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VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo 26, 14 – 27, 66

In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù. Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua. Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto». Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo». Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati. Io vi dico che d’ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio». Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Allora Gesù disse loro: «Questa notte per tutti voi sarò motivo di scandalo. Sta scritto infatti: “Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge”. Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea». Pietro gli disse: «Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai». Gli disse Gesù: «In verità io ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti i discepoli. Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. E disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!». Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà». Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti. Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo viene consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino». Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». Subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno. O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli? Ma allora come si compirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?». In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono. Quelli che avevano arrestato Gesù lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano, fino al palazzo del sommo sacerdote; entrò e stava seduto fra i servi, per vedere come sarebbe andata a finire. I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù, per metterlo a morte; ma non la trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui ha dichiarato: “Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni”». Il sommo sacerdote si alzò e gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio». «Tu l’hai detto – gli rispose Gesù –; anzi io vi dico: d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire sulle nubi del cielo». Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». E quelli risposero: «È reo di morte!». Allora gli sputarono in faccia e lo percossero; altri lo schiaffeggiarono, dicendo: «Fa’ il profeta per noi, Cristo! Chi è che ti ha colpito?». Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». Ma egli negò davanti a tutti dicendo: «Non capisco che cosa dici». Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno». Ma egli negò di nuovo, giurando: «Non conosco quell’uomo!». Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: «È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce!». Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo!». E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente. Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Poi lo misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al governatore Pilato. Allora Giuda – colui che lo tradì –, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «A noi che importa? Pensaci tu!». Egli allora, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. I capi dei sacerdoti, raccolte le monete, dissero: «Non è lecito metterle nel tesoro, perché sono prezzo di sangue». Tenuto consiglio, comprarono con esse il “Campo del vasaio” per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu chiamato “Campo di sangue” fino al giorno d’oggi. Allora si compì quanto era stato detto per mezzo del profeta Geremia: «E presero trenta monete d’argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu valutato dai figli d’Israele, e le diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore». Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla. Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito. A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia. Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua». Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!». Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo. Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce. Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei». Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra. Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo. A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito. Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!». Vi erano là anche molte donne, che osservavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra queste c’erano Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo. Venuta la sera, giunse un uomo ricco, di Arimatèa, chiamato Giuseppe; anche lui era diventato discepolo di Gesù. Questi si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato allora ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito e lo depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia; rotolata poi una grande pietra all’entrata del sepolcro, se ne andò. Lì, sedute di fronte alla tomba, c’erano Maria di Màgdala e l’altra Maria. Il giorno seguente, quello dopo la Parascève, si riunirono presso Pilato i capi dei sacerdoti e i farisei, dicendo: «Signore, ci siamo ricordati che quell’impostore, mentre era vivo, disse: “Dopo tre giorni risorgerò”. Ordina dunque che la tomba venga vigilata fino al terzo giorno, perché non arrivino i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: “È risorto dai morti”. Così quest’ultima impostura sarebbe peggiore della prima!». Pilato disse loro: «Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete». Essi andarono e, per rendere sicura la tomba, sigillarono la pietra e vi lasciarono le guardie. Parola del Signore.

Parola del Signore.

 

