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VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo 6, 24-34

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno  e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza. Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? Per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

Parola del Signore.

 

Commento

La vecchia traduzione riportava semplicemente il termine originale aramaico: «non potete servire Dio e 'mammona'». Questa parola indicava la sicurezza derivante dal potere del denaro. Gesù lo pone in alternativa a Dio, perché chi cerca la ricchezza non ha tempo e voglia di cercare e di affidarsi al Signore. Semplicemente consegna al denaro la propria vita e gli offre nel cuore il posto che spetta a Dio: è il peccato di idolatria. Matteo passa quindi a mostrare l'amore di Dio che si fa provvidenza.
Questo brano può suscitare molte e diverse reazioni che possiamo raccogliere attorno a due fondamentali: ci si può sentire incoraggiati o sfiduciati, a seconda delle condizioni economiche e spirituali in cui ci si trova. Ma il Signore non intende offrire facili incoraggiamenti e tanto meno causare terribili delusioni. Qui semplicemente invita il cristiano a una duplice crescita nella fede: maturare un atteggiamento fondamentale di fiducia, che libera dalle 'pre-occupazioni' angoscianti sul futuro e rende capaci di 'occuparsi' con impegno del presente; scegliere chiaramente di stare dalla parte di Dio Padre.
Anzitutto si tratta di riconoscere qual è il vero volto di Dio. Siamo proprio convinti che è Padre, che ci ama come figli, che si prende cura di noi e non ci lascia soli? Se si prende cura degli animali e dei fiori, è perché possano servire alla vita e alla felicità dei suoi figli. E qui nessuno può pensare allo scadimento paternalistico di un Dio che privilegia solo alcuni, a cui non fa mancare niente, senza che lavorino, mentre si dimentica di tanti altri, che muoiono di fame. Gesù parla ai ‘figli’ di Dio, i quali, desiderando costruire il suo regno e la sua giustizia in questo mondo, costruiscono la comunità e diventano così capaci di aiutare chi è nel bisogno, anche se non appartiene alla Chiesa. La fiducia nel Padre non genera ozio, ma impegno concreto (san Paolo non esita a dire che chi non vuole lavorare non ha diritto di mangiare).
La scelta di campo poi deve essere chiara. C’è chi si fida di Dio e chi si fida della ricchezza, la quale promette sicurezza e possibilità di potere e divertimento. Chi si fida di Dio, invece, diventa interiormente libero, si impegna a lavorare, costruisce il Regno e aiuta i fratelli. Chi si fida della ricchezza diventa schiavo, egoista e succhia il sangue e la vita degli altri. Non si può stare nel mezzo. Bisogna scegliere.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Il nostro mondo sembra essere idolatra, schiavo del denaro e dimentico di Dio. La Chiesa, i pastori, i singoli cristiani lungo la storia non hanno sempre dato la testimonianza di una fede piena nel Padre, che provvede ai suoi figli. La ricerca del denaro è una tentazione permanente per tutti. Ma gli uomini di oggi hanno bisogno di vedere la bellezza non solo di una vita sobria, ma anche di una comunità cristiana in cui chi ha veramente bisogno trova sempre dei fratelli che lo aiutano.

  • La natura, bella e feconda, è dono di Dio e grande alleata dell'uomo. Chi sa contemplarla e ascoltarla (il creato è una parola di Dio) con estrema semplicità si prende cura della propria vita e di quella degli altri e arriva alla contemplazione dell'amore del Creatore.

  • Cercare il Regno di Dio significa costruirlo con la fraternità. Con essa fioriranno le virtù che renderanno gli uomini capaci di affrontare e risolvere tutti i problemi che oggi affliggono l'umanità. La fraternità salverà il mondo.

  • Vivere il presente non vuol dire dimenticare il passato e non preparare il futuro. Il Signore della vita ci esorta a valorizzare il passato per realizzare nel presente il bene, personale e comunitario, che ci proietta in un futuro fraterno e aperto al Paradiso.

 

Proposta di impegno

  • Un fratello ci aspetta per sperimentare, attraverso noi, l’amore provvidente di Dio Padre.

 

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo 5, 38-48

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle. Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Parola del Signore.

