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VANGELO

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco 15, 1-39  (Forma Breve)

Al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò: «Tu sei il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito. A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. Pilato rispose loro: «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo: «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Ma essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo. Costrinsero a portare la croce di lui un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra. Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano. Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!».

Parola del Signore.

 

Commento

Il contrasto stridente tra l’ingresso trionfale a Gerusalemme e il racconto della Passione di Marco segna l’apice della rivelazione del figlio di Dio.
A Gerusalemme entra il discendente di Davide e la folla lo acclama come il Messia che ristabilirà il regno di Israele. È l’equivoco che Gesù ha cercato di non alimentare per tutto il tempo della sua azione e predicazione. Qui sembra avallarlo. Perché?
Inizia per Gesù la settimana decisiva e sceglie di iniziarla con una azione simbolica che lo presenta inequivocabilmente come il Messia, discendente di Davide, con la pretesa di diventare re. È quello che la gente capisce e acclama. È anche quello che Gesù provoca.
Nei giorni successivi però darà tutti gli elementi per rivelare che tipo di Messia egli è: non restaurerà il regno di Davide, ma instaurerà il Regno di Dio. Sarà re, ma del regno dei cieli. Mostrerà di essere il figlio di Dio non per come abbatte gli avversari, bensì per come affronta la passione e offre la sua vita.
La passione di Marco sottolinea la debolezza dell’uomo Gesù, la sua umiliazione, gli insulti della gente e dei capi, il grido della solitudine.
Ma lui è il Figlio di Dio, innocente, che prende dentro di sé il peccato del mondo e le sue conseguenze terribili fino all’esperienza della lontananza da Dio. Tuttavia sa bene che il Padre lo ama e per amore suo perdonerà a tutti gli uomini. Questa certezza lo sostiene nel sopportare tutto ciò che l’avversario di Dio e dell’uomo mette in campo per farlo crollare. Il grido che lancia nel momento della morte è nello stesso tempo segno di accettazione della sconfitta momentanea e di annuncio della vittoria eterna dell’uomo Gesù che finalmente ha rivelato fino in fondo di essere il Figlio di Dio, l'amato, che ha realizzato il progetto salvifico del Padre.
È ciò che Marco fa riconoscere a un pagano, colui che ha il privilegio di esprimere ciò che ogni uomo e ogni donna dovrebbe dire di fronte al crocifisso: «Davvero quest’uomo è il Figlio di Dio!».

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • La cultura religiosa popolare in alcuni luoghi unisce la domenica delle Palme alla pace. Non si può celebrare l'Eucaristia senza la pace con i fratelli. La vicinanza della Pasqua esige la pace in maniera più pressante. Ho da offrire la pace a qualcuno o anche da accettarla da un fratello?

  • Gesù ha subito insulti atroci ed ha risposto dando la vita anche per chi lo insultava. Ho subito qualche insulto ultimamente? Come ho reagito? Posso controllare se su questo aspetto ho ancora bisogno di imparare qualcosa da Gesù.

  • Gesù ha portato dentro di sé sulla croce le conseguenze dei miei peccati e anche la lontananza da Dio. Ho il modo per alleviare la sofferenza di Gesù: riconoscere il mio peccato, chiedere perdono, lottare contro i miei peccati, vivere come lui mi ha insegnato.

  • Un pagano ha riconosciuto il Figlio di Dio. Io sono cristiano dalla 'nascita'. Immagino di trovarmi anch'io sotto la croce e provo a dirmi cosa significa per me riconoscere che Gesù è il Figlio di Dio. E poi prego un po'.

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni 12, 20-33

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

Parola del Signore.