Commento

Il Messia che cavalca un asino, non realizza solo la profezia di Zaccaria, ma annuncia un Regno diverso da quello di Davide. Il cavallo, simbolo della guerra, è sostituito da un puledro d’asina, simbolo di pace. Gesù si comporta da re, requisendo la cavalcatura di cui aveva bisogno (ma lo restituisce!) e la gente lo tratta da re, acclamandolo e tappezzando la strada con i mantelli, come si usava nelle visite del re. Non c’è contraddizione in Gesù tra cavalcare l’asino e presentarsi da re di pace e salire sulla croce. Sarà una contraddizione nei capi e in parte del popolo.
Matteo dice che “tutto il popolo” ha gridato: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Sicuramente la gran parte del ‘popolo’ non ha chiesto la morte di Gesù. La folla urlante era costituita in gran parte dai partigiani di Barabba, in combutta con i capi. Matteo però con questa espressione sottolinea il rifiuto di Gesù da parte di Israele, rappresentato dai capi. Ma l’evangelista interpreta teologicamente questo rifiuto e lo indica come causa della distruzione del tempio e della dispersione del popolo d’Israele che continua ancora oggi.
Qui è necessaria un'attenzione storica e teologica: in nessun modo il popolo d'Israele nella sua totalità può essere accusato di deicidio. Coloro che hanno portato Gesù sulla croce, e lì c'erano ebrei e romani, sono i rappresentanti di tutti i peccatori della storia, quindi anche i nostri: il Figlio di Dio l'abbiamo ucciso tutti. L'antisemitismo, che dal IV secolo ha percorso la storia fino ai nostri giorni, avendo come iniziatori i cristiani e gli imperatori romani, non ha nessuna giustificazione evangelica, ma è un peccato di cui chiedere perdono a Dio e agli ebrei.
Gli insulti che Gesù riceve costituiscono il ritorno di Satana per l’ultima tentazione: dimostrare di essere il Figlio di Dio con un atto di forza. Ma Gesù non risponde nulla, al contrario è impegnato a dimostrare che il Figlio di Dio è tale proprio perché dà la sua vita per la salvezza dei peccatori. Ma è impegnato anche in un’altra lotta che avviene nel suo intimo. “Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»”.
È il grido del Figlio innocente che ha preso dentro di sé il peccato di tutta l’umanità e, dal momento che questa assunzione è terribilmente reale, sta sperimentando le conseguenze, non, come noi, di qualche peccato personale, per quanto grave possa essere, ma dei peccati di tutta la storia, da Adamo all’ultimo uomo. La conseguenza 'infernale' è la lontananza da Dio. Gesù sulla croce è lacerato nell’anima, molto di più che nel corpo, perché sperimenta contemporaneamente la massima lontananza da Dio, in quanto rappresentante di tutti i peccatori, e la massima vicinanza a lui in quanto Figlio innocente e obbediente. Noi arriviamo a commuoverci per le sofferenze fisiche e la morte di Gesù, anzi a volte ne chiediamo conto a Dio Padre. Ma la sofferenza enormemente maggiore è stata quella dello spirito e i responsabili sono tutti gli uomini, noi compresi. A tanto è arrivato Gesù per salvare tutti e ciascuno di noi. È un abisso di amore e di sofferenza che possiamo intuire soltanto un po’.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Gesù ha tolto la spada dalle mani di Pietro, perché la violenza dei suoi amici gli avrebbe impedito di mostrare fino in fondo il suo amore e quello del Padre. Questo dice qualcosa ai cristiani di oggi nei rapporti con le altre religioni e in particolare con l'Islam?

  • I passanti e soprattutto i capi dei sacerdoti sfidano Gesù a scendere dalla croce per dimostrare di essere davvero il figlio di Dio. Quando mettiamo alla prova il Signore, chiedendogli i miracoli come condizione della nostra fede, ci comportiamo come loro.

 

Proposta di impegno

  • Per quanto possiamo, partecipiamo alle celebrazioni del triduo santo, accostandoci al sacramento della riconciliazione e meditando gli avvenimenti che celebriamo.

 

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni 11, 1-45

In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!». Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro. Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare». Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

Parola del Signore.

 

