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VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni  14, 15-16.23b-26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Parola del Signore.

 

Commento

Il brano del vangelo è in gran parte quello di due domeniche fa. Commenterò la festa di Pentecoste facendo riferimento alle tre letture.
La festa di Pentecoste per gli ebrei celebrava la consegna della Legge a Mosé sul monte Sinai e Luca nel racconto fa riferimento ai segni narrati nell’Esodo per indicare che il fuoco e il rombo del vento ora annunciano la consegna della nuova legge, quella dello Spirito, che è scritta non più su tavole di pietra ma nel cuore dei credenti. Così anche il miracolo delle lingue ricorda la confusione delle lingue avvenuta a Babele, come racconta la Genesi, che interruppe il progetto orgoglioso della torre ‘fino al cielo’ e produsse la dispersione dei popoli sulla terra. I diversi popoli che ascoltano ora nella propria lingua l’annuncio della risurrezione di Cristo, per l’azione dello Spirito, sono unificati nella fede.
Il brano di San Paolo mette insieme Spirito Santo, vita, giustizia, risurrezione, libertà, figliolanza ed eredità divina, gloria, e li contrappone a carne-corpo, peccato, desideri carnali, schiavitù, paura. L’annuncio del grande dono ricevuto diventa invito a lasciarsi guidare dallo Spirito per piacere a Dio. Ma Paolo è consapevole, e non lo nasconde, che questo richiede da una parte la lotta, contro ciò che è dentro di noi e ci spinge al male, e dall’altra la partecipazione alle sofferenze di Cristo. Le conseguenze del sì e del no sono terribilmente antitetiche: chi obbedisce allo Spirito consegue la stessa eredità di Cristo, la gloria eterna, chi si fa schiavo del peccato va in braccio alla morte.
Del brano evangelico sottolineo solo una cosa. Il primo ‘Paraclito’, cioè nostro avvocato difensore presso il Padre, è Gesù, che porterà a compimento la sua difesa con l’offerta della vita sulla croce. Il secondo ‘Paraclito’ è lo Spirito di cui è detto che resterà con noi per sempre. La ‘difesa’ di Gesù è sempre operante, perché il Padre concede la salvezza agli uomini grazie alla morte del Figlio, ma la sua azione non è più visibile. Ma come si verifica l’azione dello Spirito, invisibile per definizione? La ‘difesa’ dello Spirito a nostro vantaggio è perennemente attiva sulla terra e diventa visibile quando i discepoli ricordano, comprendono e osservano i comandamenti del Signore.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • La Chiesa non ha bisogno di imparare tutte le lingue del mondo per comunicare il vangelo. Lei deve parlare una sola lingua, quella che tutti capiscono: la lingua dell'amore, che le ha insegnato Gesù. Ciò che manca al miracolo, lo fa lo Spirito Santo.

  • Il nostro è un tempo di lotta contro tutte le forze del male. San Paolo ci invita pressantemente a cominciare dal male che ci portiamo dentro. E se questa lotta si fa dura e comporta qualche sconfitta, egli ci ricorda che abbiamo ricevuto la forza dello Spirito e che lassù ci aspetta il premio della vita eterna.

  • «Se uno mi ama, osserverà la mia parola». Mi colpisce questa parola di Gesù. Lui ha annunciato il Padre, ha denunciato il rischio del legalismo e del formalismo, ci ha rivelato il volto di Dio Amore, e ora ci dice che può osservare la sua Parola solo chi lo ama. Non ce la fa chi è mosso da paura o da opportunismo.

  • Se vogliamo vivere da cristiani, possiamo spesso restare incerti su cosa fare, cosa dire o cosa scegliere. Chi crede nello Spirito Santo fa l'esperienza di suggerimenti che nascono nell'intimo e orientano secondo il vangelo.

 

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Luca  24,46-53

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto». Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

Parola del Signore.

