noi con loro) avrebbero dovuto capire: sta andando dal Padre e la via per arrivarci è lui stesso. La metafora della via, si lega strettamente a quella della porta del capitolo 10. Percorrere Gesù-via e attraversare la porta non richiedono adesione intellettuale, ma cambio di vita attorno ai due comandamenti giovannei: credere in Gesù e amare i fratelli.
Per Filippo, invece, c’è un rimprovero: “Come mai ancora non mi conosci? Perché non ti rendi conto di chiedere una cosa che ti ho già dato?”. In tutto il vangelo di Giovanni, Gesù si è sforzato di far capire che il Padre è diventato visibile nell’incarnazione del Figlio. Tutto quello che lui ha detto viene dal Padre e tutto quello che lui fa è opera del Padre, perché egli non fa altro che obbedire a lui. Filippo non ha ancora capito che Gesù è tutto ciò che si può vedere del Padre, perché sono una cosa sola. Non sono bastati tutti i segni che ha fatto.
Certo manca ancora il più grande segno, la sua morte e risurrezione. Per questo gli apostoli dovranno avere solo un po’ di pazienza. Ma non appena Gesù arriverà presso il Padre, dal momento che avrà realizzato la sua missione di salvezza, potrà mandare il suo Spirito e potrà mettere a loro disposizione tutta la ricchezza e la potenza della sua risurrezione.
Possiamo rimanere perplessi di fronte alla promessa che i credenti potranno fare opere anche più grandi di quelle che Gesù ha fatto prima della Pasqua. Non si tratta di miracoli strepitosi, ma del completamento dell'opera che Gesù ha iniziato con la sua morte e risurrezione: Gesù ha portato il vangelo a un territorio e a un numero limitato di persone, chi crede, grazie a lui e al dono dello Spirito, porterà il vangelo e la salvezza fino ai confini della terra e fino alla fine di questo mondo.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Gesù esprime il desiderio che i suoi amici stiano per sempre con lui e il Padre certamente lo esaudisce. Anche noi facciamo l'esperienza di questo desiderio nei riguardi delle persone che amiamo. Se il desiderio è vero, come Gesù, siamo disposti a dare la vita per loro e preghiamo il Padre, che certamente ci ascolta e ci esaudisce, perché anche lui ha lo stesso desiderio.

  • Gesù è la via. È la sua umanità la via che ci conduce al Padre; per questo lui si fa nostro modello di uomo-figlio di Dio e anche compagno di viaggio per guidarci, sostenerci, rialzarci, nutrirci con la sua parola e il suo corpo e sangue.

  • Gesù è la verità. La verità delle cose e delle azioni non è molto popolare in questo mondo. Il Signore ci comunica se stesso perché noi possiamo essere veri figli di Dio, vivere nella verità, dire la verità, testimoniarla, realizzarla.

  • Gesù è la vita. La morte ha conquistato molta parte del cuore di tanti uomini, donne, giovani. La vita, che il Signore è e dona, è umano-divina, rinnova ogni uomo, vince la morte e ci proietta nell'eternità.

 

Proposta di impegno

  • Leggere una pagina del Vangelo, per conoscere e incontrare Gesù.

 

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Luca 24, 13-35

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».  Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Parola del Signore.

 

Commento

Piccolo capolavoro letterario di Luca, questo brano è una sintesi del vangelo della risurrezione e del suo senso.
Abbiamo due discepoli tristi (Cleopa e un altro senza nome: sono io, sei tu) che hanno perso la fede in Gesù e la speranza; rimane loro nel cuore solo il ricordo doloroso di un passato bello ma illusorio. Tornano a casa sconfitti. Un viandante che si aggrega e si mostra uomo ‘normale’, forestiero ignaro. Lungo il cammino succedono molte cose. Cleopa rimprovera il viandante di non sapere e poi racconta sui fatti una versione personale che non corrisponde per niente alla verità di ciò che è accaduto: un passato perdente e un presente senza fede, dato che non hanno creduto alle donne. I fatti vissuti dal viandante sono molto diversi!
Luca ci ha avvisati che il viandante è Gesù, ma essi non possono riconoscerlo, perché la perdita della fede ha oscurato loro gli occhi e la mente. Luca fa capire così che il risorto può essere riconosciuto solo da chi ha fede, chi non crede non può riconoscerlo; per questo Gesù non va dai Giudei, non lo avrebbero mai riconosciuto!
Dopo il racconto triste e rassegnato, il viandante li rimprovera a sua volta di non avere intelligenza né amore sufficienti per capire né la parola di Dio, né quella dei profeti e neanche quella che Gesù stesso aveva comunicato.
La spiegazione, che Luca fa dare da Gesù ai due discepoli, sintetizza l’esperienza della Chiesa primitiva che progressivamente ha riletto tutto il Primo Testamento alla luce della morte e risurrezione di Gesù e ne ha colto significati prima nascosti.
Intanto qualche cosa è successa nel cuore dei due: mentre Gesù parla, nel loro intimo si riaccende una fiamma, che essi non sanno spiegare, e li spinge a voler trattenere Gesù, che fa finta di andare oltre. Quando Gesù in casa fa il gesto e usa le parole abituali del pasto (gesti e parole che non appartengono solo all’ultima cena, che pure è stata unica), dopo l’amore si risveglia anche la fede ed essi diventano capaci di riconoscere Gesù, che sparisce, perché non c’è più bisogno della sua presenza fisica. Cleopa e l’altro hanno recuperato la fede e portano il risorto con sé, mentre tornano a Gerusalemme per dare la bella notizia dell’incontro che ha fatto rivivere in loro l’amore, la fede e la speranza del Regno di Dio e della liberazione non solo di Israele, ma di tutta l’umanità.
Il brano indica allora due luoghi permanenti in cui il risorto è presente, riconoscibile e raggiungibile: la Parola di Dio e l’Eucaristia.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • I cristiani contemporanei di Luca erano tristi per le persecuzioni. Noi oggi possiamo essere tristi per altri motivi non meno dolorosi, che toccano tutta la Chiesa. La tristezza e la sfiducia ci chiudono gli occhi e ci impediscono di riconoscere Cristo che cammina con noi.

  • «Stolti e lenti di cuore a credere...». Queste sembrano parole, più che di Gesù, di Luca, rivolte ai cristiani del suo tempo. Forse facevano fatica ad accettare che essere cristiani comporta seguire Gesù anche nella passione, per giungere alla gloria della risurrezione.

  • «Non ardeva forse in noi il nostro cuore...?». La parola di Dio, ascoltata con cuore aperto, è capace di risvegliare amore e fede anche in chi ha perso i riferimenti ideali e spirituali ed è in crisi di fiducia e di speranza.

  • L'Eucaristia è il luogo 'naturale' dell'incontro con Cristo, dell'apertura degli occhi, dell'ardore del cuore, della comunione con i fratelli, del desiderio di diventare annunciatori del vangelo.

 

Proposta di impegno

  • Cercare nel vangelo la risposta a un problema che stiamo attraversando, anche facendoci aiutare.

 

Associazione di Volontariato C.A.Sa.

Aperta ogni giorno dal martedì al sabato dalle ore 20.30 alle ore 22.00

Lecce

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