Commento

Nel vangelo di Giovanni i 'segni' compiuti da Gesù hanno lo scopo di rivelare la sua identità di Verbo incarnato e Figlio eterno del Padre, venuto nel mondo per rendere gli uomini figli del Padre e donare loro la stessa vita di Dio.
Il ritorno di Lazzaro alla vita per l’evangelista Giovanni è il segno del suo potere di dare la vita, come il Padre.
Gesù lotta contro la morte e vince, ma in questa lotta è solo, come sarà sulla croce, infatti nessuno dei suoi amici lo sostiene, eccetto il Padre.
Lo informano che Lazzaro è gravemente malato, ma lui non si muove. Sa già cosa farà e perché. Spiega agli apostoli che questa malattia servirà a rivelare la presenza del Padre che salva e a manifestare a tutti che lui è davvero il Figlio che obbedisce al Padre e rende suoi figli gli uomini. Ma gli apostoli non capiscono, anche se decidono di seguirlo, più per legame affettivo che per fede, come fa capire l’espressione sconsolata di Tommaso: «Andiamo anche noi a morire con lui!», un Messia perdente.
Marta, corre incontro a Gesù, ma prima velatamente lo rimprovera di non essere stato presente alla malattia del fratello, poi, di fronte alla rivelazione di Gesù: «Io sono la risurrezione e la vita», ripete alcune formule di fede già dette da altri precedentemente, però conserva la convinzione che di fronte alla morte lui non può fare niente, e questo si capisce bene quando proprio lei si oppone all’ordine di Gesù di togliere la pietra dal sepolcro.
Maria aspetta di essere chiamata e subito va da Gesù e si inginocchia di fronte a lui, ma anche lei lo rimprovera e senza aspettare nessuna risposta si mette a piangere sconsolatamente insieme ai Giudei.
Questo è un punto delicato del brano. La traduzione «si commosse profondamente e, molto turbato…» porta naturalmente a pensare ad una partecipazione di Gesù al pianto di Maria, e ancora di più l’espressione “scoppiò in pianto” (il testo greco dice semplicemente “pianse”). Senza escludere la commozione naturale per la morte di Lazzaro, riconosciuta da molti commentatori, riflettiamo sul fatto che commozione, turbamento e pianto di Gesù possono avere anche un’altra spiegazione. I giudei leggono il pianto come debolezza di Gesù che, mentre poteva guarire Lazzaro da una malattia, non può fare niente contro la morte. Gli apostoli non lo hanno capito, le sorelle, sue amiche, lo hanno rimproverato e non credono che possa fare qualcosa, i giudei ironizzano su di lui. E dunque, Gesù, che è venuto per mostrare l’amore potente suo e del Padre, che vince la morte, si ritrova incompreso, rimproverato, deriso e solo. Possiamo comprendere allora che Gesù piange perché sperimenta il potere devastante della morte che spegne la fede dei suoi amici e perché è turbato, deluso e amareggiato da chi, avendo compreso che è il Figlio di Dio, doveva credere in lui.
Ma non si ferma. Ordina di togliere la pietra, dà una risposta secca a Marta e ringrazia il Padre a voce alta perché tutti i presenti ascoltino e possano credere che il Padre è presente e che lui è il Figlio.
Lazzaro esce legato dalle bende: sono il segno del suo ritorno ad una condizione mortale. Gesù invece uscirà dal sepolcro e lascerà le bende perché la morte non avrà più potere su di lui. La fede di ‘molti’ giudei anticipa la fede di coloro che crederanno nel Cristo crocifisso e risorto. Ma il ritorno alla vita di Lazzaro per l'evangelista sarà anche l'evento che spingerà i capi a decidere definitivamente la morte di Gesù.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • La morte delle persone care è quasi sempre occasione di crisi per la nostra fede. Pensiamo che il Signore sia assente, che non si curi del nostro dolore, che potrebbe restituirci la persona amata, ma non lo fa. Ci chiediamo “perché?”, e non troviamo risposta. È proprio in queste situazioni che il Signore ci chiede se crediamo in lui.

  • Anche noi cristiani spesso, in pratica, consideriamo la morte 'fisica' più importante e più seria della morte 'spirituale'. Quante persone a cui vogliamo bene sono 'morte' nello spirito? Come posso collaborare con il Signore, perché lui li faccia risuscitare, restituendo loro la vita spirituale che hanno perso?

  • Molti Giudei, vedendo che Gesù fa tornare in vita Lazzaro, credono in lui. È la fede causata dai miracoli. È una fede fragile, può essere solo un inizio, ma deve trasformarsi in fede che si affida non alla potenza di Gesù, ma al suo amore, che dalla croce comunica la stessa vita di Dio, quella che è capace, non di evitare la morte, ma di attraversarla e vincerla per sempre.

 

Proposta di impegno

  • Preghiamo il Signore per la risurrezione spirituale di parenti e amici.

 

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni 4, 5-42

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i
Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Parola del Signore.

 