 

Commento

Gesù sta per partire definitivamente e, attorniato dai suoi discepoli, fa una piccola sintesi della sua missione: è venuto a realizzare le promesse di Dio, ha offerto la sua vita ed è risorto, ha salvato gli uomini dalla schiavitù del peccato e torna al Padre. L’opera che lui ha iniziato e portato a compimento apre un nuovo inizio, perché la bella notizia della salvezza deve arrivare a tutti gli uomini, di ogni tempo e luogo. La missione quindi passa alla Chiesa e in particolare agli apostoli, i testimoni diretti della risurrezione e di tutto quello che Gesù ha fatto e insegnato. È questa l’investitura ufficiale e definitiva del ruolo e del compito degli apostoli. Naturalmente per continuare la missione di Gesù essi hanno bisogno della sua stessa forza, per questo li ammonisce di non prendere nessuna iniziativa, prima di ricevere il dono dello Spirito Santo. Questo vuol dire che anche dopo la Pentecoste, e sempre, gli evangelizzatori devono muoversi solo sotto l’azione dello Spirito. Ora Gesù può salire al cielo. Luca sottolinea l’adorazione dei discepoli. Finalmente sono arrivati a capire e ad accettare: era necessario che Gesù soffrisse, era necessario che morisse per risorgere ed è necessario che torni al Padre, per poter dare inizio al tempo dello Spirito Santo, che ha il compito di animare la Chiesa intera, affinché sia capace di portare il vangelo a tutti i popoli, fino ai confini della terra, fino alla fine del mondo. È per questo che essi tornano a Gerusalemme, non piangendo per l’ascensione di Gesù, ma “con grande gioia”.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • «... saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati». So che il Padre, nel nome di Gesù, perdona tutti, perdona me ancora prima che io mi renda conto del mio errore. La mia conversione è un desiderio, fatto di recidive... il sacramento della riconciliazione è presentarmi nella mia povertà alla Chiesa perché il Signore mi guarisca, a poco a poco.

  • « Di questo voi siete testimoni». Ogni giorno devo ricordarmi che posso testimoniare e 'predicare' ciò che vivo e sperimento nella vita fraterna e nell'incontro con il Signore. È la bella notizia di cui sono debitore alle persone che il Signore mi fa incontrare e a quelle con cui vivo ogni giorno.

  • «... voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto». La missione che Gesù mi affida posso compierla solo se accolgo il dono dello Spirito Santo. Allora la preghiera diventa uno spazio di tempo per stare con il Signore, confidarmi con Lui, ascoltare la sua Parola e lasciare che le iniziative verso gli altri nascano dall'incontro con lui e dalla luce dello Spirito.

  • «... tornarono a Gerusalemme con grande gioia». Non lo vedono più, ma sanno che rimane sempre con loro. Per noi, che non abbiamo visto Gesù, è una gioia poco accessibile. I santi l'hanno vissuta in pieno, specialmente attorno all'Eucaristia. Quindi, è anche a nostra disposizione come dono dello Spirito.

 

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni  13,31-33a.34-35

Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

Parola del Signore.

 

Commento

Può sembrare strano che all’uscita di Giuda Gesù lanci questo grido di trionfo: “Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato”. È un mistero in cui dobbiamo entrare in punta di piedi.
Gesù ha veramente amato tutti “fino alla fine”, cioè fino al compimento. Ama con un amore incomprensibile i suoi, che non lo capiscono e lo abbandoneranno, e anche Giuda che, lasciando spazio dentro di sé a Satana, tradisce il suo Signore.
Gesù ha offerto a Giuda un boccone di pane. Gli esegeti discutono se è un gesto eucaristico oppure no. Io preferisco pensare che lo sia. È certo però che Gesù non fa questo gesto per denunciare Giuda al discepolo prediletto, non fa un gesto di amicizia per simulare, ma perché vuole amare fino in fondo colui che lo tradisce, in quel boccone è simboleggiato il dono totale di sé, per fargli capire che lui lo ha già perdonato e lo lascia libero di scegliere se fidarsi del suo amore o no. Il perdono del traditore apre l'ora della gloria.
‘Gloria’ in Giovanni significa la presenza salvifica di Dio che si rivela e la ‘gloria’ del Figlio indica che proprio in lui è svelato e offerto in pienezza agli uomini l’amore misericordioso e gratuito del Padre.
Così è giunta l’ora, quella del tradimento, della cattura, della passione e della morte in croce, ma soprattutto quella della manifestazione dell’amore del Figlio, unito al Padre nello Spirito, che offre la sua vita perché i suoi abbiano la vita eterna, la stessa vita di Dio. È il Padre l’attore principale, ma invisibile, in quest’ora: reso visibile in Gesù, il Padre lo glorificherà, rendendo la sua morte la massima e incredibile manifestazione del proprio amore, che rende figli nel Figlio tutti gli uomini che credono nel pastore ‘bello e buono’ e lo seguono.
Possiamo capire noi, meglio degli apostoli in quell’ora, il senso del comandamento nuovo che Gesù consegna a tutti i suoi discepoli. Si tratta di accogliere un amore totalmente nuovo, nella realtà e nella manifestazione: ricevuta la vita stessa di Dio, i discepoli da lui sono resi capaci di amare come egli stesso ama, fino a dare la vita gratuitamente, perché l’altro, chiunque, anche il nemico, anche il traditore, abbia la vita in abbondanza. È questo il documento di riconoscimento autentico dei cristiani, l’unico distintivo che essi devono portare, che realizza l’unità nell’amore della Trinità ed è l’unico elemento assolutamente essenziale e sufficiente, per compiere l’opera della salvezza dell'umanità e condurre alla fede in Cristo chi non lo conosce. Proprio così Gesù si esprimerà poco dopo nella preghiera sacerdotale del capitolo 17: “Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato”.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Giuda è uscito, ma Gesù continua ad amarlo e sulla croce morirà anche per lui. È un invito a perdonare tutti e io devo riconoscere che molte volte non ne sono stato capace. So che se lascio spazio allo Spirito Santo, lui mi rende capace di ogni perdono.