 

Commento

La ricchezza di questo brano giovanneo richiede un po’ di attenzione.
Qui all’improvviso compaiono “alcuni Greci” (probabilmente proseliti non ebrei), che chiedono di ‘vedere’ Gesù a un apostolo che porta un nome evidentemente greco, il quale si rivolge ad un altro che pure ha un nome greco. Che vuol dire? Al momento in cui scrive il vangelo è già diffuso tra i ‘greci’. Il verbo ‘vedere’ in Giovanni ha un significato pregnante, vale anche per ‘conoscere’ e ‘credere’. Qui si dice che dalla risurrezione non ci si può più rivolgere direttamente a Gesù, ma, per ‘vederlo’, bisogna passare necessariamente attraverso la testimonianza degli apostoli.
Poi l’evangelista si ‘dimentica’ di dirci cosa ha risposto Gesù ai Greci e anche se li ha incontrati, ma registra abbondantemente la sua risposta agli apostoli. Dice loro chiaramente che, essendo arrivata la tanto attesa ‘ora’, quella della passione, il luogo in cui bisogna vederlo, per conoscerlo e credere in lui, è la croce.
Qui, le parole di Gesù annunciano e danno il senso della croce, in una prospettiva molto diversa dai sinottici. In pratica Giovanni dice ai suoi lettori: “quello che hanno scritto i sinottici è vero, ma io voglio mostrarvi il senso profondo di ciò che è successo e lo spirito con il quale il Verbo incarnato ha affrontato la passione; la croce è il trono regale, verso il quale Gesù si reca volontariamente, per dare liberamente la sua vita in obbedienza al Padre e per rendere suoi figli tutti gli uomini”.
Giovanni vede dunque la crocifissione come la glorificazione di Gesù e l’immagine del chicco, che porta ‘molto frutto’ passando attraverso la 'morte', dice la vittoria della vita che il Padre vuole comunicare all'umanità.
Quindi passa a noi: coloro che credono in Gesù devono stare con lui per vivere in pienezza, anche anche passando attraverso la croce. Chi sceglie di fare della propria vita un dono per gli altri e non la consuma per se stesso, condividerà il modo di vivere e di donare la vita di Cristo e sarà onorato dal Padre, cioè condividerà la vita stessa di Dio, per sempre.
Segue un’altra integrazione dei sinottici. Giovanni non ha la drammatica preghiera di Gesù nel Getsemani, la sostituisce con la consapevolezza di Gesù di essere giunto alla sua ‘ora’, per arrivare alla quale si è incarnato e ha rivelato con molti ‘segni’ il progetto di amore del Padre. È turbato ma deciso, per questo la sua preghiera diventa una richiesta al Padre di glorificare il suo nome. La traduzione è: “Padre, mostra agli uomini fino a che punto arriva il tuo amore per loro”, e la risposta del Padre si può esprimere in questi termini: “L’ho mostrato inviando te nel mondo e lo mostrerò fino al punto estremo quando tu salirai sulla croce e donerai lo Spirito. Allora tutti potranno vedere che il mio e il tuo amore per loro è senza limiti”.
Così si realizza la salvezza dell’umanità, così saranno sconfitti il regno delle tenebre e il padre della menzogna. Così Gesù, innalzato sul trono della croce, donando il suo Spirito, sprigionerà l’energia divina che attirerà a lui tutti gli uomini che vorranno guardare a lui e credere in lui.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Anche io ho lo stesso desiderio di 'vedere' Gesù? Lo posso incontrare e conoscere dentro di me, se lo contemplo mentre fa della sua vita il dono all'umanità, e nei fratelli, se riconosco in loro il dono della vita divina, che li rende nuovi.

  • Anche io voglio 'seguire' e 'servire' Gesù? È la strada che egli mi offre per essere con lui e sperimentare l'amore del Padre (è questa la nostra 'onorificenza'). Per essere sicuro di essere con Gesù, verifico quanto e come faccio della mia vita un dono per i fratelli, come ha fatto lui.

  • Chi si concentra sulla 'morte' del chicco si spaventa. Ma il Signore da me non vuole la 'morte', ma l'accoglienza della vita piena, che lui mi dona, e la capacità di portare vita agli altri, anche passando attraverso la croce. Così Gesù ha 'prodotto molto frutto', così anch'io rendo feconda la mia vita, e non la conservo egoisticamente per me stesso, perdendola.

  • Il profumo dell'amore vero e totale che dalla croce si spande nel mondo ci attira verso Gesù. Noi, Chiesa e cristiani di oggi, non possiamo 'convincere' nessuno a credere. Solo se diffondiamo lo stesso profumo di Cristo, è possibile che uomini e donne del nostro mondo si lascino attirare verso Gesù.

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni 2, 13-25

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

Parola del Signore.