 

Commento

Gli ebrei avevano un comandamento sintetico: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo”. Il concetto di ‘santità’ nel Primo Testamento è già abbastanza complesso e, partendo dal significato di ‘separato’ dal mondo profano, si arricchisce fino a manifestare la potenza, la misericordia, la presenza salvifica, l’identificazione con il nome stesso di Dio, ‘il Santo’. Matteo sintetizza tutti i ‘nuovi’ comandamenti di Gesù di questa sezione del discorso della montagna nel comando: “Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”. Naturalmente qui non si tratta del concetto greco di perfezione, che potrebbe tendere all’astrattezza, ma di perfezione dell’amore concreto, specialmente verso i nemici e gli avversari, espresso dall’esempio che Matteo pone nei doni che Dio elargisce indistintamente a tutti, buoni e cattivi.
Questo brano è spesso causa di scoraggiamento, specialmente nei giovani, e occasione di presa in giro da parte di chi non crede, non solo, ma anche di quei cristiani che ogni tanto considerano Gesù e il vangelo un po’ ‘esagerati’ e ‘fuori dal mondo’. In realtà Gesù offre ai cristiani e a tutti gli uomini il modo concreto per disarmare la violenza, che troppo spesso determina i rapporti tra le persone, i gruppi, i popoli, le religioni e si sviluppa in una spirale inarrestabile che porta alla distruzione anche di chi crede di vincere. E per somigliare a Dio è necessario seguire la strada che ci indica Gesù.
Qui, e in altri momenti, Gesù ci invita a guardare al modo di comportarsi di Dio nei nostri confronti. Quando mi comporto da 'nemico' di Dio con il peccato, lui come mi tratta? Si vendica, mi usa violenza? Mi toglie ciò che mi serve per vivere? Oppure mi perdona e aspetta, provocando il mio pentimento? Se lui continua a rispettare la mia libertà e la mia vita, allora anch'io devo fare lo stesso con i miei nemici.
Tuttavia l'impressione, che sia troppo difficile vivere questi insegnamenti di Gesù, rimane. E allora dobbiamo dire semplicemente che, se contiamo sulle nostre forze o sulla nostra bravura, somigliare a Dio non è difficile, ma impossibile. Noi cristiani però abbiamo ricevuto il dono dello Spirito Santo che è luce, per comprendere, e forza, per realizzare il vangelo. Se ci crediamo allora ci troveremo tra le mani i miracoli dell'amore vero, come hanno sperimentato tanti santi, e non solo quelli che stanno sugli altari.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Mettiamoci di fronte al “...ma io vi dico...”. È vangelo, bella notizia, ma per qualcuno di noi può acquistare il sapore di un rimprovero. Non siamo riusciti sempre ad andare oltre il Primo Testamento. A volte somigliamo più a Mosè che a Gesù. Eppure, teoricamente, siamo pronti a dire che la violenza genera altra violenza e non risolve nessun problema.

  • Quando siamo riusciti a comportarci come dice Gesù, abbiamo provato un retrogusto amaro? Abbiamo conservato una 'piccola' speranza che il 'cattivo' fosse punito, magari con l'intervento del Signore? Dobbiamo chiedere perdono anche di qualche meschinità che alberga nel nostro cuore.

  • Non reagire alla violenza non è passività, ma richiede una attività spirituale molto impegnativa: non mettere al primo posto il torto ricevuto, considerare comunque l'altro come fratello, pregare per lui, perdonarlo, fargli del bene, gustare la gioia di somigliare a Dio Padre, come ha fatto Gesù con i crocifissori. Altro che passività!

  • Contempliamo la bellezza del Padre e del suo amore misericordioso per noi e assaporiamo un po' l'eredità che ci è promessa ed è già a nostra disposizione. Quando, grazie a Gesù, saremo di fronte a Dio, lo vedremo faccia a faccia e scopriremo di essere diventati “simili a lui”, come ha detto san Giovanni apostolo.

 

Proposta di impegno

  • Cerchiamo di somigliare a Dio Padre nei confronti di una persona che ci disturba o ci crea delle difficoltà.

 

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo 5, 13-16

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

Parola del Signore.

 