  • L'ora della passione e della croce è quella della gloria, non c'è distinzione o separazione. Ogni sofferenza, vissuta con Cristo, diventa gloria, cioè manifestazione dell'amore del Padre per me e del mio amore per i fratelli. Chi conosce Gesù e crede in lui sa che è vero.

  • «Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri». Quel 'come' ci inquieta, eppure non è solo un comando, in realtà è il dono che lui ci lascia: essere in grado di fare della nostra vita un dono quotidiano e totale, come ha fatto lui.

  • «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri». I preti lo dimenticano spesso e i laici non pensano di avere il compito di far vedere il vangelo vissuto per diffonderlo. L'amore fraterno non è uno strumento di evangelizzazione e neanche il primo: è l'anima di ogni azione evangelizzatrice, senza il quale l'amore di Gesù non può essere conosciuto.

 

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni  14,23-29

In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».

Parola del Signore.

 

Commento

È un brano tratto dai discorsi di addio di Gesù. L’annuncio della sua partenza è il contesto della rivelazione che egli fa di sé, del Padre e dello Spirito nei capitoli 13-17 di Giovanni. E questo spiega anche il tono affettuoso che traspare quasi da ogni espressione.
I discepoli si troveranno in difficoltà, per questo Gesù chiede loro non solo la fede ma anche l’amore. E sarà l’amore a reggere anche quando la fede vacillerà e la paura impedirà loro di seguire Gesù fin sotto la croce. Ma per ora è un amore ancora immaturo, infatti Gesù denuncia la loro possessività nei suoi confronti, perché non riescono a rallegrarsi del fatto che lui vada al Padre. Non accettano che proprio questa sia la conclusione bella e naturale della missione di Gesù.
Il Padre è più grande non nella natura divina, che è uguale, ma in riferimento alla missione; infatti lui obbedisce al Padre e realizza il suo progetto di amore e di salvezza per gli uomini, per questo la sua gioia è quella di tornare da colui che lo ha inviato, per condividere la vita divina e preparare un posto agli amici.
È proprio la vita stessa di Dio che Gesù vuole donare agli uomini e chiede di essere amato, perché solo attraverso l’amore egli può comunicare la sua vita. Si tratta però di un amore molto concreto dal momento che deve esprimersi attraverso l’osservanza della sua parola. E la promessa che ne consegue è inimmaginabile: il Padre e il Figlio faranno casa nel discepolo (credo che la consapevolezza di questa promessa spieghi abbondantemente il desiderio ardente dei santi e dei mistici di sperimentare l’unione con Dio e di raggiungerlo in Paradiso).
Nell’attesa della realizzazione, il Signore annuncia la venuta dello Spirito, il quale sostituirà la presenza visibile di Gesù con la sua azione animatrice dall’interno del credente per aiutarlo a ricordare, comprendere e vivere la parola di Gesù e preparare quindi una degna abitazione per la Trinità.
Il dono della pace è la conseguenza diretta dell’affetto di Gesù per i suoi amici: è una pace che proviene da Dio e non illude e non inganna come la pace del ‘mondo’, frutto di compromessi, inganni, raggiri e sete di potere.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • «Se uno mi ama, osserverà la mia parola... Chi non mi ama, non osserva le mie parole». Non posso dire di amare il Signore Gesù, se non metto in pratica quello che mi ha insegnato. L'amore per il Signore, che non vedo, somiglia all'amore per i fratelli: se non diventa vita vissuta nel dono di me stesso, non è vero.

