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VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni 10, 11-18

In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

Parola del Signore.

 

Commento

Il Primo Testamento aveva annunciato, soprattutto con il profeta Ezechiele, la venuta di un pastore che si sarebbe preso cura del popolo di Dio, anzi, questo pastore sarebbe stato Dio stesso.
Giovanni, partendo dalla figura del pastore ‘bello’, perché ‘buono’, rivela il cuore della missione di Gesù, il modo con cui essa si realizza e il frutto della sua opera che consiste nella salvezza di tutti coloro che il Padre gli ha affidati e nella costituzione del nuovo popolo di Dio.
Anzitutto, Gesù, dicendo “io sono il ‘pastore’, quello ‘bello’”, mentre annuncia la realizzazione della profezia di Ezechiele, collega se stesso a Dio, prendendo il suo stesso nome.
Subito ne dà anche la prova: “sono il buon pastore, perché io do la mia vita”.
Per sottolineare la verità di ciò che rivela, sottolinea la diversità con i pastori prezzolati, che si mettono alla guida degli altri solo per i propri interessi e che di fronte all’assalto dell’avversario, Satana, fuggono. Lui invece non solo non fuggirà, ma affronterà il nemico degli uomini e si consegnerà alla morte per raccogliere i figli di Dio dispersi e riunirli in un solo popolo.
Perché il pastore si comporta in questo modo? Perché il Padre ama gli uomini, li vuole rendere suoi figli ad immagine del Figlio unigenito, manda il Figlio nel mondo per salvarlo e mette nelle sue mani tutti gli uomini da salvare, i quali per questo gli appartengono, sono parte di lui, suoi fratelli. E lui li conosce, li ama, condivide con loro la sua vita, quella che il Padre gli ha dato.
Non basta. Gesù stabilisce un paragone tra il rapporto che lui ha con il Padre e quello che ha con i suoi fratelli: è un rapporto della stessa natura, un rapporto di amore che condivide tutto, anzi il rapporto di amore di Gesù con il Padre è anche la causa dell’amore per i fratelli.
I primi appartenenti alla famiglia di Dio provengono dal recinto di Israele, ma anche i pagani appartengono a Gesù: lui ha il compito di rivelarsi anche a loro, affinché essi credano in lui, lo seguano ed entrino così a far parte del nuovo popolo di Dio, che è uno perché ha un solo pastore.
Signore Gesù opera tutto questo in obbedienza al Padre e in piena libertà personale di fronte agli uomini: non sono essi a ‘consegnare’ Gesù alla morte (come preferiscono dire i sinottici) ma è lui stesso che 'consegna' la sua vita per poi ‘riprenderla’, passando attraverso la croce, e per farne parte ai suoi fratelli.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • L'immagine del pastore può essere piacevole, di meno quella del gregge e della pecora. Ma io faccio l'esperienza di lasciarmi guidare da Gesù?

     

  • Il Signore dice di conoscermi. E chi appartiene a lui lo conosce. Io credo di conoscere il Signore, ma san Giovanni mi mette in guardia: “Chi dice: «Lo conosco», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo...”. (1Gv 2,4) Solo chi ama i fratelli conosce Gesù e gli appartiene.

     

  • Non tutti gli uomini sono nella Chiesa, ma tutti appartengono al Signore. Gesù desidera che noi gli prestiamo mente, cuore, mani e piedi, per condurre a lui quelli che non lo conoscono.

     

  • “In questo abbiamo conosciuto l’amore, nel fatto che egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli”. (1 Gv 3,16) Me ne devo ricordare.

 

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