 

Commento

Leggendo di questo episodio nei sinottici molti dicono: “Ecco, anche Gesù si arrabbiava, quindi…”. Ma Giovanni sembra non sia d’accordo.
Anzitutto sposta questo avvenimento dalla fine del ministero all’inizio. Nei sinottici i contrasti con i Giudei nascono sull’osservanza della Legge e in particolare sul sabato, partendo da questo Gesù si presenta come figlio di Dio e suscita l’ira dei suoi avversari, che decidono di eliminarlo. Giovanni invece pone come inizio della polemica una discussione sul tempio. Per i Giudei il tempio era il luogo dell’abitazione di Dio; chi voleva incontrare Dio, pregare e ricevere i suoi doni, doveva andare al tempio di Gerusalemme. Ma ciò che doveva alimentare l’autentico rapporto religioso con Dio, era diventato un commercio, quasi che l’incontro con il Signore fosse determinato dall’offerta, anzi dal ‘valore’ dell’offerta. In questo modo il volto di Dio e il rapporto con lui venivano deformati.
Gesù, di fronte a questo modo rapportarsi a ‘suo’ Padre, si indigna profondamente e reagisce con una certa violenza. Si tratta di ira? Per Giovanni no. Infatti tra lo sguardo sul ‘mercato’ e l’intervento, l'evangelista introduce una pausa: Gesù si siede e si confeziona pazientemente una frusta di cordicelle. Questo piccolo particolare ci spinge a trasformare l’arrabbiatura in azione profetica. Gesù agisce con piena consapevolezza, come i profeti del Primo Testamento, per dare un segno che non passi inosservato e che la gente ricordi. Vuole affermare qual è il genuino senso del tempio e presentare il vero volto di Dio e il corretto rapporto degli uomini con lui. Che sia un gesto profetico lo hanno capito anche i Giudei, i quali non arrestano Gesù, ma gli chiedono un segno che dimostri la sua qualifica di profeta.
Ancora, Giovanni si serve di questo episodio per annunciare la sostituzione del tempio di Gerusalemme con il corpo di Gesù. Quando l'evangelista scrive, il tempio è già distrutto. I cristiani, ma anche i Giudei, devono sapere che quel tempio era solo il simbolo di una realtà molto più grande e più bella che l’avrebbe sostituito, Gesù stesso. Da quando si è fatto carne è lui il vero tempio di Dio nel mondo e l’accesso al Padre non è condizionato né dal tempo né dal luogo. I Giudei distruggeranno questo vero tempio, ma lui lo ‘ricostruirà’ in tre giorni e nessuno potrà più distruggerlo. Così l’accesso a Dio è sempre libero e ‘gratuito’ per tutti coloro che lo cercano “in spirito e verità”, passando attraverso Gesù, via, verità e vita.
Gli apostoli capiranno dopo la risurrezione, i cristiani la risurrezione l’hanno già 'vista' e quindi hanno tutta la possibilità di accedere alla vera fede, ben diversa da quella di chi cerca i miracoli. Gesù non affida se stesso a chi lo segue per i miracoli, perché sa benissimo che la fede, che ha come radice il miracolo, alle prime difficoltà si dissolve. Con lui non abbiamo bisogno di raccomandazioni né di raccontargli mezze verità per giustificarci, lui ci conosce fino in fondo.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Chi ancora oggi fa della casa di Dio un mercato? Tutti coloro usano la religione, per arricchirsi, per avere potere sugli altri, per discriminare i fratelli, per vendetta, per sentirsi migliori degli altri, per affermare se stessi...

  • Gesù mi invita a un rapporto con Dio non basato su scambi di offerte e di favori, ma sull'amore filiale verso il Padre, fonte di ogni bene. La preghiera del cuore non ha bisogno di supporti materiali per essere accolta da Dio e per generare la pace interiore e la gioia profonda.

  • I Giudei chiedono un segno e Gesù annuncia la sua passione. Io ho bisogno ancora di altri segni per riconoscere l'infinito amore misericordioso del Padre e di Gesù per me?

  • Gli apostoli ora non capiscono ma registrano e al momento opportuno ricordano e così possono interpretare correttamente gli avvenimenti. Io ho a disposizione il vangelo per leggere in profondità e alla luce dell'amore del Padre e di Gesù tutto quello che succede nella mia vita e nella vita dei miei fratelli.