  • «Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto». Io non vedo neanche lo Spirito, perché agisce nel mio intimo. Ma posso sperimentare la sua azione tutte le volte che, aprendo il cuore e la mente, comprendo quello che il Signore mi chiede oppure ricordo al momento opportuno una parola del Signore che mi illumina la strada.

  • «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi». La pace del Signore Gesù ha la sua radice nell'obbedienza al Padre e nel dono di sé. Anche io posso dare la pace ai fratelli, solo se attingo alla stessa radice di Gesù; altrimenti la pace che do è quella del mondo, che non dura e non porta frutti.

  • «... il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui». Faccio fatica a comprendere queste parole. Come è possibile che la Trinità possa considerare il cuore degli uomini il suo Paradiso? Ma lo ha detto Gesù, quindi è vero. Quando con amore metto in pratica il vangelo, io divento il Paradiso di Dio.

 

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni  10,27-30

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Parola del Signore.

 

Commento

A volte, come in questo caso, capita che i brani liturgici siano poco comprensibili, se non inseriti nel contesto.
Dopo aver guarito il cieco nato Gesù discute con i farisei e si presenta come il pastore ‘bello’, cioè il pastore vero annunciato dai profeti (noi lo traduciamo con ‘buono’), che si prende cura del gregge che è il nuovo popolo di Dio, cui appartengono coloro che credono in lui.
Questa discussione avviene durante la festa della dedicazione del tempio, che per i Giudei rappresentava una festa di orgoglio nazionale, perché esprimeva la certezza del popolo che Dio era con loro e per loro.
In questo contesto si situa la domanda dei farisei a Gesù: “Dicci chiaramente se sei tu il Messia”. Gesù risponde: “Ve l’ho detto e ve l’ho dimostrato molte volte, ma voi avete deciso di non credere, perché non siete delle mie pecore”. E qui Gesù stabilisce una differenza essenziale: alcuni appartengono a lui e altri no! Tema annunciato già nel prologo e portato avanti in tutto il vangelo di Giovanni. La differenza si stabilisce su questi segni: le pecore che appartengono a Gesù ascoltano la sua voce e lo seguono. Lui le conosce una per una e dona loro la vita eterna. Può fare questo perché obbedisce al Padre, compie la missione che il Padre gli ha affidata, è strettamente unito a lui tanto da essere con lui una cosa sola; per questo nessuno può sottrargli le sue pecore, infatti nell’universo non c’è potere più forte di Dio. Ne consegue che chi non appartiene al suo gregge non ha la vita e andrà perduto.
In questo modo Gesù sgretola la sicurezza dei farisei sulla presenza di Dio nel tempio. In pratica sta dicendo: “Io sono il Messia, il Figlio di Dio, e sono il vero tempio, il Padre è presente in me. Il vostro tempio sarà distrutto, mentre io vivo per sempre e comunico la stessa vita di Dio a chi crede in me”. È un messaggio duro per chi non crede; difatti di fronte a questa rivelazione sul suo rapporto con il Padre, i giudei, ritenendola una bestemmia, prendono le pietre per lapidare Gesù. Tuttavia la porta della conversione è aperta per tutti coloro che vogliono passare dalle tenebre alla luce.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Queste parole di Gesù, dette ai giudei, ma non comprese e non accolte da loro, per noi cristiani sono l’aria in cui respiriamo e viviamo, senza la quale soffochiamo, nella paura di perderci e di perdere la vita, per sempre.

     

  • «... nessuno le strapperà dalla mia mano... nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola». Questa parola è per chi ascolta Gesù con gioia e lo segue con fiducia, con costanza, senza spaventarsi della propria debolezza e neanche del proprio peccato, perché lui è più grande del nostro cuore ed è misericordia infinita.

     

  • Stiamo vivendo in tempi difficili, tanti di noi hanno l’impressione di essere sballottati nella tempesta, senza che nessuno possa intervenire per salvarci. Una tempesta che sconvolge non solo la vita sociale, ma anche e non di meno quella ecclesiale. Se stiamo con il Signore, sappiamo che niente e nessuno è più forte di lui né può separarci da lui, se noi non vogliamo.

     

  • «Io e il Padre siamo una cosa sola». Questa frase non parla solo di Gesù e di suo Padre, si riferisce anche a noi, perché è l'essenza del dono che Il Figlio eterno ha ricevuto dal Padre e che lui è venuto a offrire a noi, diventando carne come noi, morendo sulla croce e risorgendo il mattino di Pasqua. In Cristo anche noi possiamo diventare 'una cosa sola' con il Padre, senza perdere la nostra identità.

 

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