Commento

Il profeta Isaia parla a Israele egli indica la strada della vera devozione, quella che ottiene la benedizione di Dio e risolve i problemi sociali: la carità verso i bisognosi. Le pratiche religiose fatte di riti e di parole non sono gradite a Dio, egli preferisce la carità e l'umiltà. Chi le pratica diventa luminoso davanti a Dio e agli uomini.
Paolo ha saputo della superbia e della presunzione di alcuni Corinzi. Afferma con forza che Dio apprezza i poveri e gli umili e si serve solo di loro per diffondere l'annuncio della salvezza. Per questo presenta se stesso come piccolo e debole, per niente dotato di grandi qualità oratorie, ma totalmente disponibile a lasciarsi usare dalla sapienza e dalla potenza di Dio per testimoniare il suo amore, manifestato nel Messia crocifisso.
Siamo in perfetta continuità con il discorso delle beatitudini.
Così il vangelo di oggi presenta le due similitudini del sale e della luce che estendono l'ultima beatitudine, la quale riguardava i discepoli perseguitati. Quindi il 'voi' è certamente riferito ai discepoli.
Per comprendere la prima similitudine osserviamo a cosa serve il sale e quale significato assume nella Bibbia. Il sale dà sapore ai cibi, è indispensabile per la buona salute (la mancanza di sale provoca disturbi), purifica e conserva alcuni cibi. Nella Bibbia è utilizzato come simbolo della sapienza, il gusto delle cose che riguardano Dio, la conoscenza profonda di lui e della sua Parola. I discepoli del Signore dunque hanno una responsabilità precisa e grande nei confronti dell'umanità (è questa la terra di cui essi sono il sale). Senza i discepoli l'umanità è scipita, malata, si corrompe, non ha conoscenza profonda e vitale di Dio e del suo mondo. Ma se i discepoli perdono la loro identità il danno non è solo per l'umanità, ma anche per loro stessi: diventano inutili e meritevoli di biasimo da parte di coloro a cui avrebbero dovuto 'dare sapore'.
'Luce del mondo' è il titolo che Gesù dà a se stesso nel vangelo di Giovanni, ma qui è conferito ai discepoli. La luce nella Bibbia è l'inizio della creazione e in termini universali è simbolo di vita, permette la visione e il contatto con persone e oggetti, apre alla conoscenza di Dio e del mondo. Se i discepoli sono luce, allora il mondo grazie a loro può vedere e conoscere Dio. La luce non ha bisogno di mettersi in mostra, basta che sia se stessa, così illumina. Perciò i discepoli non hanno bisogno di cercare visibilità, basta che vivano il vangelo. Infatti essi saranno riconosciuti come luce per le opere buone compiute. Un discepolo che nasconde la luce ricevuta nel battesimo (non vive la propria fede e la carità) è inutile e rinnega la propria identità cristiana.
Il Signore, concludendo esprime il fine dell'essere e dell'agire dei discepoli: la gloria del Padre, cioè il fatto che tutti riconoscano che il Padre è presente nella storia e si dona con amore, attraverso il Figlio nello Spirito, per salvare gli uomini e renderli suoi figli.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Sale e luce per l'umanità: una responsabilità pesante, troppo. Ma non è un compito morale, un altro 'lavoro' da aggiungere a tutti gli altri. È un dono. L'abbiamo già ricevuto nel battesimo e porta frutti a causa della nostra scelta di credere e di seguire Gesù. Basta essere e vivere da cristiano, niente di più.

  • Portare sapore in questo mondo. Avere e comunicare il gusto e il piacere di vivere sulla terra come cittadini del cielo; come fratelli di sangue divino; come pellegrini in cammino verso il Paradiso, che si aiutano, si incoraggiano e insieme cantano la gioia della vicinanza della meta.

  • Preservare il mondo dalla corruzione. Ci tocca anzitutto non lasciarci corrompere dai fermenti del peccato. Anche noi abbiamo bisogno di chi ci preservi e ci liberi dal male: lo fa Gesù, se noi abitiamo in lui e lui in noi. Così possiamo collaborare con lui per fermare il diffondersi del male tra gli uomini.

  • Illuminare il mondo. Molti uomini e donne camminano nel buio, non distinguono il bene dal male, non si rendono conto di andare verso il precipizio. Se incontrano un cristiano caritatevole, misericordioso e felice, anche in mezzo alle difficoltà, agli insulti e alle persecuzioni, allora possono aprire gli occhi e il cuore al vangelo che li salva.

 

Proposta di impegno

  • Vivere e mostrare la gioia di essere cristiani e realizzare tutto il bene che possiamo.

 

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo 5, 17-37

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli. Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo! Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna. Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio. Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».

Parola del Signore.

