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VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni  10,27-30

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Parola del Signore.

 

Commento

A volte, come in questo caso, capita che i brani liturgici siano poco comprensibili, se non inseriti nel contesto.
Dopo aver guarito il cieco nato Gesù discute con i farisei e si presenta come il pastore ‘bello’, cioè il pastore vero annunciato dai profeti (noi lo traduciamo con ‘buono’), che si prende cura del gregge che è il nuovo popolo di Dio, cui appartengono coloro che credono in lui.
Questa discussione avviene durante la festa della dedicazione del tempio, che per i Giudei rappresentava una festa di orgoglio nazionale, perché esprimeva la certezza del popolo che Dio era con loro e per loro.
In questo contesto si situa la domanda dei farisei a Gesù: “Dicci chiaramente se sei tu il Messia”. Gesù risponde: “Ve l’ho detto e ve l’ho dimostrato molte volte, ma voi avete deciso di non credere, perché non siete delle mie pecore”. E qui Gesù stabilisce una differenza essenziale: alcuni appartengono a lui e altri no! Tema annunciato già nel prologo e portato avanti in tutto il vangelo di Giovanni. La differenza si stabilisce su questi segni: le pecore che appartengono a Gesù ascoltano la sua voce e lo seguono. Lui le conosce una per una e dona loro la vita eterna. Può fare questo perché obbedisce al Padre, compie la missione che il Padre gli ha affidata, è strettamente unito a lui tanto da essere con lui una cosa sola; per questo nessuno può sottrargli le sue pecore, infatti nell’universo non c’è potere più forte di Dio. Ne consegue che chi non appartiene al suo gregge non ha la vita e andrà perduto.
In questo modo Gesù sgretola la sicurezza dei farisei sulla presenza di Dio nel tempio. In pratica sta dicendo: “Io sono il Messia, il Figlio di Dio, e sono il vero tempio, il Padre è presente in me. Il vostro tempio sarà distrutto, mentre io vivo per sempre e comunico la stessa vita di Dio a chi crede in me”. È un messaggio duro per chi non crede; difatti di fronte a questa rivelazione sul suo rapporto con il Padre, i giudei, ritenendola una bestemmia, prendono le pietre per lapidare Gesù. Tuttavia la porta della conversione è aperta per tutti coloro che vogliono passare dalle tenebre alla luce.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Queste parole di Gesù, dette ai giudei, ma non comprese e non accolte da loro, per noi cristiani sono l’aria in cui respiriamo e viviamo, senza la quale soffochiamo, nella paura di perderci e di perdere la vita, per sempre.

     

  • «... nessuno le strapperà dalla mia mano... nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola». Questa parola è per chi ascolta Gesù con gioia e lo segue con fiducia, con costanza, senza spaventarsi della propria debolezza e neanche del proprio peccato, perché lui è più grande del nostro cuore ed è misericordia infinita.

     

  • Stiamo vivendo in tempi difficili, tanti di noi hanno l’impressione di essere sballottati nella tempesta, senza che nessuno possa intervenire per salvarci. Una tempesta che sconvolge non solo la vita sociale, ma anche e non di meno quella ecclesiale. Se stiamo con il Signore, sappiamo che niente e nessuno è più forte di lui né può separarci da lui, se noi non vogliamo.

     

  • «Io e il Padre siamo una cosa sola». Questa frase non parla solo di Gesù e di suo Padre, si riferisce anche a noi, perché è l'essenza del dono che Il Figlio eterno ha ricevuto dal Padre e che lui è venuto a offrire a noi, diventando carne come noi, morendo sulla croce e risorgendo il mattino di Pasqua. In Cristo anche noi possiamo diventare 'una cosa sola' con il Padre, senza perdere la nostra identità.

 

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