Commento

Commentando solo parzialmente questo brano ricchissimo di simboli e significati, ci fermiamo solo su alcuni aspetti. Iniziamo con due premesse.
La prima. Nel vangelo di Giovanni i ‘fatti’ raccontati nascondono una rivelazione ‘profonda’. Questo brano racconta l’incontro tra Gesù e una donna di Samaria, ma dice anche chi è Dio e cosa desidera, chi è Gesù, quale dono è venuto a portare, cosa sono chiamati a fare gli apostoli, a chi è destinato il messaggio evangelico e il dono di Gesù, quale cammino bisogna fare per arrivare alla fede…
La seconda. Questo racconto va compreso in tre tempi: l’incontro di Gesù con la Samaritana; la predicazione del vangelo fatta ai samaritani e ai pagani e la loro risposta di fede al tempo degli apostoli; il messaggio evangelico che arriva a noi oggi.
Nel primo momento dell’incontro, Gesù rivela la sua missione, ma la donna non capisce affatto il messaggio del Signore sul dono che è venuto a portare a tutti: l’acqua viva (per la samaritana è la rivelazione su Dio; per i primi cristiani e per i credenti di oggi è lo Spirito Santo che agisce in noi) che estingue la sete di Dio e di vita piena in questo mondo. Lei si preoccupa solo di chiedere la soluzione del suo problema materiale: non essere più costretta a venire al pozzo. La fede è ancora lontana.
Poi Gesù segue un’altra strada: la provoca sulla sua situazione irregolare, come quella dell’umanità che ha voluto come mariti tanti idoli, rimanendo delusa. La donna allora approfitta per chiedere la soluzione di un problema secolare tra giudei e samaritani: dove abita Dio, a Gerusalemme o sul Garizim (il monte del loro santuario)? Gesù quindi le rivela Dio e l’uomo: Dio è Padre, è spirito e abita dovunque, perciò gli uomini possono incontrarlo sempre e in ogni luogo a patto che vogliano somigliargli e realizzare il suo progetto di salvezza, adorando “in spirito e verità”. La donna rimane perplessa e rimanda la sua risposta di fede alla venuta del Messia. E a questo punto Gesù rivela se stesso: sono io il Messia. L’umanità non deve aspettare nessun altro, il Messia è venuto ed è lo stesso Figlio di Dio. Possiamo facilmente intuire come questa risposta di Gesù risuonasse nel cuore dei primi cristiani, specialmente quelli provenienti dall'ebraismo. Noi, cristiani di oggi, possiamo meditare su quanti mariti-idoli ha oggi l'umanità e anche su quanti possono averne le comunità cristiane locali e anche ciascuno di noi.
La donna lascia la sua anfora. Questo particolare ha sempre colpito i commentatori. È il simbolo dell'abbandono della vita vecchia per iniziarne una nuova. Dice perciò che la fede ha fatto breccia nel cuore della samaritana e lei inizia a muovere i primi passi concreti di una credente.
Così andare a chiamare i compaesani è la sua prima risposta di fede. Ella annuncia la propria esperienza e pone una domanda essenziale, in questo modo accende la curiosità dei samaritani che subito vengono ad incontrare direttamente Gesù. Dopo due giorni, non di miracoli ma di ascolto della sua parola, essi arrivano a una professione di fede che supera i loro confini: Gesù è il salvatore del mondo intero. È fede vera. L'evangelista così ha fatto dei samaritani i rappresentanti di tutti i credenti autentici, quelli che credono non per i miracoli, ma per l'ascolto della Parola.
Gli apostoli, da parte loro, proseguono il faticoso cammino di crescita nella conoscenza di Gesù e nella risposta di fede. Ancora legati agli aspetti materiali della vita, non capiscono qual è il cibo che sostiene il Signore nella sua missione e non riescono a vedere i frutti dell'azione di Gesù verso i samaritani. Anzi, non possono neanche pensare che essi, considerati eretici dai giudei, possano rappresentare i veri credenti. Gesù invita loro, e tutti i pastori futuri, ad alzare lo sguardo, per vedere i frutti dell'azione di Dio nel cuore degli uomini e delle donne di ogni tempo e rendersi conto che ogni pastore ha un duplice compito: raccogliere i frutti delle fatiche di chi li ha preceduti e seminare gratuitamente per il raccolto di chi erediterà la loro missione.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Gesù si presenta nella debolezza della sua umanità: stanco e assetato. Chiede qualcosa, ma offre molto di più. Ogni vita spirituale autentica deve fare i conti con l'umanità di Gesù. Chi lo considera lontano, sopra le nuvole, irraggiungibile nella concretezza della propria vita, non lo incontra e non può capire e accogliere i suoi doni.

  • Gesù vuole incontrare la Samaritana e la aspetta non al tempio, ma al pozzo, un luogo della sua vita quotidiana. Con questo, l'evangelista vuole forse suggerire qualcosa ai pastori del XXI secolo?

  • Gesù ha un comportamento strano con la Samaritana. Le offre un dono, che lei non desidera perché non lo conosce, non si scoraggia per l'incomprensione, non emette nessuna condanna morale, elogia la sincerità, affida la rivelazione di se stesso a una peccatrice eretica che non ha manifestato volontà di conversione, ma solo l'attesa di un Messia 'lontano'... Possiamo chiederci come ci muoviamo noi verso i peccatori e i credenti di altre religioni.

  • La samaritana somiglia ai primi apostoli: appena incontra Gesù e ha capito qualcosa di lui, immediatamente va ad annunciarlo ai paesani, che forse la emarginavano per la sua condotta di vita. A quante persone parliamo del nostro incontro con Gesù?