 

Commento

Di fronte a questa pagina, e a quella di domenica prossima, tanti cristiani restano sconcertati e si chiedono se il Signore non abbia un po’ esagerato con questi precetti. Gli Ebrei avevano 613 regole da osservare e Gesù dice di essere venuto non ad abolire, ma a dare compimento alla legge di Mosè. Però aggiunge senza mezzi termini che non si tratta solo di meritare la benedizione di Dio in questo mondo, per sé e per il popolo, ma di entrare o essere esclusi dal regno di Dio e, quindi, dalla vita eterna.
In realtà il Signore non è interessato a dare nuovi precetti ma ad offrire i punti di riferimento interiori dai quali partire per sapere in ogni circostanza come comportarsi. In questa sezione del discorso della montagna ne dà due: “se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli”; “siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”. La legge di Gesù è interiore e lui non si accontenta di una osservanza materiale delle regole, come fanno i farisei. Per questo il cristiano deve essere più ‘giusto’, cioè deve cercare e realizzare la volontà di Dio, il quale desidera che ogni suo figlio gli somigli.
Alcuni esempi vanno un po’ commentati per superare l’impressione di eccessiva severità.
La radice della violenza è nell’ira. E allora, non bisogna fermarsi solo davanti all’omicidio, ma davanti a ogni scatto di ira che spinge anche solo all’insulto del fratello, perché l’ira, non bloccata, conduce a qualsiasi violenza, anche all’omicidio (come dimostrano tanti assassini quando, dopo, dicono “ma che ho fatto? non volevo arrivare a questo...”).
La radice degli adultéri è il desiderio della donna degli altri (o dell'uomo delle altre). Il cristiano (e la cristiana) deve combattere tutti i movimenti interiori che, per il fascino della bellezza, lo spingono a considerare una persona dell’altro sesso come un oggetto da possedere e di cui godere, al di fuori delle regole dell’amore vero di una coppia. Il Signore, quindi, non limita i giusti e buoni sentimenti e desideri che fanno sbocciare, crescere e vivere l’amore di coppia, bensì combatte tutte le spinte interiori disordinate, che, purtroppo, si servono della sessualità per trasformare l’amore in possesso egoistico. Ci tiene tanto Gesù a questo, che usa delle espressioni molto forti: le immagini di tagliare la mano o cavarsi l’occhio dicono che di fronte al pericolo di perdere la vita eterna dobbiamo essere disposti al sacrificio di qualunque cosa, perfino della vita, come dirà in un’altra occasione.
Il perdono. Possiamo immaginare che quando litighiamo con un fratello dobbiamo presentarci al giudice, che è il Signore. Gesù dice di metterci d’accordo lungo il cammino, cioè di perdonarci, perché, se arriviamo di fronte a lui per accusare, magari a ragione, un fratello, egli ci presenterà il conto di tutti i nostri peccati contro lui e i fratelli. Se invece ci presentiamo rappacificati, allora lui perdona entrambi. Può succedere a volte che il fratello non accetti la riconciliazione. In questi casi ci tocca, imitando Gesù, perdonarlo lo stesso, non alimentare dentro di noi il risentimento, pregare per lui e trattarlo con buona educazione, anche se i rapporti non possono più essere tranquilli e sereni come prima.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • È una pagina che mette tutti in difficoltà. Il Signore ci chiede di essere più giusti di scribi e farisei e ci fa degli esempi che ci scuotono nel profondo, perché toccano la nostra vita quotidiana, i nostri rapporti con i fratelli, i pensieri che ci passano per la testa, i nostri istinti. Ci toglie anche tutte le facili giustificazioni, quelle che ci servono così bene per tranquillizzare la coscienza: non è colpa mia... mi ha fatto proprio arrabbiare... se l'è meritato... se il primo passo lo fa lui, allora...

  • Ci chiediamo: ma cosa desideriamo davvero? Abbiamo il forte desiderio di entrare nel regno di Dio? Possiamo correre il rischio di rimanerne fuori? Assolutamente no, pensiamo. Ma è necessario dare corpo e sangue a questo desiderio, perché non resti un fatto teoricamente scontato, che a poco a poco si riduce solo a parole che non cambiano la vita.

  • La scelta è nelle nostre mani: vogliamo seguire il Signore e somigliargli almeno un po'? E allora tutto quello che egli ci chiede, in fondo, è una semplice conseguenza di quello che abbiamo scelto.

  • Semplice? Per molti cristiani non è per niente semplice. Eppure tutto si riduce all'amore per il Signore e per i fratelli: chi ama non si chiede quanto costa l'amore, ama con tutto se stesso e basta. Ecco allora la bella notizia: chi vive come ci chiede il Signore diventa persona veramente libera di amare, è figlio di Dio ed ha come ricompensa la vita eterna.

 

Proposta di impegno

  • La riconciliazione tra fratelli rende felice il Padre nostro. Facciamo un passo verso un fratello con cui non siamo in piena comunione.

 

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo 5, 1-12a

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Parola del Signore.