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni 3, 14-21

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:  «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

Parola del Signore.

 

Commento

Il modo con cui Giovanni evangelista fa annunciare a Gesù la passione è molto diverso da quello dei sinottici.
Nella cacciata dei venditori dal tempio Gesù accenna a una distruzione del tempio, parlando del suo corpo, ma afferma che lui lo farà risorgere in tre giorni.
In questo brano ricorda il serpente di bronzo che Mosè innalzò perché chi fosse stato morso dai serpenti velenosi, guardandolo, si salvasse, e parla della crocifissione come di un innalzamento, che permetterà agli uomini di guardarlo e di essere salvati, condividendo la vita stessa di Dio, che lui è venuto a portare sulla terra. Sembra che Giovanni voglia spogliare la passione di tutti gli elementi umilianti (erano già scritti nei sinottici) per affermare che sulla croce, oltre la debolezza, si rivela in tutto il suo splendore l’amore del Padre attraverso quello del Figlio: la croce è nello stesso tempo la debolezza e la forza di Cristo, è la sua umiliazione e la sua gloria!
Per i cristiani (e per quelli che non credono) che si chiedono come mai il Padre ha permesso quella morte ignominiosa del Figlio, Giovanni proclama a voce alta e con forza che tutto quello che il Padre ha fatto ha una sola motivazione: il suo amore per il mondo, cioè per tutti gli uomini, che vuole salvare, rendendoli figli suoi, a immagine del Figlio eterno. E il Figlio è perfettamente d’accordo con il Padre e viene nel mondo proprio per realizzare il progetto di amore della Trinità, per fare di tutti gli uomini che credono la famiglia di Dio, radunando tutti i figli, dispersi, nell’unità della fede e dell’amore. Lo fa attraverso un segno di amore inimmaginabile: dare la vita sulla croce.
L’amore donato chiede amore e l’amore non esiste senza libertà. Il Figlio innalzato per amore non impone la salvezza, ma la dona a chi l’accetta, credendo in lui. È questo che determina una divisione tra gli uomini: quelli che credono nel Figlio e quelli che non credono. Giovanni ci tiene a chiarire a tutti che non è il Figlio a giudicare e condannare, ma sono gli uomini a scegliere da che parte stare.
La metafora del contrasto tra la luce e le tenebre è tipica di Giovanni. Tutto ciò che viene da Dio è luce, tutto ciò che si oppone a lui è tenebra. La luce è vita, la tenebra è morte. La luce è bene, la tenebra è male. Il bene risplende perché è verità. Il male e il peccato si nascondono perché sono menzogna. Più avanti Giovanni fa dire chiaramente a Gesù chi è il padre della menzogna e chi sono i suoi figli (8,44). Dall'altra parte il compito dei credenti in Cristo è far risplendere il loro volto di figli di Dio, attraverso opere di bene, di verità e di misericordia, perché chi non crede ne sia illuminato, affascinato e anche conquistato.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Essere innalzato. Per Gesù è il modo per dire che offre la sua vita, la spende tutta a servizio della vita e della felicità dei suoi fratelli. Tanti in questo mondo vogliono essere innalzati per stare al di sopra degli altri e sentirsi superiori. I santi sono stati, e sono ancora oggi, 'innalzati' come Gesù.

  • Gesù ha fatto l'esperienza di essere condannato. Se solo mi impegno un po' a vivere il vangelo, certamente darò fastidio a qualcuno. Chiedo al Signore di aiutarmi a sopportare le critiche , le derisioni, le piccole persecuzioni con la costanza nel testimoniare la mia fede e con la gioia di somigliare a lui.

  • Non per condannare ma per salvare. Io sono tra i cristiani che amano guardare agli altri per criticare, sparlare e condannare? Oppure mi metto a servire nella comunità per contribuire a salvare ad ogni costo qualcuno?

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco 9, 2-10

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Parola del Signore.

