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VANGELO

Dal Vangelo secondo Luca 2,16-21

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Parola del Signore.

 

Commento

La parola di Dio illumina l'anno civile che si apre oggi. La giornata mondiale della pace, di fronte alla “terza guerra mondiale” denunciata più volte da Papa Francesco, resta pur sempre un invito pressante a tutti gli uomini e le donne di buona volontà a costruire la pace nel mondo. La pace è anzitutto dono di Dio, e questo per i credenti significa che il primo atto per promuoverla è invocare la benedizione del Signore. La preghiera sincera e costante cambia i cuori, anzitutto di chi prega, e ci rende veri operatori di pace. E di benedizione di Dio l'umanità e la terra oggi hanno un bisogno vitale e pressante.
Così la prima lettura annuncia che Dio, attraverso i suoi ministri, benedice il popolo di Israele, il quale ci tiene a sentire le parole che assicurano la protezione e i doni del Signore. Ma la Sacra Scrittura molte volte invita a benedire Dio. È questo il modo che noi abbiamo per accogliere i doni del Signore e ringraziarlo, non solo con la voce, ma con la vita.
Nella pienezza del tempo è Gesù che porta la benedizione più vera e definitiva: la pace nel mondo e la salvezza dell'umanità tutta. Lo fa diventando 'carne' come noi, condividendo la condizione umana in tutte le sue sfaccettature: il corpo, le relazioni faccia a faccia, la debolezza, la sofferenza, la sottomissione alla Legge, l'appartenenza alla società umana, l'immersione nel tempo e nello spazio... tutto, eccetto il peccato. È comunque un'umiliazione, ma lui l'ha voluta, altrimenti non avrebbe potuto salvarci. E lui, come il Padre e lo Spirito, ci teneva tanto da sacrificare la sua condizione divina, in attesa di sacrificare anche la sua umanità e farsi annientare su una croce. Si chiama Gesù e porta già nel suo nome la sua missione: Dio-salva.
La porta che, aprendosi, permette l'ingresso del Verbo incarnato nel mondo è una donna, Maria. Non una principessa, ma una ragazza piccola e povera, che abita in un paesino sperduto, Nazaret, nella disprezzata Galilea. Ma lì è iniziata la nuova creazione, quella che fa nuove tutte le cose, perché il concepimento è già l'incarnazione del Figlio di Dio.
E la seconda lettura ci porta a riconoscere che tutti gli uomini sono figli di Dio, anche quelli che non lo sanno. Per questo, noi cristiani, diventati figli nel Figlio con il battesimo, abbiamo due compiti: chiamando Dio “Abbà”, siamo impegnati a godere la gioia di questa figliolanza con una vita coerente nella fraternità; abbiamo anche il compito di rivelare a chi non lo conosce il dono del Padre in Cristo Gesù, facendolo vedere vissuto.
E “Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”. Certo, quasi tutte le madri lo fanno nei confronti del figlio. Però Maria è speciale pure in questo. Anche se non comprende tutto fin dall'inizio, perché anche lei, come noi, deve camminare nella fede, Maria è la riempita di grazia, coperta dall'ombra dello Spirito, e legge tutto ciò che avviene con una profondità inaudita. La parola di Dio che ha accolto nella fede, e nel suo grembo è diventata carne, continua ad abitare in lei stabilmente: è Maria la casa della Parola. La conserva e la medita, per poterla donare al mondo non solo nel Natale, ma ogni giorno, anche oggi.
Chi ci rappresenta nel vangelo di oggi sono i pastori, a quel tempo categoria tra le più disprezzate, anche se discendenti di Abramo, pastore pure lui. Destinatari dell'annuncio unico, ricevono la bella notizia dagli angeli: “... è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore”. Ci credono e senza perdere tempo vanno alla grotta ed evangelizzano Maria e Giuseppe. Già, perché annunciano a Maria e a Giuseppe la bella notizia che hanno ricevuto, come conferma di ciò che essi hanno vissuto in prima persona con trepidazione e gioia grande. Sono essi a celebrare il primo Natale, “glorificando e lodando Dio”.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”. Se la pace nel mondo non c'è, non dipende dalla benedizione di Dio, ma dalla carenza di amore e di fede negli uomini. Noi cristiani sappiamo invocare da Dio e costruire con le nostre mani la pace dentro di noi, nella nostra famiglia, sul lavoro, nelle relazioni, nella parrocchia, nella società civile?

  • Gesù ha accettato ogni umiliazione e sofferenza per salvarci. Magari, per collaborare con il Signore a salvare le persone con cui viviamo, ci toccherà mettere da parte l'orgoglio e le nostre buone ragioni e accettare qualche sofferenza. Pensiamo che ne valga la pena?

  • Maria, la piena di grazia, conserva la Parola e la medita. Cosa possiamo fare perché la parola di Dio, che ascoltiamo nella Liturgia, non si sciolga come neve al sole, ma porti frutti abbondanti e duraturi?

  • I pastori, ricevuta la bella notizia, la portano a quelli che incontrano. Il vangelo ci è donato perché illumini la nostra mente, scaldi il nostro cuore e ci metta in movimento verso gli altri.

 

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