 

Commento

Nella prima lettura il profeta Sofonia, a nome del Signore, dà una nuova definizione di povero: non è più chi ha pochi mezzi, ma colui che umilmente accoglie e realizza la volontà di Dio, osservando i suoi comandamenti. Così, già nel Primo Testamento, il povero, secondo il pensiero di Dio, trova nella propria condizione sociale e religiosa il terreno per una maggiore vicinanza al Signore. Chi invece è ricco di denaro e si ritiene superiore agli altri, facilmente è tentato a mettere da parte Dio e la sua parola.
Paolo afferma con forza che la logica di Dio, che anima il suo agire, funziona in modo completamente diverso dalla logica dei potenti e degli intelligenti di questo mondo. È incomprensibile per chi non riconosce Gesù Cristo come il Figlio di Dio, che salva l'umanità con la sua debolezza crocifissa. Ma a volte non è compresa neanche dagli uomini di Chiesa, tentati di diffondere il vangelo attraverso il successo, la ricchezza, il potere e i compromessi con i potenti della terra. Per questo la liturgia ci invita a contemplare la pagina di vangelo più 'rivoluzionaria': il manifesto delle Beatitudini.
È un brano che fa sorgere anche molte domande e quindi richiede delle risposte non facili da comprendere e soprattutto da accettare, specie se si ha una fede debole o vacillante. Chi non è credente potrebbe considerare le beatitudini il manifesto dell’“oppio dei popoli”.
Nel vangelo di Matteo esse costituiscono il proclama che apre il discorso della montagna, il primo dei grandi discorsi, e che, in qualche maniera, annuncia una nuova creazione e un'alleanza nuova e definitiva, quella del nuovo popolo di Dio attorno a una Legge nuova, scritta non più su tavole di pietra ma nel cuore di chi crede.
Sono elencate nove categorie di persone che Gesù dichiara ‘beate’, in contrasto con la mentalità corrente tra gli uomini, non solo del suo tempo. Sono beatitudini dichiarate, ma non sempre sperimentate dalle persone che vivono le situazioni descritte. È qui il primo problema. I poveri di spirito e i perseguitati per la giustizia sono beati nel presente, perché il regno di Dio appartiene a loro. Tutte le altre situazioni troveranno una risposta nel futuro di Dio. È una promessa alienante? I credenti sono spinti a proiettare solo nel futuro il loro anelito alla felicità? Non è quello che dice Gesù. Chi crede ha la capacità di leggere ora la sua vita nella prospettiva evangelica e di sperimentare la beatitudine anche nelle situazioni di sofferenza citate da Gesù. Tutte le persone che appartengono a queste nove categorie possiedono il regno, ma Dio non interviene immediatamente e miracolosamente a cambiare le situazioni. I martiri hanno sperimentato la presenza di Dio, perché hanno avuto da lui la forza per affrontare vittoriosamente il martirio, conservando e testimoniando splendidamente la fede, e i santi non hanno avuto vita facile ma felice, man mano che si rendevano conto di somigliare sempre di più al Figlio di Dio e di collaborare con lui alla salvezza dei fratelli. Anche se le persecuzioni e le sofferenze continuano, la promessa del Signore rimane e i credenti sperimentano subito la consolazione della presenza salvifica del Padre e della somiglianza a Cristo, e anticipano nella fede la felicità che gusteranno in questa vita, se è nella volontà di Dio, e certamente, in pienezza, nell’eternità. Capiscono e gustano tutto questo soltanto i poveri in spirito, cioè coloro che non mettono la loro felicità solo nelle cose di questo mondo, acquistando così una vera libertà interiore, e che gioiosamente riconoscono di dipendere da Dio, scelgono di fidarsi di lui e si aspettano solo da lui la vita piena e la vera felicità.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • È facile ammirare le beatitudini, più difficile è credere che siano vere. Sono troppo in contrasto con la mentalità comune, anche dei cristiani. Ci provocano ad una presa di posizione sulla fiducia da accordare a Gesù.

  • Beatitudini e “oppio dei popoli”. Coloro che Gesù proclama beati, non sono passivi nei confronti di Dio e, tanto meno, degli uomini o degli avvenimenti. Essi lottano con tutte le loro forze e con la forza della preghiera. Come ha fatto Gesù.

  • Le beatitudini sono vangelo per la Chiesa, quando somiglia a Gesù e realizza la propria missione tra le persecuzioni. La mettono in crisi, quando deve annunciarle e mostrarle ai poveri e ai perseguitati del nostro mondo.

  • Le beatitudini sono tutte al plurale. Chi soffre da solo, facilmente si avvicina alla disperazione. Nella sofferenza solo la comunione con i fratelli in una comunità viva porta sollievo, forza e speranza.

 

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