 

Proposta di impegno

  • In famiglia o sul lavoro, proviamo a creare o a cogliere un'occasione per parlare di Gesù.

 

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni 9, 1-41

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».
Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».

Parola del Signore.

 

Commento

Gesù si definisce ‘luce del mondo’. E inizia ad illuminarci su una questione angosciante: malattie e sventure sono una punizione di Dio per i nostri peccati? La sua risposta è no! La condizione umana è all’origine dei malanni di ogni genere di cui l’umanità fa esperienza. Dio si adopera instancabilmente per salvarci non dai malanni (qualche volta lo fa e sa lui perché), ma nei malanni (questo lo fa sempre perché ci ama). Nelle nostre difficoltà normalmente il Signore ci mette vicino dei fratelli che possano prendersi cura di noi, così qualunque situazione, per chi la vive, diventa occasione di crescita nell’amore ricevuto e donato. Nel caso del cieco nato, Dio ha mandato Gesù affinché quest'uomo guarito diventi l’annuncio della nuova creazione che il Signore sta realizzando per tutta l’umanità.
Fango e saliva richiamano l’atto creatore di Dio, raccontato nella Genesi. L’ex-cieco che torna dalla piscina di Siloe (significa ‘inviato’, il cieco ha davvero incontrato l’inviato del Padre) è l’uomo che ha ricevuto in dono la capacità di ‘vedere’ la verità, anche se deve ancora fare un percorso faticoso e doloroso per giungere alla fede.
Mentre è costretto a raccontare più volte la sua straordinaria esperienza, egli si scontra con la curiosità perplessa della gente, con i sillogismi teologici dei farisei (schiavi delle loro sicurezze ideologiche e volontariamente ciechi di fronte alla realtà dell’opera di Dio), con la paura dei suoi genitori di essere ‘scomunicati’, con l’opposizione farisaica, che perde la bussola tra il rispetto del sabato e il dono della vista, con la scelta finale, di fronte alla quale viene messo, di fidarsi dei farisei ciechi o credere in Gesù che lo ha guarito.
Il suo cammino è lineare: ha fatto l’esperienza di vedere per la prima volta grazie all’uomo chiamato Gesù, anche se di lui non sa nulla, poi, rifiutando di considerarlo peccatore, lo riconosce come profeta e si considera suo discepolo, diventa testimone della verità, affrontando la persecuzione e la scomunica, infine arriva alla fede vera, riconoscendo in Gesù il Figlio di Dio e inginocchiandosi davanti a lui.
In stridente contrasto è il percorso di chiusura dei Giudei che, sicuri di vederci bene, chiudono gli occhi del cuore e della mente di fronte all’opera di Dio. Essi, credendo di essere fedeli a Mosè, in realtà lo rinnegano, perché egli aveva riconosciuto la presenza di Dio che liberava il suo popolo dal Faraone, loro invece non riconoscono in Gesù l’inviato del Padre, per illuminare l’umanità nella vera conoscenza di Dio e per liberarla dalla schiavitù del peccato.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Gli apostoli sono prigionieri dei pregiudizi umani riguardo all'opera di Dio. Gesù li illumina. Anche noi abbiamo delle domande su di lui, sul suo insegnamento, sul senso degli avvenimenti e dell'intera nostra vita. Basterebbe avere il coraggio di chiedere e dedicare un po' di tempo ad ascoltare la risposta di chi ci può aiutare, per vedere bene e riconoscere la verità che ci libera.

  • Gesù prende l'iniziativa, il cieco obbedisce e acquista la vista. Anche con noi il Signore prende iniziative, attraverso persone o avvenimenti, per la nostra guarigione dalle malattie dello spirito e ci ordina di vivere il vangelo. Quando obbediamo, sperimentiamo sempre la luce e spesso la guarigione. Ma se siamo pigri o presuntuosi?

  • I farisei si rifiutano di prendere atto di un'opera di Dio e tormentano il cieco guarito, i suoi genitori e coloro che li contraddicono. Preghiamo perché nella Chiesa non si trovi chi, per difendere il proprio ruolo o potere, dimentichi il vangelo e tratti male chi cerca la verità e la misericordia di Dio

  • La situazione di bisogno e di dipendenza dagli altri in tutto ha reso il cieco, umile, attento e riconoscente. Chi non ha bisogno degli altri, spesso è incapace di rapporti veri con gli altri e con Dio. Noi abbiamo valorizzato le situazioni di difficoltà e di sofferenza per crescere nell'umiltà, nell'apertura e nella riconoscenza verso Dio e i fratelli?