 

Commento

Marco scrive il suo vangelo per far conoscere chi è Gesù Cristo e per invitare a seguirlo anche sulla strada della croce per giungere alla risurrezione.
Il brano della trasfigurazione costituisce, in certo modo, una sintesi del suo vangelo, che egli apre con la proclamazione che Gesù è il Figlio di Dio, annuncio confermato nel battesimo al Giordano da Dio Padre stesso; alla fine della passione, un centurione pagano, vedendo come era morto Gesù, dichiara: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!». E allora, il lettore, secondo Marco, non solo non si deve scandalizzare della passione e della morte in croce, ma addirittura, proprio per come muore, senza neanche aspettare la risurrezione, può riconoscere in Gesù il Figlio di Dio. La risurrezione è la conferma definitiva.
Proprio al centro del vangelo Pietro risponde a Gesù: «Tu sei il Cristo», che è la traduzione greca dell’ebraico ‘Messia’.
Ma Gesù sa benissimo che l’idea di messia che hanno i suoi amici è molto lontana dalla sua. Così comincia a mettere in chiaro le cose: “sono il Messia, ma sarò tradito e ucciso... il terzo giorno, però, risorgerò”.
Gli apostoli, e Pietro per primo, non solo non capiscono, ma non accettano. La pazienza di Gesù nell’educare gli apostoli è davvero ‘divina’. Sa che non potranno capire che dopo la risurrezione, ma vuole incoraggiarli, per quanto è possibile.
Ne prende solo tre, i più vicini, e dà loro un segno della sua identità 'intera': li porta sul monte (richiama il Sinai); diventa luminoso (come sarà da risorto); Mosè, il legislatore, ed Elia, il profeta rapito in cielo, conversano con lui; la nube, che nel deserto indicava la presenza di Dio, li copre e la voce di Dio Padre dichiara ai tre discepoli che Gesù è suo figlio e devono ascoltarlo, cioè imparare e lasciarsi guidare da lui.
Gli apostoli si spaventano, perché, avendo visto una chiara manifestazione divina, temono di morire, ma l'esperienza è così bella che vorrebbero continuasse, come sarà in Paradiso. Ma la trasfigurazione è soltanto un segno che anticipa ciò che sarà nella risurrezione e nel Regno definitivo.
E poi Gesù ordina di tacere. I suoi tre amici ricorderanno l’esperienza, ma conserveranno la discrezione necessaria, perché gli altri, forse, di fronte a una manifestazione così chiara della divinità di Gesù, avrebbero potuto confermarsi nell’idea di un Messia trionfatore in questo mondo.
Una scena ricchissima di significato e riferimenti biblici per dire che Gesù è uomo, è figlio di Dio, è il profeta assoluto che fa conoscere il vero volto di Dio, è il nuovo e definitivo legislatore, che passerà vittorioso attraverso la morte.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • Per l'annuncio della passione gli apostoli sono sconcertati, delusi e preoccupati. Gesù lo sa e cerca di rassicurare almeno i tre più vicini e affidabili. Io, come ogni cristiano, sono incamminato verso la risurrezione, ma attraverso la passione. Saperlo non significa essere già preparati. In chi o in che cosa trovo rassicurazione, coraggio, forza?

     

  • Gli apostoli hanno 'visto' l'invisibile di Gesù. Anche in me c'è l'invisibile: sono figlio di Dio. Ho vissuto momenti e situazioni in cui gli altri hanno visto risplendere sul mio volto la somiglianza con Gesù?

     

  • Sulla croce vediamo tutti la seconda trasfigurazione di Gesù. In ogni persona che soffre sono chiamato a 'vedere' il volto del figlio di Dio sofferente. Gesù lo ha detto fin troppo chiaramente: “tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me” (Mt 25,40).

     

  • Pietro vuole 'fermare' il momento di Paradiso. Gesù li riporta nella quotidianità. I momenti di felicità piena, hanno lo scopo di illuminare e renderci capaci di riempire di amore concreto la vita quotidiana. Proverbio citato spesso da don Bosco: “In Paradiso non si va in carrozza”.

     

  • “Ascoltatelo”. Nel momento in cui penso che ormai il vangelo lo so e non ci trovo niente di nuovo per la mia vita, se mi guardo dentro sinceramente, scopro di aver dato ascolto fin troppo ad altri maestri... Forse senza accorgermene ho scelto di tenermi stretta la mia vita, fuggendo dalla Parola che mi chiede di convertirmi.

Associazione di Volontariato C.A.Sa.

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