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VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco 1, 7-11

In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Parola del Signore.

 

Commento

Il quadro del battesimo di Gesù, fondamentale per presentare il Messia, è preceduto dal proclama del Battista. Egli annuncia che il Messia davvero sta arrivando. Arriva dopo non perché prende qualcosa da lui o sia suo discepolo, ma solo perché la sua venuta doveva essere preparata, infatti il Messia è più forte del Battista. In che cosa è più forte? Nel battesimo. I commentatori rifiutano che Giovanni qui si riferisca al battesimo cristiano, che sarà pure nell'acqua. La differenza sostanziale è che il Messia, grazie alla sua morte e risurrezione, immergerà i discepoli nello Spirito Santo, cioè non ottiene solo il perdono dei peccati, ma li fa diventare figli di Dio, come lui.
Marco è stringatissimo nel racconto del battesimo, perché costituiva un problema per i cristiani: perché il Cristo senza macchia si fa battezzare come i peccatori? Marco risponde a questa domanda con due elementi. Il primo: mentre gli altri, quando si presentano al battesimo confessano i propri peccati (1,5), di Gesù questo non è detto. Il secondo: per il battesimo usa 7 parole, per la teofania successiva 34. È chiaro che la teofania gli interessa più del battesimo. Perché? Con la teofania presenta ai cristiani l'identità e la missione di Gesù.
Due i momenti della teofania: la visione e la voce. Al centro c'è sempre Gesù che vede e ode la frase rivolta solo a lui.
La visione: i cieli si squarciano perché con il Messia si apre un dialogo cielo-terra che non si chiuderà più; lo Spirito scende verso di lui per sostenerlo nella missione. Il fatto che si presenti sotto forma di colomba probabilmente non ha un valore simbolico particolare; l'evangelista, avendo bisogno di una forma corporea, sceglie quella di una colomba, che nel Primo Testamento ricorre in diversi contesti, non collegabili però direttamente a questa scena messianica.
La voce: il Padre proclama l'identità del figlio, che riconosce come suo e unico. Il termine 'amato' nel Primo Testamento viene usato per la figlia o il figlio unico che muore, perciò annuncia l'esito della missione di Gesù, la passione e la morte. Il compiacimento del Padre allora conferma l'identità e la missione del Figlio, che, prendendo su di sé i peccati degli uomini e morendo sulla croce, realizza la volontà del Padre, cioè la salvezza dell'umanità.

 

Spunti per la meditazione e la preghiera personale

  • La morte e risurrezione di Gesù mi ha immerso nello Spirito e sono figlio di Dio. Con questa immersione il mio corpo e il mio spirito si sono impregnati di Spirito Santo anche nelle fibre più interne. Questa realtà diventa visibile nel mio modo di pensare, di parlare, di scegliere e di agire. Verifico se ho reso qualche parte di me impermeabile allo Spirito Santo.

  • I cieli sono aperti e io posso accedervi. Posso contemplare Gesù, conoscere il Padre, lasciarmi guidare dallo Spirito Santo. Niente mi è precluso nella vita spirituale. È una misera e falsa vita spirituale, quella che separa terra e cielo, 'affari' terreni e 'affari' celesti, vita in questo mondo e vita piena ed eterna, vita da 'uomo' e vita da figlio di Dio.

  • “Tu sei mio figlio, amato in modo unico, e sono contento di te”: sentirmelo dire da Dio Padre è un'esperienza che non si può esprimere a parole, è già paradiso. Quante volte il Padre ha potuto e può dirlo a me. Quante volte io, genitore, l'ho detto a mio/a figlio/a?

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