 

Proposta di impegno

  • Se abbiamo delle domande importanti sulla fede e sulla vita, cerchiamo una persona 'spirituale' a cui chiedere una risposta.

 

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo 17, 1-9

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte,  su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.  Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

Parola del Signore.

 

Commento

La trasfigurazione è un evento strano, che per i sinottici ha un’importanza straordinaria. Qualche studioso dubita che sia avvenuto davvero e lo legge come racconto simbolico. Altri no. In ogni caso per noi è vangelo e tanto basta per cercare di comprendere la bella notizia che ci viene donata.
Gesù aveva annunciato la sua passione, morte e risurrezione. Gli apostoli si erano spaventati, Pietro aveva reagito a modo suo e le aveva buscate di brutto (“vai dietro di me, satana...”). Gesù pensa bene di dare, solo ai tre più vicini (ma rappresentanti di tutti), un segno su cui riflettere e da cui trarre coraggio (sono gli stessi che terrà vicini nel Getsemani, ma non resteranno abbastanza svegli). Gli altri forse non avrebbero capito o avrebbero potuto equivocare e aspettarsi l’uso di poteri divini per acquistare il regno terreno che sognavano. E questo è anche il motivo per cui i tre non ne potranno parlare agli altri prima della risurrezione.
Le parole che vengono usate per descrivere la ‘trasfigurazione’ sono insufficienti; si capisce solo che Gesù diventa luminoso dal di dentro, facendo sfolgorare anche le vesti. Poi compaiono Mosè ed Elia: rappresentano tutto il Primo Testamento, la Legge e i Profeti, che si inchinano al Messia di cui avevano preannunciato la venuta. La nube luminosa e la voce di Dio ricordano e superano l’esperienza dell’Esodo, per annunciare che Gesù non è ‘solo’ il Messia, ma lo stesso Figlio del Padre eterno e bisogna ascoltarlo: difatti Gesù, dando la nuova Legge, completa e sostituisce Mosè e realizza, superandole di molto, le già straordinarie attese dei Profeti.
Secondo i calcoli degli esegeti, questa esperienza sul Tabor avviene durante la festa delle capanne, che gli israeliti celebrano per una settimana all’inizio dell’autunno, per festeggiare i raccolti dell’anno, per ricordare il tempo in cui, camminando verso la Terra Promessa, abitavano in capanne e per anticipare i tempi messianici, in cui aspettavano di abitare in capanne preparate da Dio stesso. Per questo Pietro se ne esce con la proposta di preparare tre capanne. Sembra quasi dire: sono felice che il Messia stia proprio qui. Ma forse pensa anche di voler prolungare un evento troppo bello, e la voce dalla nube stronca questo desiderio fin troppo umano, per ‘ordinare’ non di godersi solo la presenza di Gesù, ma di ascoltare la sua parola e metterla in pratica.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Abramo non aveva tutto chiaro, si è fidato ed è partito. La fede è così. La pretesa di capire tutto prima di muoversi sulle strade del vangelo, nasconde la mancanza di fiducia nel Signore. Invece, chi si fida, e parte, sperimenterà la presenza e la benedizione del Signore, ogni giorno e in tutte le situazioni

  • La chiamata del Signore è santa perché viene da lui e ci rende santi. Se rispondiamo con fede e amore, annunciando e testimoniando il vangelo, incontreremo difficoltà e forse persecuzione, ma in noi risplenderà la vita stessa di Dio e le persone di buona volontà se ne accorgeranno.

  • L'identità profonda di Gesù è invisibile agli occhi. È così anche per noi. Solo l'occhio della fede è capace di vedere in tutti dei figli di Dio, anche in coloro che non lo sanno o che non lo manifestano nelle parole e nelle opere.

  • “Ascoltatelo”. Non ci viene 'naturale' ascoltare Gesù, cioè obbedirgli, perché, con ciò che ci insegna o ci ordina, ci scomoda. Abbiamo bisogno di onestà interiore e di umiltà per riconoscere che, ascoltando altri maestri, siamo andati fuori strada. Solo Gesù ci porta sulla strada della verità e dell'amore, che non vengono mai meno, anche in mezzo alle difficoltà.

 

Proposta di impegno

  • Ricordiamo un insegnamento di Gesù che ultimamente abbiamo trascurato e ci impegniamo a viverlo.

 

Associazione di Volontariato C.A.Sa.

Aperta ogni giorno dal martedì al sabato dalle ore 20.30 alle ore 22.00

Lecce

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Santeramo

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